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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

31 Rifletti su queste due esperienze: ingerire ed espellere. Quale delle due ti gratifica di più, mediante ciò che provi attraverso l’una o l’altra? Una ti carica di cose inutili, l’altra te ne libera. Considera con attenzione a che cosa ti giovano entrambe: aver tutto divorato e aver fatto questa esperienza. Non rimane alcuna speranza. Lo stesso accade in tutte le percezioni dei nostri sensi. Guarda, dunque, quale felicità hanno causato in te tutte le realtà di questo genere, sia realmente sia nella speranza, e in tal modo giudica quelle a venire. Pensa, ti ripeto, alle gioie passate e allo stesso modo giudica quelle future. Le cose in cui speri sono tutte destinate a perire. Che cosa ne sarà di te dopo tutto questo? Ama e spera ciò che non passa.

32 Assolutamente nulla deve essere la tua gioia, nè te stesso nè alcun altro, se non Dio.

33 La bellezza e la forma dei corpi che periscono ti avvolgono e macchiano la tua coscienza – quasi sillabe di un poema modulato da Dio – facendoti soffrire. La ruggine che si era accumulata, infatti, è stata raschiata via.

34 L’avversità ti dice: ” Tu ti sforzi di allontanarmi, ma non puoi in nessun modo proibirmi di passare, anche se tu volessi. Non mi è possibile, comunque, rimanere, poichè non sono che una sillaba nel poema del Signore”.

35 I beni terreni dicono: “Se Dio ci guarisse dal male della corruzione, che cosa faresti? Nello stesso uso che tu fai di noi, rifletti su come ne sei reso migliore, o su quello che non puoi sperare per l’avvenire. Tu ci conosci per esperienza, e dunque? Vuoi essere trasformato in noi, o preferisci che sia l’inverso’ Che cosa c’è fra noi e te (Mt 8, 29) ? Perchè ti addolori per la nostra perdita’ Noi preferiamo perire secondo la volontà del Signore, che rimanere per compiacere la tua cupidigia. Noi non ti ringraziamo affatto per questo amore che ci porti, anzi ridiamo di te come di uno stolto. A chi in effetti, dobbiamo obbedire innanzitutto? A Dio o a te? Dì “a te”, se osi. Ecco qual’è pressocchè tutta la tua funzione: divorarci e trasformarci in putridume. Questa è la tua utilità, il tuo potere. Grazie a te la fame che suscitiamo passa in fretta, poichè tu non puoi farla durare a lungo. Ecco il tuo sforzo, la tua felicità: non essere privato delle nostre sozzure, dinanzi alle quali volentieri soccombi, al punto che per mezzo di esse il diavolo ti corrompe e ti fa violenza, non senza provare grande piacere e gioia per la tua caduta e per la tua rovina”. O immagine di dio (Cor11, 7;Gn1, 27) forse è per questo che gli sei simile? E’ così che Dio agisce? Egli in verità, non può essere nè sedotto, nè costretto da alcunchè.

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Preghiera per la Quaresima

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Oggi, Mercoledì delle Ceneri segna, nella tradizione cristiana, l’inizio della Quaresima, il tempo di preparazione alla Pasqua. Ecco per voi una splendida preghiera composta da Guigo il certosino.

 

Signore, che non ti lasci vedere se non dai cuori puri, io cerco di capire, leggendo e meditando, cosa sia e come possa conseguirsi la vera purezza del cuore, per diventare capace, grazie ad essa, di conoscerti almeno un poco. Il tuo volto Signore, ho cercato; a lungo ho meditato nel mio cuore, e dal mio meditare è scaturito un fuoco, e il desiderio di conoscerti sempre più a fondo. Quando spezzi per me il pane della Scrittura, ti fai riconoscere, e quanto più ti conosco, tanto più desidero conoscerti, non più soltanto nella scorza della lettera, ma nella percezione sensibile dell’esperienza. Non chiedo questo, Signore, per i miei meriti, ma per la tua misericordia. Riconosco infatti di essere un indegno peccatore, ma «anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni». Dammi dunque, Signore, la caparra della futura eredità, una goccia almeno di pioggia celeste per rinfrescare la mia sete, perché ardo d’amore.

“Meditationes”

copertina

26 Una sola febbre allontana da te coloro contro i quali combatti, cioè i piaceri dei cinque sensi. Che cosa ti resta da fare, dunque, se non ringraziare.Dio per la vittoria (Cor 15 57)? Ma tu al contrario,odiando la libertà, cerchi ciò che ti fa soccombere.

27 Quale speranza può esserci, se ti volgi spontaneamente ai lacci e agli strali del nemico e non solo non li eviti, ma li abbracci volentieri e ti esponi a essi? Cerchi rifugio ora dagli uni ora dagli altri, li consideri un rimedio, una consolazione,li desideri, ma non soffri se essi ti lasciano.

28 L’avversità ti spinge a ricercare la pace. Ma tu, cieco, continui a desiderare quelle cose che, mentre le ami e le desideri, ti rendono la pace assolutamente impossibile:

29 Accogli la verità con gioia, come il Signore stesso. Sopporta la menzogna nella pace, oppure respingila.

30 Tu ignori di essere legato e, come i cani, non cerchi di liberarti.

“Meditationes”

copertina

21 Se qualcuno è lodato per un opera buona, non è un vantaggio per chi è lodato, ma giova piuttosto a colui che lo loda.

22 Preparati a convivere con i cattivi, con spirito puro: questa è virtù angelica. Che gloria ci sarebbe ad abitare con i santi?

23 Chi ama tutti, certamente si salva. Chi da tutti è amato, non per questo sarà salvato.

24 Come il tuo odio è per tutti un ostacolo alla vita, così l’odio degli altri nei tuoi confronti. Dunque è meglio per te amare tutti, e negli altri giova l’amare te.

25 La prosperità è un laccio, il coltello che taglia questo laccio è l’avversità. Il carcere dell’amore di Dio è la prosperità, l’avversità è l’ariete che lo abbatte.

Un sermone per la Candelora

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Nell’articolo odierno, in occasione della ricorrenza della cosiddetta Candelora, voglio offrirvi un sermone capitolare estremamente intenso di un priore certosino rivolto alla propria comunità.Vi ricordo che fino alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, e tuttora nella forma straordinaria del rito romano, la festa è chiamata Purificazione della Beata Vergine Maria.

Miei venerabili padri e cari fratelli,

In questo giorno di purificazione, Gesù per la prima volta si è ufficialmente donato a suo Padre. Si è donato completamente mentre si dava sulla croce, quindi non è senza motivo che Simeone, illuminato dallo Spirito, unisce questi due misteri. Quando vede Gesù che si offre nel tempio al Padre, griderà in una visione profetica: “Ecco, egli è posto per la caduta e l’ascesa di molti in Israele, e per essere esposto a contraddizione. “

Quindi il giorno della Purificazione è, allo stesso tempo, il dono di Gesù a suo Padre, l’alba della redenzione e il mistero della croce.

Gesù, in questo giorno, si è donato completamente, ha affermato al Padre che gli apparteneva senza riserve, che poteva contare su di lui in tutto e per tutto. Questo dono totale di Gesù nasce dal dono totale dell’amore che la Parola dà al Padre nella Trinità. Gesù partecipa con tutta la ricchezza della sua natura umana. D’ora in poi, farà tutto ciò che il Padre vuole, e può già pronunciare le parole che pronuncerà la sera della sua vita: “Mio Padre ed io siamo una cosa sola”.

Questo dono porterà Gesù alla croce. Maturerà lentamente l’anima di Gesù, manifesterà l’anima sacerdotale che il Padre voleva che avesse. Non è solo nel suo nome personale che si dona oggi, è – in un certo senso, è vero, ancora oscuro e velato – come capo della razza umana. È un bambino misto a uomini, confuso tra i peccatori, è una donna umile che chiede di essere purificata, che si presentano oggi nel tempio. Né Maria né Gesù hanno mentito nei loro sentimenti. Erano consapevoli della miseria umana e hanno accettato di prenderlo interamente, totalmente. Si sono dati ad entrambi e a Dio.

L’anima di Gesù è già lì nel germe intero: un’anima sacerdotale consegnata alla santità di Dio, che prende tutto, lacerato tra questa santità e la miseria degli uomini di cui è il capo e che assume pienamente. . Senza dubbio, oggi viene comprato da due colombe che saranno sacrificate al suo posto, ma sa che questo è solo un simbolo, che verrà un giorno in cui dovrà essere veramente immolato per salvare la giornata. mondo, e che in questo momento come oggi sua madre starà vicino a lui.

Egli già indovina questo momento e lo accetta in una dolorosa gioia, gioia del dono a Dio e agli uomini, tristezza nel vedere che le sue stesse sofferenze saranno vane per molti; ma anche gioia nel vedere che tanti uomini saranno salvati e che nella Gerusalemme celeste, irradiando l’amore della Parola stessa, sarà la luce delle nazioni e la gloria di Israele.

Sono state queste prospettive a illuminare l’anima di Simeone, illuminate dallo Spirito, e gli hanno fatto cantare il suo “Nunc dimittis”. Anche noi, se vogliamo davvero partecipare a questa celebrazione, dobbiamo aprire i nostri cuori a queste prospettive e accogliere in noi stessi i sentimenti di Gesù. Dobbiamo ascendere al santuario della nostra anima più profonda, dove Dio è, e lì dobbiamo chiedere a Maria di presentarci al Padre come una volta ha introdotto Gesù. Dobbiamo attraverso di lei e attraverso di lei donarci con tutto il cuore, totalmente, partecipare al dono dell’amore della Parola e di Cristo nella Trinità, sviluppare pienamente secondo la nostra misura questa grazia che ci è stata data nel giorno del nostro battesimo. Al momento della nostra professione, ci siamo impegnati con il voto di conversione della morale. Oggi, dobbiamo rinnovarlo con piena consapevolezza. Ci doniamo al mistero della croce. Non dobbiamo dimenticare che accettiamo la sofferenza per salvare il mondo, che accettiamo di confrontarci con la contraddizione, la sofferenza fisica e morale. Dandoci come Gesù e Maria, accettiamo di morire sulla croce.

Il primo sacrificio sarà senza dubbio quello di abbandonare in questo giorno il nostro orgoglio, non di considerarci tra i giusti ma, come fece Gesù, tra i peccatori e gli umili e offrirci, in tutta verità, come tali padre.

Poi scompariranno i severi giudizi sui nostri fratelli, il piacere di criticare o denigrare, i rifiuti di rendere servizio, le vane scuse davanti alle nostre miserie e ai nostri difetti. Allora nascerà l’umile obbedienza a tutti, la gioia di essere giudicati e condannati male, la pace prima dell’abbandono di Dio. Tutto questo fa parte della nostra condizione di peccatori.

È solo quando portiamo i nostri peccati e la nostra croce che la festa della purificazione avrà il suo vero significato per noi. Daremo veramente noi stessi a Dio come veri peccatori che solo il suo amore e la sua misericordia possono salvare.

Ma questo mistero si apre, te l’ho detto, sulle prospettive di gioia. “Luce delle nazioni e gloria di Israele”, disse Simeone di Gesù. Possiamo dire lo stesso dei santi, che si sono umilmente donati con Gesù e da Gesù e Maria. Da qui in poi, sono la luce e la gloria della Chiesa, risplenderanno come stelle nella Gerusalemme celeste, in una gioia eterna. Ed è a questa gioia che finalmente ci invita oggi. Così sia.

Purificazione della Beata Vergine Maria 1969

“Meditationes”

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16 Tu sei giusto solamente quando, a causa dei tuoi peccati, ti riconosci e ti dichiari meritevole di condanna. Se ti proclami giusto, sei mendace (Gv 2, 4), e il Signore Verità ti condanna, poichè ti opponi a lui. Dichiarati peccatore, affinchè, per la tua veracità, tu sia liberato in accordo con il Signore verità e possa essere liberato.

17 Ti compiaci di te stesso, poichè non comprendi che nulla di buono hai da te stesso. Da te non proviene altro che male. Di nulla devi ringraziare te stesso: ogni tuo male viene da te. E così devi considerare le tue grandi sofferenze come castighi dovuti.

18 Sii tale da meritare di essere lodato. Nessuno può essere lodato veramente, se non chi è buono. Chi vuole essere lodato, però, non è buono. Dunque non viene lodato.

19 Quando porgi ossequio a chi ti loda, in realtà non lo fai a chi ti loda. Infatti, non sei tu, così vano, l’oggetto della lode. Quando si dice: ” Come è buono, come è giusto”, la lode va a chi lo è veramente, non a te, che non lo sei. Sei dunque da biasimare, e non poco, dal momento che sei così cattivo e ingiusto. La lode del giusto, infatti, è il rimprovero dell’ingiusto, quindi per te, che sei ingiusto. Quando, allora, approvi chi loda il giusto, plaudi a colui che ti biasima con tutta verità, poichè sei ingiusto. Infatti, non è giusto chi si reputa tale. Neanche il bimbo che ha un solo giorno di vita ( Gb 25, 4).

20 Chi si compiace delle lodi, le perde. Se ami le lodi, non vuoi le lodi dovute ai santi; ma se vuoi essere lodato, non volerlo essere. Infatti, non può essere lodato veramente chi brama le lodi. Bisogna lodare colui del quale si celebrano le opere buone. Chi dunque vuole essere lodato, non solo e privo di tutti i beni, ma è anche pieno di un grande e diabolico male, cioè l’arroganza. Di conseguenza non viene lodato. Il giusto, al contrario, è sempre lodato, perchè non può essere in alcun modo biasimato. Il biasimo è la riprovazione delle opere cattive, che il giusto non compie, e che dunque non gli si possono rimproverare. Così non può essere biasimato. Generalmente, ogni lode dei giusti è riprovazione degli ingiusti, e ogni biasimo rivolto agli ingiusti è vera lode dei giusti.

 

“Meditationes”

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11 Da quanti amori di cose destinate a perire ai tuoi occhi, o morire tu nei loro confronti, ti ha liberato il Signore verità! Da quanti timori e dolori, cause di tristezza, ti ha salvato! Così pure dagli odi!

12 Vedi quanto valgono quei beni che sono le ultime tra le vestigia di dio, cioè i beni di questo mondo, i quali sono bramati dagli esseri razionali e irrazionali e per i quali si sopportano tante fatiche e si corrono certi rischi cruenti.

13 La stessa miseria e i rigori del tempo ci costringono, a guisa di un aguzzino, a desiderare beni differenti. Ma noi, abituati solo alle realtà terrene, non conosciamo null’altro e ciò che desideriamo non è molto diverso da quello per cui soffriamo. Allora, o cerchiamo di mitigare la loro collera, cioè i loro rigori, con una sorta di riconciliazione, o scegliamo di subire realtà non molto diverse da quelle.

14 O uomo che soffri, vuoi lenire il dolore’ ” Si, lo voglio.” Per un certo tempo o per l’eternità? ” Per l’ eternità.” Desidera, dunque, il rimedio eterno, che è Dio Verità: Egli ti ha percosso affinchè tu desideri lui, non erbe medicinali o fasciature.

15 Chi domanda una vita lunga, domanda una lunga prova. La vita dell’uomo sulla terra, infatti, non è che tentazione (Gb 7, 1).