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Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 4

Ecco per voi il quarto paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Niente può giustificare la menzogna

L’affermazione sembrerà eccessiva ad alcuni, eppure lo è merita di essere difesa: nella vita ordinaria, nulla può giustificare la menzogna. L’obiezione che verrà subito in mente a molti lettori è classica: se i nazisti vengono a chiedere a qualcuno se sta nascondendo ebrei in casa sua, ed è vero, ha il diritto di dire loro di no. Giusto. Questo è un diritto di autodifesa che può consentire alle persone di uccidere se attaccate e di mentire di fronte a una seria minaccia. Se un terrorista viene a dare fuoco a una chiesa e chiede al parroco se sa dove sono i fiammiferi perché ha dimenticato l’accendino, il parroco non deve dirgli la verità. Ma non possiamo trasporre nella vita ordinaria ciò che si applica a situazioni eccezionali. Quindi potremmo chiarire un po ‘l’affermazione dicendo: a parte il caso dell’autodifesa, nulla può giustificare la menzogna. Perché ? Una rapida indagine mostra che poche persone hanno pensato a questa domanda: perché è sbagliato mentire? La risposta sta in due assi principali:

  • Mentire distrugge la relazione perché distrugge la fiducia..
  • Mentire non rispetta la persona con cui stai parlando.

Come si può vedere, questa risposta è a livello puramente umano e naturale e può essere compresa da chiunque.

A livello soprannaturale, dovremmo aggiungere che Dio è Verità, che ogni parola che ci dice è vera, e che Gesù è venuto e morto per testimoniare la verità. Una semplice domanda: supponiamo di sapere che in Rivelazione ci sono delle bugie (anche per salvare il dolore), quale sarebbe la conseguenza? Il crollo totale della nostra fede, perché non avremmo più modo di sapere cosa è vero e cosa è falso, e se le promesse di Dio non sono un’illusione. Dobbiamo menzionare qui una dolorosa realtà. Le persone che hanno vissuto in comunità dove si praticava la cultura della menzogna e che ne sono uscite, spesso hanno anche perso la fiducia in Dio: Io non posso più pregare. Non so più se credo in Dio. Queste parole l’autore di questa riga ha sentito e sono così tristi. Uomini, donne che hanno voluto dare la vita a Dio con tutto lo sfogo d’amore di una vocazione, e quell’effusione d’amore si spezza a causa della contro-testimonianza in cui spesso le bugie sono la chiave di volta. Se queste persone che affermano di essere rappresentanti di Dio mentono così, che merito dovremmo dare all’Iddio che servono? La domanda è giusta e la risposta è terribile. Si trova in San Giovanni: Gesù parla del diavolo e dice: Quando dice una menzogna, la tira fuori da sé, perché è bugiardo e padre di menzogne. Se vogliamo prendere sul serio questo testo, la menzogna, quando è diventata una cultura, ci rende figli del diavolo. Ciò che Cristo ci chiede e ci mostra è chiaro: la tua parola sia “sì”, se è “sì”, “no”, se è“ no”. Per di più viene dal Male. A maggior ragione, se la nostra parola è “sì” quando è “no”, viene dal Maligno.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 3

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Ecco per voi il terzo paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Come perdiamo il senso della verità

Non idealizziamo: chi di noi può affermare di vivere interamente nella verità? C’è, però, un semplice criterio per vedere dove iniziamo a varcare i confini di ciò che diventa serio: che le bugie ci sfuggono, che non abbiamo il coraggio di dire sempre la verità, quella è umano. Ma finché lo conosciamo, finché lo percepiamo come un cammino di conversione, il progresso rimane possibile, e soprattutto il senso della verità non è stato raggiunto o solo in superficie. Nel momento in cui inizi a giustificare la menzogna, entri in una spirale che può portare a profonde perversità. Va anche ricordato che il principe delle bugie sa il fatto suo e che sa benissimo che una piccola bugia giustificata è la sua prima vittoria. È stata fatta una breccia, basterà allargarla gradualmente, come insegna l’esperimento della rana. Un gruppo di ricerca ha eseguito un esperimento su una rana. La presero e la gettarono in una pentola di acqua bollente. La rana ovviamente ebbe un riflesso salvifico e saltò immediatamente fuori dalla padella. È uscita un po ‘intontita, forse un po’ bruciata, ma viva. Poi hanno preso la stessa rana e l’hanno messa in una pentola di acqua fredda. Hanno iniziato a riscaldare l’acqua molto lentamente. E la rana è stata cotta! Perché in nessun momento una soglia improvvisa lo fece reagire. A poco a poco rimase sbalordita finché non perse coscienza del pericolo. Così è con le bugie. Iniziamo con una piccola bugia che giustifichiamo. Se quella è giustificata, perché non dovrebbe esserla anche quello un po’ più grande? Sappiamo che una bugia tira l’altra. Finalmente arrivi a giustificare qualsiasi cosa. Nemo repente fit pessimus. Nessuno diventa molto cattivo all’improvviso. Più prosaicamente, un noto proverbio dice: chi ruba un uovo ruba un bue. Per quanto riguarda la giustificazione delle bugie, un altro proverbio dice: a forza di non vivere come pensiamo, finiamo per pensare come viviamo. E così, abituandoti a giustificare piccole bugie, finisci per perdere il senso della verità. Abbiamo davanti a noi un terribile esempio di questo fenomeno di progressione. All’epoca dei dibattiti sull’aborto, quarant’anni fa, si parlava di situazioni di disagio. Voci avevano annunciato che l’aborto sarebbe stato considerato normale e che sarebbero seguite l’eutanasia e l’eugenetica. Erano stati accusati di esagerazione, persino di fanatismo. Oggi vediamo che erano profetici.

Sul digiuno

the-refectory-theophile-gide

Nell’articolo odierno, voglio offrirvi un testo di un certosino, il quale si esprime sul digiuno. Quest’ultimo è una delle pratiche quaresimali più note, che contraddistingue i quaranta giorni che precedono la Pasqua.

* * * * * * *

Uno degli elementi integranti della Quaresima cristiana è il digiuno. Infatti, la preghiera più intensa, l’elemosina più generosa, la carità e il digiuno più ardentemente praticati, costituiscono l’ armatura del cristiano, cioè “le armi spirituali” del “soldato di Cristo” nella sua costante lotta contro il mondo, il diavolo e la carne. Da qui il luogo designato che il digiuno ha sempre avuto tra le pratiche quaresimali. Purtroppo, ai nostri giorni, il digiuno non ha “buona reputazione”, tanto meno “pubblicità” o buona stampa, anche tra i cristiani. Dato l’ambiente pagano ed edonistico in cui vive la maggior parte della società, molti pensano che sia “pericoloso” per la salute, una pratica obsoleta e una pena corporale la cui utilità per lo spirito è incomprensibile … Ma questo sentimento è una conseguenza della cultura che la società vive dove: si esalta la tipologia giovanile, si idolatra la felicità corporea, si pratica una religione del corpo giovane, sano e sportivo; l’indipendenza è adorata, non si vuole alcun collegamento con nulla, tanto meno qualsiasi imposizione esterna.
Tu fai, mangi e bevi quello che vuoi e nessuno ha il diritto di interferire nella vita di ogni persona … Ma, allo stesso tempo, vediamo e sentiamo costantemente una contraddizione di follia in chi parla così: è sorprendente, per non dire spaventosa e disumana, “la dieta” che artisti, atleti, modelli e innumerevoli persone si impongono semplicemente per “mantenersi in forma”, per non ingrassare, per dimagrire per essere più agili, e così via. un regime che prevede il digiuno o la privazione di cibo molto più dannoso per la salute e l’organismo di tutti i “digiuni religiosi”. E dico “religioso” perché la storia delle religioni di tutti i tempi ci parla di “digiuni” praticati in tutte le religioni dell’umanità. Infatti, in ogni momento e in tutte le parti, le varie religioni che sono apparse hanno avuto certi periodi di digiuno per i loro seguaci, sia per motivi di ascesi corporale, per lutto, per purificazione, supplica o come riti propriamente religiosi. Ad esempio, può essere sufficiente ricordare il digiuno universale, per persone e animali, che il re di Ninive impose ai suoi sudditi, dopo aver sentito la minaccia di una punizione imminente annunciata dal profeta Giona. E l’intenzione fu pubblicata dallo stesso re: “Vediamo se, attraverso il digiuno e la conversione della vita, possano ottenere il perdono”. E l’hanno raggiunto. Un altro esempio persistente anche ai nostri giorni, è il digiuno annuale dei musulmani, il Ramadan, praticato da tutti i fedeli, per sperimentare ulteriormente la trascendenza di Allah con questa pratica penitenziale, vissuta come “tributo” o dono annuale alla divinità.

un certosino

Un prologo allo “Speculum”

beata Margherita d'Oingt

Il mese scorso per celebrare la beata Beatrice d’Ornacieux, vi ho proposto un testo composto dalla beata Margherita d’Oingt. Essa fu una donna molto colta, che scriveva in latino e francese, è fu la prima autrice ad aver usato la sua lingua madre, il franco-provenzale, per scrivere il proprio pensiero. Descrisse la vita esemplare e i miracoli della consorella, Beatrice d’Ornacieux, ma non solo, scrisse anche vari testi tra cui lo “Speculum sanctae Margarete“. In esso ci viene narrato della visione di Cristo che si presenta a lei con un libro chiuso in mano. Finalmente questo si apre, e lascia intravedere che il suo interno è formato da due sole pagine che brillano alla maniera di uno specchio bellissimo!

Vi annuncio che nelle prossime tre domeniche vi offrirò questo capolavoro della beata Margherita d’Oingt.

Nell’attesa, oggi vi propongo una rara lettera della beata certosina indirizzata a

Dom Hughes d’Amplepuis Priore della certosa di Valbonne, confidente, padre spirituale e parente di Margherita d’Oingt. In questa epistola la certosina prova a spiegare le motivazione che l’hanno spinta a scrivere, lo “Speculum” a seguito delle sue visioni.

Plaque_Marguerite_de_Oingt

Ecco per voi una sorta di prologo allo “Speculum”

Mio carissimo padre,

Non ho scritto questo testo per darlo a te o ad altre persone da leggere, né per sopravvivere alla mia scomparsa; perché non sono chiamato a fare un lavoro o a mettermi in mostra. L’ho scritto solo per promuovere la mia memoria di tutte queste cose, e ricordarmi del mio Creatore ogni volta che il mondo mi distrae da lui.
Mio dolce padre, non so se quello che è scritto in questo libro è conforme alle Sacre Scritture ma so che colui che l’ha scritto si è rallegrato di Nostro Signore una notte, così in alto che gli sembrava di vedere tutte queste cose. E quando era tornata in sé, le aveva scritte tutte nel suo cuore in modo tale che non poteva pensare ad altro, e il suo cuore era così pieno che non poteva mangiare, bere o dormire. e che presto si trovò così debole che i medici pensarono che fosse persa.

Pensava che se avesse messo per iscritto queste cose, come le aveva messe il Signore nel suo cuore, la sua anima sarebbe stata alleggerita. Iniziò a scrivere tutto nel libro, nello stesso ordine in cui le era venuto al cuore, e mentre le parole erano scritte sul libro le lasciavano andare il cuore. E quando aveva tutto scritto, era guarita. Credo fermamente che se non avesse annotato tutto sarebbe morta o impazzita, perché erano passati sette giorni da quando dormiva o mangiava, senza aver fatto nulla per trovarsi in tale stato.

Ed è per questo che credo che sia stato scritto per volontà di Nostro Signore.

La cella per un certosino

lo studio nella cella

lo studio nella cella

Nell’articolo di oggi ecco per voi un testo scritto da un certosino, sul luogo che rappresenta il fulcro della vita monastica certosina. Una descrizione a dir poco deliziosa.

“Fuggirò lontano e abiterò nel deserto” (Sal 54: 8).

Di tutte le ricchezze in certosa, le prime settimane in cella non ti riveleranno molto, forse niente. Bisognerà accontentarsi umilmente di annoiarsi e girare. Il tuo cuore è a pezzi per tutto ciò che ti hai appena lasciato, e sui muri imbiancati non è disegnato nulla, ma solo un Crocifisso e una Vergine. C’è ancora troppo scompiglio nella tua immaginazione e nella tua sensibilità per essere affascinato dall’Invisibile.

Avevi sognato questa casetta che la tua fantasia dipingeva tua sorella dall’autore dell’Imitazione di Cristo. In essa sei … e ti dà i brividi. Vuoi scappare. Devi pazientare. Pregare. Organizza “incontinenti” un ciclo di occupazioni, letture, un piccolo lavoro sulla Bibbia o qualsiasi altro argomento spirituale di tua scelta. A poco a poco scoprirai e assaporerai la mistica della cella. Coloro che l’hanno cantata in termini emotivi che hanno attraversato i secoli non erano novizi, puoi crederci, e proprio come te, hanno dimostrato, subito, la sua austerità.

La cella dell’eremita è una dimora unica nel suo genere. Non è l’ufficio di un ecclesiastico, né la stanza di un gesuita o di un mendicante. L’uomo solo dorme, lavora, mangia e si crogiola nella sua cella.

Ma il suo carattere distintivo è che lei è il suo intero universo.

A parte le tue visite in chiesa, non dovresti guardare fuori. Gli viene dato tutto lì, nella sua minuscola riserva. Tutti i tesori del deserto, del Monte e del Tempio sono talmente legati ad esso che l’eremita che lo abbandona senza motivo di peso controllato dall’obbedienza, li perde per il momento. Fuori non trova niente, non trae vantaggio. L’eremita è sottoposto alla cella per la sussistenza dell’anima.

È un rifugio dai miasmi del mondo; luogo santo in cui il Signore si fa coraggio, tiene segreti colloqui con l’anima che, per suo amore, si raccoglie in essa, dando mano a tutto il resto. È quella “cantina” (Ct 2,4) dove l’Amato presenta la sua amata per inebriarla con la sua presenza e con i suoi doni: abbandonarsi alle futilità sarebbe dissacrarla. Nella cella, Dio dà udienza all’anima solitaria. Giunto ai confini della vita terrena, distaccato dalle contingenze che fanno gemere per Dio tante anime assetate, attaccate come sono alle dure condizioni dell’esistenza, l’eremita inizia la sua eternità nella gioia del Signore. Se sei generoso, vedrai emergere dall’ombra, a poco a poco, quel mondo divino in mezzo al quale hai vissuto senza accorgertene, perché il lampo e il clamore dell’altro gli hanno impedito di manifestarsi. A tua volta, sperimenterai, estasiato, che non sei mai meno solo di quando sei solo.

Un certosino

Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus 2

Ecco per voi il secondo paragrafo del capitolo “Piccola radiografia della bugia” sulla menzogna, e tratto dal libro “Risques et dérives de la vie religieuse”, di Dom Dysmas de Lassus.

Il più pernicioso è il più nascosto

Nota la gradazione:

1. La sorella N. fu mandata in un’altra casa. Bugia a parole, chiaramente visibili, ma le meno serie. Noi possiamo correggere facilmente, richiede solo un po’di coraggio e soprattutto il senso della verità.

2. Lo dico per non disturbare la comunità. In testi, è solo una mezza bugia, ma questa volta è proprio il senso della verità che è sotto attacco.

3. Il terzo grado è il più nascosto perché non è espresso più a parole ma in un modo di essere, o piuttosto per apparire. E quando ci siamo abituati ad apparire ciò che non siamo, sia personalmente che a livello di comunità o istituto, non camminiamo più nella verità, ci siamo abituati a vivere nella menzogna.

La contro testimonianza è impressionante quando si afferma di essere discepoli di Colui che è morto perché ha detto la verità. I giovani non si sbagliano: molti che hanno lasciato gli istituti che erano stati segnati da questa colpa se ne sono andati “per colpa delle bugie “.

Quando hanno visto che venivano ingannati, si sono sentiti traditi.

Dal libro di Dom Dysmas de Lassus

Risques-et-derives-de-la-vie-religieuse

Cari amici, torno a parlarvi in questo articolo dell’ultimo libro di Dom Dysmas de Lassus, del quale vi annunciai l’uscita nel mese di marzo. Oggi vi offrirò un breve estratto da quel testo, pubblicato poche settimane prima che il pianeta fosse stravolto dalla tremenda pandemia che ha sconvolto tutti noi. Lo scorso 5 marzo è uscito in Francia l’atteso libro dal titolo: “Risques et dérives de la vie religieuse”.

Per la prima volta, parla il priore dei certosini, rompendo il canonico silenzio. Nel nome di una millenaria tradizione di vita spirituale, denuncia l’era dell’abuso mentale che stiamo attraversando, nella Chiesa e nel mondo.

Non vi sono solo abusi sessuali nella Chiesa. Ci sono anche abusi spirituali.

La copertina di questo libro ha un’immagine molto forte, che non è stata scelta a caso, come ci spiega l’autore della fotografia.

Questo albero non è stato sradicato, perché le nostre radici sono in Dio, e nessuno può strappare nulla dalla mano del Padre … Ma è tragicamente spezzato nel suo balzo verso il cielo, che voleva essere dritto verso Dio …

Direi un ottima premessa per leggere questo libro e… che dire della dedica iniziale?

A tutti voi, conosciuti e sconosciuti,

che avete voluto offrire la vostra vita a Dio

in una grande slancio d’amore.

A voi che quella vita religiosa ha deluso

o a volte, ahimè, ha rotto.

Anche se non ci credete più

Dio non dimenticherà mai

ciò che volevate

Dedicate la vostra vita a Lui.

Per rispetto a voi

e anche per tristezza

volevamo

far sentire

il vostro grido.

Ho scelto per voi di proporvi il capitolo intitolato:Piccola radiografia della bugia“.

Un’analisi molto profonda sulla menzogna ed il suo senso palese e nascosto. Meditiamo su queste sagge parole…

1. Una bugia può nasconderne un’altra

Diversi livelli di menzogne possono sovrapporsi e le più visibili non sono le più gravi.

Una giovane suora lasciò la comunità. La priora annuncio: Suor N. è stata mandata in un’altra casa. Ad alcune sorelle che conoscevano la verità, spiega: dico questo per non disturbare la comunità.

La prima affermazione, esplicitamente contraria alla verità, risponde perfettamente alla definizione di bugia: dire una cosa falsa sapendo che è falsa. Abbiamo una bugia, facili da identificare.

Questo tipo di menzogna può sfuggirci: di fronte a una situazione nuova, quando siamo colti in flagrante, la reazione per difenderci anche se significa nascondere la verità, chi non l’ha mai provato?

Un po ‘di coraggio è sufficiente, una volta che sei tornato in te, per ripristinare la verità. Finché si rimane consapevoli che questa è una bugia e quindi non avrebbe dovuto essere detta, il male non è irreparabile, un giorno o l’altro possiamo correggerci. Se il male è chiamato male, la conversione è possibile. La seconda affermazione: lo dico per non disturbare la comunità, ci porta in una gravità molto più elevata perché questa volta giustifichiamo la bugia. Una bugia che ci sfugge non ha conseguenze molto gravi se almeno siamo consapevoli che è una bugia. Anche se non abbiamo il coraggio di negarlo, almeno la nostra coscienza rimane intatta.

Dal momento in cui proviamo a giustificare la menzogna, iniziamo a oscurare la coscienza, il senso della verità viene attaccato. O abbiamo già perso la consapevolezza che questa è una bugia?

Soprattutto perché è probabile che questa affermazione sia anche essa una bugia ma più nascosta perché mimetizzata da una mezza verità: non è sbagliato che si voglia evitare di disturbare la comunità, ma è tutto qui? In realtà, non è il punto di mentire per nascondere alla comunità un evento imbarazzante perché offusca l’immagine idilliaca, la facciata impeccabile che si vorrebbe mantenere? In breve, non siamo particolarmente preoccupati che la comunità possa porre domande? Se ciò fosse corretto, avremmo un terzo livello di menzogna: l’intenzione di tenere la comunità all’oscuro di ciò che è negativo. Finché è solo un errore a sorpresa e in seguito riconosce apertamente la realtà, non ci sono conseguenze. Confessare una menzogna è a suo modo una testimonianza della verità. D’altra parte, se il processo diventa abituale, si entra in un grave inganno e probabilmente nella manipolazione. Coltiviamo una facciata per attrarre o trattenere le persone, per valorizzare la comunità a costo di camuffare la realtà.

L’addio a Dom Marianus Marck

 

cemetery.jpg.

Nel precedente articolo, nel quale vi ho fatto conoscere Dom Marianus Marck, vi ho preannunciato che vi avrei offerto il titolo funebre. Esso fu dedicatogli da Dom Andrè Poisson, che all’epoca della morte di Dom Marianus era Priore generale dell’Ordine dei Certosini, e conosceva molto bene personalmente il compianto confratello.

Il 19 settembre 1997, all’indomani della sua morte nel momento della sepoltura nel cimitero della certosa della Trasfigurazione, Dom Poisson lesse questo splendido discorso.

“Dom Marianus era per me un vecchio amico, eravamo insieme in noviziato tanti anni fa e siamo rimasti in contatto quasi fino a quando non è arrivato qui alla Certosa della Trasfigurazione, ma sono convinto che la nostra amicizia fosse viva nonostante ciò con il silenzio che siamo stati costretti a mantenere a causa della distanza.
Lo ricordo in quel tempo lontano come una persona sorridente che ha imparato il francese con qualche difficoltà ma sempre con senso dell’umorismo.
Eravamo insieme sotto la responsabilità di un imponente maestro dei novizi che fu felicissimo di accogliere Dom Marianus, ma con il chiaro intento di dargli una vera formazione cartusiana, nonostante la sua precedente formazione benedettina in un monastero bavarese.
Ciò significava una inesorabile aggressività da parte del maestro dei novizi contro ogni forma di spirito benedettino. Dom Marianus probabilmente soffrì di questi attacchi, ma non perse mai il suo sorriso e le sue maniere aperte con il suo maestro dei novizi. Per quanto ricordo, ha sempre avuto fiducia e amicizia con lui.
Dopo la professione solenne, il primo incarico affidato a Dom Marianus fu a Parkminster, dove trascorse molto tempo imparando e praticando intensamente la contabilità, insieme ad alcune menti brillanti come il nostro attuale Procuratore Generale. Entrambi sapevano come mantenere il sorriso e la pace in questo lavoro.
Ma forse la cosa più importante di Dom Marianus è il fatto che all’epoca imparò l’inglese e un buon senso dell’umorismo.
In tutta onestà, devo ammettere che non ricordo affatto perché e come ho deciso di mandarlo alla Trasfigurazione, ma ricordo molto chiaramente quanto sia stato difficile per lui accettare per mesi e forse anni prima, rimanere qui perché sentiva una forte attrazione dalla spiritualità orientale.
Non posso dubitare della sua lealtà, ma ho sempre pensato che non fosse preparato per questa prova e, per quanto posso ricordare, Dom Raphael condivideva questo punto di vista.
Alla fine, ha accettato di cuore di essere il Procuratore della Trasfigurazione e ha mantenuto quella posizione per 20 anni per la gioia della comunità. Alla fine, quando divenne vecchio, fu nominato vicario.
Ad un altro livello divenne un prezioso confessore, pieno di discernimento e saggezza, con i monaci del monastero.
In generale, era una vita monastica meravigliosa, ma gli scopi del Signore erano più profondi. Mancava qualcosa a questa carriera monastica: un’esperienza umile e dolorosa della croce.
Lentamente Dom Marianus si accorse delle sconosciute deficienze psicologiche nell’equilibrio nelle sue reazioni, nel suo contatto con la realtà.
I medici non potevano aiutarlo: il suo contatto esterno è diminuito. Come sappiamo, i suoi ultimi anni quaggiù sono stati per lui una vera esperienza della Via Crucis: capite tutti cosa intendo.

In conclusione, vorrei ringraziare Marianus per il messaggio finale che ha dato al procuratore ed a me durante le brevi ore in cui eravamo con lui quando stava morendo. Di certo non si rendeva conto di quello che stava succedendo: avevamo davanti solo un povero corpo umano, sofferente in coma profondo fino al punto in cui il suo cuore si fermò, esausto.
E sapevamo interiormente che sarebbe poi entrato gradualmente in cielo davanti ai nostri occhi attraverso la Via Crucis, perché è amato da Dio”.

Amen.

immaginetta1

Gesù manda me!

Gesù, mio Signore e Signore, lo so

ogni individuo deve portare la tua luce dentro

cosicché irradia sulla patria e sul mondo.

Ecco perché sono responsabile anche per il futuro

della patria e della terra.

Gesù, mio Re, hai bisogno di uno in più tra i tanti individui

attraverso il quale vuoi espandere il tuo regno?

Quindi guardami: sono pronto!

Mi chiederai se ti amo

Ti amo.

Mi chiederai se voglio seguirti?

Voglio seguirti!

Mi chiederai se posso bere la tazza che hai bevuto?

Signore, per questo devi rafforzarmi.

Ti prego, prepariami per il tuo servizio sulla terra.

Voglio confessarti e onorarti attraverso l’azione e la vita.

immaginetta 2

Oh dio, aiuto.

Sei, oh Dio, il Signore dei mondi.

Sei l’unico obiettivo di tutte le nostre azioni.

Lascia che qualunque cosa accada conti come tua grazia

Siamo felici, soffriamo.

Aiutaci a gestire fedelmente il tuo feudo,

Stai fermamente con te, vero e chiaro.

Il tuo regno nella tempesta delle forze sataniche.

Vieni da noi, vieni dalla tua banda di soldati!

Celebriamo San Bruno

BRUNO e ANTAO

Al termine della Novena al nostro amato San Bruno, eccoci giunti oggi al giorno del suo dies natalis. In occasione di questo 6 ottobre voglio offrirvi il testo dell’ultimo sermone capitolare che Dom Antao Lopes, volle concepire lo scorso anno per la sua comunità che si sarebbe sciolta per la chiusura della certosa di Scala Coeli.

Il testo, un pò lungo ma molto ricco, ed edificante per tutti noi.

Ave Maria, fratelli.

Quando ero ancora molto piccolo era il momento in cui la televisione ha debuttato in Spagna. Era un apparato di TV. immenso dei primi ad arrivare in barca con le navi dagli USA. Là tutti i ragazzi del quartiere grassi e magri per vedere i film, alcuni cowboy o i meravigliosi cartoni animati di Disney … beh, per chiudere il programma … c’era un programma che si intitolava:… e, alla fine, Speranza; a che un prete ha rivolto alcune pie parole agli spettatori …. che tempi quelli!

Oggi sarebbe impensabile. Quello che voglio condividere con te è che nel mio cuore quel titolo mi ha colpito da bambino: e, alla fine, Speranza. Che mistero racchiudeva quella frase! …ma io la capivo, a modo mio, non so come, ma io capìi e mi affascinò: la speranza era oltre ogni progetto umano, realizzato o troncato …

Che bell’atteggiamento è questo per l’esperienza che ora viviamo come i certosini qui a Scala Coeli: Cosa proviamo in questo finale? tristezza? Malinconia? disincanto? Tentazione alla delusione? Paura di futuro? No, fratelli! … ALLA FINE, SPERANZA.

Una profonda e radicale esperienza di SPERANZA.Prendo ora in prestito le parole di un poeta, che ci dice:”Quanto sono belli gli inverni per coloro che hanno nel loro cuore la primavera”.

Senza dubbio, fratelli, chi ha il suo cuore pieno di primavera, anche gli addii sono pieni di significato, di bellezza e, soprattutto, di speranza. Chi ha il calore nel cuore possiede il privilegio di godersi sempre il bel tempo nella propria anima. E questo significa anche che può vivere come una festa sia gli incontri che gli addii; la vicinanza come la distanza, il successo come il fallimento.

E quell’atteggiamento, fratelli, è puro vangelo. L’hai notato dei momenti culminanti dei vangeli è la Cena. Dov’è istituita l’Eucaristia? … e questo ha tutto gran parte di una santa celebrazione dell’addio. “Non Lascio gli orfani… tornerò ”; “Il mio momento è arrivato … ma berremo di nuovo vino insieme in paradiso ”.La novità cristiana arriva lì, fratelli. In una società plurale come quella attuale, dove coesistono tutti i tipi sociali, intellettuale, politico, religioso … Siamo chiamati e sollecitati a testimoniare: la sapienza del Vangelo; quello che ci fa definire l’uomo come un essere di incontri. Sì, incontro: con Dio, con altri uomini, con la Natura, con se stesso. E questo è possibile solo perché il Dio cristiano è Stesso INCONTRO dei Tre Persone divine. Così Dio ci ha incontrato in Cristo. Se non portiamo questa capacità di incontro alla società attuale, stiamo deludendo qualcosa Umanità. Fratelli, sì, Dio è venuto ad incontrarci e ci ha insegnato e permesso di affrontare la vita in un atteggiamento perenne di incontro. Il cristiano vive incontri. Pertanto, quel dono dell’incontro che è il La grazia è ciò che ci abilita e rivela anche il pieno significato dei nostri addii …Non c’è dubbio che un cuore pieno di sorgenti sarà sempre un po ‘pazzo agli occhi del mondo. E, Questo è precisamente il cuore cristiano, perché ha sempre una primavera perenne per contribuire al mondo, una Buona Novella, un Vangelo … anche in Arrivederci. C’è qualcosa di più umano dell’addio? Perché cose, oggetti sono distanziati l’uno dall’altro; e il gli animali si allontanano dai loro congeneri, ma solo l’essere umano vive l’addio … Perché? perché prima Aveva quella realizzazione personale che chiamiamo incontro.La Certosa Scala Coeli è stata per secoli luogo di incontro privilegiato tra le persone Misticismo contemplativo portoghese e cristiano come la certosa vive. Ha portato molti frutti di fervore e santità anonima, silenziosa nei suoi chiostri sia qui a Évora così come nella Certosa di Lisbona. E allo stesso tempo, silenziosamente irradiava una spiritualità i cui frutti sono ormai palpabili le espressioni di affetto e gratitudine da parte di questa amata diocesi e città, i suoi abitanti e le istituzioni, i nostri amici e lavoratori … La verità è da cui sono commosso, ma anche quasi umiliato dì questo. Perché?

Beh, sto parlando di questo lusso umano che è l’esperienza cristiana di arrivederci nientemeno che in Portogallo … che piace tutto il mondo sa è riuscito a fare da lontano, da addio, assenza, un’arte !: fratelli, la saudade fa già parte della tua anima, è un elemento configurativo dei vostri cuori incardinati in questo Mondo portoghese. Come certosini possiamo valorizzare e apprezzare pienamente quella sensazione, quel modo di essere così completamente umano; Ebbene, il cristiano contemplativo lo è quella persona che alberga sempre nel suo cuore saudades di Dio; saudades del Regno. È Gesù stesso che ce lo ricorda nel Vangelo di Giovanni: “ d’ora in poi non mi vedrai … ma tornerò e ti riempirai di gioia”. È già la salvezza … ma ancora dentro pellegrinaggio, è il Maranatha. Gesù stesso l’ha seminata saudade essenziale nel nostro cuore. Ha vissuto così a lungo addio che ne ha fatto un sacramento. In quel modo ci ha insegnato anche a vivere i nostri addii.

Sappiamo tutti per esperienza che le nostre vite sono pieno di saluti … ecco perché possiamo farlo anche noi oggi sacramento del nostro addio. Vale a dire, celebriamo la Speranza che contiene ogni addio veramente umano. Nel mondo di oggi dove tutto è transitorio, in cui nulla dura, in cui tutto è vive veloce e sussulta addio, questa potrebbe essere la nostra testimonianza di più genuinamente evangelico: rivelare la SPERANZA con lettera maiuscola che germina in ogni addio. Così la saudade diventa molto più che una nostalgia per cosa assente o persa per essere l’esperienza già iniziata del promettere.

Confesso che mi sarebbe piaciuto venire oggi a reinaugurare o promuovere questa Certosa di Scala Coeli …riempirla di nuovo con monaci certosini innamorati di Dio nella sua bella vocazione solitaria faccia a faccia con Lui … Ma io Era il momento di venire all’addio, al ruolo di portiere di chiudere a chiave la porta … triste? Certo, la Certosa è stata incarnato a lungo a Évora e con la gente portoghese! Questo ci ha configurato reciprocamente; ma, come dice Gesù “… la tua tristezza diventerà Allegría ”, è di più: ci fa vivere ADESSO con quella rara Allegría con cui il cristiano vive tutte le sue circostanze vita: si tratta di SPERANZA , che è l’aspetto più emozionante dell’AMORE.

Sapete bene, fratelli, che i primi certosini i compagni di San Bruno hanno vissuto un’esperienza simile alla nostra di adesso. Passati pochissimi anni dalla fondazione di La Chartreuse; e Papa Urbano II, chiamò Bruno a Roma per aiutarlo a riformare la Chiesa … E Bruno gli obbedì, e Bruno se ne andò dalla sua amata solitudine, e Bruno salutò, quel piccolo gruppo di fratelli dei primi certosini e la amata solitudine della sua montagna … Il colpo fu tremendo per tutti, tant’è che decisero che senza Bruno non volevano continuare quell’avventura un po’ folle contemplativa …

La cosa divertente è quella, che contro ogni previsione, solo con quella e da quel doloroso addio, la certosa si alzò, divenne più forte, e si diffuse tempo. Fratelli, l’addio cristiano è sempre pieno di Futuro, di Promessa, sempre il potere del Domani… Ovviamente, come è successo ai primi Certosini, quasi mai corrisponde alle nostre aspettative e criteri puramente umani e terreni … Saremo anche noi siamo capaci di vivere così speriamo questa esperienza di addio?

Si spera !!!, quello che so è che si tratta di un’ESPERIENZA DI GRAZIA ,un’esperienza del DONO DI DIO, un privilegiato Kairos per tutti noi. Chiediamo alla Vergine di farlo di accompagnarci e aiutarci a viverla pienamente, come Lei per tutta la vita ha avuto una tale cagliata di addii … e, quindi delle risurrezioni! da allora è iniziale e rischioso: “Sia fatto di me … secondo la tua Parola”. Si tratta di questo, fratelli, come vi ho detto nell’aneddoto della mia infanzia televisiva; che assumiamo con gioia nei nostri cuori che … alla fine, Spero, spero sempre! Da lì, tutto l’addio per il cristiano è un inizio. Tu, caro Antao, Isidoro, José María, Antonio e anche tutti e tutti coloro che sono in qualche modo integrati e hai contribuito a dare forma a questa bellissima comunità di Scala Coeli … sai, perdonami, ma mi piace vederti triste; sì, non sono un sadico ma perché questo indica quanto apprezzi questa comunità che hai in mezzo tutto configurato. La tua tristezza indica che l’hai fatto ed hai creato qualcosa insieme, che senti di essere parte di qualcosa, che sei riuscito a creare una comunità. E questo è un vero lusso. Quindi ora hai un compito, a vocazione preziosa e importante: le tante esperienze da Certosino di cui hai fatto tesoro qui devi portarlo dove vai: Montealegre, Miraflores, altri destinazioni, lavori … Hai una missione, perché non parti vuoto ma carico di esperienza certosina, pieno di convivenza comunitaria di cui siete portatori privilegiato per arricchire altre comunità ad altre situazioni. Abbiamo bisogno di te pieno di vita e, quindi, vivificante ovunque tu vada. E vi ringrazio per la vostra disponibilità dalla quale partiremo tanti tutti! vincente. Grazie. Fammi finire con una poesia che parla di questo, di ciò che gli altri contribuiscono al nostro viaggio, del Dono che sono i fratelli, gli amici, il privilegio che hanno gli incontri … e quindi anche gli addii. fiduciosamente

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