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A Pleterije una visita speciale

la certosa di Pleterje dall'alto

La certosa di Pleterje dall’alto

L’articolo di oggi è un breve reportage su una visita ricevuta dalla comunità certosina di Pleterije. La scorsa domenica 7 novembre, il Vescovo di Novo Mesto Andrej Saje, in carica dal 30 giugno scorso, nel corso di un suo tour ha raggiunto la certosa di Pleterije, dove dopo aver officiato la Santa Messa, ha voluto avere un incontro con i monaci. Nel breve colloquio ha ringraziato tutti per il loro impegno spirituale, che associato alla preghiera ed alla penitenza, seppur nel nascondimento della clausura danno un sostegno alla Chiesa locale ed universale. La visita si è conclusa con una foto ricordo di gruppo.

Le immagini che seguono ci testimoniano questo caloroso incontro.

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In memoria del beato Bonifacio di Savoia

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Cari amici se non è già capitato a qualcuno di voi di rimanere meravigliati, potrebbe accadere allorquando visiterete a Londra la stupenda Cattedrale di Westminster. Ma per che cosa vi starete chiedendo. Ebbene per uno dei medaglioni in marmo che sono presenti come decorazione sulla facciata della nota cattedrale inglese. Ma per quale motivo tra questi vi è il beato certosino Bonifacio di Savoia?

Egli dopo essere stato certosino, venne nominato dapprima vescovo di Belley poi arcivescovo di Canterbury. In questa scultura marmorea viene raffigurato con il globo crucigero in mano, ad indicare un breve periodo di reggenza del regno d’Inghiltera, e con un cappuccio sul capo a memoria del suo trascorso da certosino. Ma perchè proprio sulla facciata della cattedrale di Westminster? Vi svelo il motivo di questo omaggio a questo insigne personaggio che ebbe contrasti frequenti con il re d’Inghilterra Enrico III, e che vide l’apice di questi dissidi nel Natale del 1252 allorquando proprio nella Cattedrale di Westminster, esattamente nella Cappella di Santa Caterina, intimò la scomunica al re ed a chiunque altro avesse idea di violare la Magna Charta Libertatum, pilastro delle libertà degli inglesi. Bonifacio per quasi venticinque anni svolse la sua attività episcopale nel tentativo di riformare la Chiesa liberandola dalla attività politica. La Provvidenza intervenne sulla sua volontà, egli pur appartenendo alla casa Savoia preferì la casa di Dio ed il nascondimento tra le mura della certosa, voleva vivere ignorato ma così non fu. Diventato vescovo ed Arcivescovo mostrò sempre grande zelo per il suo gregge. Nel giorno in cui ricorre la sua memoria, preghiamo:

Preghiera
Signore, che hai fatto del beato Bonifacio un esempio di pastorale
zelo e di amore. Concedici con il suo aiuto, nella nostra solitudine
di contribuire alla salvezza delle anime.

beato Bonifacio (medaglioni Scriva-

Dom Andrés Capella, il priore certosino diventato vescovo

certosino in preghiera

Oggi vi parlerò di Dom Andrés Capella (o Capilla, in castigliano). Egli nacque a Valencia il 29 gennaio del 1529, e fin da giovanissimo, all’età di quindici anni entrò tra i Gesuiti facendo il noviziato a Gandia. Studiò teologia, ebraico, greco e latino nella Università di Alcalà, fino ad ottenere il dottorato. Divenuto sacerdote, insegnò teologia nel collegio di San Paolo di Valencia, del quale divenne rettore. Fin dai tempi di Gandia, egli si era formato sui testi di Dionisio de Rijckel e sulla Theologia mistica di Hugo de Balma.

Per questa sua inclinazione alla vita monastica contemplativa si ritirò alla Certosa di Portacoeli, nel 1567, ma non avendo il permesso del gesuita generale, San Francesco Borgia, dovette recarsi a Roma da lui chiamato per insegnare teologia. Alla fine, due anni dopo, nel 1569, ottenne dal papa la corrispondente licenza di ritirarsi in un monastero certosino, la sua grande vocazione, che sembra avesse già da prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Riuscì dunque ad entrare nell’Ordine certosino, in cui emise i voti nel monastero della Scala Dei (Tarragona) il 17 gennaio del 1570. Nel 1574 fu incaricato di occupare il posto di priore a Portacoeli, che dovette lasciare l’anno successivo per esercitarlo a Scala Dei. Allo stesso modo, fu scelto per svolgere questo ministero a El Paular (Rascafría, Madrid, 1576-1579), Napoli (1579-1581), Milano (1581-1584) e di nuovo Scala Dei (1584-1586). Fu anche nominato visitatore della provincia lombarda durante il suo periodo italiano, nonché penitenziario apostolico, e trascorse del tempo a Roma. Nonostante tutti questi impegni importanti, egli viveva quotidianamente praticando una astinenza assoluta, nutrendosi di pane ed acqua e frutta secca.

Su richiesta di Filippo II, che lo avrebbe reso membro del Consiglio reale, fu incaricato di riformare i Benedettini de i canonici regolari di S. Agostino in Aragona, in Catalogna e in Rossiglione. La sua eccellente gestione spinse il re a nominarlo vescovo di Urgell insediandosi il 12 aprile 1588, ed avendo come assistente San Giuseppe Calasanzio, che fu collaboratore e poi vicario generale. Nel suo episcopato Andrés Capella ha fondato un collegio della Compagnia di Gesù e un seminario sacerdotale. Successivamente, chiese al monarca di potersi ritirare di nuovo alla vita certosina, che gli mancava tanto, ma il sovrano non glielo concesse, e morì dopo aver lasciato numerose opere religiose.

Tra queste il libro di preghiera e il manuale delle considerazioni, le sue opere più famose, sono state tradotti e rieditate più volte in spagnolo, nonché in traduzioni in latino, francese, tedesco e italiano. Nella raccolta dei sermoni di domenica, in conformità con le linee guida del Concilio di Trento in materia di catechesi e predicazione, ha proposto ai parroci “uno stile semplice e piacevole che tutti possano capire”, senza artifici, secondo la capacità degli ascoltatori e nel linguaggio volgare e comprensibile. 

Le notizie tramandate su di lui, lo descrivono come un uomo di preghiera, persino favorito da estasi mistiche con seguenti levitazioni, e di un buon direttore spirituale. Anche la sua carità verso i poveri e i monasteri è di solito evidenziata, e all’interno del suo stesso Ordine certosino ha cercato di promuovere la fondazione valenciana di Ara Christi. Dopo la sua morte, avvenuta il 22 settembre del 1609, il suo corpo fu sepolto nella cappella principale della chiesa parrocchiale di Sanahuja (Lérida). Una prece alla sua memoria!

I riconoscimenti e il cardinale certosino Nicola Albergati

 I riconoscimenti e il cardinale certosino  Nicola Albergati

albergati

Il dipinto di Vicente Carducho, che oggi sottopongo alla vostra attenzione celebra il cardinale e beato dell’Ordine certosino Nicola Albergati. Un personaggio distintosi per le sue virtù ecclesiastiche rivelatesi negli oltre trenta anni di vita claustrale nella certosa di Bologna, ma anche successivamente. I suoi “riconoscimenti“, cominciarono dapprima diventando vescovo della città felsinea, ed in seguito quando nel 1426 fu nominato cardinale da Papa Martino V, ed a Roma ebbe come chiesa titolare Santa Croce di Gerusalemme. Albergati viene raffigurato dal pittore spagnolo, ricordando idealmente questi momenti salienti della sua pia esistenza. A sinistra lo vediamo indossare una mezza cappa cardinalizia sopra l’abito certosino, e sullo sfondo lo sguardo dei suoi confratelli che lo ammirano da lontano. Egli, pur contro il suo desiderio, con gli occhi rivolti al cielo ringrazia Iddio e si rimette umilmente alla Sua volontà. In alto in un’altra scena vediamo il cardinale certosino attorniato da re, principi ed imperatori di varie razze, ciò in riferimento alle varie missioni diplomatiche assegnategli dalla Santa Sede, e che lo videro portatore di pace tra i popoli. Ai piedi dei regnanti e del beato, scorgiamo frecce spezzate ed armi deposte. In alto a questa scena, invece, su di una nube scorgiamo le virtù della Forza e della Gloria coesistere pacificamente. Tali sue capacità di mediazione gli fecero meritare il soprannome di Angelo della Pace.

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preview143 pieceIl riconoscimento e il cardinale certosino Nicola Albergati

Il vescovo Ugo prende l’abito certosino

Il vescovo Ugo prende l’abito certosino

Il vescovo Ugo prende l’abito certosino

Oggi 1 aprile si celebra s. Ugo di Chateauneuf

Il quadro che oggi sottopongo alla vostra attenzione, ha per titolo “Il vescovo Ugo prende l’abito certosino”, ed è un altro capolavoro realizzato dal pittore Vicente Carducho su commissione dei monaci certosini. Esso rappresenta una scena non avvenuta realmente, ma dal connotato puramente simbolico, difatti viene raffigurato l’ anziano vescovo Ugo di Chateauneuf al centro della scena. Egli, come sappiamo, oltre ad indicare il luogo dove far sorgere il primo insediamento certosino nel deserto di Cartusia ha trascorso molte giornate all’interno del nascente eremo. Ugo era infatti attratto dallo stile di vita eremitico di Bruno e dei suoi amici, questi nella rappresentazione pittorica fanno da cornice alla simbolica vestizione adoperata dal fondatore dell’ordine certosino che seduto su di una sedia porge l’abito monastico al vecchio amico vescovo. Ugo in atto di estrema umiltà è posto in ginocchio, e guarda Bruno con sguardo di gratitudine, mentre i suoi servitori gli reggono la mitria vescovile ed il pastorale. Simbolicamente quindi viene coronato il sogno di una vita, Ugo avrebbe gradito svolgere una esistenza lontano dal clamore dei palazzi vescovili preferendo l’isolamento nel silenzio e nella meditazione. Tutta la scena si sviluppa in un ambiente della certosa dove campeggia un grande crocefisso, con un Cristo che sembra avallare la particolare vestizione.

Di questa serie di dipinti Carducho ne realizzò uno che raffigurava la visita di Ugo al refettorio degli amici certosini, ma purtroppo questo dipinto sparì durante la Guerra civile spagnola.

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preview49 pieceIl vescovo Ugo prende l’abito certosino

Salvador Montes de Oca, vittima nazista

Salvador (Bernardo)Montes de Oca

Dopo aver già descritto, nell’articolo,“L’eccidio di Farneta” del 27 gennaio scorso, gli avvenimenti che portarono alla morte di Mons. Bernardo Montes de Oca, voglio offrirvi ora una sua breve biografia. Oggi, quindi, nell’anniversario del suo assassinio, intendo proporvi le gesta della breve esistenza di quest’uomo, esempio di fede e preghiera, che si contraddistinse  per il suo spirito allegro, generoso e paziente.

Salvador Montes de Oca, nacque il 21 ottobre del 1895  a Carora, Estado Lara, dopo gli studi nel seminario di Barquisimeto fu ordinato sacerdote nel 1921, ed a soli 32 anni fu nominato come secondo Vescovo di Valencia in Venezuela. Questo mandato lo svolse tra il 20 giugno 1927, ed il 22 dicembre 1934 tra tante peripezie, difatti dopo soli due anni dalla sua nomina monsignor Montes de Oca a causa della pubblicazione di un articolo sul giornale “La Religione” di Caracas, riguardante la posizione della Chiesa contro il divorzio, venne espulso dal suo paese accusato di ribellione contro la “sovranità nazionale”. Tale provvedimento fu voluto dall’allora Presidente Juan Bautista Pérez., che fece arrestare il religioso, imbarcandolo successivamente su di un battello e costringendolo ad andare in esilio a Port of Spain a Trinidad. Sia quando era in patria, sia durante il periodo del suo esilio monsignor de Oca, non smise mai di sostenere il suo popolo offrendo protezione e solidarietà ai perseguitati del regime politico, che presieduto da Pérez, era in realtà governato dal dittatore Juan Vicente Gomez. La notizia dell’espulsione del vescovo dal Venezuela, aprì un conflitto tra il vescovado dell’intera nazione ed il regime, ciò risultò estremamente scomodo politicamente per il governo Gomez, quindi egli stesso, nel frattempo diventato Presidente, decise sotto pressione, di sospendere l’esilio autorizzando il rientro in patria del combattivo Vescovo. Dopo esser ritornato in Venezuela Montes de Oca scelse però di rinunciare al suo incarico, e pur mantenendo il titolo onorario di Vescovo Emerito di Valencia decise di trasferirsi in Italia, ma soprattutto optò di entrare nell’Ordine certosino. Questa scelta radicale lo portò a giungere in Toscana, per entrare nella certosa di Farneta, a Maggiano, presso Lucca. In questo luogo vi entrò come novizio prendendo il nome di Bernardo, e dove visse in austerità, meditazione  e preghiera nel silenzio claustrale. Purtroppo però il suo destino era segnato, poiché sfuggendo alla dittatura del suo Paese non immaginava che immerso nella quiete dell’eremo certosino, potesse trovarsi coinvolto nei tragici eventi legati alle barbarie naziste. Rimase infatti coinvolto nella strage nazista compiuta nei confronti della comunità monastica di Farneta, rea di aver dato ospitalità a diversi perseguitati politici. Fu ucciso da una mitragliata il 6 settembre 1940, all’età di 49 anni, ed il suo corpo fu gettato in una fossa comune dove fu poi ritrovato nel 1947. I suoi resti mortali furono riconosciuti, e poi trasferiti in Venezuela, dove riposano nella Cattedrale di Valencia. In onore del martire certosino, a Valencia vi sono diverse strade a lui intitolate, nonché una piazza con al centro una splendida scultura in marmo e bronzo per tener viva la sua memoria.

Il suo ricordo resta vivo, grazie anche alle periodiche celebrazioni che avvengono nella sua città e che voglio mostrarvi con il video che allego, tratto dal 65° anniversario della sua morte occasione dalla quale è partita la causa di beatificazione sostenuta dall’episcopato venezuelano.

S. Antelmo di Chignin

SANT’ANTELMO DI CHIGNIN

Vescovo di Belley

(1107 – 1178)

Antelmo nacque nel 1107 nel castello di Chignin, da nobile famiglia. Egli fin da adolescente preferì la solitudine e la preghiera alla vita mondana degli ambienti nobili. Dopo aver compiuto egregiamente gli studi, divenne segretario della Chiesa di Ginevra e poi del vescovo di Belley il quale presto lo nominò sacerdote. Nel frattempo Antelmo, attratto dalla vita monastica, divenne un assiduo frequentatore della certosa di Portes, laddove un suo parente monaco certosino ed il priore Bernardo di Varey, lo formarono ulteriormente, convincendolo ad indossare i panni certosini. Fu così che nel 1136 egli entrò nel monastero certosino di Portes, ma apprezzato per  le sue enormi capacità fu mandato alla Grande Chartreuse per compiere il Noviziato. Terminato tale periodo Antelmo, grazie alle sue notorie doti di valente amministratore, fu subito nominato Procuratore e curatore dei beni della certosa. Dopo pochi anni la sua brillante carriera lo portò ad essere eletto, dopo le dimissioni di Ugo, come  settimo priore della Grande Chartreuse. Sotto il suo priorato Antelmo dovette dedicarsi molto alla rinascita sia spirituale che materiale della certosa fondata da San Bruno, difatti oltre ad un rilassamento nel rispetto della regola, la comunità aveva subito ingenti danni materiali a seguito della valanga abbattutasi nel 1132. Antelmo si operò fervidamente alla ricostruzione del complesso monastico dotandolo di un nuovo acquedotto e si impegnò alacremente per ricondurre i monaci confratelli al rispetto della regola originaria dell’Ordine. Inoltre la sua opera arrivò al suo apice, allorquando decise di riunire tutti i priori delle certose esistenti a quell’epoca al fine di mantenere tra loro l’uniformità della disciplina monastica nata da San Bruno e poi redatta da Guigo nelle ”Consuetudines Domus Cartusiae”. Fu così che si tenne il primo Capitolo Generale il 18 ottobre 1142, presso la Grande Chartreuse a cui parteciparono i priori delle certose (esistenti all’epoca) di Portes, Ecouges, Durbon, Meyrat, Arvieres, Sylve Benite, Mont-Dieu, Montrieux, Vallon, e Vaucluse, i quali stabilirono delle regole comuni e decisero che vi fosse un Priore Generale al vertice della gerarchia dell’Ordine certosino. Fu deciso che tale mandato doveva essere svolto dal Priore della Casa madre, ovvero della Grande Chartreuse, per cui venne investito di tale incarico proprio Antelmo, che divenne il primo Generale certosino. Ciò aumentò la sua fama ed il suo prestigio, essendo stato colui che ha delineato attraverso l’istituzione del capitolo Generale, l’organizzazione di tutte le certose collegate tra esse da regole comuni, trasformando i certosini in un vero Ordine monastico. Nel 1151 a seguito di una discordia legale Antelmo, sostenuto in questa occasione  dall’amico Bernardo di Chiaravalle, si dimise dall’incarico di priore della Grande Chartreuse. Poi nel 1152 Bernardo di Varey il fondatore e primo priore di Portes, decide di nominare come suo successore Antelmo che diventa così la nuova guida della certosa. La sua azione fu volta ad azioni caritatevoli, che gli valsero l’appellativo di “padre dei poveri”, si preoccupò infatti di aiutare materialmente e spiritualmente persone bisognose. Dopo soli due anni, nel 1154, decise di ritornare alla Grande Chartreuse. La sua personalità fu così forte, che venne eletto vescovo di Belley, ma egli inizialmente rifiutò, poi, il pontefice Alessandro III, lo indusse ad accettare la nomina conferitagli il 7 settembre 1163 nella cattedrale di Bourges. Nonostante a malincuore Antelmo dovette lasciare la sua prediletta vita monastica, egli continuò con umiltà la sua opera caritatevole coniugandola con importanti attività diplomatiche. Fu nominato dal pontefice, legato in Inghilterra, per tentare di far riconciliare Enrico II ed il suo cancelliere san Tommaso Becket, ma Federico Barbarossa gli impedì di partire. Poi in seguito, l’imperatore del Sacro Romano Impero, per riparare a tale provvedimento decise di nominare Antelmo principe di Belley. Questa nuova nomina creò dei problemi al vescovo certosino, poiché egli avendo scomunicato il conte Umberto di Maurienne reo di aver fatto assassinare un sacerdote, fu poi assolto dal papa. Ciò lo spinse a dimettersi ed a ritirarsi per l’ennesima volta alla Grande Chartreuse, abbandonando il suo vescovado consapevole di non averne la piena autorità. Egli fu però costretto dal popolo e dal papa a ritornare a Belley, dove continuò ad essere osteggiato dal conte di Maurienne che stava addirittura progettendo il suo assassinio, quando il 26 giugno del 1178 ne sopraggiunse la morte naturale dopo una lunga malattia. Si narra che nelle ultime ore della sua vita, si recò umilmente al suo capezzale Umberto di Maurienne pentendosi delle sue perfidie perpetuate nei confronti di quel sant’uomo. Dopo lo svolgimento dei gloriosi funerali, velocemente si diffuse il culto verso Antelmo, cominciando da Belley che per diversi anni venne ribattezzata in onore del santo vescovo certosino Antelmopoli. Nel 1630 le spoglie del santo furono trasferite dal vescovo di Belley, Giovanni di Passelaigue, in una cappella a lui dedicata, poi in seguito nonostante la profanazione subita durante la Rivoluzione Francese, le sante reliquie si salvarono ed il 30 giugno del 1829 l’allora vescovo di Belley Davis le raccolse in un reliquiario. La sua celebrazione avviene il 26 giugno.

PREGHIERA

Signore, tu che ami l’unità e la pace,
donaci per intercessione di San Antelmo,
di cercare sempre, insieme, la tua volontà e
lode con una sola voce, ed un solo cuore.

Amen


Il beato Niccolò Albergati

BEATO NICCOLO’ ALBERGATI

(Bologna 1375 – Siena 1443)


Oggi 9 maggio si celebra il beato Niccolò Albergati, una delle più importanti personalità della Chiesa del suo tempo. Niccolò Albergati nacque nel 1375 a Bologna, e dopo aver quasi conseguito la laurea in legge nell’Università della città felsinea, che lo avrebbe condotto verso una brillante carriera di avvocato, egli decise a soli vent’anni di diventare certosino. Una leggenda narra che il giovane laureando Albergati, una notte a causa di un violento temporale fu costretto a ripararsi presso il convento certosino di San Girolamo di Casara, dove trascorse la notte. Nel sentire il suono delle campane che annunciavano il Mattutino, egli incuriosito si recò in chiesa rimanendo estasiato dall’atmosfera emanata dal soave canto dei monaci nel buio della notte, al punto tale che decise di voler intraprendere la vita monastica. Nel 1395, Niccolò fece ingresso nella certosa bolognese, nel 1402 divenne sacerdote, poi dopo soli dodici anni dal suo ingresso nella comunità monastica, e grazie alle sue notevoli doti apprezzate da tutti i confratelli, nel 1407 fu eletto priore. In un periodo, nel quale tanti monasteri cadevano in rovina, egli seppe sotto la sua guida, far rifiorire la certosa bolognese sia materialmente ma  soprattutto spiritualmente, e dato il suo prestigio la sua ascesa continuò, fu nominato dall’Ordine Visitatore della Provincia Tuscia. Dopo alcuni anni, malgrado la sua volontà, e solo dopo il permesso concessogli dal Generale dell’Ordine Jean di Griffenberg,  Albergati viene eletto vescovo della sua città natale il 4 luglio 1417. Strappato dalla vita eremitica Niccolò, cominciò la sua attività episcopale in una diocesi che soffriva un periodo di forte decadenza, ma che trovò nel vescovo certosino un grande riformatore. Nonostante la sua intensa attività Albergati, non abbandonò mai il regime di vita di un certosino, vestendo l’umile abito monastico, rispettando i digiuni di carne imposti dalla severa regola e rimanendo sempre un monaco perfetto. L’umiltà fu una delle sue più spiccate virtù, che lo spinse a rinunciare, ma invano, alla nomina di cardinale del titolo di S. Croce di Gerusalemme, conferitogli dal pontefice Martino V il 24 maggio 1426. Tre anni prima papa Martino V (Oddone Colonna), lo aveva già nominato Nunzio Apostolico in Francia al fine di riuscire a far conciliare il re di Francia, con il re d’Inghilterra. La nomina a cardinale costrinse Albergati a recarsi a Roma, poiché il papa necessitava dei preziosi consigli del saggio certosino, il quale  fu nominato amministratore in spiritualibus et temporalibus della città di Bologna per consentirgli di completare la sua eccellente azione riformatrice. Anche il successore di Martino V, Eugenio IV volle incaricare Albergati in delicati affari di diplomazia, nominandolo Nunzio Apostolico per il Concilio di Basilea del 10 settembre 1433. La autorevole personalità, e le capacità diplomatiche del cardinale certosino furono fondamentali per i risultati dei concili a cui prese parte, egli fu pertanto soprannominato Angelo della Pace. Nelle sue mediazioni negoziatrici egli si avvalse di alcuni importanti segretari, che stettero al suo servizio, come Leon Battista Alberti, Enea Silvio Piccolomini(in seguito eletto Pio II) e Tommaso Parentuccelli. Quest’ultimo seguì Albergati fino alla sua morte, succedendogli come vescovo di Bologna nel 1443 e qualche anno dopo il 6 marzo 1447 venendo eletto papa con il nome di Niccolò V, scelto in onore del suo benefattore. Albergati partecipò anche al successivo concilio di Ferrara (2 gennaio 1438) successivamente spostato a Firenze (16 gennaio 1439) a causa di una epidemia di peste. Il cardinale Albergati dopo tanti anni di intensa attività diplomatica, e fiaccato da una lunga malattia, il mal di pietra(calcoli renali) si spense a Siena il 9 maggio del 1443, mentre accompagnava il pontefice Eugenio IV in un viaggio. Si narra che di ritorno da Arras, in Francia, dove il 21 settembre 1435 era stato firmato il trattato che decretava la fine della sanguinosa Guerra dei Cent’anni, Albergati tra i principali artefici di tale accordo lo mostrò al papa. Questi compiaciuto, del risultato ottenuto voleva ricompensare il suo cardinale, che ebbe modo di chiedere umilmente di essere dispensato da ogni dignità terrena e di poter ritornare nella pace e nel silenzio della sua certosa. Purtroppo però questo suo desiderio non si verificò mai. Alla sua morte, il suo corpo fu trasferito dal pontefice nella sua Bologna, e dopo essersi svolti solenni funerali a cui prese parte personalmente Eugenio IV, il corpo fu sotterrato successivamente nel cimitero della certosa di Firenze dove egli stesso aveva scelto di essere seppellito. Le spoglie mortali furono poi esumate nel 1633, per ordine del pontefice Urbano VIII, per essere raccolte in una nuova urna, in questa circostanza il cervello del beato certosino che risultò prodigiosamente incorrotto, fu donato alla certosa bolognese. Poi il 30 settembre del 1678 vi fu nuovamente una sistemazione dei resti del cardinale, con un ulteriore distribuzione alle varie certose di frammenti di reliquie. Poi infine, a seguito della conferma del culto, autorizzato nel 1744 da Benedetto XIV il quale definì Albergati “Cardinalis Pacis”, le reliquie del beato, emananti un soave profumo, vennero definitivamente sistemate in un luogo più consono alla devozione. Nel corso dei secoli numerose guarigioni, e prodigiose apparizioni svilupparono il culto verso questo beato cardinale certosino, che viene commemorato il 9 maggio.

Preghiera:

Concedici, o Signore, quella semplicità di

Vita, che ha permesso al beato Niccolò di rimanere

fedele alla sua vocazione di certosino tra le tante

mansioni del suo ministero.

Beato Airaldo

BEATO AIRALDO

(1132-1146)

Airaldo, figlio del conte Guglielmo I di Borgogna(detto l’Ardito), fratello di papa Callisto II, di Raimondo di Borgogna, re di Castiglia e di Enrico conte del Portogallo. Nonostante la nobiltà della sua famiglia, egli rinunciò ad una fulgida carriera politica, abbandonando onori e ricchezze per dedicare la sua vita alla clausura monastica. Airaldo abbracciò l’austera vita certosina, entrando nella certosa di Portes, nella quale si distinse fin dal suo noviziato per lo zelo con cui condusse la vita monastica che lo portò, in poco tempo, a ricevere l’ammirazione dei monaci più anziani.

Ben presto Airaldo divenne un esempio per tutti, diventando dapprima priore della comunità di Portes e successivamente, nel 1132 diventando vescovo di San Jean de Maurienne. Nonostante quest’ultimo prestigioso incarico, egli mantenne l’umiltà della severa regola certosina, continuando ad osservare i digiuni e le penitenze tipiche della vita eremitica, coniugandola egregiamente con le attività della sua carica vescovile. Fu vicino ai poveri, aiutandoli con molteplici attività caritatevoli, durante tutta la sua vita e alleviando le sofferenze dei più deboli. Airaldo, morì serenamente  il 2 gennaio del 1146, e dopo il suo funerale si susseguirono eventi miracolosi e prodigiose guarigioni aumentando la sua fama di santità al punto che il suo epitaffio fu il seguente: “Qui giace Airaldo, monaco di Portes, onorato dal Pontificato, e luminare della Chiesa padre dei poveri, glorioso per la sua santità e per i suoi molti miracoli”. Il corpo del santo Vescovo fu oggetto di culto per diversi secoli, e nonostante le difficoltà sopraggiunte durante il periodo della Rivoluzione Francese, il ricordo della santità di Airaldo giunse fino al giorno 8 gennaio del 1863, quando il papa Pio IX confermò ufficialmente il culto ecclesiastico, stabilendo per il 2 gennaio il giorno della sua celebrazione. Nelle raffigurazioni iconografiche Airaldo, è rappresentato con un libro in mano, simbolo della saggezza, e dinnanzi ad un crocefisso in riferimento agli studi sulla meditazione e sulla passione di Cristo.

PREGHIERA

Signore: tu ti sei degnato di chiamare alla vita monastica
il Beato vescovo Ayraldo, e lui con la sua vita ci ha insegnato
ad amarti, concedici, rinunciando alle tentazioni
del mondo, di poter essere in grado di raggiungere il Regno dei cieli.