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A Pleterije una visita speciale

la certosa di Pleterje dall'alto

La certosa di Pleterje dall’alto

L’articolo di oggi è un breve reportage su una visita ricevuta dalla comunità certosina di Pleterije. La scorsa domenica 7 novembre, il Vescovo di Novo Mesto Andrej Saje, in carica dal 30 giugno scorso, nel corso di un suo tour ha raggiunto la certosa di Pleterije, dove dopo aver officiato la Santa Messa, ha voluto avere un incontro con i monaci. Nel breve colloquio ha ringraziato tutti per il loro impegno spirituale, che associato alla preghiera ed alla penitenza, seppur nel nascondimento della clausura danno un sostegno alla Chiesa locale ed universale. La visita si è conclusa con una foto ricordo di gruppo.

Le immagini che seguono ci testimoniano questo caloroso incontro.

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La regina Isabella la Cattolica nella certosa di Miraflores

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Nell’articolo di oggi, vi propongo un dipinto realizzato dal pittore spagnolo Luis Alvarez Català (Madrid, 1836-1901), che è stato anche direttore del Museo del Prado, dal 1898 fino alla sua morte. La tela, realizzata nel 1866, descrive un episodio storico della vita della regina Isabella la Cattolica, avvenuto nel 1486 allorquando si recò nella certosa di Miraflores. Il motivo della sua visita era quello di poter vedere le spoglie mortali di suo padre Giovanni II di Castiglia, morto nel 1454, quando lei aveva appena tre anni. Il sovrano alla sua morte fu seppellito in certosa. Solo successivamente, fu eretto il favoloso monumento sepolcrale realizzato da Gil de Siloe’(1489-1493) per celebrare sia Giovanni che la sua consorte Isabella del Portogallo.

Ma torniamo alla visita di Isabella descritta nel quadro conservato al Museo del Prado. L’ingresso della regina in certosa fu consentito per il rinomato privilegio.

Isabella particolare

La regina, vestita di verde e visibilmente commossa, si sporge verso la bara aperta per osservare i resti mortali di suo padre. Alla sua sinistra si scorge sua figlia, l’infanta Isabella e la sua governante, più dietro gli accompagnatori della regina. Sullo sfondo dietro la bara aperta, un gruppo di monaci che ha accompagnato il feretro, mentre a sinistra, nel dipinto si vede il padre Priore ed altri monaci, uno dei quali sorregge una croce astile. Ciò ci lascia supporre che abbiano organizzato una solenne processione per far giungere la bara alla vista della sovrana. Il pittore, attraverso la rappresentazione di molti dettagli degli abbigliamenti e dell’architettura, ci mostra le sue notevoli qualità. Preziosa è l’illuminazione della scena e dei soggetti dipinti, giochi di luci ed ombre che arricchiscono ed enfatizzano la drammaticità della scena. Su tutto, sublime il volto triste e dall’aria malinconica di Isabella, che scruta le spoglie mortali del padre alla presenza austera del Priore che sembra raccolto in preghiera.

Quest’opera, valse all’artista la seconda medaglia nell’Esposizione Nazionale di Belle Arti del 1867.

Da Porta Coeli a Valldecristo per lo spaziamento

Da Porta Coeli a Valldecristo

Da Porta Coeli a Valldecristo

Cari amici, lo scorso lunedi 23 settembre, la comunità certosina di Porta Coeli ha effettuato in occasione del cosiddetto “grande spaziamento” una visita alla storica certosa di Vall de Cristo. I monaci hanno scelto l’antica certosa, che dista oltre quaranta chilometri (distanza con auto), come meta della loro passeggiata lunga, che avviene con cadenza semestrale. Previo contatto, il Padre Priore Luis Maria Nolasco ha richiesto di partecipare ad una visita guidata del complesso storico, condotta dalla Associazione Culturale certosa di Valldecristo. Va ricordato che l’Associazione Culturale certosa di Valldecristo ha iniziato nel 2009 il progetto denominato Caminos de Valldecrist con l’intenzione di recuperare una serie di camminamenti. L’itinerario che cerca di ricostruire, sono i percorsi ed i sentieri che i monaci percorrevano tra la certosa di Valldecrist e Porta Coeli nei tempi di splendore dell’Ordine certosino, per mantenere il contatto e comunicare in un tempo nel quale non esistevano i mezzi di trasporto attuali. Pare che questo sentiero pedonale recuperato accorci la distanza tra le due certose a soli ventuno chilometri!

Sentiero dei certosini

Questa Associazione Culturale è un movimento culturale che cerca di salvare dall’oblio il monumento e la storia di quello che era uno dei più splendidi monasteri dell’Ordine certosino. L’obiettivo principale resta quello di restituire la dignità a questo sito attraverso la conservazione, la promozione ed il recupero del patrimonio culturale, consentendone il recupero della memoria storica che merita. Ma veniamo alla visita.

La visita si è svolta tra la comprensibile emozione degli operatori, intenti a spiegare ai monaci certosini la architettura e le vicende storiche di Valldecristo. Il Padre Priore ha voluto inoltre fermarsi in preghiera con i suoi confratelli negli ambienti della chiesa. Vi riporto con estrema riservatezza le immagini distribuite in rete, che testimoniano questo suggestivo ed eccezionale momento. A seguire un video che ci mostra l’attuale stato della certosa di Valldecristo.

Il vescovo di Grenoble a Serra San Bruno

 

Dom Ignazio e Mons. Kerimel

Lo scorso 19 agosto, il neo eletto Padre Priore della certosa di Serra San Bruno ha ricevuto una visita d’eccezione. Dom Ignazio Iannizzotto, infatti, ha avuto il piacere di accogliere Mons. Guy de Kérimel, vescovo di Grenoble. E’ stato un incontro molto sentito e commovente, Il vescovo ha voluto visitare i luoghi dove San Bruno ha vissuto i suoi ultimi anni di vita e dove il 6 ottobre del 1101 è salito al cielo. Dom Ignazio ha fatto gli onori di casa, accompagnando Mons de Kérimel ad ammirare il laghetto dove si erge la statua di San Bruno in ginocchio nell’acqua, ed ha proseguito facendogli visitare il santuario di Santa Maria del Bosco. In seguito i due si sono soffermati in preghiera dinanzi al Dormitorio, una unione di preghiera davvero commovente. Qualche scatto fotografico, testimonia questo simbolico incontro tra i due luoghi principali della vita bruniana.

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San Bernardo da Chiaravalle visita Guigo I°

San Bernardo da Chiaravalle visita Guigo I°

La visita di Bernardo a Guigo alla Grande Chartreuse . V. Carducho

In questo dipinto, Vicente Carducho testimonia la visita effettuata da San Bernardo da Chiaravalle (1090-1153), fondatore dell’Ordine cistercense al suo amico Guigo I° (1083- 1136). Quest’ultimo fu colui che concepì le Consuetudines, che regolano la vita dei certosini, i due erano da tempo amici e si scambiavano epistole ed appunto visite. Lo scenario rappresentato nel quadro è l’ingresso della Grande Chartreuse, notiamo al centro della rappresentazione, i due amici salutarsi fraternamente alla presenza di altri certosini che assistono al commiato. Sullo sfondo vediamo un cavallo finemente bardato, che viene condotto a San Bernardo. In lontananza per ricordarci che Guigo I°, è l’elaboratore della regola, egli viene simbolicamente raffigurato nell’atto di consegnarla a due suoi confratelli. Ciò sta a dimostrarci che il testo delle Consuetudini  era riconosciuto già all’epoca come pilastro della vita claustrale certosina.  Anche in questo dipinto vengono rappresentate più scene a compendio del messaggio che il pittore vuole darci. Straordinario il paesaggio arricchito da un cielo plumbeo che sembra essere alimentato dal fumo che fuoriesce dal comignolo di una cella monastica.

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Una giornata indimenticabile (Parte seconda)

Una giornata indimenticabile

(Parte seconda)

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Cari amici continuerò il racconto cominciato nell’articolo precedente, che vede me ed il mio amico Tonino Luppino giunti davanti al portone della certosa di Serra san Bruno. Ormai ci siamo!

In un  precedente contatto con l’autorità monastica, abbiamo chiesto ed ottenuto un appuntamento. Questo raro privilegio, ci permetterà di entrare in certosa, incontrare i monaci ed assistere ai Vespri.

All’orario convenuto, bussiamo al portone di ingresso che viene aperto da Fra Paolo Maria de Fonseca, che svolge mansioni di portineria, il quale ci dice con estrema gentilezza di attendere quello che sarà il nostro interlocutore, e richiude la porta L’appuntamento è stato difatti preso con Padre Ignazio, il Vicario della certosa, il quale dopo pochi minuti ci apre e ci accoglie nella stanza della Foresteria. Dopo i saluti di prammatica, ci accomodiamo, ed incominciamo a chiacchierare, in questo ambiente contraddistinto dal silenzio e da una frescura ritemprante. Io ed il mio amico ci sentiamo a nostro agio, mentre Padre Ignazio ci ascolta con attenzione ed interagisce con estrema spontaneità. Provo subito una sensazione di piacere nel colloquiare con quel certosino conosciuto da pochi minuti, ma che mi sembra conoscere da sempre!

Percepisco dal suo sguardo e dai suoi occhi, una serenità inaudita ed una inaspettata gaiezza, che solo apparentemente sembra cozzare con quell’uomo che ha scelto la vita eremitica, ma che si spiega con la gioia che egli ha nel cuore.

Trascorsi una ventina di minuti, Padre Ignazio ci invita a seguirlo, in attesa dei Vespri, vuole mostrarci alcuni ambienti monastici. Usciti dalla Foresteria ci sentiamo catapultati in un’altra dimensione, i nostri passi ed il miagolio di un gatto sono gli unici rumori percepibili nel nostro percorso, che ci conduce inizialmente in Chiesa. Prima di entrare, il nostro sguardo si posa sulla struttura diroccata dell’antica certosa crollata per il terremoto del 7 febbraio del 1783, e sulla statua di san Bruno antistante la chiesa.

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Entrandovi con Padre Ignazio, scorgiamo un fratello converso che incappucciato sta certosinamente lustrando il coro, che appare sorpreso della nostra presenza, ma continua imperterrito il suo lavoro. La mia emozione cresce stando a pochi metri dall’altare dove vi sono le reliquie di san Bruno, avverto che sono nel cuore della certosa e ne percepisco le pulsazioni!!! Ma il nostro percorso continua. Veniamo accompagnati dal nostro cicerone, che ci mostra la tabula hebdomadaria, poi la sala capitolare, il refettorio, la cappella delle reliquie e la biblioteca, illustrandoci con dovizia di particolari ogni caratteristica. Poi inaspettatamente, ci conduce nel chiostro dove in un silenzio surreale intravedo il cimitero, che presto raggiungiamo. Mi fermo, osservo quelle croci anonime di legno e mi soffermo in preghiera, pensando a tutti i monaci defunti.

La quiete è all’apice, ho la sensazione di trovarmi sulla strada verso l’infinito.

Visibilmente commosso, seguo Padre Ignazio che ci comunica che la funzione dei Vespri sta per cominciare, e quindi dobbiamo accomodarci nella tribuna posta sul portone d’ingresso della chiesa.

Vi accediamo attraverso un portoncino, all’interno del quale vi è una stretta scala a chiocciola, io e Tonino la percorriamo tutta e giungiamo a destinazione, sedendoci nelle panche. Di fronte a noi l’altare, e sotto di noi il coro con gli stalli, dove di lì a poco i monaci si accomoderanno. Il silenzio surreale, viene rotto dal suono della campana che richiama i monaci alla funzione alla quale stiamo per assistere, poi il rumore dei loro passi, qualche colpo di tosse ed infine intravediamo le loro sagome. Con i cappucci alzati, vediamo questi pochi monaci radunati per cantare lodi al Signore.

Ascoltare quelle salmodie celestiali ed osservare con ebbrezza l’altare ed il busto contenente le reliquie del santo fondatore dell’ordine certosino, mi fa trasalire i brividi essendo consapevole di essere partecipe di una esperienza unica. In ginocchio ed in meditazione io e Tonino seguiamo la funzione, e vi confido di aver profondamente recitato orazioni con la consapevolezza di essere spiritualmente più prossimo a Dio!

Al termine, i monaci hanno abbandonato la chiesa per fare ritorno nelle proprie celle, e noi lentamente abbiamo ridisceso le scale per incontrarci nuovamente con Padre Ignazio. Questi, dall’uscio della chiesa, ha preceduto il Padre Priore Dom Basilio Trivellato che aveva espresso il desiderio di conoscerci. Quante emozioni!

Abbiamo salutato il Priore, che ci ha accolto con affetto e con tanta benevolenza si è mostrato felice della nostra visita. Con il suo caratteristico accento veneto, ha interloquito con noi mettendoci presto a nostro agio. Dopo qualche minuto, gli ho esternato il mio desiderio di consegnarli un piccolo dono, dal valore simbolico e che lui non ha esitato ad accettare. Avevo deciso prima di raggiungere la certosa di prelevare del terreno dal cimitero della “mia” certosa di san Martino per portarlo in dono alla comunità serrese. Le perplessità su questa mia scelta erano tantissime, non sapendo come avessero potuto reagire i monaci a questo mio insolito dono. Ebbene amici, tra il mio stupore e l’incredulità di Tonino, Dom Basilio nel ricevere questo contenitore ha mostrato una gioia incontenibile, apprezzando visibilmente il mio gesto. Gli ho spiegato che simbolicamente aveva il valore di unire idealmente due certose, che negli eventi storici del passato sono state incardinate tra loro. Il Padre Priore ha anche riflettuto su quel dono compiacendosi e rivolgendo un pensiero ai suoi predecessori napoletani. Come un sogno che svanisce la nostra giornate stava per terminare, dopo esserci congedati dal Priore, Dom Ignazio ci ha accompagnati al portone salutandoci calorosamente. Il portone si chiudeva alle nostre spalle, e la atmosfera incantata  svaniva lentamente.

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Avevo appena vissuto una giornata indimenticabile, che resterà per sempre scolpita nella mia memoria e soprattutto nel mio cuore. Ringrazio i monaci che mi hanno offerto questa possibilità.

Ma prima di partire, decidiamo di salutare gli amici del vicino Museo della certosa, al cui ingresso (attualmente sostituisce la portineria) inaspettatamente incontriamo il simpatico Fra Paolo, che è felice di rivederci ed intratteniamo con lui una piacevole conversazione, nel quale gli ricordo un incontro avuto con lui 24 anni fa ed il suo passato da calciatore. Ci salutiamo dandoci appuntamento ad una prossima visita. Nell’accomiatarci, con una serenità difficile da spiegare, Tonino decide di farmi una ennesima intervista che riassume quello che abbiamo vissuto.

Penso possiate percepire dalla nostra voce la trepidante emozione nel riassumere quanto vi ho descritto. Spero di non avervi annoiato, ma sappiate che il mio intento era solo quello di farvi vedere con i miei occhi e percepire quello che i miei sensi hanno percepito al di là di quelle mura, una condivisione spontanea, che spero abbiate gradito.

Grazie.

La visita di Federico García Lorca alla certosa di Miraflores

La visita di Federico García Lorca alla certosa di Miraflores

Il giovane Lorca alla destra del monaco con il cappuccio

Il giovane Lorca alla destra del monaco con il cappuccio

Una delle persone privilegiate a varcare il portone principale della certosa spagnola di Miraflores in Burgos, fu il poeta Federico García Lorca.

Lorca è considerato uno degli scrittori di maggior talento del ventesimo secolo in Spagna. Poeta, drammaturgo e scrittore di prosa spagnolo nato nel 1898 a Fuente Vaqueros (Granada), è morto vittima della guerra civile svoltasi in Spagna nel 1936.

Questa visita l’ha poi raccontata e descritta in vari articoli pubblicati sul quotidiano “Diario di Burgos”. Un giovanissimo Lorca appena diciottenne, visitò il monastero certosino nell’estate del 1917, ed all’inizio della sua carriera di scrittore e cronista fece un reportage sulle condizioni di vita e sugli ambienti monastici. Descrisse la quiete e la pace che provò trattenendosi alcune ore in quel luogo paragonato ad un vero paradiso, aggiungendo che non vi è sontuosità negli interni di questo complesso claustrale. Egli fu uno dei pochi ad entrare in ambienti riservati ai monaci di clausura, e commentò le scene rappresentate in alcuni dipinti con scene di martirio, come orrende e sgraziate. A proposito dei monaci che lo accolsero dietro il portone d’ingresso ebbe a dire “La porta si apre ed appare in controluce un certosino con il suo abito bianco di lana e pallida come il marmo, ed hanno un enorme barba che gli copre il petto”. Oltre descrivere meticolosamente gli odori e le atmosfere percepite tra le mura certosine, aggiunse che “L’uomo che è entrato nella Cartuja tremulo e appiattito per la vita, ha trovato conforto qui” rendendosi conto della gioia e della serenità espressa dai volti di tutti i confratelli. I suoi articoli riscossero un discreto successo di pubblico, il quale apprezzò la attenta descrizione del giovane cronista, ignari della sua successiva consacrazione ad illustre drammaturgo e poeta. Vi allego le foto della storica visita.

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Nel 1925 Lorca produsse un libro di dialoghi, in esso inserì un testo ricordando la sua visita giovanile a Miraflores. Avendo conosciuto la vita certosina, volle immaginare un dialogo muto, ovvero un ossimoro essendo i monaci votati al silenzio. Vi propongo, come avevo già fatto sul sito, questo testo che ha per “protagonisti silenziosi” appunto i certosini.

Dialogo muto dei certosini

 Personaggi:

I Certosino

II Certosino

III Certosino

IV Certosino

V Certosino

Frate Dispensiere

Nel patio della certosa, i Certosini, in veste bianca, passeggiano. Vanno e vengono fra i rovi e le malve caroliniane. Sono cinque e sono uno. Il frate più vecchio sta scrutando una rosa appena sbocciata. Gli altri si avvicinano delicatamente.

 I CERTOSINO: ?

II CERTOSINO: !

III CERTOSINO: ()

IV CERTOSINO: …

V CERTOSINO: .

 (Il Frate Dispensiere attraversa la galleria con il mazzo delle chiavi avvolto nel cotone. Nella vetrata della sera volano gli uccelli mistici. La rosa giudicata trema nelle mani del più vecchio.

 L’ombra delle ali dell’Angelus ricopre la superficie cattolica. I frati si calano i cappucci e si avviano verso la chiesa).

 I CERTOSINO: (camminando lentamente).

II CERTOSINO: (dietro).

III CERTOSINO: ( dietro).

IV CERTOSINO: ( dietro).

V CERTOSINO: ( dietro).

(In un angolo del gran refettorio prismatico di brusii ed echi difficili, un rivolo di formiche si arrampica lungo la parete fino alle melacotogne mature del soffitto).

 firma

 

9 luglio 1925

I nostri cuori bruciavano dentro di noi

“I nostri cuori bruciavano dentro di noi”

certosa Farneta veduta aerea

certosa Farneta veduta aerea

Spesso capita che in una famiglia vi sia più di un figlio che sceglie la vita religiosa, e, come in questa testimonianza, dopo un periodo di lontananza essi si cerchino. Vi racconto oggi la storia di Adele, membro laico delle suore Serve del Focolare della Madre di Brignano Gera D’Adda e di Lumezzane (Italia) nonché sorella di un padre certosino. Adele insieme alle sue consorelle ha raggiunto il fratello Padre Modesto Maria Bugatti nella certosa dello Spirito Santo di Farneta.

Vi lascio alla testimonianza del gruppo di suore, ed alle loro emozioni dalla visita in certosa:

“Quando siamo arrivate ​​al monastero, sembrava che tutto ad un tratto fossimo entrate in un angolo di Paradiso in terra, sapendo che chi ci vive si è completamente arreso a Dio per amore per Lui e tutta l’umanità, i loro fratelli e sorelle in Cristo. Vivono una vita completamente separata dal mondo, dedicata alla preghiera e al sacrificio. Una vita di silenzio, e l’austerità che può sembrare insignificante, o per lo meno lascia perplessi, agli occhi del mondo, per il quale si consacrano. Tuttavia è un punto interrogativo per tutti noi, dal momento che ci fa pensare all’ importanza che diamo a Dio nella nostra vita e l’importanza che invece dovremmo dargli, e vedere come questi uomini hanno lasciato tutta la comodità terrena per mettere Dio al primo posto.

Abbiamo trascorso un momento piacevole e spiritualmente arricchente con padre Modesto Maria, che ci ha parlato della vita in un monastero certosino e ci ha mostrato le immagini degli interni del monastero. Hanno un programma di preghiere che si prolunga durante la notte. I certosini vanno a dormire intorno alle 7 e si svegliano 3 ore più tardi, intorno alle 22:30 a pregare, prima nelle loro celle (ognuno ha la sua cella in cui vive da solo) e poi nel coro della chiesa. Dopo 2-3 ore di preghiera e canti, tornano nelle loro celle per dormire circa 3 ore in più, per poi alzarsi e iniziare la giornata. Durante il giorno ognuno ha un lavoro diverso: giardino, cucina, lettura, studio, traduzioni … I monaci dispensieri, incaricati di portare il cibo nella finestra di ogni cella per il pranzo, che consumano da  soli ogni giorno tranne Domenica quando ottengono insieme nel Refettorio, ma senza parlare. Ascoltano lettura spirituale, notizie della Chiesa, ecc. La domenica pomeriggio hanno ricreazione quando possono parlare tra di loro, tutti insieme o camminare due in due.

Padre Modesto Maria ci ha detto che una delle prime regole dell’ordine certosino è “di rispettare la solitudine del suo fratello“. Vale a dire, tutti devono fare lo sforzo di non disturbare la comunicazione profonda dell’anima di suo fratello con Dio e per favorire la sua intima unione con la Santissima Trinità. Ci ha anche detto che la vita di un certosino è “essere con Cristo in croce“, che è ciò che dà senso pieno alla questa solitudine e rende il certosino come se si identificasse con Gesù Cristo nella sua obbedienza al Padre. Essi hanno l’opportunità di scoprire più a fondo la figura della persona di Dio Padre. Per loro, la consolazione e la dolcezza della loro vita, “crocifisso con Cristo”, è la Beata Vergine Maria, nostra Madre. Infatti, per pregare il Salve Regina, invece di dire: “la nostra vita, dolcezza e speranza nostra”, dicono: “la dolcezza della nostra vita“. E in che modo vivono una vita di dolcezza in mezzo a tanta asprezza è un offerta per amore di Dio Padre per tutta l’umanità.

E ‘stata una grande grazia poter incontrare di persona questi santi uomini di Dio. Abbiamo detto addio a lui, chiedendogli di pregare per noi e per la Casa della Madre, e ringraziandolo per tutto quello che fa dalla sua cella (più di quanto possiamo immaginare). E siamo tornati a casa come i discepoli di Emmaus: “I nostri cuori bruciavano dentro di noi”.

Meravigliose considerazioni, che assumono una valenza maggiore poiché elaborate da un gruppo di suore, rapite dalla spiritualità respirata in certosa.

Le foto di questo splendido incontro

 

 

Padre Modesto Maria Bugatti

Padre Modesto Maria Bugatti

Padre Modesto e le suore

Padre Modesto sua sorella e le suore

In Onda su Cartusialover

In Onda su Cartusialover

Bartolomeo I° ed un giovanissimo Dom Jacques Dupont

Il post che oggi vi propongo, mi è stato possibile realizzarlo grazie al prezioso contributo filmato inviatomi da un caro affezionato lettore di Cartusialover. Ciò a conferma della possibile, e da me auspicata,  partecipazione attiva dei frequentatori di questo blog, ideale spazio aperto a chiunque voglia contribuire all’obiettivo prefissatomi.

L’eccezionale documento che vi mostrerò è una  rara (forse unica) testimonianza filmata della visita del Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I° alla certosa di Serra San Bruno. Questo evento, che vi ho già descritto, è un tassello appartenente alla  storia della certosa calabrese e pertanto trovo importante diffondere questo videoclip.

Buona Visione

Documento filmato

Il caro amico, oltre al video amatoriale mi ha inviato una breve descrizione di quel giorno, che vi riporto testualmente:

“La sera, era il 21 marzo del 2001, in cui giunse S.S. Bartolomeo I alla certosa di Serra San Bruno eravamo rimasti in pochi ad attenderlo, ed io ero l’unico che aveva a portata di mano una videocamera. I reporter ufficiali, avevano abbandonato il campo, poiché il Patriarca giunse con notevole ritardo rispetto all’orario prefissato. Come si può notare dal breve filmato, era già buio e la ripresa risulta frettolosa e caotica. Ma è sempre un pezzetto di storia da aggiungere alla “mia” certosa.”  

Grazie, quindi all’amico Girolamo Onda, ed a tutti quanti altri vorranno contribuire attivamente con documenti e testimonianze inedite.