• Translate

  • Memini, volat irreparabile tempus

    novembre: 2017
    L M M G V S D
    « Ott    
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli Recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 410 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.
  • Live da Lourdes



Fratello Jean Ode

converso al lavoro

Fratello Jean Ode

Professo della Grande Chartreuse

Cinquant’anni di vita religiosa, contraddistinti da una puntualità immutata e da un lavoro ininterrotto, hanno reso questo buon fratello una figura notevole, degno di essere proposto come modello. Era professo di Mont Dieu, e non pensava che sarebbe mai uscito da lì, quando fu chiamato alla Grande Chartreuse, dove, secondo i costumi, ha rinnovato i suoi voti religiosi. Il Padre reverendo Dom Pierre Roux (1494-1503), dopo aver sentito le attitudini di fratello Ode, voleva rendersi conto da cosa poteva trarre da lui. Gli ordinò di aprire il sentiero di S. Laurent al monastero. L’impresa non era senza difficoltà o pericoli. Il nostro ingegnere è riuscito nell’arduo compito assegnatogli, tanto da risultare una via molto frequentata che è stata migliorata nel 1855. Si può ancora vedere sulla montagna numerose tracce del vecchio percorso. Il grande merito del coraggioso Fratello converso non è tanto di aver portato questa grande esplorazione alla fruizione di tanti, ma che è stato in mezzo a questo grande opera assolutamente padrone delle sue capacità interiori. La ragione è che è stato ispirato e guidato in tutto da un ammirevole spirito di fede e da un ricordo abituale alla presenza di Dio. Dopo mezzo secolo di questa vita regolare ed edificante, il fratello Ode si addormentò pio nel Signore, felice di aver speso molto per la sua famiglia religiosa, più felice ancora di andare in Paradiso. La sua morte è avvenuta il 12 gennaio 1509. Pochi mesi dopo, il Capitolo Generale ha inserito una nota di lode per questo ammirabile fratello..

Annunci

Fratello Pedro Geinoz

Fratello Pedro Geinoz

Donato di La Valsainte

Abito Fratello Donato

Pedro Geinoz, di origine svizzera, faceva il falegname nella ‘Valle de la Gruyère’. Un uomo retto, di carattere dolce, natura aperta, un cristiano senza paura, era come coloro che non transigono mai con la coscienza. Abitando ad alcune ore dal monastero, trascorreva le sue domeniche con i «buoni Padri». Ogni volta che ci andava, tornava con alcune strane impressioni. Erano i primi tocchi della grazia. Egli non sospettava, per ora; ma non cessava di ascoltare. La voce dall’Alto diventava ogni giorno più distinta, e egli la percepiva come: «Non è in La Valsainte che Dio ti chiama, come ha già chiamato molti dei tuoi compagni? Se questa è la tua volontà, ti rifiuterai di seguirla?» Questo dubbio divenne per lui un tarlo, Geinoz tornò alla Certosa con la ferma intenzione di non fare ritorno.

Ricevette l’abito santo e fece la donazione con un entusiasmo ammirevole e una soddisfazione visibile. Ben presto si distinse per una serie di rare qualità e insolite virtù.

Come istruzione, possedeva solo una piccola formazione dei giovani della sua condizione. Il Dio della scienza si impegnò a completarla. In poco tempo, il buon fratello acquistò conoscenze prodigiose, delle quali non sapeva nemmeno una parola un paio di mesi prima. Si direbbe, a sentirlo, che era un dottore della ‘Sorbonne’. Che ammirazione nella scuola di un tale maestro!

Egli, nella sua semplicità, sembrava molto naturale. Non cambiò nulla delle sue abitudi. Lo testimonia il seguente fatto…Colpito da una malattia che lo faceva soffrire molto, chiese al Vicario di indicargli un palliativo efficace.

«Ah! egli dice, se solo potessi dedicarmi a qualsiasi occupazioni…diventare utile!

A cosa pensi, Fra Pedro? Hai ancora fede? Invece di perdere tempo a lamentarti, gettati ai piedi del Bambino Gesù e pregaLo di guarirti.»

Il povero uomo non chiese più niente. Si prostrò davanti al tabernacolo e con la voce piena di lacrime esclamò:

«Signore Gesù, il Vicario disse che non ho più fede. Per dimostrargli il contrario, restituisci la mia salute, senza la quale non sarò più di una bocca inutile.»

E Pedro Geinoz si alza guarito!

Morì ancora giovane, in un incidente, schiacciato da un oggetto di legno il 29 novembre del 1642.

Fratello Guilherme Raymond

Fratello Guilherme Raymond

Professo di Scala Dei

Corpus Domini

 

Oggi per la ricorrenza del Corpus Domini, ecco a voi una breve narrazione di una “vita esemplare di un fratello converso certosino, vita vissuta, come vedremo, in odore di santità.

Questo buon fratello era professo della Grande Chartreuse e rinnovò i suoi voti a Scala Dei, dove arrivò lì come un ospite.

Fu un uomo di grande virtù, un santo in ogni senso della parola. Non è per caso che registriamo qui questa nota, in sua lode. In essa non c’è nulla di esagerato. Due o tre fatti lo dimostreranno.

Un giorno, mentre si dirigeva ad un’altra camera, un mucchio di demoni in forma di allegri bambini, corsero al suo incontro gridando con tutte le loro forze: «Oh! santo, santo! Venite a vedere il santo!» Arrivando alla cella, il buon Fratello prese una catena di ferro e si flagellò fino il sanguinamento. “I santi! Ecco quel che fanno i santi. Ricetta infallibile contro la superbia”.

Quando era responsabile dell’obbedienza della cucina, aveva l’abitudine di scappare ogni mattina durante la Messa conventuale. Ma dove egli correva? Andava in chiesa al suono della campana del ‘Sanctus’, per adorare la Divina Eucaristia nelle mani del sacerdote. Dalla porta del coro dei fratelli dove si manteneva in ginocchio, non essendo in grado di vedere l’altare, fu più di una volta sollevato dagli angeli.

Un giorno in cui il lavoro lo teneva in cucina, si prostrò al momento della consacrazione e vide distintamente l’ostia santa sull’altare.

La sua morte fu come quelle che ogni religioso può invidiare. Essa arrivò il 24 Aprile 1439.

 

Fratello Domingos Mínguez

Fratello Domingos Míngues

Professo di Porta Coeli

Abito Fratello Converso

Proveniente da una famiglia di contadini, poveri di beni di questo mondo e nascosti agli occhi degli uomini, Domingos Mínguez raggiunse una grande perfezione, attraverso i sentieri di una condizione modesta. Suo padre gli affidò la guardia delle greggi. Il bambino crebbe nella campagna e nei boschi, senza sapere chi fosse Dio, ma ruminando in sé le meraviglie della creazione e chiedendosi: Chi ha fatto tutto questo?

Lo Spirito Santo parlava al suo cuore. Con un’attrazione viva allo stato religioso, non ci volle molto tempo a coronare i suoi anni passati, lontano dal mondo nell’innocenza e nella povertà. Il giovane Mínguez rispose ingenuamente a questa prima spinta del Cielo, senza sapere dove sarebbe arrivato, lasciando alla bontà di Dio, la cura d’imprimergli una direzione. La Grazia fece lentamente la sua opera. Appena il giovane raggiunse l’età di rendersi autonomo finanziariamente, i suoi genitori lo mandarono come servo alla Certosa di Porta Coeli. «Non è la strada che porta alla ricchezza, loro dissero, ma è quella che porta sicuramente al paradiso. Nostro figlio sarà là, in mani sicure ed in una buona scuola.» Ed il giovane pastore prese un posto tra i servi della casa. Inoltre, era un ragazzo robusto, di grande statura, resistente alla fatica, non ritirandosi mai davanti al lavoro. Tutto questo con una semplicità infantile, con un’obbedienza cieca, una pietà semplice e discreta.

Il seme della vocazione depositato in così buona terra si sviluppò velocemente. Docile alla voce del cielo che diventa ogni giorno più distinta, Mínguez chiese timidamente il favore di essere ammesso alla prova come postulante. Questo favore, non si può in buona fede rifiutare. Tutto parla in lui: il suo esterno ben composto, il suo linguaggio pieno di bontà, il suo spirito eccellente, il candore del suo viso. Puro, innocente, lo fu durante tutta la vita. Il suo confessore lo dirà più tardi. Il Priore, felice di avere un ragazzo così consigliato, gli diede il santo abito alla vigilia dell’Immacolata Concezione (1572).
Come un lavoratore, Fra Domingos rimase quello che era. Impossibile, in questo aspetto, richiedere di più. Abbastanza consapevole delle questioni agricole, egli migliorò la proprietà e coltivò le piantagioni di olivo, che gli rese bei benefici. Non parleremo della sua competenza per quanto riguarda il bestiame. In questo campo era diventato un vero maestro da molto tempo.

Una caratteristica lo distingueva moralmente: aveva una benevolenza, quella bontà nell’anima, senza concorrente; una pietà che si estendeva anche agli animali. Scontentare un confratello, maltrattare un servo, disturbare un povero animale…non lo faceva mai!

Inoltre, egli godeva di una meritata reputazione per la dolcezza e la pazienza nella religione. Religiosi, conversi, servi, lavoratori, tutti lo veneravano profondamente, così bene che, per distinguerlo da un altro fratello con lo stesso nome, lo chiamavano: Domingos “il santo”. Il Priore, anche un grande ammiratore di questa eccellente persona, disse un giorno: «Quando la morte porterà via il buon Fratello Mínguez, perderemo una delle colonne della casa.»
Anche se ogni figlio di San Bruno è istintivamente devoto servitore di Maria, noi ci saremmo censurati, se avessimo lasciato all’ombra la tenerezza filiale del nostro Fratello per l’augusta Madre di Dio. Come egli era felice di appartenere a un ordine in cui il culto della Regina del cielo è particolarmente esaltato! E che unzione a recitare quella lunga serie di Ave Maria, che compongono l’Ufficio dei nostri fratelli!!Maria non mancava con il caro Domingos, gli apparve diverse volte. C’era tra di loro un’effusione di amore difficile da descrivere. Certamente il santo uomo mai parlò di questo rapporto intimo con il cielo. Ma un giorno, essendo distratto al punto di dare di capire che la sua cella era spesso inondata di chiarezze straordinarie, un confratello lo incalzò con domande così insinuanti, che lo portarano a fare il seguente racconto: «Una notte, ero in una desolazione deprimente. Quasi in preda alla disperazione, supplico alla Beata Vergine di avere pietà di me. Un po’ più tardi, quando ero nell’oratorio, senza luce, mi ritrovo circondato da fuochi celesti. Si direbbe una bellissima alba. Maria appare all’improvviso, il volto sorridente, lo sguardo rivolto teneramente al suo indegno servo. Nello stesso momento, le nubi di tristezza si evaporano, il mio cuore si apre alla gioia e la mia povera anima serena rende grazie alla sua insigne benefattrice.» Confuso, soffocato, bagnato di lacrime, il povero fratello interrompe venti volte il suo racconto commovente. «E soprattutto, aggiunge con una vivacità penetrante, e soprattutto non dire questo a nessuno, Io non te lo permetterò.»

Il servo di Dio aveva 45 anni di professione quando una febbre forte lo incollò al letto. Aveva solo 63 anni, ma il lavoro e le austerità avevano prematuramente minato la sua costituzione robusta. Sentendo la diminuzione delle forze e vedendo che arrivava la sua fine, chiese gli ultimi sacramenti e li ricevé con un fervore ammirevole. Dettaglio edificante che sottolinea la delicatezza della sua coscienza. Durante la cerimonia, chiamò il procuratore e borbottò qualche parola a bassa voce: senza dubbio, un’ultima confessione privata. Egli si ritenne gravemente colpevole, perché la sera prima, in un attacco di febbre, cadde e ruppe con il suo piede un bicchiere pieno d’acqua che avevano messo al culmine del suo letto. Pieno di rimorso, egli non voleva entrare nell’eternità con l’anima caricata di questo peso.

Poi il pensiero di Dio e del cielo, lo assorbì totalmente. Con lo sguardo sul crocifisso, rimase stordito in profonda contemplazione; si avrebbe detto che intravide come un raggio di luci celesti. Iniziò l’agonia; il moribondo si consegnò alle ultime preghiere. E fu pronunciando i due nomi di Gesù e Maria, che egli si addormentò nella pace del Signore. Era il nono giorno del mese di settembre dell’anno 1609.

La notizia della sua morte provocò un’esplosione di condoglianze e manifestazioni pubbliche di venerazione. Tutti proclamavano la sua santità e condividevano le sue vesti come veri reliquie.

Fratello João de la Espada

Fratello João de la Espada

Professo di Jerez

fratello-converso-con-rosario

Voglio proporvi questa vita esemplare di un Fratello converso della certosa spagnola di Jerez, strettamente legata alla Settimana di Passione che stiamo per vivere.

Ancora più che il bisogno di solitudine, l’amore per la sofferenza portò questo giovane ad abbandonare il mondo e racchiudersi in un chiostro. «Lì, almeno, dice, di certo incontrerò privazioni, il sacrificio in una forma o nell’altra.» Ciò è quello che determinerà il suo ingresso alla certosa di Jerez.

Era una di quelle anime semplici ai quali il Signore riserva le grazie speciali. La sua pietà libera da ogni affettazione mondana aveva qualcosa di angelico. I suoi inizi furono ammirevoli, con entusiasmo e buona volontà. Si consegnò totalmente al puro amore di Gesù; lì a fare il suo costante studio e l’unico scopo della sua vita.

«Il mio unico desiderio, diceva al Padre Priore, è quello di diventare non solo un santo, ma un grande santo. Ma come ci si arriva?

– Mio figlio, bisogna volerlo, e volerlo molto. Non accontentarsi di semplici aspirazioni, in altre parole, pagare con la sua propria persona. In pratica, ci sarebbe molto da fare, ma con la grazia si ottiene tutto. È inutile avere le massime del Vangelo in bocca, se non hai allo stesso tempo i pensieri del Salvatore nel tuo spirito, i suoi affetti nel tuo cuore, i suoi esempi davanti ai tuoi occhi.»

Sotto questo impulso energico, il Fratello camminava con un cuore aperto, con tutta la semplicità, scegliendo sempre quello che era più piccolo e più punibile. «Non posso vederlo, diceva un vecchio monaco converso, senza sentirmi spinto al bene; il suo fervore si eleva continuamente contro la mia stanchezza.»

È nell’esercizio di questa vita umile e nascosta, che Dio gli impose il sacrificio dell’impotenza ferendolo con un cancro alla gamba: un male orribile da vedere, che lo lasciò durante quattro anni in mezzo a dolori indicibili, e che consunse il suo sacrificio mettendogli il sigillo di una pazienza angelica. Era felice di essere associato alla Passione, – ricordiamo che era il suo sogno da diciotto anni, – e lui amava dire: «che gli altri siano elevati, stimati, applauditi, poco importa a me; non vedo altro che Gesù e la sua croce.» E adesso: «Bisogna fare buon viso alla sofferenza, senza il quale Dio non mi avrebbe inviato.» Da questa teoria elementare alla pratica, c’è spesso una grande distanza, così difficile è l’arte della sofferenza. Questa scienza il nostro malato ne possedeva in un grado eminente e la conservò fino alla fine.

Sdraiato nel suo letto, incapace di girarsi a destra o a sinistra, con la testa su una roccia come un cuscino, nelle sue mani il crocifisso ed il rosario, non si stancava di ripetere la parola di Gesù nell’Orto degli Ulivi: «Che sia fatta la tua volontà, oh Dio mio, e non la mia!»

Quando il chirurgo gli disse di amputare la gamba in cancrena per salvare la sua vita, il paziente si accontentò di rispondere: «Dalla vita, è da molto tempo che io sono staccato. Ma perché avrò un’altra opportunità di soffrire per amore di Cristo, puoi procedere con l’intervento chirurgico.» Il medico procedette al taglio dell’arto senza pietà e, contrariamente a quanto ci si aspettava, il paziente spirò poco dopo. Cessò di soffrire allo stesso tempo in cui smise di vivere, il 7 marzo 1663 all’età di 66 anni.

Fratello Jeronimo Durban

Ancora una vita esemplare di un fratello donato certosino, questa storia viene dalla certosa di Vall de Cristo, di cui possiamo ammirare una ricostruzione virtuale molto interessante.

Fratello Jeronimo Durban

Poca ricchezza e molta virtù, ecco ciò che distingueva la famiglia Durban. Avremmo difficilmente trovato nella città di Valencia (Spagna) un posto più umile e più onesto allo stesso tempo. Queste persone valorose educavano la loro piccola famiglia nella pietà e nel timore di Dio. I bambini, costretti a bastare a se stessi, perpetuano le pie tradizioni della loro casa.Colui, a cui dedichiamo questo racconto, era mirabilmente dotato sia nello spirito come nel cuore. Fu, molto dispiaciuto, di accontentarsi dell’educazione comune data ai figli dei lavoratori. Ma, in cambio, fece progressi veloci nella scienza della salvezza. Troppo giovane, amava la preghiera, fuggiva dal gioco e andava in Chiesa. Appena trascorsa l’infanzia, provò questa attrazione misteriosa per le cose sante, che è uno dei tratti distintivi più comuni della vocazione religiosa. Nel corso degli anni l’attrazione fu definita e non avendo il minimo dubbio rispetto i disegni di Dio su di lui, parte per Vall de Cristo. Egli aveva le competenze richieste e soddisfaceva le condizioni indispensabili per essere ammesso tra i conversi. Ma questa situazione non si adattava bene alla sua umiltà, egli si considerava felice di essere collocato nell’ultimo posto della famiglia. Nessuno può decidere di salire più in alto. Questo è il motivo per cui Jerome Durban rimase donato tutta la vita.

Il buon fratello non ha mai lasciato il suo ruolo. Aveva una benevolenza estrema verso tutti, buono e paziente anche per gli animali. Era ammirato dalla comunità per il suo amore per l’osservanza, per la semplicità dei suoi modi, per il suo solito linguaggio riservato. Il suo esterno, però, si distingueva al punto che lo chiamavano Padre Jeronimo, Dom Jeronimo. L’abitudine del raccoglimento, la lettura di autori spirituali, la meditazione, lo familiarizzavano con i segreti della vita interiore. I suoi confratelli, attratti dal fascino della sua conversazione ed il buon odore dei suoi esempi, cercavano con emozione la sua presenza.

Da infanzia, si notava in lui una grande pietà per la Santa Vergine. Questa devozione non faceva altro che crescere nel corso degli anni. Nel chiostro, il Fratello Durban era notato come un devoto servo di Maria. Questa buona Madre lo ricompensò visibilmente. Colpito da un cancro nella lingua, intorno all’età di sessant’anni, il pio donato soffrì per un lungo tempo dolori lancinanti, in grado di esaurire la pazienza del più provato degli uomini. Dopo aver ricevuto gli ultimi sacramenti, pronunciò alcune parole piene di unzione e cantò le misericordie del Signore. Poi, avvertito della sua fine vicina, accese alcuni ceri che aveva in serbo per questa solenne occasione. Dopo recitò il Pater, l’Ave, il Credo, la Salve Regina e si addormentò nel sonno dei giusti alla stessa ora. Era il 26 dicembre dell’anno 1601.

Fratello Manuel della Purificazione

Fratello Manuel della Purificazione

Donato di Paular

vede

Oggi vi propongo un’altra storia di vite esemplari di fratelli certosini, quella di oggi riguarda un “donato“. Una storia affascinante!

I genitori di Manuel della Purificazione erano semplici coltivatori di abitudini profondamente cristiane. Quando raggiunse l’età per poter essere utile, suo padre lo portò ai lavori nel campo. Questa vita così austera e modesta sorrideva all’anima candida e risplendente del bambino. Molto presto sentì nascere una potente attrazione alla solitudine; la sua vocazione si disegnava nel corso degli anni.

E fu proprio per trovare un modo più favorevole a questa sua necessità interiore, che il giovane Manuel entrò come un “famiglio” nella Certosa di Paular. Presentivano, osservando l’inizio della sua vita in Certosa, che non si sarebbe fermato in questa così bella strada. Il Priore, dopo un attento esame, scoprì in lui i segni indubbi di uno appello della grazia e gli offrì l’abito religioso. Il fratello accettò la proposta, ma alla condizione che la donazione fosse il suo primo e ultimo passo. «Salire più in alto, disse lui, fare professione, mai lo consentirò. Se sapessi come sono indegno di questo favore eccezionale!». Il Priore evitò, prudentemente, di insistere.

Il nostro aspirante fece la sua donazione il 2 febbraio 1644 e fu donato per tutta la sua vita. Che bella anima era nascosta sotto questa corteccia rude! La sua pietà, più illuminata del solito tra le persone in questa condizione, prendeva le forme più diverse, senza perdere il suo profumo. La preghiera e la mortificazione erano le due ali che lo avevano elevato sopra la terra; questo luogo dove molto spesso restano inerti i religiosi in contatto forzato con le persone e le cose dall’esterno. Per quanto riguarda l’obbedienza egli era indifferente e passava da una all’altra senza mostrare la minima ripugnanza. Un lavoratore infaticabile, non lo avrebbero mai trovato senza occupazione. E vedendolo trascorrere tutta la giornata, si potrebbe dire che solo sognava con il rumore degli affari. Schiavo dell’obbedienza, lui non sapeva cosa era ragionare. Con un ordine o solo con un segno dei suoi superiori, si sarebbe lanciato ciecamente nelle braccia della morte.

Il segreto di ciò che viene chiamato ‘il modo giusto’, il caro Fratello lo trovava ai piedi del tabernacolo. Era lì che lui si ritirava appena aveva un momento libero. Cosa succedeva, allora, fra quest’anima dritta e Colui che dichiarò deliziarsi particolarmente con i semplici? Non proveremo a dirlo.

Sappiamo che i donati non sono soggetti all’astinenza di cibi grassi. Se, oggi, tutti la mantengono, è perché tutti vivono nella clausura. Ma prima non era così. I pasti dei fratelli donati con carne, erano preparati al di fuori, in un appartamento privato, dove loro andavano al tempo regolamentato. Il nostro buon Fratello, come si può ben pensare, apparteneva al piccolo numero di coloro che preferivano seguire sempre il regime della comunità.

Tuttavia, giunse il momento in cui le infermità premature, paralizzando le sue forze, costrinsero il servo di Dio a rassegnarsi a soffrire. Lui soffrì molto, ma con una pazienza ammirevole che causò l’ammirazione di tutti. Morì l’11 gennaio 1668, con la sicurezza tranquilla e la fede serena di un vero religioso.