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La felicità di essere casto Capitolo 3.2

La felicità di essere casti copertina

La felicità di essere casti capitolo 3

Parte seconda

La castità negli scritti apostolici

Ecco la seconda parte del terzo capitolo.

La sessualità è anche pienamente assunta nella sua realtà umana come sacramento dell’amore ; dovrà essere situata tra la cornice dell’amore.

Che amore?

« L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita» (1 Co 13, 4-8).

Questo non esclude l’integrazione della dimensione carnale dell’unione sessuale. Paolo inssite per quello che gli sposi sono l’uno per l’altro:

« Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme, perché Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza.» (1 Co 7,5)

Pertanto Paolo non nasconde che preferisce un altro stato di vita, il suo, quello del celibe.

«Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.»(1 Co 7,7-9)

Restare celibi è dunque un dono, un carisma, che non è donato a tutti. Paolo lo stima perché il «tempo è breve» (1 Co 7,29) – Paolo vive nell’attesa del prossimo ritorno di Cristo -, e perché il celibe è più libero per consacrarsi agli affari del Signore. È piuttosto questa libertà e questa urgenza escatologica che costituisce l’itinerario principale nell’argomentazione di Paolo in questo mestiere: sposarsi o no, possedere dei beni materiali o no, cambiare la propria condizione sociale o no, tutte questioni relative nella luce dell’eternità: «la figura di questo mondo passa» (1 Co 7,31)

« Del resto, ciascuno continui a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, nella quale si trovava quando Dio lo chiamò. Così ordino in tutte le chiese. […] Quanto alle vergini non ho comandamento dal Signore; ma do il mio parere, come uno che ha ricevuto dal Signore la grazia di essere fedele. Io penso dunque che a motivo della pesante situazione sia bene per loro di restare come sono; poiché per l’uomo è bene di starsene così. Sei legato a una moglie? Non cercare di sciogliertene. Non sei legato a una moglie? Non cercare moglie. Se però prendi moglie, non pecchi; e se una vergine si sposa, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne e io vorrei risparmiarvela. Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa. Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito. Dico questo nel vostro interesse; non per tendervi un tranello, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni.» (1 Co7,17.25-35)

Isomma: il Regno di Dio è già presente, il Cristo tornerà presto, non bisogna lasciarsi assorbire di questi piccoli affari del mondo, ma gettare tutto ciò che è terrestre per aggrapparsi al Signore senza condividere. In un altro passaggio, Paolo esclama con passione:

«Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo.»(2 Co 11,2).

Questo testo è indirizzato a tutti i cristiani e non implica le scelta dello stato della verginità, ma la purezza e la carità assoluta della relazione al Cristo, al livello spirituale, aperto a tutto.

Pietro, già sensibile al ritardo ritorno di Cristo, predica questa attesa vigilante:

«Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace; e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data» (2 Pietro 3,10-15).

L’apocalisse presenta l’epilogo finale con il simbolo del matrimonio, quelle dell’Agnello, riprendendo ansi la lingua dei profeti. La città santa degli ultimi tempi è descritta come «Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». (Ap 21,9).

«Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio» (Ap 21,1-3)

«Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!» (Ap 22,12-14)

«Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,17-20)

Questi testi sono rivolti a ogni cristiano in quanto tale ; sposato o celibe. Tuttavia la castità consacrata è un’espressione privilegiata nel desiderio di questa speranza. La vita monastica è tutta rivolta verso questo rincontro, che si sforza di preparare e di realizzarla, già nella misura del possibile, su questa terra. Secondo l’espressione di Pietro, il suo amore lo spinge a “odiare la venuta” del Regno, la sua preghiera la porta, lei stessa alla Chiesa e l’umanità e l’universo – verso il Signore che viene.

C’è un altro passaggio che parla delle “vergini che seguono l’Agnello ovunque vada”. È applicata alle vergini nel senso stresso della liturgia, ma bisogna ammettere che, nel suo contesto, il termine dovrà essere perso in un senso largo, leggiamo prima il testo :

«Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello.Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili.» (Ap 14,1-5)

Seguendo il contesto, le seguaci della Bestia, segna il numero del suo amore (Gv 13,16-17), Giovanni oppone la fedeltà dell’Agnello segnato del suo nome e del nome di suo Padre ; le centoquarantaquattromila, numero simbolicamente perfetto, rappresenta, non l’elite, ma tutto il popolo di Dio, resta la dimora fedele attraverso le persecuzioni al quale sarà donato il Regno. L’affermazione che “non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini” concerne tutto il popolo cristiano che ha mantenuto la sua integrità e la fedeltà evitando qualsiasi contaminazione con l’idolatria del mondo. Può essere c’è anche una messa in guardia più concreta contro le pratiche della prostituzione sacra (“non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini”) ma non un riconoscimento che l’unione sessuale in quanto tale è impura (sporcato).

La frase: “Seguono l’agnello dovunque lui vada”, esprime la perfetta solidarietà del riscatto con il Cristo. È dunque chiaro che la verginità in questo testo dovrà essere interpretata in un senso largo e metaforico. Tuttavia, può essere fatto che una conseguenza nel può essere che, di conseguenza, questo testo chiarifica il tema della verginità nel senso stretto del termine in quanto indica la sua finalità: la finitezza indefettibile a Cristo nella fede e nell’amore.