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  • I.F.S.B.

Unione Divina (seconda parte)

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Non appena l’amato si innamora di Dio, cerca con ogni mezzo di conoscerlo meglio per perdersi più completamente in lui. Poiché lei è solo uno del Regno di Dio, ciò che ha trovato è così prezioso che è decisa a non scartarla a nessun prezzo. La conoscenza di Gesù ci rende assetati di una conoscenza più immensa, e il gusto del suo amore ci rende affamati di un amore più grande. Il coraggio aumenta con la consapevolezza del tesoro posseduto, che sarà rinviato, se necessario, in una lotta continua contro tutto.
La forma di Cristo deve finire nell’anima fino alla pienezza dell’età nuziale. L’apertura reciproca dei cuori crea un accordo inesauribile tra le volontà e i pensieri, tra le nature stesse. È una crescita che non cessa e non termina in questo mondo: continuiamo tutta la nostra vita a spogliarci dall’accidentale, secondo le ispirazioni della grazia, affinché l’amore essenziale diventi saldoin noi manon facciamo nulla che non tenda a Dio, la nostra volontà diventa sempre più pronta e il suo giusto cammino: l’obbedienza filiale ci lega sempre più intimamente alla vita del Padre, l’unico oggetto del nostro sforzo e unico supporto del nostro abbandono. “Una volta eri un’oscurità, ma ora sei luce nel Signore. Cammina come figli della luce “(Ef., V, 8).

Per quanto diverse possano essere le nostre occupazioni spirituali o materiali, i nostri atti hanno lo stesso valore profondo e lo stesso significato. Ciascuno dei nostri passi ci conduce dal Figlio al Padre: tutta la nostra esistenza è compresa nella serena vita della Trinità. In una comunione di fede e amore con la persona di Cristo, la cui opera è nostra, beviamo la vita divina nella Sua stessa fonte. “Sappiamo che siamo in lui ed è in noi: perché ci ha dato il suo Spirito” (I Giovanni, IV, 13).

L’energia soprannaturale brilla nell’anima con una spontaneità forte e gentile della Persona di Cristo: lo Spirito Santo è la fornace in cui il suo fervore è costantemente nutrito. Il marchio di questo amore è, come una firma, in tutti i suoi atti, in tutto il suo essere. “Ciò che ci conferma in Cristo con te e che ci ha unto, è Dio, che ha anche impresso il suo sigillo su di noi e ci ha dato il pegno dello Spirito Santo nei nostri cuori” (II Cor., I, 21-22).

Lo Spirito Santo, nell’unità dell’essenza con il Padre e il Figlio, vive nelle nostre anime, prega con noi e ci santifica. “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Il tempio di Dio è santo, che tu sei “(I Cor., III, 16-17). Il soffio del Padre e del Figlio, il dono infinito, la testimonianza della parola di Dio, il sigillo della Sua unicità, sono scesi su di noi per completare l’opera del Salvatore e coronarla di gloria. “Avevamo sperato in Cristo … in cui anche voi sperate, avendo ascoltato la parola di verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, tocchi contrassegnati con il sigillo dello Spirito Santo, che è stato promesso, che è il un pegno della nostra eredità, per la redenzione del popolo, acquisita a lode della sua gloria “(Efesini 1: 12-14).

Lo Spirito Santo, emanazione dell’amore eterno tra il Padre e il Figlio, trasmette questo amore alla creatura che Egli abita e assimila; vita abbondante, ci inonda di vita, pace e consolazione, gioia, forza e santità: l’eccesso di pienezza divina scaturisce ancora dai nostri cuori in onde di carità.Vivendo l’unità delle persone, ci viene dato lo Spirito perché, secondo la promessa della Parola, possiamo essere compresi in questa unità. “Ti ho dato la gloria che mi hai dato, affinché siano una cosa sola, proprio come lo siamo noi” (Giovanni, xvii, 22).

Nel dono reciproco del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo ci ispira il dono più perfetto di noi stessi, in cui si riassume tutta la bontà e ogni santità, poiché è il legame tra il Padre e il Figlio, ci mantiene prigionieri del suo amore e protetto dal suo abbraccio. L’anima si sente stupita e meravigliata delle ricchezze che il Paraclito trascorre ogni giorno su di lei, con il modo in cui è guidata in tutte le circostanze, in modo che tutto contribuisca al suo bene spirituale. Per quanto possa essere povero e difettoso, respira la vita della Trinità ora. “Ciò che ci ha formati proprio per questo era Dio, che ci ha dato il pegno dello Spirito” (II Cor., V, 5).

È necessario ripetere che il miracolo della grazia sfida le parole, poiché è una realtà divina e che i termini creati possono misurare solo oggetti finiti? Volere includere nella formula le libertà dell’amore è procedere come quel bambino di cui ci dice sant’Agostino, che stava giocando sulla spiaggia e pensava di poter svuotare l’oceano. Come le lingue degli uomini sono fredde, pesanti e goffe per parlare di queste grandezze! Solo il testo ispirato ha il tono di pienezza e ci annuncia ciò che Dio ha riservato per i suoi “, affinché possano abbondare nella speranza dello Spirito Santo” (Rm Xv, 13).

Il mondo sensibile non smetterà di bussare alla nostra porta e cercherà di disturbare la nostra anima fino all’ultimo minuto.Ma questo, sotto l’azione continua della grazia, sa come trasformare tutti gli ostacoli in mezzi, e anche in un’occasione fallita unirsi con più purezza alla volontà del Padre. “Sappiamo che tutte le cose lavorano insieme per il bene di coloro che amano a Dio “(Rom., VIII, 28).

Non ci sarà un momento di questa vita che si perde, se le imboscate e i colpi dell’avversario contribuiscono alla dolce vittoria del cuore, che è appunto quella di Dio. L’anima assapora questo amore con sempre maggiore gratitudine, poiché il linguaggio celeste diventa più familiare ad esso, e che gode più immediatamente della realtà divina. “Ascolterò ciò che il Signore dice in me” (Salmo LXXXIV, 9).

L’anima ha cominciato a vivere la sua vita eterna: il desiderio dell’unione perfetta lo fa trovare nel crogiolo dell’amore; è una fiamma nel cuore di Dio e l’unica cosa che fa è amare. “La mia anima è paragonata al suono della sua voce” (Song, V, 6).

E Dio irradia su di esso una gloria che nessuna creatura può concepire o sospettare. Quanto sei bello, amico mio! Quanto sei bello e gentile! “(Can., VII, 6)

Unione Divina (parte prima)

studiando in cella

Cari amici lettori, ecco un brano tratto per voi dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone del priore certosino che oggi vi offro ha il titolo “Unione divina ” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…cominciamo a leggere ed a meditare su questa prima tranche.

È a Dio stesso che l’uomo deve unirsi per compiere il suo destino.Se riusciamo a raggiungere il punto più alto dell’essere e la sua causa principale, perderemo tempo con piccoli desideri? Per raggiungere la nostra patria è necessario perdersi nel bene supremo: dirigiamo ora tutte le nostre azioni a Lui e lasciamo che la nostra anima respiri finalmente il suo elemento naturale. Quando riconosciamo la volontà di Dio in tutte le cose e ci abituiamo alla nostra volontà di acconsentire ad essa, vediamo che il bisogno di cose create diminuisce in noi, finché non siamo finalmente liberati.Una gioia essenziale, che risiede nelle profondità dell’anima, prende tutta l’attrazione per i beni accidentali.
Perché la verità, la luce divina, conferisce ad ogni oggetto il suo vero valore. Avendo trovato il suo centro divino, l’anima smette di oscillare tra desiderio e paura: ora conosce il puro equilibrio dell’amore. Sa che l’unione con Dio è inseparabile dalla calma e dal profondo silenzio della propria volontà; quindi stai attento a evitare sia la sollecitudine che la negligenza.
Non in commotione Dominus (III Re, XIX, 11).

La verità, accettata prima con umiltà e semplicità dalla fede e vissuta nella pazienza quotidiana, è ora evidente: l’anima può assaggiarla senza intermediari, nell’esperienza dell’amore. Gustate et videte quoniam suavis est Dominus.- “Assapora e guarda com’è dolce il Signore” (Salmo XXXIII, 9).

La sottomissione a ciò che Dio ci comanda ci eleva continuamente a Lui: l’umiltà ci esalta e ci permette di guardare liberamente, dal culmine delle prospettive di grazia, il piccolo mondo degli interessi umani. Qui il cuore si apre all’amore di tutti gli uomini e vorrebbe riversare su di essi fiumi di acqua viva da cui è allagato: cattolico nel pieno senso della parola, non ha alcun disprezzo per alcuna anima né accusa alcuna miseria. La preoccupazione di piacere sempre al Padre celeste conferisce un carattere soprannaturale a tutto ciò che l’uomo fa in questo stato di unione, anche nei più piccoli dettagli del suo comportamento. E Dio si sente più glorificato, ed è contento e riconosciuto in lui più che in tutta la sua creazione, le cui meraviglie proclamano, tuttavia, la sua saggezza e il suo potere. Una fiducia illimitata e assoluta, assicura l’anima interiore della sua unione con il Padre: sa che nessun potere del mondo o dell’inferno ha il potere di scuoterlo. Nulla di ciò che è stato creato ha potere su una volontà sinceramente abbandonata, poiché l’amore lo afferra per stabilirlo per sempre in Dio.

L’unione spirituale dà all’uomo la sua più alta dignità: dare un figlio al Padre nella persona del Figlio. Con questa filiazione divina l’anima ottiene la libertà – Ubi Spiritus, libertas ibi (colori II, III, 12); riceve potere che eserciterà sul cuore del Padre e in ogni regno dell’amore; e riceve la bellezza che irradia dalla conformità con Cristo. Si sente amata da Dio come se fosse l’unico oggetto dell’amore divino e ama Dio come l’unico oggetto del suo amore. Niente può trattenere il tuo affetto se non con Dio e in Dio l’unione diventa così pura che l’uomo si sente alienato da se stesso e non pensa più a tornare indietro nel suo volo interiore. “Dammi ali come le ali di una colomba, affinché io possa volare e riposare” (Salmo LIV, 7).

L’anima cessa di appartenere a se stessa se è in realtà un bene di Dio come lo è dell’anima: l’amore, purificandosi, lo porta a Lui in un movimento sempre più pronto e diretto. Amare Dio per se stesso è il frutto ultimo della grazia che eleva l’uomo all’ordine soprannaturale, gli dà le ricchezze dell’essenza e lo rende partecipe della vita di Dio. “Ti ho amato con amore eterno, quindi, compassionevole con te, mi attira a te” (Geremia 31: 3).

I poteri della fede sono ora germogliati e fioriscono nella pienezza della carità. Non c’è nulla che abbia il potere di unire come amore divino, e nessuna profondità è paragonabile a quella a cui attira coloro che si sono uniti per sempre. Tutto l’amore attrae e in un certo senso divora colui che ama, ma il nostro cuore non può assorbire Dio: e così questo amore ci coglie e ci assorbe nell’oggetto amato: “il mio amato è per me e Io per lui “(Can., II, 16).

La carità conduce così alla fusione dei cuori.Dio ci eleva infinitamente al di sopra della nostra natura per rendere possibile questo compimento. Alla fine del nostro lavoro e delle suppliche di un’umile preghiera, l’Amore ci fa attraversare uno spazio in sproporzione con il nostro sforzo e ci porta ad un punto che i nostri desideri non avevano neppure concepito.”Nessuno può venire da me se il Padre mio non lo attira” (Giovanni VI, 44).

Con sublime violenza, Dio si unisce, si assimila e trasforma in se stesso l’anima che vive con il vero amore. “Perché il nostro Dio è un fuoco divorante” (Ebr., XII, 29). E lo spirito guidato da Dio non trova nulla in Dio che lo fermerà: può liberamente sondare le sue profondità. È senza paura che ti arrendi al tuo elemento. “L’amore mi ha gettato nel fuoco”. L’obbedienza ai comandi di tutto il Dio conduce l’anima alla sua dimora eterna: si immerge, in questa vita, e una radice incrollabile può cominciare a crescere in pace in amore. Il progresso nella carità dà allo spirito una conoscenza più intima di Dio, e questa conoscenza, a sua volta, infiamma la volontà in una carità più intensa, da cui emana nuova luce. Il divino è così familiare a quest’anima che la sua realtà getta nell’ombra degli oggetti terreni: vede quest’ultimo con gli occhi del corpo come cose strane, mentre contempla direttamente la verità divina, misteriosamente legata alla sua sostanza da una costante comunione. L’amore di Dio poi domina l’intera vita dell’uomo e fa cessare rapidamente l’irrequietezza della mente e l’agitazione del cuore. Ordinavit in me charitatem. – “Ha ordinato la carità in me” (Can. II, 14).

Segue….

“Meditationes”

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306. Vi sono sapori, come quello del miele, umori e calori, come quelli dei corpi. Rifletti su come ti senti, quando essi ti sono tolti o sono alterati.

307. Considera come la povertà e la miseria creino la solitudine in mezzo alle città, e come le ricchezze riempiano di folle i deserti.

308. La più grande utilità degli oggetti materiali è il loro uso in quanto segni. In effetti, si traggono da essi molto segni necessari alla nostra salvezza: così dall’aria derivano le parole, dal legno vengono le croci e l’acqua per il battesimo. Le anime conoscono i loro sentimenti reciproci solamente attraverso i segni del corpo.

309. Preparati a sottostare alla legge che avrai applicato agli altri. Sei infatti costretto a sottometterti alle leggi che tu stesso hai emanato. ” Con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7, 2) . Dà agli altri leggi buone, piene di misericordia, per timore che se esse sono cattive, Dio non voglia, diventino nocive per te, quando sarai soggetto a esse. Infatti, ” il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” ( Ge 2, 13) .

310. Il Signore ha mostrato quanto siano disprezzabili il potere e una lunga vita in questo mondo, allorchè ha donato a Ponzio Pilato il potere di uccidere il suo Figlio e a Nerone l’impero del mondo, e anche quando ha accordato alle cornacchie e ai cervi numerosi secoli di vita, cosa che concede raramente ai suoi santi. Quando, però, il Signore dona a un santo il potere sugli altri, non è a lui, ma a questi, che rivela la sua misericordia. Il santo, infatti, non ha bisogno di sudditi, sono piuttosto gli uomini che hanno bisogno di una buona guida.

Una lettera di Niccolò Albergati ai certosini inglesi.

busto del beato Niccolò Albergati

busto del beato Niccolò Albergati

Nell’ articolo di oggi, vi propongo il testo di una lettera scritta dal certosino Niccolò Albergati, con pia umiltà, ai suoi confratelli della certosa inglese di Sheen.

Il re d’Inghilterra, Enrico V, desideroso di avere nel suo stato una certosa, attribuì abusivamente alla fondazione di questa i beni dell’abbazia benedettina di S. Ebrulfo. Di qui le proteste dei benedettini. Questi, richiesero un intervento, dell’Albergati, il quale non esitò a riconoscere il diritto dei benedettini e sancì l’obbligo da parte dei certosini della restituzione dei beni appartenenti all’abbazia di S. Ebrulfo. Di seguito, la lettera inviata nel 1427 ai suoi confratelli inglesi, per sanare il contenzioso.

 

Lettera del 31 maggio 1427 ai certosini inglesi

Eterna salute e pace! Venerabili e religiosi Padri, sono stato indotto a scrivervi la presente lettera da vera e grandissima carità, che mi obbliga giustamente nei vostri confronti, a motivo della religiosità del vostro santo Ordine, in cui pure noi imparammo da Dio a militare. Infatti, Padri carissimi, è proprio della carità fraterna il compito di prestarsi vicendevolmente dei consigli, specialmente per la mutua salvezza delle anime. Intendiamo dire, venerabili Padri, che il nostro intervento riguarda l’affare di cui ci giunse notizia poco tempo fa. Il R. P. abate del monastero di S. Ebrulfo in Normandia, della diocesi dei Lessovii, venne alla Curia di Roma per rivendicare i diritti del suo monastero, mediante vie legali.

Dopo aver ascoltato la relazione dei fatti, ci è sembrato che voi, Padri, occupiate abusivamente (quelle terre), anche se possedete la testimonianza di documenti pubblici. E poiché l’abate cercava un difensore per la sua causa, ricevette il patrocinio dal reverendissimo Padre in Cristo e mio signore, il signor cardinale Piacentino, e ora si fa forza del suo consiglio e della sua difesa. Ora per questo il suddetto signor cardinale, per il rispetto e la devozione che nutre verso il vostro santo Ordine, decise di affidare a me questa faccenda, e per la stessa buona reputazione dell’Ordine volle che quanto prima scrivessi a voi Padri, per esortarvi a consegnare al suddetto R. P. abate, senza contese e senza liti, i beni del suo monastero, che a noi sembra teniate ingiustamente, anche se li possedete con l’autorità del re e vengono difesi in modo quasi militare.

È assai indegno, venerabili Padri, che si commetta una colpa tanto grave da uomini di un Ordine così perfetto, i quali non temono di arricchirsi a danno degli altri. Mentre cuori onesti temono che vi sia colpa anche quando colpa non c’è, quanto più dovranno temere là dove in realtà c’è?

Dunque, venerabili Padri, vi esorto e vi supplico nel Signore Gesù Cristo, con tutta la carità che posso, perché in una cosa così delicata provvediate con rettitudine per voi e per i posteri; e non cerchiate, col pretesto di pietà e di culto divino, di ritenere lecito ciò che è proibito da ogni diritto. Non vi ho scritto questo per interesse; se però avessi mancato nel mio modo di parlare, chiedo scusa. E vi supplico di pregare per me, ottimi Padri, che saluto nel Signore.

Un’imperdibile intervista (parte seconda)

Cari amici, come promesso eccovi il testo della seconda parte dell’ intervista audio a Dom Antao, priore della certosa di Evora.

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Dal minuto 16:00…

Aura Miguel: Quando sei arrivato qui?

Dom Antao: Nel 1964, per aprire il noviziato. Il primo novizio di tutti è ora nella certosa dell’Inghilterra.

Aura Miguel: Da allora sei qua?

Dom Antao: Sì, quindi questa facilità per la solitudine e il silenzio viene psicologicamente già preparata dal momento in cui entriamo.

Trascorriamo la settimana da soli, in 6 giorni mangiamo da soli. Solo la domenica e le feste mangiamo insieme nel refettorio. Questo è per noi un momento, una forte esperienza, sia di solitudine che di convivenza. Nell’anno 2001 sono stati celebrati 900 anni della morte di San Bruno e il Papa, oggi San Giovanni Paolo II, è andato a celebrare alla certosa fondata da San Bruno in Calabria, dov’è la reliquia del suo corpo. Ha cantato la Messa e poi ha mangiato con i monaci nel refettorio. Ed il Priore stesso mi ha detto che al refettorio hanno iniziato con una lettura e il Papa si è rivolto a lui (che era francese) dicendo: “Padre, abbiamo bisogno di mangiare in silenzio, per favore siediti” (ride…).

Allora parliamo della parola solitudine. I giornalisti che scrivono libri parlano molto del silenzio. Il silenzio è una conseguenza della solitudine, ma la solitudine ha una carica molto più profonda. Quando siamo da soli, troviamo noi stessi. E quando siamo soli, incontriamo Dio. È un profondo stato psicologico di liberazione dagli altri, da tutto… Quando ci sentiamo soli, ci sentiamo diversi. Ed è così forte che per questo noi oggi completiamo o equilibriamo la nostra vita con queste feste celebrate insieme. Parliamo la domenica pomeriggio, non parliamo al refettorio, ma il pomeriggio parliamo e un altro pomeriggio della settimana usciamo per camminare nei campi. La solitudine è ciò che ci rende diversi.

Aura Miguel: Padre Antao, scusa la mia domanda, non so se vuoi rispondere. Ma questo per chi non sa bene a che cosa serve, non sembra egoista? Sarebbe come…ora sono chiuso, serve solo per me con Dio.

Dom Antao: Anche se solo servisse per me, serve già per qualcosa (ride…). Allora perché non siamo 200 invece di 6? Se essere egoista è così frequente e così facile, qui sarebbe pieno di gente. È egoismo? Quindi vieni e provalo! E poi, anche se fosse solo per me, il frutto vale la pena: la santificazione. Qui facilita la santificazione. Posso essere più santo parlando con Dio 8 ore ogni giorno, che con i bambini della catechesi, perché mi distraggono, mi fanno perdere la pazienza… Pertanto, se fosse egoismo santificarsi e pensare a sé stesso, ne varrebbe la pena. È già buono per qualcosa, se mi serve per essere più santo e passare più tempo con Dio. Se mi unisco a Dio, non sono inutile per gli altri.

Aura Miguel: E cosa pregate?

Dom Antao: La nostra preghiera è principalmente riferita a Dio. Dobbiamo lodare e ringraziare Dio e preghiamo per gli altri. La mia conversazione con Dio non è solo chiedere perdono o chiedere grazie, è ringraziare per i benefici che Dio continuamente ci dà. Lodare, ringraziare e poi anche chiedere. Abbiamo due ideali: l’intercessione e l’esempio, la testimonianza. Quindi la nostra preghiera deve essere principalmente lode e ringraziamento, ed anche richiesta. La richiesta a Dio si basa sulle notizie. Quindi non siamo così isolati o così ignoranti del mondo. Siamo molto preoccupati per la persecuzione alla Chiesa, che è molto più grande in Medio Oriente, i cristiani uccisi in Africa e altrove… Questo è già abbastanza per parlare con Dio. Ma Dio non ha bisogno di nomi e soprannomi. L’intercessione è fondata sulle notizie, ma non abbiamo la televisione o la radio.

Aura Miguel: Ma come ti arrivano queste notizie?

Dom Antao: Le abbiamo scritte, per due motivi: perché possiamo scegliere il tema e il momento. Quindi selezioniamo e passiamo attraverso le celle. Leggiamo dopo pranzo e poi parliamo durante la ricreazione. Si può pregare e parlare. Siamo informati.

Aura Miguel: E adesso quanti ne siete qui?

Dom Antao: Siamo 6. Eravamo 20, ma anni fa. Poi una dozzina quasi sempre. E ora molto meno certosini, un declino delle vocazioni, l’invecchiamento…e questa Certosa rimane come una porta aperta in Portogallo. Ma noi 6 viviamo le stesse ore, le stesse abitudini delle altre case. Cantiamo esattamente a mezzanotte, abbiamo le gite, la ricreazione e al refettorio…in tutto abbiamo la vita normale. Quindi vivendo questa stessa vita, offriamo la nostra vita. La differenza è che non possiamo avere noviziato. Ci sono poi 2 portoghesi nella certosa di Valencia.

Aura Miguel: Se esistesse il noviziato qua, sareste 8, 9?

Dom Antao: Sì e no. Contiamo i professi, i novizi non contano, perché forse possono non perseverare. Quando ne avevamo 12, abbiamo formato sacerdoti.

Aura Miguel: C’è stata gente famosa qui, come il pittore Fra Miguel, il calciatore

Dom Antao: Sì, un altro famoso è il “Quintela”, uno dei proprietari del “Vista Alegre”, è sepolto qui.

Aura Miguel: E il calciatore, l’hai conosciuto?

Dom Antao: Sì, l’ho formato, era il maestro dei novizi. Lui chiedeva il permesso di correre intorno al chiostro a causa dell’immobilità (ride…). L’ho conosciuto, l‘ho formato ed ora è procuratore nella certosa in Calabria.

*Alla fine, la giornalista parla del panorama commerciale del Natale e chiede a Dom Antao consigli sul modo migliore per vivere questo periodo dell’Avvento e del Natale.

Dom Antao: Una sola parola: decristianizzazione della società. La società ora trascorre le feste cristiane senza il cristianesimo. Il mio consiglio sarebbe di vivere come viviamo le feste cristiane, principalmente, non solo, ma principalmente con il contenuto cristiano. Che Gesù nasca, che si parli di Gesù, che si pensi a Gesù! L’unico consiglio è che i cristiani mantengano e preservino il cristianesimo nella società e continuino a vivere il Natale e tutte le altre feste in modo cristiano, perché adesso, sia involontariamente o inconsciamente, stanno scristianizzando le feste.

Aura Miguel: Questo scenario non ti spaventa?

Dom Antao: Sì, molto. Nella mia preghiera, ho momenti di tristezza e poi ho fiducia nelle parole di Gesù nell’ultima cena: ho vinto il mondo. È triste da vedere…non la gente che non va a Messa per essere pigra ad alzarsi dal letto…ma sì la volontà di perseguitare la Chiesa che esiste, la Massoneria e il Satanismo che agiscono. Non sono la pigrizia e l’abbandono dei cristiani deboli. Ci sono anti-cristiani che perseguitano la Chiesa. In Spagna questo è molto attuale. Una volontà di proibire, impedire, rendere difficile l’insegnamento della religione nelle scuole. C’è una persecuzione alla Chiesa, questo è ciò che dà tristezza. La debolezza umana è sempre penosa, ma c’è poco cristianesimo ed i nemici del cristianesimo ci inseguono.

Aura Miguel: Dio continua a chiamare, ma pochi sono illuminati …si dice che l’uno o l’altro appare qui.

Dom Antao: È necessario riconoscere che la situazione attuale è già descritta nel Vangelo. Un piccolo gregge. Erano pochi: “Voi anche volete andare via?” Aveva una dozzina di apostoli e non si sapeva se anche questa dozzina sarebbe andata via. Già nel Vangelo esisteva questa situazione di pochi e perseguitati. E Gesù finisce dicendo nell’ultima cena prima di morire: ho vinto il mondo. Quindi quello che succede ora è essenziale per il cristianesimo. Ma è spiacevole che lo abbiano crocifisso Gesù, anche se lui sapeva che sarebbe stato crocifisso.

Aura Miguel: Grazie Dom Antao, per questa certezza incrollabile che testimonia la vittoria in un contesto così difficile.

Grazie e se puoi, ora mi fido che preghi per tutti noi che abbiamo ascoltato e preghi per la “Radio Renascença”.

“Meditationes”

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301. Vedi come ami questo corpo incomparabilmente più di quanto valga, poichè il tuo dolore non è proporzionato ai danni che esso subisce. Per esempio, una piccola ferita e il morso di una pulce causano in te un grande turbamento. Ma colui per il quale Dio è il solo bene assoluto, si affligge unicamente della sua perdita e di nient’altro. Non fu così, nell’inferno, per il ricco epulone (Lc 16, 22-24). Questi, infatti, tollerava tranquillamente di aver perduto Dio, poichè non domandava che gli fosse restituito Dio, ma sopportava male la privazione dell’acqua alla quale era abituato, perchè gli rinfrescasse la gola.

302. ” L’orecchio del signore ascolta le disposizioni del tuo cuore” (Sal 10, 17) , ma tu le ignori, al pari del beato Pietro che diceva : ” Sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte” (Lc 22, 33) . Non fare, dunque, troppo caso nè al tuo giudizio, nè a quello degli altri nei tuoi confronti, ma solo a quello di Dio.

303. Vedi fino a che punto ignori te stesso: non c’è paese tanto lontano e sconosciuto, a riguardo del quale credi così facilmente a colui che racconta menzogne.

304. Quanto più un evento è sconosciuto e verosimile, ed è autorevole chi lo racconta, tanto più facilmente gli si presta fede.

305. Ecco, legato a questo corpo mortale, eri già abbastanza infelice, poichè eri soggetto a tutte le sue alterazioni, fino al morso di una pulce o di un topo. Questo non ti è bastato. Ti sei legato ad altri oggetti come fossero altri corpi: l’opinione degli uomini, l’ammirazione, l’amore, l’onore, il timore e altri legami simili, le cui ferite ti causano dolore come quelle del corpo.

Un’imperdibile intervista

Oggi 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, la Chiesa celebra la XXIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. In questa giornata, di ringraziamento e di preghiera per il dono delle vocazioni, voglio offrirvi una splendida testimonianza.

Lo scorso novembre, la autorevole giornalista portoghese Aura Miguel, si è recata ad Evora, dove è riuscita ad ottenere una preziosa intervista dal Priore della certosa di Santa María Scala Coeli. Dom Antao, certosino da oltre sessanta anni ha risposto a tante domande sulla sua esperienza di vita consacrata.

Imperdibile!!!

L’intervista radiofonica, dell’ emittente Radio Renascença, è in portoghese, ho tradotto in italiano il testo che vi offro di seguito.

A causa della lunghezza ho ritenuto opportuno dividerla in due articoli. Oggi il primo a seguire il secondo. Buon ascolto e buona lettura.

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Aura Miguel: La conversazione di stasera è rara e speciale. C’è in Evora un convento di clausura dove ogni uomo vive in stretto silenzio. Ciascuno nella sua cella anche durante i pasti. Questi uomini, si alzano di notte per pregare e ancora oggi seguono lo stile di vita definito da San Bruno che fondò l’Ordine Certosino nell’anno 1084. In questo tempo di rumorosa corsa, è un privilegio parlare con uno di questi eremiti.

Dom Antao: Io sono il Padre Antao, il Priore della Certosa di Evora. Da 64 anni vivo nell’Ordine e da 54 anni in questa casa. Da giovane mi hanno inviato a fondare qui e in tutta la mia vita sono stato qui. E sono stato incaricato di assumere la presentazione e la direzione di questa casa, perché conosco tutta la sua storia del secolo XX e XXI.

Aura Miguel: Com’è iniziato tutto nella tua vita?

Dom Antao: Sono stato battezzato con il nome di Eduardo e l’attuale nome di religione, con l’abito certosino, ho preso il nome di Antao, che è un monaco, un santo.

Aura Miguel: Da dove vieni?

Dom Antao: Sono nato a Caves, che è ai piedi dell’Africa, la parte sud della Spagna, due anni prima della guerra civile spagnola. Ho vissuto la mia infanzia nel dopoguerra e ho studiato 8 anni con religiosi marianisti, poi ho iniziato a studiare filosofia a Madrid, dove Dio mi ha chiamato alla vita certosina all’età di 20 anni.

Aura Miguel: Quando hai iniziato a studiare filosofia, avevi qualche idea che saresti diventato un certosino?

Dom Antao: No. È interessante…è stato solo all’Università che ho cominciato a pensare di consacrarmi a Dio.

Aura Miguel: Padre, ma avresti potuto andare dai francescani, dai gesuiti … perché i certosini?

Dom Antao: Allora, andiamo un passo avanti. Ho pensato di consacrarmi a Dio. Il mio progetto in filosofia era di essere un aggregatore culturale presso un’ambasciata spagnola, specialmente in Sud America. Quando ho iniziato a pensare, è successo il seguente: un giorno, tra una lezione e altra, eravamo in un gruppo di mezza dozzina di studenti o qualcosa di più, e circa 3 o 4 insegnanti. Uno di loro Don Luis Morales Oliveira, che era il direttore della biblioteca nazionale di Madrid. Mentre parlavamo ho ascoltato che diceva agli altri insegnanti che suo figlio era appena entrato nella certosa di Miraflores, a Burgos, e che cantavano a mezzanotte… e che c’era una cella per lui con un cortile, ecc . Ho smesso di parlare e l’ho ascoltato. Ciò mi ha impressionato fortemente.

Aura Miguel: Fino ad allora non sapevi com’era la vita dei certosini?

Dom Antao: No. È curioso che c’era una pubblicità sul liquore chartreuse, l’annuncio era: il liquore “des péres chartreux”. Bene, io sono soprannominato Peres e pensavo che fosse qualche cugino mio, il cui nome era Peres Chartreux, ma erano i Padri Chartreux (ride…). Ignoranza su cosa fosse…

Aura Miguel: Hai iniziato ad ascoltare il professore che descriveva com’era la vita certosina?

Dom Antao: Sì, la spiegazione della vita certosina mi ha colpito profondamente. Da lì ho iniziato a pensare e ad informarmi, e sono entrato nella Certosa di Miraflores.

Aura Miguel: Sei entrato per vedere com’era? Ma…e fino ad entrare? Scusa, com’ è stato il percorso?

Dom Antao: Sono entrato perché il mio confessore ha scritto una lettera alla certosa e ho deciso. Sono entrato già deciso e mi hanno messo in una cella.

Aura Miguel: Ma già sapevi che saresti entrato in una famiglia religiosa molto rigorosa?

Dom Antao: Mi sono informato totalmente leggendo, e i confessori mi hanno aiutato. Sono entrato ai 20 anni, ho fatto gli studi sacerdotali lì, all’interno dell’Ordine, con gli insegnanti dell’Ordine. Ho cantato la Messa 7 anni dopo e 10 anni dopo mi hanno mandato a fondare qui.

Aura Miguel: Solo un attimo….Stai raccontando troppo veloce, ed io sono piena di curiosità e ti domando…Molti di coloro che ascoltano la nostra conversazione, si chiedono cosa porta una persona che potrebbe avere un futuro brillante come filosofo e una vita culturale in un’ambasciata… , voglio dire, avevi degli amici, avevi una vita… E com’è attraversare un chiostro e non andarsene mai da lì?

Dom Antao: Infatti la spiegazione è soprannaturale. Va bene che io risponda alla domanda su come una persona rinuncia al mondo? La risposta è che la persona convince se stessa che solo Dio basta.

Aura Miguel: E questa consapevolezza la avevi già a 20 anni?

Dom Antao: Sì, ed anche prima, forse ci sono voluti 2 anni. Ciò significa che lo Spirito Santo mi convince interiormente, perché esteriormente non c’è nulla da convincersi. È accettare come soprannaturale, come proveniente da Dio, che Dio mi chiama.

Ricordo anche perfettamente, ero nel corridoio di casa mia a leggere il vangelo del giovane che si presenta a Gesù: cosa devo fare per ottenere la vita eterna? Lascia tutto! Ricordo perfettamente… lì, in piedi, tutto questo è successo. E dopo due mesi ho letto qualcos’altro che mi colpisce: la vocazione è una maturazione lenta.

Aura Miguel: Ma è una maturazione che è confermata nel corso del tempo.

Dom Antao: È interesse confrontare la mia vocazione, i miei tempi con gli attuali. Nell’ordine certosino eravamo 12 novizi. C’erano 2 o 3 noviziati all’anno in quel tempo. Il noviziato durava 5 anni, eravamo 12, quindi c’erano più di 2 noviziati all’anno. Ora non è così.

Quindi una delle cose che conosciamo è la dimensione del silenzio e che questo silenzio nei tempi attuali è molto difficile da sopportare.

È curioso ed io stavo rispondendo… dicevo che eravamo più preparati di oggi. Oggi ascolto due parole, c’è attrazione e non c’è preparazione. Noi avevamo la preparazione. Eravamo preparati al silenzio e alla solitudine. Perché prima avevamo una vita esteriormente senza televisione, senza viaggi e quindi eravamo più preparati e ci costava meno. Oggi, entrano in certosa con 30 anni e hanno alcune abitudini di rumore che rendono le cose molto difficili. Tutto era più facile per noi.

Aura Miguel: Come si raggiunge questo silenzio? Si deve imparare, giusto? Anche se c’è la disponibilità, solo con buona volontà non si raggiunge. Certo che è la chiamata del Signore, ma che silenzio è questo? È possibile descriverlo?

Dom Antao: Ci sono interi libri scritti sul silenzio. C’è un testo attuale “La forza del silenzio” del Cardinale Sarah che finisce con un’intervista al Priore dell’Ordine. Riguardo al silenzio è possibile scrivere molto e, direi, bisogna distinguere o dobbiamo distinguere tra silenzio e taciturnità.

Taciturnità è il silenzio delle persone, del non parlare. E il silenzio è il silenzio delle cose. Qui nella certosa c’è taciturnità nel senso che non ci parliamo l’un l’altro. E quando gli estranei parlano di silenzio, dimenticano o non pensano che qui ci sia anche un silenzio delle cose o un ambiente di silenzio. Un momento, per voi è ovvio, ma per coloro che ci ascoltano, anche su una radio, non è così evidente.

Dom Antao: Allora andiamo…Essere taciturno è non parlare, stare uno accanto all’altro senza parlare. Ma il silenzio ha un altro più profondo aspetto, che è da un altro livello. È il silenzio dell’ambiente, diciamo. Qui nel chiostro si sentono solo gli uccelli…Ed anche se siamo vicino alla città, non sentiamo nulla della città. E ti dirò qualcosa di curioso… il silenzio ambientale, che è diverso dalla taciturnità, oltre a non parlarci, creiamo qui un ambiente di pace.

Qui ci sono stati lavori di muratori, entravano 4 o 5 a lavorare qui. Io, come Priore, sono l’unico che contatta le persone fuori e ho visto che avevano acceso la radio. Gli ho detto: per favore, se avete bisogno di notizie, mettete a bassa voce. Mi hanno detto: Padre, accendiamo la radio perché questo silenzio ci spaventa.

Non dimenticherò mai questa frase! C’è un ambiente tranquillo nel chiostro che, per noi, ci aiuta ad attraversare il chiostro parlando con Dio, ma li spaventava il silenzio. Quindi non dimenticate che oltre a non parlare con l’altro, abbiamo un aiuto per vivere la nostra vita che è solo sentire gli uccelli e sentire solo lo scroscio dell’acqua piovana, Si tratta di un ambiente in cui nulla ci ricorda della città. Questo è molto importante.

Aura Miguel: Ma questo silenzio che spaventa tante persone è il modo di Dio per parlarvi?

Dom Antao: Non è che Dio non parla, diremmo che è una facilità per noi di ascoltarLo. È un ambiente che mi consente di essere più attento, senza distrazioni. Questa libertà dal rumore non fa parlare Dio, ma mi permette di ascoltare Dio.

Aura Miguel: Chi ci ascolta, forse si chiede…com’è questa vita all’interno della clausura? Io non sono nemmeno all’interno della clausura, tu sei uscito dalla clausura, perché le donne non possono entrare, voi vivete in celle, in fondo siete eremiti.

Dom Antao: Siamo eremiti tutta la settimana, tranne la domenica siamo cenobiti. L’idea di San Bruno 900 anni fa, ha avuto tanto successo che continuiamo oggi a vivere come hanno scritto alcuni anni più tardi…scritti che descrivevano cosa facevano e così noi siamo guidati dalla descrizione che hanno fatto su come vivevano 900 anni fa.

Aura Miguel: Stiamo parlando dell’anno 1084 e ancora oggi vivete lo stesso stile?

Dom Antao: Nel 1101 San Bruno morì e hanno scritto: “noi facciamo questo…”, “ci alziamo a mezzanotte…” e così via..Ed oggi continuiamo a fare tutto.

Aura Miguel: Quindi vuoi dirci come è il vostro orario?

Dom Antao: La giornata è divisa in 3 parti: 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro e 8 ore di riposo. Concretamente iniziando il pomeriggio, riposiamo alle 20:30 per andare a dormire per 3 ore e 30 minuti, fino a mezzanotte. A mezzanotte ci svegliamo e cantiamo fino alle 3 del mattino.

Aura Miguel: A mezzanotte vi alzate, se piove, fa freddo o caldo…è lo stesso?

Dom Antao: In questa città, in questa Certosa non c’è problema perché il tempo è molto buono. Nella certosa dove sono entrato, a Burgos, sono stato anche sotto il ghiaccio.

Aura Miguel: Ma vi alzate e lasciate la cella?

Dom Antao: Ecco a cosa serve il chiostro. Il chiostro è racchiuso nelle certose. Per rispondere più profondamente, vorrei dire che coloro che escono, che non perseverano e rinunciano alla vita qua, non è per ragioni, direi, corporali: sonno, freddo o fame. Tutti vanno a causa della solitudine. Coloro che se ne vanno, vanno per la solitudine. E coloro che rimangono, rimangono a causa della solitudine. Quindi è così…cantiamo fino alle 3, alle 3 torniamo a dormire per le altre 3:30.

Aura Miguel: Ma cosa cantate tra mezzanotte e tre ore, cosa succede in chiesa?

Dom Antao: Cantiamo in gregoriano gli stessi libri di 900 anni fa. Perché usiamo i manoscritti…copiamo e ripetiamo i manoscritti di 900 anni, da quando hanno cominciato i nostri Padri, e poi sono stati conservati. Cantiamo in gregoriano, un gregoriano un po’ diverso, perché si scriveva nei manoscritti con una piccola differenza. È interessante il fatto che, dopo il C.V. II, cantiamo in gregoriano, ma in portoghese. E se possibile in italiano e spagnolo. Qui in francese, tedesco o altre lingue non ci riesce. Abbiamo un’antifona, un responsorio in latino, poi si continua il salmo completo con la melodia gregoriana in portoghese.

Aura Miguel: Perché rendete questo momento di preghiera così solenne tra mezzanotte e le 3 del mattino?

Dom Antao: Bene, se abbiamo tempo, te lo dico nei dettagli. Quando è successo il restauro della chiesa monumentale, pagato dal consiglio di cultura dello Stato Portoghese, il direttore dei monumenti nazionali di Lisbona è venuto qua per vedere se lo Stato coprisse i costi o no. Ho accompagnato l’architetto che voleva sapere come erano i tetti, i legni marci…gli presentavo e spiegavo la chiesa, parlavo della della visita architettonica e dei motivi…parlavo sulla vita dei certosini. Indirettamente spiegavo perché qui cantiamo, qui mangiamo, qui passiamo la settimana. Quando abbiamo finito, qui alla porta della clausura, ho detto al maestro architetto: spero che tu abbia avuto un’idea di cosa è la certosa, anche se non ti ho fatto un sermone. Mi ha detto: “Padre, mi hai detto che vi svegliate a mezzanotte per cantare senza distrazioni. Io vado alla Messa solo di domenica pensando al calcio! Come possiamo lamentarci più tardi?”

Letteralmente mi ha detto questo (ride…).

Dom Antao: Bene…siamo solo attenti al testo del salmo. Cantiamo 150 salmi ogni settimana.

Aura Miguel: Ma voi potreste pregare ciascuno nella sua cella?

Dom Antao: Ho detto che sono 8 ore dedicate alla preghiera in totale. Parte di queste ore sono di lettura spirituale, ma sono 4 ore di canto. Ma in aggiunta, i sacerdoti diocesani hanno la liturgia delle ore tra 1 ora e 1:30 durante il giorno. Noi abbiamo tutte: prima, terza, sesta, nona…la liturgia delle ore che non sono cantate, ma pregate nella cella. C’è un’enorme differenza tra cantare un Gloria in Exelcis e un Te Deum, e pregare un Te Deum.

Aura Miguel: Spiegami perché.

Dom Antao: Non è lo stesso cantare e pregare. Salve Regina cantata è molto più impressionante, ha un’influenza molto forte su di me. Posso pregare la Madonna “Ave” o cantare un “Ave”. Per la Madonna è lo stesso, ma l’influenza in me è molto più grande. Quindi cantare è molto importante.

Aura Miguel: Ma sei un conversatore, come si percepisce, e che adesso sei già abituato qua. Ma immagina… non parlare con gli altri, con il vicino!

Dom Antao: Nonostante la mia facilità a parlare, ho un’inclinazione per la solitudine e il silenzio. Abbiamo un’inclinazione più interiore. Posso parlare e, sfortunatamente, noi Priori siamo “mezzi” certosini, perché siamo incaricati di parlare.

Aura Miguel: Sì, padre, allora è quasi una punizione essere qui fuori.

Dom Antao: Ma in ogni caso, per tendenza, quando sono entrato in certosa ho passato anni e anni da solo nella cella, e dopo sono arrivato qui già come maestro dei novizi.

 

Continua….