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“Meditationes”

copertina

211. La verità è molto amara e sgradevole per i tuoi simili, non per sua colpa, ma per la loro, come una luce sfolgorante per occhi malati. Bada, dunque, a non renderla più amara, non dicendola come dovresti, cioè a motivo di carità. Per questo, il buon medico che amministra una posizione salutare, ma amara, cosparge di miele il bordo del vaso. Ciò che è dolce, infatti, si prende volentieri. Allo stesso modo, ciò che devi fare: essere utile agli uomini.

212. Ogni anima razionale, allorchè vuole vendicarsi, infliggere agli altri ciò che ella teme e aborrisce per se stessa e considera come un male. Di nulla essa si serve più volentieri che della verità per vendicarsi, e non infligge alcun altro male con spirito altrettanto velenoso. Ella, dunque, di nulla ha più orrore, per se stessa, che di sentirsi dire la verità. Ciò che un avversario dice del suo nemico, può, se questi lo riconosce umilmente, meritargli la salvezza eterna. In effetti, che si tratta un adultero come tale, gli dice con intenzione malvagia ciò che questi deve confessare spontaneamente per essere salvato. Accolga, dunque, volentieri tutto ciò, senza fermarsi all’intenzione del suo nemico, ascoltando quello che gli viene detto.

213. Se dici la verità non per amore della verità, bensì per desiderio di ferire gli altri, non riceverai la ricompensa di colui che dice la verità, ma la pena dovuta a chi commette un oltraggio.

214. Ciò che infliggi agli altri come un male, lo riterrai come male se qualcuno si comporta allo stesso modo con te , e viceversa.

215. Considera quale supplizio dovrai sopportare quando la luce vera ti rivelerà perfettamente a te stesso (Gv 1, 9), se soffre tanto colui al quale mostri con una parola una piccola parte della sua malizia. Allora, infatti, saranno manifestate le intenzioni dei cuori (1 Cor 4, 5).

“Meditationes”

copertina

206. Se uno lavorasse per Dio tanto quanto si impegna per il mondo, si ricorderebbe il giorno della sua nascita al cielo come quello di un martire.

207. Come dal ghiaccio proviene il freddo, così dall’amore per le cose terrene deriva il vano timore e altre miserie che invadono l’anima. Ora, quale miseria è peggiore il freddo o il vano timore? Non è forse il timore? Allontana, dunque, da te tutto ciò che è causa di timore, come fai nei riguardi del freddo. Allontanalo, dico non da un luogo materiale, ma dal tuo spirito.Infatti, non bisogna temere nulla, se non ciò che si può e si deve evitare. Il peccato.Tutto ciò che conviene sia evitato, cioè l’iniquità, si può evitare con l’aiuto di Dio.

208. Vedi fino a che punto sei in potere degli uomini, tanto da esserne tribolato e sofferente. Tanto per essi è facile criticarti con le parole o con il pensiero, tanto per te è facile soffrirne. Che cosa succederebbe se volessero picchiarti? Dal fatto che dispiaci loro, eccoti nella tribolazione, sei dunque in loro potere. Che uno di essi si comporti con te in un modo o nell’altro, ti trovi esposto secondo la disposizione del tuo spirito. Se riesci sgradito a loro perchè fai il bene, ciò nuoce a loro, non a te. Lavora, dunque, a cambiare i loro cuori, non a ciò che è bene per te. Se tu, invece, non sei gradito a loro per il male che fai, non è la loro riprensione a nuocerti, anzi ti è utile, bensì il tuo male.

209. ” L’amore di Dio è stato effuso nei nostri cuori per mezzo della Spirito santo che ci è stato donato” Rm 5, 5). Ora, tu non ami Dio e il tuo prossimo se non per i benefici terreni che ne ricavi. Questa effusione, dunque, è operata in te dai beni di questo mondo, non per mezzo dello Spirito santo. In questo modo non è l’amore che si è effuso in te, ma la cupidigia.

210. Quando rimproveri qualcuno, non puoi fare per lui cosa più utile. Tuttavia, sarai giudicato come uno che ha agito rettamente, solo se lo hai fatto per il suo bene, cioè per l’amore che hai per lui.

 

 

Come Dio (Parte prima)

preghiera solitaria

Ancora un brano per voi, tratto dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone che vi presento oggi dal titolo “Come Dio” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…eccovi la prima.

Quando troviamo il sentiero che ci conduce senza deviazioni al cuore di Dio, ciò che lo glorifica e ci dà la certezza del suo fine, scopriamo con una sola occhiata l’infinita urgenza dell’amore. Non possiamo ignorare questo invito a dare tutto ciò che abbiamo e ad unirsi a Lui che ci chiama: la linea tracciata è imperiosa ed è l’intero uomo che deve essere impegnato a seguire.

Le piccole croci e battute d’arresto che hanno così spesso disturbato la nostra esistenza quotidiana verranno accettate per quello che sono veramente: testimonianze dell’amore di Dio. La fedeltà di questa accettazione basterebbe a preservarci dalla tiepidezza e a tenerci vigili nell’amore. “La tua condotta sia degna di Dio, che lo compia in ogni cosa, porti frutto in tutte le opere buone e cresca nella conoscenza di Dio; confortato con ogni forza dal suo potere glorioso, sopportare ogni cosa con pazienza e longanimità e gioia, rendendo grazie a Dio Padre “(Col. I, 10-12).

Ogni amico ama conoscere meglio il suo amico, così può soddisfare più fedelmente i suoi desideri e unirlo totalmente nello spirito. Questo è il motivo per cui vorremmo ridurre il mondo a noi stessi in silenzio e dominare la nostra natura, sentire nei nostri cuori l’Ospite divino e compiere tutte le Sue volontà. Con lo stupore di un bambino che scopre l’universo, vedremo sempre più chiaramente, dove i nostri occhi spirituali non hanno visto nulla prima, l’azione e l’ordine di Dio. “Ciò che ti chiedo è che la tua carità aumenta nella conoscenza e in ogni discernimento, così che tu possa distinguere il meglio, affinché tu possa essere sincero e irreprensibile per il giorno di Cristo” (Filippesi 1: 9-10). ).

La preghiera e lo sforzo quotidiano non sono intesi a condurre Dio a fare la nostra volontà, ma a realizzare la sua volontà in noi e per noi stessi, anche se il prezzo è il sangue del nostro cuore. Questo è il significato e lo scopo della vita spirituale. Le preghiere più sante e più efficaci devono spesso essere sulle nostre labbra e sempre nelle nostre intenzioni.”Possa la tua volontà sia fatta sulla terra come in cielo!” Dio vuole – questo è il Suo desiderio sovrano e la Sua gloria in noi, – che ora iniziamo a servirLo come in cielo, che siamo conformi al Verbo e divinizzato secondo l’invito del Vangelo. L’azione della grazia nell’anima è così radicale, così potente, che può essere in tempo, e nonostante il tempo, questo eterno disegno del Padre “Ma la vita eterna è questa : conoscano te come l’unico vero Dio, e a Gesù Cristo, Il Figlio che vive in noi ascende al Padre con la sua umanità glorificata. Ha adempiuto la sua missione sulla terra, e manda il suo Spirito a resistere. “Ti ho glorificato sulla terra e ho finito il lavoro che mi hai affidato”. Questa missione continua nella nostra vita, in modo che tra di noi, Gesù, non manca mai di lodare il Padre. Questo è lo scopo della sua incarnazione, il motivo per cui “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini “(Fil. II, 7). Non ha cercato alcuna gloria per se stesso curato solo la gloria del Padre. Ma perché ciò avvenga è necessario che ognuno di noi è un bambino, a testimoniare nel Padre, con Gesù, la pienezza della giustizia, gratitudine e d’amore. “Per questo motivo chino le ginocchia davanti al Padre di nostro Signore Gesù Cristo, di chi l’intera famiglia nei cieli e sulla terra prende il nome “(Ef., III, 14-15). Fu a tal fine che il Figlio scese sulla terra, più umile e ubbidiente di tutti noi, spogliati di ogni brillantezza e di tutti gli onori. “Sebbene possedesse la natura di Dio, non mantenne fermamente la sua condizione divina” (Fil. II, 16). Ecco perché l’oscurità era senza forza contro la luce. Quale peccato sfigurato diventa puro e vero ancora, ciò che è stato maledetto è santificato, ei figli delle tenebre diventano figli di luce, purché accettino in tutta semplicità il dono di Dio. La parola eterna diffonde su di lui i suoi raggi di vita: “Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo. È per loro che santifico me stesso, affinché anche loro siano santificati nella verità “(Giovanni, xvii, 18-19). III, 14-15).

Continua….

Una spirale di silenzio

Forza silenzio dysmas 1

Ancora uno splendido pezzo di Dom Dysmas de Lassus, tratto dal libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”.

I monasteri, e le certose in particolare sono strade di accesso silenziose e privilegiate per giungere a Dio. Si può dunque parlare di una spirale di silenzio?

Dom Dysmas de Lassus: L’uomo può percepire queste spirali in ogni relazione amorosa che si va consolidando. Inizialmente trionfa la parola, c’è molto da scoprire nell’altro. Con il tempo conquista terreno la presenza silenziosa. E’ sufficiente stare uniti, gli sguardi uniti valgono più delle parole. Nella relazione con Dio troviamo questo medesimo processo: come tutte le relazioni possiede la sua storia ed il suo sviluppo. Nel testo che ho già citato, Isacco di Ninive lo esprime così: “Poco a poco qualcosa ci attrae ad un silenzio maggiore”, ciò implica una nuova forma di relazione. Accade lo stesso con un libro: per scoprire la pagina seguente, devi tornare indietro, devi nascondere e, in nessun modo, abbandonare la precedente.

Con Dio questo movimento non ha fine, perchè Egli è l’infinito.

Poco a poco, l’intimità divina che ci colmava inizia a cedere terreno alla insoddisfazione: ascoltiamo come una chiamata ad allontanarci, pur ignorando in quale direzione. E’ come se il signore non andasse all’appuntamento, o per essere più precisi , siamo noi che non andiamo all’appuntamento: noi siamo rimasti nello stesso punto, mentre Dio è avanzato. In questo preciso momento, dobbiamo abbandonare qualcosa per cercare di cogliere i segnali che Egli ci offre, a simiglianza del bambino che si perde nel bosco che ascolta in assoluto silenzio per poter percepire una voce che gli indichi la strada da prendere. In un delizioso testo sulla preghiera del cuore, Dom Andrè Poisson racconta come, prima di entrare nella certosa, aveva incontrato ” una piccola fonte che creava tra il mio cuore e Dio un vincolo infinitamente profondo e reale”. Un bel giorno, molto tempo dopo, lo assalirono i dubbi e se quella piccola fonte a cui ho dato conto non era Dio, giacchè solo di Egli aveva sete. Dom Andrè comprese che doveva abbandonare quella fonte che tanto apprezzava per trovare il mezzo, l’attitudine del cuore che mi permetterà di aprire la porta direttamente a Colui che da tanto tempo stava chiamando a sè invano, perchè nella mia preghiera centravo essenzialmente in me stesso”. La piccola fonte di Dom Andrè era senza dubbio qualcosa di buono e prezioso, ma solo temporaneamente: non doveva rimanere in egli. Così’ come un viaggiatore che scopre uno splendido paesaggio, e si ferma per godere di esso lentamente: ma ciononostante, arriva il momento in cui bisogna riprendere il cammino, in attesa di incontrare nove sorprese ancora più belle. Questa è la ragione delle alternanze che si presentano come una spirale. Per scoprire una nuova relazione, un nuovo linguaggio, il quale ci risulta conosciuto dobbiamo tacere. C’è bisogno di molto silenzioe molta attenzione per scoprire una nuova musica alla quale non siamo abituati. Il maggiore ostacolo di solito vive nella nostra tendenza di rimanere fermi in un sistema che funziona. Al nostro cuore, abituato ad una determinata relazione con Dio, risulta riluttante al cambiamento per creare una nuova relazione; il Signore, tuttavia, è desideroso di andare avanti. Si va avanti per obbligarci a riprendere la marcia.

“Meditationes”

copertina

201. Tutti si sforzano di fare la loro volontà, come se fossero sicuri che l’oggetto dei loro desideri sia buono. Ricorda loro che occorre impegnarsi a fare ciò che si deve.

202. Un tale ti loda per la tua santità: egli si eleva. Poichè al di là di te egli trova ciò che gli piace. La santità. Tu, però, se lo ami non come colui a cui piace la santità, ma come chi apprezza la tua persona, decadi.

203. Il piacere della bestia proviene dal corpo; quello del diavolo deriva dall’orgoglio, dall’invidia e dall’inganno; quello del filosofo dalla conoscenza della creazione; quello degli angeli dalla conoscenza e dall’amore di Dio.

204. Non si difende la verità, è questa che difende. In effetti, non è essa che ha bisogno di te, ma tu di lei.

205. ” Non si turbi il vostro cuore, e non abbia timore” (Gv. 14, 27). Ecco il vero sabato, che è celebrato da colui che non è nè sedotto nè costretto. Costu possiede se stesso. In tal modo può dare in elemosina se stesso, mostrandosi irritato o in pace, a seconda di come giudicherà utile per gli altri.

Un sermone per l’ Esaltazione della Santa Croce

croce

Cari amici ecco per voi un sermone del 1965 di un priore certosino, realizzato per la festività che si celebra oggi: l’Esaltazione della Santa Croce.

Un sermone per l’ Esaltazione della Santa Croce
Miei venerabili Padri,

“Quando sarò stato esaltato, attirerò tutto a me stesso.” Così ha parlato Gesù, e la sua profezia si è adempiuta. Oggi, in tutto il mondo, la croce sta in piedi e gli uomini la guardano.

Cos’è questo mistero? Perché la croce di Cristo attira così le anime quando, presa in se stessa, rivela solo una sofferenza che tutti noi fuggiamo? È che la croce di Cristo è una croce presa dall’amore e liberamente acconsentita.

Solo l’amore attrae l’uomo. Ora, come ha scritto uno scrittore moderno e incredulo: “L’ amicizia vera, la vediamo in un uomo il cui amico era stato imprigionato e che dormiva ogni notte sul pavimento della sua stanza per non goderselo un conforto che era stato rimosso da colui che amava. ” L’unica domanda seria è questa: “Chi, caro signore, chi dormirà sul pavimento per noi stasera?” L’uomo crede nell’amore solo se partecipa alla propria sofferenza. Egli ritiene che solo l’amore che va alla sofferenza e alla morte che espia per lui in silenzio, senza una parola di rimprovero, perché la stessa parola che richiama il servizio è un reato per la delicatezza del l’amore.

È solo quando ha incontrato un amico vero e disinteressato, un vero amore che l’uomo si dà a sua volta e che spiega l’attrazione della croce sulle nostre anime. La croce è la prova dell’amore. Siamo tutti lì dolorosi, schiacciati un giorno o l’altro sotto il peso della sofferenza, il peso della vita. Cristo è venuto liberamente per condividere la tristezza umana. “La mia anima è triste fino alla morte”, ha detto, e poco prima ha anche detto: “Io do la mia vita, e nessuno me la prende”.

Così la Parola di Dio che non avrebbe potuto essere incarnata, Gesù che avrebbe potuto glorificare Dio sulla terra con una vita di pace e di gioia, ha voluto soffrire con noi e per noi. Voleva sentire tutte le nostre sofferenze fisiche e morali. Il suo corpo fu distrutto, le mani ei piedi trafitti, la testa coronata di spine. Vide i suoi discepoli abbandonarlo, uno di loro lo tradiva. Vide il dolore di sua madre ai piedi della croce, si sentì abbandonato dal Padre. Tutto ciò, ha sopportato di condividere la sofferenza umana, di espiare al posto di coloro che lo hanno negato, di mostrare loro che il suo amore non era una parola. Già Platone aveva visto solo morire senza un reclamo, i profeti avevano descritto, e oggi gli stessi non credenti che non conoscono Cristo vedere in liberamente accettato la sofferenza per coloro che amiamo l’unico e sommo prova di amore.

Così morì Gesù, senza una parola di rimprovero o amarezza, perdonando tutto nell’angoscia, ma anche nella dolcezza del cuore. Ed è per questo che lo amiamo e gli disegna tutto. Questo rispetto per la nostra libertà anche nella morte non è ciò che è meno attraente in Cristo. Si è donato liberamente, non ha limitato il nostro amore; vuole che ci diamo a lui liberamente. Si è donato completamente, vuole che ci diamo tutto. La croce è la testimonianza di questo dono.

Ora comprendiamo questa frase di Gesù per designare la sua croce. La croce la esalta, perché rivela al mondo ciò che è meglio: la profondità e la verità del suo amore. È questo amore che rende Gesù il centro del mondo, che fa girare tutto attorno a lui, che gli consente di dare il mondo al Padre. È questo amore che Dio incoronerà nel giorno della Risurrezione e del Giorno dell’Ascensione, ed è per questo che è il Cristo crocifisso che entrerà nella gloria. E ora tocca a noi imparare le lezioni della croce. Dobbiamo anche dimostrare il nostro amore a Cristo e alle anime. Deve essere la nostra testimonianza di sacerdoti e religiosi perché, se non ci piace, la nostra vita è futile. Ma come dimostreremo questo amore agli altri, come potremo testimoniare a noi stessi che il nostro amore è genuino? È la croce che la rivelerà a noi.

Dovrebbe essere insopportabile per le nostre anime come sacerdoti per vivere, noi i discepoli più amati di Gesù, nella dolcezza di una vita tranquilla e indolore, mentre i suoi membri soffrono spesso di freddo, fame e nudità. Seguendo l’esempio di Gesù, dobbiamo unirci, non solo nel pensiero, ma attraverso una vita crocifissa, a coloro che soffrono. Senza questo, è inutile parlare loro dell’amore. Come potevano davvero credere nella profondità e nella verità del nostro amore, e così anche il nostro amore per Cristo? Anche lui ha sofferto per tutta la vita. Si è dato per noi sulla croce. Il dono che gli diamo deve prendere l’aspetto della croce. Senza questo, possiamo noi stessi interrogarci e chiederci se il nostro dono è vero. E può chiederci …

Non dobbiamo fuggire dalla croce. È centrale nella vocazione del cristiano e soprattutto nella nostra vocazione di monaco, che è solo il culmine e il completamento. Lei è la prova del nostro amore, ci unisce a Cristo e ai nostri fratelli. È in lei solo che è fatto l’incontro divino di Dio con la nostra anima. Ci colloca al centro del mondo e ci rende redentori, ci consente di donarlo al Padre. Ci esalta, ci fa crescere e ci fa andare oltre noi stessi. Lei ci rende veramente sacerdoti.

Nel giorno della nostra morte, è su di lei, sulla sua accettazione che saremo giudicati, poiché lei è il principio della nostra risurrezione e il nostro ingresso nella gloria, poiché saremo giudicati per amore, e la croce identificarti con amore

Qualunque sia la sua forma, dobbiamo quindi amarla, accettarla come un dono del Padre, non ribellarci contro, ma umilmente, gentilmente, silenziosamente, riceverla. Perché se fosse accettato solo, l’amarezza, il lamento o il rimprovero avrebbero offuscato la radiosa bellezza e sarebbero stati un’offesa all’amore che ci chiama a testimoniare. Così sia.

“Meditationes”

copertina

196. Vedi come il Signore ti punge ovunque, allorchè,a causa della concupiscenza, ti allontani da lui per andare verso le creature. Allo stesso modo si comporta la nutrice nei confronti del bambino che stende le braccia fuori della culla, affinchè non muoia di freddo.

197. Tu che non vuoi essere ingannato in nulla, perchè ti lasci fuorviare circa la beatitudine e la ricompensa?

198. Non accettare alcuna azione che sia fine a se stessa, se non conoscere e amare Dio.

199. Vedi come tutti i beni sono desiderati sia per se stessi, sia per qulacos’altro. In altre parole, tutto si può dividere in beni verso cui si tende e beni attraverso i quali si tende ad altro. Ciò si applica ai buoi e a tutto ciò che si possiede o si fa, sino all’uso del pane.

200. La tua ricompensa non sarà misurata sul progresso di coloro che ti sono soggetti, ma secondo il tuo desiderio e i tuoi sforzi, sia che le persone progrediscano o no. Mai, infatti, il successo accresce l’onestà.