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Buone vacanze 2020

monaca 5

Monache certosine e lo spaziamento

Cari amici lettori, è giunto il momento di separarci per qualche settimana. Sarà un periodo di riposo, che arriva a quattro mesi dall’inizio della pandemia del terribile Coronavirus, che tante vittime ha mietuto in questo lasso di tempo. Un riposo fisico ma anche psichico, che possa farci ritemprare dall’ansia e dall’angoscia che ha attanagliato tutti noi, costringendoci ad una clausura forzata. Molti dei lettori di questo blog mi hanno confidato di aver trovato conforto nel consultare Cartusialover, e nel leggere meditazioni, preghiere e testi di alcuni Priori, oltre ad allietarsi nell’ascolto dei canti certosini. La spiritualità certosina, è stata per noi un faro in questa violenta tempesta che si è abbattuta su tutto il pianeta. La domanda che sorge spontanea a seguito di questo isolamento è la seguente, ma ne usciamo piu ricchi o più poveri? Abbiamo nutrito sufficientemente lo spirito in questo periodo di privazioni?

E per questo, che vi allego un breve testo di Dom Innocent le Masson che ci illumina sulla povertà materiale connessa alla povertà spirituale.

Nel congedarmi da voi vi auguro buone vacanze, che siano all’insegna del riposo della serenità, e delle riflessioni.

A presto!!!

La povertà materiale diventa quindi una risorsa della povertà mentale che è la soglia dell’umiltà commentata da Dom Innocent Le Masson nelle sue Direzioni e argomenti di meditazioni per l’uso delle monache certosine. Egli scrive: “La perdita dell’uomo è iniziata con la perdita della povertà di spirito che egli ha sviluppato mentre voleva diventare come Dio. Presunzione di diventare più ricco di com’era, lo fece sprofondare nella miserabile povertà dello spirito, che passò in eredità a tutti i suoi posteri. Le miserie della mente e del corpo che soffriamo provengono solo da un possesso ingiusto, opposto alla povertà. Quindi possiamo dire la verità, che quando non abbiamo niente, noi possediamo tutto, ma volendo possedere, abbiamo perduto tutto. Le consorelle certosine sono pertanto invitato ad applicare alla lettera lo spirito di povertà dell’Ordine, per raggiungere la fonte di umiltà”

 

certosina in bosco spaziamento

Un augurio per l’eternità

copertina Duclaux

Il titolo di questo articolo l’ho coniato a seguito della lettura di questa lettera di un monaco certosino, estratta da libro “Confidences d’un chartreux” che le ha raccolte, essa ci invita a riflettere sul tempo breve e transitorio di questa vita terrena. Egli augura felice eternità!

Ma vediamo chi è il certosino in questione.

Dom Hilarion Duclaux, nacque nel 1727 a Valréas, nel Vaucluse. Proveniente da una famiglia profondamente cristiana, molto presto sentì la chiamata alla vita consacrata ed entrò nella certosa di Bonpas, dove fece professione il 6 agosto 1748. I dolorosi eventi del tumulto rivoluzionario non risparmiarono la sua comunità, difatti i monaci furono espulsi l’8 settembre 1792. Dom Duclaux, che era in cattive condizioni di salute, sentì profondamente questa violenza diretta contro la Chiesa e il suo convento, e morì nella sua città natale nel 1793, all’età di 66 anni.

Recentemente sono state ritrovate delle lettere che egli scrisse alla sua famiglia. Essenzialmente al fratello sacerdote ed a suo padre, al quale scrisse dal gennaio 1748, anno della sua professione, fino all’aprile 1788, quindi alla vigilia della Rivoluzione francese. Le considerazioni spirituali contenute in queste lettere di Dom Duclaux sono incredibilmente attuali, costituendo un vero alimento per la meditazione personale. Si rivela da questi testi, l’animo sereno e fervente rivolto a Dio di questo pio certosino.

Per voi una di queste lettere, scritte al padre per augurargli un buon inizio anno.

Da Bonpas, 1 gennaio 1752

Al signor Duclaux, notaio ed impiegato,

a Valréas

Mio caro padre,

Avevo promesso al mio caro fratello di scriverti e quelli erano i miei desideri. Ma il tempo non mi ha permesso di realizzarle. Ultimamente, ho perso un’opportunità favorevole che si è presentata, ma, dato che era una giornata di spazio, non avevo ancora nessun momento di svago. Ne approfitto ora con grande entusiasmo di chi rimane, per adempiere a te il dovere che il nuovo anno che iniziamo oggi mi richiede: ti auguro felice e colmo delle benedizioni del Signore. Deve farci pensare a questo anno eterno che ci aspetta tutti e che sarà, se gradirà la misericordia divina, la fine della nostra felicità e che deve rendere, in questa valle di lacrime, l’oggetto di tutti i nostri sospiri. Gli anni che trascorriamo qui di seguito sono così piccoli rispetto alla loro breve durata e alle miserie che li accompagnano, che meritano la nostra stima solo quando ci vengono dati per accumulare tesori per il l’eternità. Inoltre, il nostro cuore è creato solo per Dio solo, che è eterno, e nulla di ciò che accade è degno di Dio. Beati coloro che fanno queste riflessioni e che, non attaccandosi a questa vita deperibile, attendono uno che non avrà fine, dove tutti i beni sono compresi, perché uno ha Dio lì, che è la felicità di santi. È lì, mio carissimo padre, che ti auguro, e per tutta la casa, perché la salvezza delle tue anime mi è cara come la mia. E tutto ciò che voglio nella nostra solitudine è vederti un giorno, riunito in questa patria celeste. Dio ci conceda la grazia!

Non ti parlo qui, mio carissimo padre, della parte che hai preso in onore che la Divina Provvidenza mi ha fatto, elevandomi al sacerdozio. Penso che sia molto grande. Sarei stato molto felice di vederti partecipare alla mia prima messa. Questo è abbastanza naturale. Mio carissimo fratello mi fa sperare che avrò il piacere di vederti con il mio carissimo zio, quando il tempo e gli affari lo permetteranno. Attendo con impazienza questo felice giorno, che potrebbe essere l’ultima volta che ci vedremo in questo luogo di esilio. E spero, con l’aiuto di Dio, che lo spendiamo in discorsi spirituali. Mi renderai felice se sei solo voi due.

Ho ricevuto una lettera da mio fratello Joseph qualche tempo fa. Sta andando bene. Mi piace anche, per grazia di Dio, buona salute e grande contentezza. Ti prego di offrire i miei umili rispetti a mio caro zio e mio caro fratello, a tutta la casa ea tutti i parenti.Vi auguro tutta la pace del Signore e, soprattutto, il suo amore divino, che deve essere l’anima della nostra anima. Concludo con i desideri e con i sentimenti più umili e più rispettosi con cui sono,

Da Bonpas, 1 gennaio 1752

mio caro padre, il tuo servo molto umile e molto ubbidiente,

Fratello Hilarion Duclaux, certosino. “

Lettera sulla Devozione al Sacro Cuore

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Oggi per voi, un’altra perla sulla Devozione al Sacro Cuore, stavolta una lettera concepita da Dom Giovanni Giusto Lanspergio. Egli la scrisse verso il 1525, allorquando era Maestro dei novizi nella certosa di Colonia.

Dedicata al novizio, che vive nella cella posta nell’angolo vicino al cimitero; possa la tua devozione crescere costantemente!

Mio caro figlio, abbi cura di eccitarti per venerare l’ottimo Cuore di Gesù, questo Cuore così pieno di amore e misericordia; onoralo con adorazione assidua, abbraccialo ed entra con il pensiero in questo Cuore che è aperto a te. Chiedi attraverso di lui ciò che desideri, offrigli tutte le tue azioni, poiché è il vaso che contiene tutte le grazie celesti, la porta attraverso la quale andiamo da Dio e attraverso la quale Dio viene da noi. Metti quindi, in un luogo in cui devi passare spesso, un’immagine di questo Cuore divino (o delle Cinque Piaghe), ecciterà in te l’amore di Dio e ti avvertirà spesso di agire per lui. Mentre guardi questa immagine, ricorda che sei in esilio e nella miserabile schiavitù del peccato; poi, con gemiti, sospiri e aspirazioni ardenti, porta il tuo cuore a Dio; quindi, raccogliendo nella tua mente, senza alcun suono di parole (o persino usandole se ti sono di aiuto), grida al Signore per ottenere la purificazione del tuo cuore e l’unione della tua volontà nel Cuore di Gesù, c è per il piacere di Dio. Potresti anche, se la devozione interiore ti preme, abbracciare questa immagine, vale a dire il Cuore del Re Gesù e persuaderti nella tua mente che hai veramente il Cuore divino del Salvatore Gesù sotto le tue labbra. Oh! poi brucia con il desiderio di legare il tuo cuore a Lui, di immergerti, di assorbire il tuo spirito in lui. Oppure, dopo averlo chiesto, credi che da questo Cuore amabile attiri nel tuo cuore il suo spirito, la sua grazia, le sue virtù e, infine, tutto ciò che è benefico in questo Cuore (ed è incommensurabile), il Cuore di Gesù, infatti, è abbondantemente pieno di tutti questi tesori. È una pratica molto utile e pia, onorare devotamente il Cuore del Signore Gesù; nei tuoi bisogni, cerca rifugio con lui per attingere da esso, con consolazione, saggezza, grazia e forza. Anche quando i cuori di tutti gli uomini ti abbandonano e ti ingannano, rimangono nel riposo e nella fiducia; questo cuore molto fedele non ti ingannerà, non ti lascerà mai.

Festività del Sacro Cuore di Gesù

Sacro Cuore Ubaldo gandolfi

Seppure la festa del Sacro Cuore, che oggi si celebra, fu celebrata per la prima volta in Francia probabilmente nel 1672 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica solo nel 1856, autori certosini ne avevano diffuso la devozione da tempo.

Oggi voglio offrirvi una meditazione di Dom Giovanni Giusto Lanspergio.

Meditiamo e lasciamoci cullare da queste deliziose esortazioni.

Il Cuore di Gesù è un rifugio sicuro.Sii tu per me un luogo di forza.

(Salmo 70: 3)

La ferita del Cuore di Gesù è per tutti un rifugio sicuro in tutti i guai. In ogni dolore e afflizione bisogna ricorrere a questo Cuore ferito. Si deve invogliare, e quando siamo sopraffatti dalla tristezza, non si deve temere, perché non c’è un luogo sicuro per voi che nel Cuore aperto di Gesù. Entrare in esso , e non solo per rifugiarsi. Il tentatore non può penetrarvi lì. Il male non può avvicinarsi a questa sacra dimora. In questo santuario inviolabile si può riposare in pace.
Fondendo tutti i tuoi peccati in questa ferita, che, attraverso la gentilezza amorevole di Gesù Cristo, essi potranno essere cancellati e distrutti. Nascondere le vostre opere buone lì, in modo che la santità di Gesù può tenerle e difendere. Portare in questo Cuore Divino tutti i doni che avete ricevuto da Dio, in modo che, sotto la protezione di Gesù, possono diventare ancora più grandi. Imparare ad abitare in questa ferita del Lato è il Cuore di Gesù. Se la vostra anima è il suo amico e sposa mistica, dove può si trovare un più nobile, un più salutare, o un luogo di riposo più dolce del Cuore di Gesù? Se la vostra anima è come una colomba, qui è il posto per poter costruire il suo nido. Se avete scelto di essere come un passero solitario, quello in cui ritiro di condurre una vita di solitudine, in isolamento da tutto, quale luogo può essere più adatto a voi che il Cuore di Gesù? Se la vostra anima è come una tortora, se sospira dopo Dio dai suoi desideri casti, ecco il luogo del suo riposo, il Cuore aperto di Gesù Cristo. Se hai fame, lì troverete la manna che vi nutrire voi; se hai sete, v’è la fontana del Salvatore in cui si può bere abbondantemente. Sì, il Cuore di Gesù è il fiume che è venuto fuori di mezzo del paradiso terrestre; scorre nei cuori di tutti coloro che sono a lui dedicati; bagna e feconda la terra intera. Il Cuore di Gesù è la porta dell’arca, attraverso la quale coloro che vengono sfuggiranno al diluvio. Entra allora, a dimorare in questa ferita, contemplando come una colomba della Passione, la misericordia e l’amore di Gesù.

Amen

Una lettera di Guigo I

"Dom Guigo riceve la visita di San Bernardo alla Grande Chartreuse"

“Dom Guigo riceve la visita di San Bernardo alla Grande Chartreuse”

In questo articolo, voglio proporvi la lettura di una lettera scritta da Guigo I, che come saprete è stato il quinto priore della Grande Chartreuse. Egli poté dare ai certosini le ”Consuetudines Domus Cartusiae” redatte tra il 1127 ed il 1128, non fu un legislatore, ma semplicemente colui che trascrisse l’esempio e le parole del Maestro Bruno. Sono diverse le missive che egli indirizzò ai suoi amici, tra i quali Pietro il Venerabile e Bernardo da Chiaravalle, i quali espressero parole di lode nei suoi confronti. La lettera che vi propongo oggi, fu indirizzata ad un personaggio non identificato, ma presumibilmente il cardinale Haimeric, cancelliere della Chiesa romana. Guigo si rivolge a costui, per esortarlo ad unirsi a lui nella solitudine della vita certosina, e per farlo descrive le peculiarità di tale scelta. Una vita radicalmente consacrata solo a Dio, volta alla ricerca della solitudine del deserto, che implica un assoluto distacco materiale e spirituale dal mondo. Questa lettera fu scoperta dal benedettino Andrè Wilmart, che la pubblicò nel 1936. Essa rappresenta una importantissima testimonianza, poichè si riferisce agli albori dell’Ordine certosino, ed ai primissimi insegnamenti del Maestro Bruno.

Al Reverendo. . .

Guigo, l’ultimo dei servitori della croce che sono in Certosa; vivere e morire per Cristo. In generale, sono convinto che questo sia particolarmente felice, non chi aspira a distinguersi in un palazzo con alte onorificenze, ma chi sceglie di condurre una vita rustica e povera nel deserto, a cui piace indulgere con l’applicazione alla saggezza nel tempo libero (contemplativa), che desidera rimanere seduto, da solo, in silenzio. Perché brillare di onori, essere alti nella dignità, secondo me, è qualcosa di non molto pacifico, soggetto a pericoli, esposto a problemi, sospetto per molte persone, ma sicuro per nessuno. Gioiosa all’inizio, imbarazzata dall’uso, è triste per finire. Applaude gli indegni, dispiace il buono e, il più delle volte, gioca l’uno con l’altro. Mentre rende molti infelici, non dà a nessuno felicità o appagamento. D’altra parte, la vita povera e solitaria, dolorosa all’inizio, diventa facile man mano che si avanza lì e, alla fine, diventa celeste. Nelle avversità è fermo, nell’incertezza sicura, nel modesto successo. Sobrio nel suo cibo, semplice nel suo ambiente, contenuto nelle sue parole, casto nelle sue maniere, molto degno di ambizione perché sei meno ambizioso. Spesso si sente in colpa per i peccati commessi (in passato), evita i peccati attuali e fa da guardia a quelli che verranno. Si fida della misericordia, non si fida dei suoi meriti; aspira ai beni del cielo e disdegna quelli della terra. Cerca con tutta la sua forza costumi puri, è attaccata a loro con costanza e li mantiene perennemente. Si concede il digiuno a causa dell’usanza della croce, ma accetta di mangiare a causa dei bisogni della carne; ha entrambi con la massima discrezione, perché obbliga la ghiottoneria ogni volta che vuole mangiare e la vanità ogni volta che vuole digiunare. Si applica agli studi, ma soprattutto alle Scritture e alle opere spirituali, dove il midollo del significato lo occupa più della schiuma di parole. E ciò che ti sorprenderà, e ciò che loderai di più, è che in questo modo è continuamente nel tempo libero contemplativo (in ozio) perché non è mai inattiva (oziosa). Infatti, moltiplica le funzioni del suo servizio così tanto che manca spesso il tempo rispetto all’occupazione (negoziazione) delle sue varie attività. E lei è seconda più spesso per mancanza di tempo che disgusto per il lavoro. Ma cos’altro posso dire? È un bel soggetto consigliare il tempo libero contemplativo, ma una tale esortazione richiede uno spirito che appartiene a se stesso e che, consapevole di se stesso, disprezza essere coinvolto negli affari pubblici o in quelli degli altri, che combatte in pace per Cristo, in modo che si preoccupi di non essere sia un soldato di Dio che un difensore del mondo, il quale dà per scontato che non può gioire ora con il mondo e regnare in futuro con Dio. Ma piccole sono queste cose e altre simili, se tu ti ricordi chi ti ha invitato a bere, e colui che ti invita a regnare. Volente o nolente, devi seguire l’esempio di Cristo nella sua povertà se vuoi partecipare a Cristo nella sua ricchezza. “Se soffriamo con lui”, disse l’apostolo, “regneremo anche con lui; se moriamo con lui, vivremo anche con lui. »(II Tim., 2, 11-12, cfr. Rom., 8, 17). Lui stesso, dopo essere intervenuto anche tra i due discepoli che hanno chiesto di sedersi uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra, ha risposto: “Puoi bere il calice che sto per bere?” (Mt., 20, 22). Con ciò intendeva dire che si arriva al banchetto promesso ai patriarchi e al nettare delle ciotole celesti dal calice dell’amarezza terrena. Ma poiché l’amicizia nutre la fiducia e tu, il mio unico amico in Cristo, mi sei sempre stato caro non appena ti ho conosciuto, ti consiglio, ti avverto, ti chiedo, poiché tu sii prudente, saggio, istruito e molto abile, per rimuovere dal mondo questo piccolo della tua età che non è ancora consumato e non tardare a bruciarlo per Dio, come un sacrificio serale, mettendolo sul fuoco di la carità. Quindi sarai te stesso, seguendo l’esempio di Cristo, sacerdote e anche vittima di un odore gradevole per Dio e per gli uomini. Ma affinché tu possa vedere meglio dove sta arrivando tutto lo slancio di questo discorso, indico brevemente alla saggezza del tuo giudizio qual è il desiderio della mia anima contemporaneamente al suo consiglio: quello in un uomo con un’anima generosa e nobile, ti impegni a seguire lo scopo del nostro ordine in vista della tua salvezza eterna e che, essendo diventata una nuova recluta di Cristo, guardi montando una guardia divina, nel campo dell’esercito celeste, dopo aver cinto l’anca la tua spada, a causa delle paure della notte. Poiché ciò di cui si tratta e ciò che ti chiedo è una cosa onesta nella sua impresa, facile nella sua realizzazione, favorevole al suo completamento, ti prego di portare a compimento un tale “affare” legittimo come molti lo zelo che il favore della grazia divina ti concederà. Per quanto riguarda sapere dove e quando dovresti farlo, lascio la scelta alla tua sagacia. Inoltre, non credo affatto che un ritardo o un ritardo sia vantaggioso per te. Ma su questo argomento non mi dilungherò ulteriormente, affinché questo discorso rozzo e non istruito ti offenda nell’uomo di palazzo e nella Curia. Lascia che questa lettera abbia una fine e una misura, ma la mia affettuosa carità per te non avrà mai né misura né fine.

Sul Sacro Cuore di Gesù (Dom Domenico Hèlion)

Pleterje

Sacro Cuore di Gesù – Facciata certosa Pleterje – 

Comincia oggi il mese di giugno, notoriamente associato alla devozione del Cuore di Gesù. Molti sono stati, nel corso dei secoli, i monaci certosini che hanno scritto su questo argomento, essendone ferventi devoti.

Oggi ho scelto per voi un testo di Dom Domenico Helion, meglio noto come, di Prussia, noto per essere all’origine della nascita del Rosario.

Leggiamo e meditiamo sulle sue esortazioni per cominciare questo mese di giugno dedicato al Sacro Cuore di Gesù.

Tutte le Grazie vengono dal cuore di Gesù fuori dal buon tesoro del suo cuore reca fuori ciò che è buono. San Luca 6:45

Se desiderate essere facilmente ripuliti a fondo dal peccato, liberati da tutte le imperfezioni, e arricchito con molte grazie, è necessario tagliare tutte le occupazioni inutili e abbandonatevi alla carità eterna, che è insegnato dallo Spirito Santo, al fine di diventare il suo discepolo. Senza alcuno sforzo d’immaginazione, ma per la sola forza della mente e della volontà, spesso offrono, rinunciare, e gettare il cuore e l’anima nel più dolce Cuore di nostro Signore Gesù Cristo, tuo Creatore, il vostro Redentore, il tuo crocifisso amico – nel suo cuore così pieno di amore; nel suo cuore, la dimora della Santissima Trinità; nel suo cuore, dove “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità corporalmente” (Colossesi 2: 9); nel suo cuore, attraverso il quale “abbiamo accesso sia in un solo Spirito al Padre” (Efesini 2: 18); nel suo cuore, infine, che, nel suo amore infinito, contiene e abbraccia tutti gli eletti in cielo e in terra.
Sollevare il vostro cuore al Cuore generoso del tuo Dio, avendo cura soprattutto di essere molto raccoglimento in ogni momento e in ogni luogo, soprattutto quando si canta le lodi divine, e durante le vostre preghiere e altri esercizi. Così Dio si comanda con queste o simili parole: “Venite a me, e prendere il mio giogo sopra di voi (Matteo 11: 28,29). Dammi il tuo cuore, e lasciare che i tuoi occhi osservano le mie vie (Proverbi 23: 26) . Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio.”(Cantico dei Cantici 8: 6).Lasciate che la vostra risposta umile sia: “Il mio cuore è pronto (Salmo 107: 2), mi esalterò Te, o Dio, mio re, e benedirà il tuo nome per sempre, sì per sempre (Salmo 144: 1); Alzerò le mie mani e il mio cuore a Te “. E non è questo il suo diritto in quanto tutte le virtù si trovano nel cuore di Gesù? Ci troviamo misericordia, giustizia, la mitezza, la forza. Ci troviamo la salvezza, la sorgente della vita, la consolazione perfetta, “la luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo” (San Giovanni 1: 9), in particolare l’uomo che fa questo Cuore divino suo rifugio nelle prove e dolori. In verità, tutte le benedizioni che si desiderano possono venire più abbondantemente da Gesù, e ogni grazia che riceviamo è riversato su di noi da nessun’altra fonte di quella del suo Cuore più dolce del miele. Il suo cuore è la fornace di amore divino, sempre ardente con il fuoco dello Spirito Santo e purificante, accendendo e trasformando in se stesso tutti coloro che si concedono a lui, o che desiderano essere suo.

Dal momento che tutti i buoni flussi dal dolcissimo Cuore di Gesù, devi offrire di nuovo al suo cuore tutti i doni, grazie e benedizioni che sono stati elargiti su di voi e su tutti gli uomini. Si dovrebbe fare questo per la maggior gloria di Dio e per il bene della Santa Chiesa, non attribuendo a se stessi qualcosa del bene che potrebbe essere fatto, né per quanto riguarda con l’auto-soddisfazione i doni di Dio, ma attribuendo tutto a Lui, e tornare tutto alla loro fonte originaria, che è il cuore di Gesù. Rendere questa offerta soprattutto quando si dice il Gloria Patri o recitare salmi, inni che parlano della gloria di Dio.
Mettere tutti i tuoi peccati nel Cuore di Gesù. Attraverso quel Cuore si dovrebbe chiedere la grazia e il perdono, e si deve lodare e benedire Dio, non solo per se stessi, ma per tutti coloro che sono impegnati per la vostra attenzione e per tutta la Chiesa cattolica, il cui trionfo si desidera, invocando dal profondo della vostra la miseria la profondità della misericordia di Dio ( “abisso chiama il profondo” Salmo 41: 8). Per gratitudine sarà quindi spesso baciare un’immagine del Cuore di Gesù (Questo passaggio ci mostra che le immagini del Sacro Cuore non erano sconosciuti nel XV secolo), di questo tipo più Cuore, di questo Cuore nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza di Dio (Colossesi 2: 3). Se non si dispone di un’immagine del Sacro Cuore, si può fare uso di uno di Gesù sulla Croce.
Desidero incessantemente vedere il tuo volto Salvatore in faccia. Confidate a Lui i vostri problemi. Disegnate il suo cuore nella tua, con il suo spirito e il suo amore, le sue grazie e le sue virtù. Abbandonatevi amorevolmente E nel dolore e nella gioia. Confidate in Lui e aggrappatevi ad esso. Dimorare nel Cuore di Gesù, essere “attento a conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Efesini 4: 3), in modo che egli a sua volta può degni di prendere la sua dimora nel vostro cuore. Infine, dormire e fare il vostro riposo nel Cuore di Gesù I cuori dei mortali si riveleranno false o vi abbandonerà; Ma il cuore più fedele di Gesù non ti abbandonerà mai.
Non trascurare inoltre di onorare devotamente e per invocare la Madre gloriosa di Dio, la Madre di misericordia, la più dolce Vergine Maria, che si possa essere degni di ottenere per voi fin dal più dolce Cuore del suo Figlio tutto ciò che vi serve. Offrite ciò che avete ricevuto al Cuore di Gesù per le mani benedette di sua madre. Implora la sua bontà materna per aiutarvi, in modo che, con tutti i santi e eletti di Dio, si può lodare e benedire il Signore per tutti i benefici che ha elargito fino al tempo presente, e per tutti coloro che Egli concederà a tutta l’eternità.

Amen

Meditazione per Pentecoste

Pentecoste retablo cartuja de Miraflores

Pentecoste, particolare retablo cartuja de Miraflores

Oggi in occasione della festa della Pentecoste, quest’anno ho scelto per voi una meditazione estratta da “Vita Christi” di Dom Ludolfo di Sassonia.

A seguire, una deliziosa preghiera.

Nel giorno di Pentecoste, il cinquantesimo dopo la Risurrezione e il decimo dopo l’Ascensione, il Signore Gesù parla al Padre della sua promessa, che aveva fatto ai discepoli per inviare loro lo Spirito Santo. Avendo compiaciuto il Padre, mandarono lo Spirito Santo a scendere sui discepoli, riempili, confortali, rafforzali, istruiscili e inondali di virtù e gioie.

Ci sono tre segni attraverso i quali ognuno può congetturare di avere lo Spirito Santo; ecco perché lo Spirito Santo apparve sotto tre segni: sotto forma di nuvola, sopra il Cristo trasfigurato; colomba, su Cristo battezzato, e fuoco sul collegio degli apostoli riuniti. Il primo segno è l’abbondanza di lacrime, ecco perché è apparso sotto forma di nuvola: quando arriva l’Austro le nuvole ruotano nelle piogge, così viene lo Spirito Santo, le menti ruotano nelle lacrime. Il secondo segno è il perdono delle offese, ecco perché è apparso come una colomba: la colomba non ha fiele, quindi lo Spirito Santo infonde un grido di carità nei cuori, scaccia odi ed espelle tutti i rancori. Il terzo segno è il desiderio di cose elevate; così è apparso sotto forma di fuoco; il fuoco tende alle altezze, quindi lo Spirito Santo innalza i cuori.

Preghiera

Gesù, generoso donatore di tutti i doni! Hai inviato lo Spirito Santo sotto forma di fuoco sui discepoli. Ti prego, affinché io possa ricevere, per mia salvezza, per tua grazia, il dono che i tuoi discepoli hanno ricevuto dalla tua generosità. Invia su di noi, il tuo servo, il tuo Spirito di carità, amore e pace; possa visitare i nostri cuori, purificarli dai vizi, adornarli con le virtù, abbracciarli con il vincolo dell’amore, illuminarli con la luce della tua conoscenza e accenderli con l’ardore del tuo amore. Perdona i nostri peccati e donaci la vita eterna.

Amen.

Meditazione per l’Ascensione

Ascensione di G.Lanfranco certosa san Martino

Ascensione di G.Lanfranco certosa san Martino

Per celebrare la festa dell’Ascensione, quest’anno ho scelto per voi una meditazione estratta da “Vita Christi” di Dom Ludolfo di Sassonia.

A seguire, una vibrante preghiera.

Dice San Gregorio: “Cristo è asceso in modo che, a parte la presenza corporea, buttiamo fuori l’ affetto per il mondo e ti auguriamo con tutto il nostro cuore. Cerchiamo cose dall’alto con forza intellettuale; lo assaporiamo con l’affettivo. Così un soldato ascese con il suo cuore, nelle regioni d’oltremare ha visitato sollecitamente e in lacrime tutti i luoghi in cui era stato il nostro Salvatore e quando aveva investigato tutti i luoghi santi con devozione, infine arrivò al Monte degli Ulivi, da dove il Signore ascese e, dopo una lunga preghiera con le lacrime, disse: “Ecco, Signore, ti ho cercato tutti diligentemente, nel luogo in cui sei asceso al Cielo. Non so più dove cercarti; ordina il mio spirito essere ricevuto, affinché possa vederti alla destra del Padre seduto in cielo ‘. Detto questo, indolore, consegnato lo spirito. Pertanto, anche noi lo cerchiamo per ciascuna delle opere e delle esercitazioni delle virtù così che possiamo finalmente ascendere a Lui.

Preghiera

Gesù! Grande corona! che risorgendo dai morti sei rimasto alla destra del Padre:

Disegna la mia mente su di te in modo che io possa desiderare solo te e cercarti con fervore. Dammi, ti chiedo, con tutto il desiderio e l’entusiasmo, di provare per quanto credo tu sia asceso; così, sebbene il corpo mi fermi nella presente miseria, potrei essere con te con il pensiero e l’avidità, così che il mio cuore è lì dove sei, il mio tesoro desiderabile e amorevole. Disegnami dopo di te, affinché tu possa salire dalla tua grazia di virtù in virtù, merita di vederti, Dio degli dei, in Sion.

Amen.

Dionigi il certosino sulla Vergine Maria

GC Vergine e bambino GC

Per celebrare questo mese mariano, ecco per voi uno scritto di Dionigi il certosino sulla Vergine Madre di Dio. Una profonda considerazione che risuona come una preghiera.

Tu sei la consolazione e la speranza del più colpevole degli uomini. Chi ti ricorre non potrà mai lamentarsi della tua severità e durezza. Ai tuoi figli, anche ai più ingrati, hai la stessa gentilezza e tenerezza; per tutti, hai il cuore di una Madre compassionevole e indulgente. Nonostante la tua alta tenuta e i privilegi esaltati di cui godi in cielo, se il più miserabile, il più impuro, il più disprezzato dei peccatori ti fa appello per un aiuto con un cuore veramente contrito e umile, lungi dal disdegnarlo, lo accogli come una madre amorevole. Lo prendi tra le tue braccia e, tenendolo vicino al tuo cuore, gli comunichi un nuovo calore e poi fai pace con il Giudice che teme. Quanti sono gli afflitti, i peccatori, i cuori completamente abbandonati, che si rallegrano di averti trovato, o Maria misericordiosa. . . !”

Da Dom Antão Lopes un messaggio per la pandemia

stat vs covid

Negli ultimi mesi dello scorso anno, vi ho raccontato e testimoniato con interviste, testi audio, e video, la chiusura della certosa portoghese di Santa Maria Scala Coeli di Evora. Una storia che ci ha rattristato tanto.

Ma da quel 3 novembre scorso, giorno del trasferimento degli ultimi quattro certosini non vi ho più parlato di loro. Ebbene, un giornalista della rivista portoghese “Expresso“, ha provato a scrivere una missiva a Dom Antao Lopes, l’ex Priore della soppressa certosa chiedendogli le sue condizioni in questo terribile periodo di pandemia. Inaspettatamente, ha ricevuto una risposta che è stata pubblicata sulla rivista per cui lavora, e che io oggi vi propongo, tradotta dal portoghese.

Dom Antao Lopes

Facciamoci confortare dalle sagge parole dell’anziano certosino.

Noi, i quattro certosini di Scala Coeli, restiamo così giovani o così vecchi come quando eravamo a Évora. Due spagnoli (ed il portoghese), nonagenari, si trovano alla Certosa di Montalegre, vicino a Barcellona. Così ben curati e, quindi, così sani, come in Évora. Ed io, con più di ottant’anni, sono tornato alla mia certosa a Burgos, che avevo lasciato 66 anni fa. Ugualmente ben conservato… Noi siamo capaci di “durare”. Un mio co-novizio spera di compiere 100 anni questo novembre, se il virus non lo trova: vive nascosto nella cella. In Spagna ci sono circa ottocento conventi di clausura. Di loro, solo quattro (tre delle Clarisse, uno dei Carmelitani) hanno lasciato entrare il virus. La domenica delle Palme non c’era ancora nessun defunto. Vantaggi della clausura! Questo ci rassicura.

Hanno trascorso alcuni giorni di “ritiro” con noi. Abbiamo sempre rifiutato, in modo da non perdere il nostro ritiro. Lo dico perché molte persone ci invidiano. Certo, una settimana è facile. Ma hanno trascorso molte settimane. Ancora meglio! Iniziare costa, come mi è costato il noviziato. Ma con il passare del tempo, ci abituiamo a tutto. Penso, quindi, che per molte persone questa esperienza sarà una scoperta positiva. È già troppo se scoprono se stessi, sostenendosi più di prima.

Posso dirvi il nostro segreto, ciò che ci rende non solo rassegnati, ma anche felici nella nostra solitudine, nelle nostre celle. Direi che ci sono due consigli, uno esterno e l’altro interno. Innanzitutto, essere sempre occupato. Il monaco deve spazzare la sua cella, lavare i suoi vestiti, riparare, segare il legno che brucia; (abbiamo provato, secoli fa, a cucinare ognuno, ma per alcuni questo era un pericolo di morte, per fame o avvelenamento). Tuttavia, quando parlo di occupazione, mi riferisco alla preghiera e alla lettura. Dedichiamo un terzo della giornata al lavoro ed un altro terzo alla vita spirituale.

Alcuni suppongono ciò che intendo, altri non sospettano nemmeno. Il certosino non è solo, non vive da solo. Né è sufficiente la fede nell’esistenza di un Dio. È necessario ricordare la presenza di Dio. Ora, quando ci si pensa, la solitudine cambia, la solitudine cambia da deserto a paradiso. Dio basta, con Lui non abbiamo bisogno di nessun altro.

Commenterò una delle notizie che stiamo ricevendo: il divieto o l’impossibilità della liturgia eucaristica per il popolo di Dio. Ora noi, i certosini, non abbiamo Gesù Sacramento nelle nostre celle (come alcuni parroci nelle loro case), perché viviamo dalla fede nella presenza di Dio nelle nostre anime. E quella presenza ci rende felici. I cristiani cercano di vivere nella grazia di Dio e Lo sentiranno in loro, nei loro cuori. Forse dirò una barbarie, ma non è mia, è una citazione letteraria: ‘Non mi sono mai sentito più solo di quando ero con gli uomini.’

Soluzione al problema della solitudine…Al contrario, credere e sapere che Dio è in me, nella mia anima, è un’idea che non fallisce. Ovviamente, funziona meglio quando abbiamo la coscienza pulita. Ma anche quando dubitiamo di noi stessi, leggiamo nella Scrittura che “anche se il nostro cuore ci condanna, Dio è più grande del nostro cuore”. Significa che, in compagnia di Dio, non siamo soli e con Lui siamo felici.

Quando ci hai scritto, hai ripreso il nostro motto che “il mondo continua a girare, ma la croce rimane” e hai detto che ora anche il mondo si è fermato. Questa tua idea è originale. Altri scrittori hanno confrontato la clausura dei monaci con l’attuale confinamento di tutti. La tua allusione all’arresto, ci fa pensare ad un altro aspetto della crisi, che può essere utile. Per me, che sono spagnolo, l’idea è più chiara, perché ciò che in Portogallo si chiama “disoccupazione”, la tragedia temuta per ora, qui si chiama “paro obrero” (interruzione del lavoro). La disoccupazione riceverà un aiuto economico statale. Il “paro” non ha medicina vitali per gli umani, necessaria per la salute psicologica. Anche con i sussidi, il “paro” sarà un dramma per molti, specialmente per i giovani, tanto o più di questo confinamento forzato, con cui hanno imitato la libera clausura dei certosini.

Vorrei dare un consiglio: impegnatevi ad aiutare gli altri. C’è il volontariato, c’è la Caritas. Forse il mondo bloccato, ma impegnato ad aiutare, può portare meglio la Croce che, come noi, i certosini, ricordiamo, Dio ha messo sopra il mondo.

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