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Dom Porion sulla Candelora

Biagio Belotti (certosa garegnano)

Oggi 2 febbraio ricorre la “Candelora” cioè la festività che celebra la Presentazione al Tempio di Gesù, raccontata nel Vangelo secondo Luca. La “Purificazione di Maria Vergine” avvenne quaranta giorni dopo la nascita di Gesù, dunque il 2 febbraio, Giuseppe e Maria portarono il Bambino al Tempio di Gerusalemme. Durante questa visita, Giuseppe e Maria incontrarono Simeone, che predisse loro che Gesù sarebbe stato la “luce per illuminare le genti”. Durante la festività i credenti, prendendo ispirazione da queste parole di Simeone, portano in chiesa delle candele per farle benedire. Per questa ricorrenza ho scelto per voi, cari lettori, una omelia di Dom Jean-Baptiste Porion, rivolta alla comunità certosina di cui era priore. E’ un testo alquanto lungo, che non ho voluto dividere poichè leggerlo e meditarlo, tutto d’un fiato, riesce ad infondere una condizione di serena beatitudine.

stelle sette x

Nel giorno stesso della Purificazione siete stati incoraggiati a meditare questo mistero, ma mi sembra che possiamo farlo ancora. Era l’umiltà di Maria che ti veniva detto allora, e si poteva vedere anche nella Purificazione la festa della luce, mostrando il rapporto che la Chiesa voleva stabilire tra le parole di Simeone e la benedizione del fuoco. – Oggi vogliamo ricordare un mistero più profondo e vedere nella Purificazione la festa del sacerdozio della Beata Vergine. Consideriamo prima ciò che sappiamo dalle Scritture delle azioni di Maria quel giorno. Arriva davanti al Tempio, giovanissima madre di forse sedici anni, avvolta nei suoi veli sotto i quali nasconde Gesù Bambino. San Giuseppe, suo sposo e custode, l’accompagna portando le due colombe in una gabbia e le cinque monete d’argento in una borsa. Possiamo dunque imitare la sua meditazione e indovinare i suoi pensieri! Davanti alla piazza del Tempio, porge una colomba al sacerdote, viene aspersa di acqua lustrale. Poi avanza sui gradini per offrire le cinque monete d’argento e la seconda colomba. Infine, entra nel Tempio, ed eccola alla presenza del Padre, verso il quale tende il suo Figlio, il Figlio di Dio e suo Figlio. E in questo piccolo essere sa che è racchiusa tutta l’umanità: tutte le fatiche, tutte le sofferenze e tutte le gioie dei cristiani sono già nel cuore di Gesù, e Maria offre al Padre tutti i figli che avrà. Probabilmente ci pensa, sa che il suo gesto ha un valore, una portata infinita. Già in quel momento ci amava nel suo cuore verginale, ci offriva al Padre. Tutta la nostra vita, in verità, deve consistere nel prepararci ad essere così offerti. Tutte le nostre azioni ed i nostri pensieri devono essere tali che la Beata Vergine possa presentarli a Dio. La prima condizione per arrivare a questa sublime offerta è dunque quella di condurre una vita pura e retta. Per noi certosini la rettitudine è ovviamente nel modo tracciato dalla regola. È un grande vantaggio condurre una vita molto semplice come la nostra, dove non hanno posto quegli imbarazzi, gli intrighi e le ambizioni che turbano il cuore delle persone nel mondo. La nostra vita è come pane azzimo, tutto puro e tutto bianco, che il sacerdote consacrerà. Un certosino che fa semplicemente il suo dovere è ben disposto a questa offerta ed a questa consacrazione. La seconda condizione è la solitudine del cuore. Il nostro cuore è un tempio più grande di quello di Gerusalemme. Dobbiamo essere soli in questo tempio con Dio e con la Beata Vergine: perché Lei non turba la nostra solitudine con Dio, ma ce la assicura. Là deve regnare un grande silenzio e una grande calma: nessun rumore, soprattutto nessuna discussione. Se siamo insoddisfatti dei nostri superiori e colleghi, se diamo loro giudizi, e se siamo interiormente occupati a lamentarci, a confrontare situazioni e persone, allora il tempio del nostro cuore non è quieto, l’offerta di ciò che facciamo e di ciò che siamo non può aver luogo. Nessuna curiosità o impazienza. Non solo il nostro cuore non dovrebbe essere occupato dalla preoccupazione per gli altri, ma non deve essere occupato dalla preoccupazione per noi stessi. Certo, dobbiamo pentirci dei nostri peccati, e soprattutto fare del nostro meglio per migliorare ogni giorno, ma il pensiero delle nostre imperfezioni non deve in alcun modo preoccuparci: è a Dio che dobbiamo pensare, e non a noi stessi. Rallegrarci di essere qui, preoccuparci di esserlo: finché queste cose ci occupano, Maria non può esercitare in noi il suo sacerdozio verginale. La solitudine del cuore così intesa è molto vicina all’abbandono, terza condizione perché l’anima diventi offerta gradita a Dio nelle mani di Maria. Dobbiamo darle il dono delle nostre cure, affidarci a lei per tutto, raggiungere la spensieratezza di un bambino. Il Vangelo ce lo intima con tale forza da far sembrare timide tutte le parole umane in questo. Non preoccuparti per il domani, dice Nostro Signore (Matteo 6:25), né per il tuo cibo, né per il tuo vestito, né per la tua salute. (Matteo 6, 28 e 31; Luca 12, 22) Siate come gli uccelli ei fiori, che sono lasciati solo alla mano di Dio e che portano alla perfezione. (Matteo 6, 28) Non voltarti neanche indietro, non perdere tempo a considerare le tue azioni passate. (Luca 9, 62) Lascia che la tua destra ignori ciò che sta facendo la tua sinistra. (Matteo 6, 3) Infine san Pietro, nel capitolo 5 della sua prima Lettera, riassume questo insegnamento in un ordine: Getta a Dio tutte le tue preoccupazioni, e il verbo che usa qui è quello che designa propriamente l’azione di gettare in mare ciò che ingombra una nave minacciata di naufragio. Mettiamoci, ad occhi chiusi, nelle mani della Beata Vergine perché si prenda cura di noi e ci offra a Dio. Siamo in gioia e dolci spirituale, chiudiamo gli occhi, fingiamo nel nostro comportamento di ignorarlo; siamo nella tristezza e nell’abbandono, richiudiamoli e sappiamo abbandonarci. Non meravigliarti se siamo apprezzati, ciò non riguarda l’anima ad occhi lucidamente chiusi; non giudichiamo la perfezione o l’imperfezione dei nostri fratelli: è comunque una cosa che faremmo meglio a lasciare a Maria. – O miei cari Fratelli, chi si abbandona così, posso assicurarvi che la Beata Vergine non tarda a prenderlo tra le sue braccia, ad elevarlo al Padre. Tutta l’arte di passare da questo mondo a Dio è saper chiudere gli occhi e affidare a Maria la propria condotta. Non si deve credere, inoltre, che l’abbandono sia contrario alla generosità. Chi è sinceramente abbandonato è docile alle ispirazioni della grazia. Possiede ciò che l’abate de Saint-Cyran chiama flessibilità nelle mani di Dio: è un dono dell’infanzia. Il bambino è facilmente guidato da sua madre. Le tre condizioni del sacrificio mariano che abbiamo enumerato: raccoglimento, abbandono, generosità, vanno sempre insieme e sono inseparabili nella verità. Questo dunque saremo, per prepararci ad essere offerti da Maria nel Tempio: fedeli, tranquilli, semplici e fiduciosi, ciechi come si diventa in un eccesso di luce. Poi ci prenderà. Ogni nostra azione offerta da Lei al Padre avrà un valore infinito. Non ci sono più piccole cose per un’anima così abbandonata: tagliare il pane, sbucciare le mele, spazzare le scale, cantare un cantico, tutto questo è immenso, perché è nelle mani di Maria. Possiamo anche dire, senza contraddirci, che per un’anima abbandonata non ci sono più cose grandi: ciò che sembra una montagna, un enorme ostacolo a chi si dirige e si prende cura di sé, è un accidente insignificante. anima abbandonata. Che non mi stimino, che mi riconoscano un povero, o che mi prendano per un mascalzone: l’uomo che si possiede è completamente sconvolto, come può giustificarsi? Un nuovo zelo per la giustizia e la verità – o la menzogna – lo strinse miseramente a questa notizia. Il figlio di Maria se ne accorge appena. Non sono affari suoi: tiene gli occhi chiusi e la mano nella mano di sua madre, si lascia condurre dove vuole – Poiché, inoltre, presto ci solleva tra le sue braccia, non vediamo più ciò che sembra così terribile per gli altri . Siamo davvero intrappolati nel fuoco incrociato. Conoscete questa espressione, presa dal linguaggio militare, che designa la situazione di un esercito attaccato sia alle spalle che davanti. Ma per noi è il fuoco dell’amore che ci assedia da tutte le parti: davanti a noi il volto del Padre, la Santissima Trinità che ci attende, e dietro di noi l’amore verginale di Maria che ci offre a Dio. La vita spirituale consiste proprio nell’essere condotto, sollevato e portato via da queste mani materne per essere presentato all’Altissimo. È cosa dolce sentirsi abbandonati in mani pure: siccome si è certi di non smarrirsi, che sicurezza dà questa stessa purezza! E queste mani hanno anche il potere di purificarci. Abbiamo già proposto questa interpretazione della solennità di cui celebriamo l’ottava: è la celebrazione della purificazione dell’umanità. Maria non aveva bisogno di essere purificata, ma ne avevamo bisogno tutti per accogliere Gesù, la luce del Padre. Solo un cristallo puro, infatti, lascia penetrare la chiarezza. Così Maria è andata al Tempio, non per se stessa, ma al posto nostro, a nome nostro, per comunicarci la sua purezza verginale e perché noi accogliamo Gesù. Per questo l’Immacolata è stata vista inginocchiata umilmente davanti al Tempio; e il prete che l’asperse d’acqua lustrale fu senza dubbio sorpreso di questa madre, quasi bambina, il cui volto era più chiaro, più puro dell’aurora. Deve essersi fermato, esitante, forse intuendo che quell’acqua non era destinata a Maria, ma zampillava sull’umanità intera, prostrata nell’ombra, assetata di perdono. Così Maria ha voluto comunicarci qualcosa della sua grazia e far riverberare su di noi le onde del suo cuore immacolato. Finalmente ci solleva tra le sue braccia, ed eccoci faccia a faccia con il Padre. Ci osserva costantemente e noi lo osserviamo. Questo faccia a faccia è la forma più alta della vita interiore; così san Paolo definisce il Cielo: non lo vedremo più, dice, nello specchio delle creature, ma faccia a faccia. (1 Corinzi 13:12) Quando viviamo sotto il suo sguardo, tutto ciò che facciamo è illuminato, tutto diventa più chiaro e trasparente. Appena ci viene in mente un cattivo pensiero, di rabbia, per esempio, di risentimento, di vendetta, si diffonde un’ombra, non siamo più sotto lo sguardo di Dio. La Scrittura usa spesso questa espressione: Ambulavit coram Deo: camminava sempre sotto gli occhi dell’Altissimo, per rendere la chiarezza e la bellezza di una vita veramente offerta a Dio. Ma anche noi lo guardiamo: ci svela il suo vero volto, che è quello dell’amore. Non abbiamo più paura, non siamo più obbligati a distogliere lo sguardo, come facevamo prima che la Beata Vergine ci purificasse dalla paura e ci fissasse nella fiducia. Guardiamo Dio in faccia. Lo sguardo di Dio e lo sguardo dell’anima si intersecano e si fondono nell’Unità eterna.

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Monaci certosini come Re Magi

epifania e certosini dipinto

In occasione della celebrazione della festività dell’Epifania del Signore, voglio mostrarvi un dipinto particolare. Trattasi di una tela conservata in una chiesa di Bamberg, una città nel nord della Baviera, in Germania. Con molta probabilità essa apparteneva all’arredo della vicina certosa di Tückelhausen.

La particolarità di questo dipinto è data dalla curiosa raffigurazione della scena in esso istoriata. Tre monaci certosini, o più precisamente due monaci ed una monaca rendono omaggio al Bambino Gesù, il quale è sulle ginocchia di Maria che lo regge amorevolmente. Gli insoliti Re Magi sono intenti ad omaggiare Gesù in un insolito contesto, infatti non vi è raffigurata la solita mangiatoia ma bensì l’ingresso di un monumentale edificio con un sontuoso colonnato. Il primo monaco, che sembra donare l’oro al Bambino Gesù sembra essere San Bruno, dietro di lui un monaco barbuto, forse un Priore di Tückelhausen? L’altra figura è una monaca certosina, questi ultimi due portano gli altri doni, incenso e mirra. Tutti i doni sono messi in relazione con le virtù della obbedienza, della povertà e della castità, come recita l’iscrizione apposta dal pittore.

Ho voluto segnalarvi questa rappresentazione pittorica decisamente inusuale, che ci mostra i certosini come Re Magi.

Ed ora una splendida meditazione tratta da “Vita Christi” di Ludolfo di Sassonia, per questa solenne festività.

“State anche voi con loro al presepe. Rallegratevi con il bambino Gesù, perché da Lui nascono la virtù e il potere. Ogni anima fedele, specialmente quella religiosa, visiti almeno una volta al giorno, da Natale alla Purificazione, la Madonna presso il presepe, venerando Gesù e sua Madre, meditando affettuosamente sulla loro povertà, umiltà e benignità. La Vergine Santissima con il Bambino Gesù e San Giuseppe rimasero pazientemente nella stalla per molti giorni. Seguendo il loro esempio, non dovrebbe essere per noi un peso rimanere isolati e nascosti nel nostro monastero”.

Libro 1. Cap. 11, nº 20

Vivere nella speranza

A 2023

Carissimi amici lettori, comincia un anno nuovo, giungano a voi i miei più fervidi auguri, e come primo articolo del 2023 ho scelto per voi il testo di un certosino sulla speranza. La fiducia verso il futuro è strettamente legata alla Fede. Meditiamo amici su questo testo edificante abbandonandoci a Dio.

VIVERE NELLA SPERANZA

Tuttavia, se permetti alla fede di svilupparsi nel tuo cuore, un giorno scoprirai che la speranza sta agendo in te. Lei era già attiva fin dall’inizio nella misura in cui la tua fede si basa sulla certezza che Dio ti vuole. Questa certezza è già un aspetto della speranza dal momento in cui non si tratta più solo di accedere alla realtà del mondo divino, ma di percepire chiaramente fino a che punto anche tu esisti per Dio. Tu hai valore ai suoi occhi e lui è disposto a regalare interi universi solo per te.

Questo è il punto iniziale della speranza: sapere che Dio ti ama in modo irripetibile. Nessuno riuscirà a prendere il tuo posto nel suo cuore. Ha dato suo figlio per te e continua a consegnarlo ogni giorno nella celebrazione eucaristica. Appoggiato da questa certezza puoi chiedere tutto a tuo Padre, senza sosta e senza esitazione, finché preghi nel nome di Gesù. Puoi essere sicuro che ti ascolterà e che i frutti che otterrai dalla tua preghiera saranno migliori di quanto speravi.

La speranza ha un altro aspetto che mette a dura prova la nostra povera insicurezza umana. Dal momento in cui so che Dio mi ama in modo unico e di conseguenza si è preso cura della mia esistenza, tutto è diverso. Mi manda per strade sconosciute in cui io dipendo esclusivamente dalla sua luce, dalla sua forza, dal suo amore. Poi mi chiede, nel senso più banale della parola, di fidarmi di lui. Spesso al buio, nell’incertezza, ma alla fine nella pace, sempre e quando non mi allontani dalla sua mano e dal suo cuore.

«Beati i pacifici perché si chiameranno figli di Dio». Al di sopra di tutte le preoccupazioni – tue o degli altri – il Padre ti chiede di aiutarlo a regnare la pace nel tuo cuore per l’unica ragione, più solida di qualsiasi ragione umana, che lui ti ama senza sosta e veglia su di te. Quante tempeste vorrebbe calmare, se tu ascoltassi la sua chiamata e ti fidassi di lui. Allora ti chiamerai figlio di Dio e lo sarai davvero (cfr. 1 Gv 3-1).

Questa speranza vale non solo per te ma per tutti i tuoi cari, se intercedi per loro, ti identifichi con i loro bisogni e anche con la realtà dell’amore che risvegliano nel cuore di Dio. Più fiducia hai in questo doppio amore del Signore per te e per coloro che ami, migliore accoglienza avrai.

Proprio come la fede, la speranza non è una capacità naturale del cuore. È tua ma è un dono gratuito, è in te fin dal battesimo e ha bisogno di crescere e diventare «operativa» sotto l’azione dello Spirito Santo e grazie alle occasioni che ti si presentano, per allenarla e ammorbidirla, affinché ti mantenga disponibile e in allerta nelle mani del Signore. Ma non dimenticare che devi allenarti, farla lavorare duramente per arrivare a questo. In cambio, che gioia sapere che il Signore trova in te la sua felicità.

Un certosino

“Non avere niente, ma possedere tutto”

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Questo piccolo estratto dallo scritto di un certosino è venuto come un acuto promemoria della natura dello stretto sentiero verso il Regno – che, pur non permettendo illusioni su noi stessi e sulla nostra povertà, ci conduce al Padre,

Afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto! Come afflitti, eppure sempre allegri; come poveri, eppure arricchendo molti; come non avendo nulla, eppure possedendo ogni cosa!

2 Corinzi 6 10

«Le prove provvidenziali ci rendono sempre più consapevoli della nostra debolezza. Alla fine, comprendiamo che non siamo niente, ma che Dio ci ama nonostante tutto, che si è fatto uomo per entrare in comunione con noi, che la grazia opera in noi e attraverso di noi, la grazia è tutto, non abbiamo diritto di rivendicare come nostro il bene che facciamo, non abbiamo nemmeno la certezza assoluta di credere in Dio, di amare lui o i nostri fratelli. Ogni mattina dobbiamo ricevere tutto di nuovo nella fede. Dio ci crea veramente in ogni momento. Affidiamo il passato alla sua misericordia, dobbiamo svuotare la nostra memoria delle sue presunte ricchezze per trasformarla in un puro movimento verso Dio stesso al di là dei suoi doni. Questo movimento è vissuto in modo unico nella realtà del momento presente, nel nostro conformarci alla volontà del Signore per noi, qui e ora, nella nostra comunione d’amore e nella nostra stretta attenzione a Lui. Qui povertà e semplicità diventano una cosa sola. Per il futuro, ci affidiamo a Dio. Non abbiamo, per così dire, un conto in qualche banca celeste; tutto ciò che abbiamo è la nostra fede nell’amore del Signore, la nostra speranza e il nostro desiderio di amare. Non dobbiamo essere ansiosi di fronte alle esigenze della vera povertà spirituale. Non siamo mai così benestanti come quando non abbiamo niente. Siamo liberi e disponibili per qualsiasi cosa. Il nostro ego, debole com’è, vorrebbe ricoprire la sua nudità con pellicce fatte di cose materiali, beni intellettuali e spirituali. La luce oscura della fede è davvero una luce, e chi vi si abituerà non la abbandonerà per tutta la dolcezza e le consolazioni di un tempo. Che Dio ci protegga dalle nostre virtù! La nostra fede ci permette di scartare questa copertura ingannevole per camminare nella verità lungo la via che non è una via, che conduce al Padre nell’Amore, cioè nello Spirito di Cristo. L’uomo povero trova aperte le porte della morte e passa liberamente nel regno di Dio. Perché se ci spogliamo, è per riscoprire nel nostro cuore l’innocente nudità dell’immagine di Dio e rivestirci così di Cristo. La nostra povertà è la povertà dei figli di Dio, che «non avendo nulla, eppure possiedono tutto» nella speranza e nella fede. Abbiamo ricevuto ‘uno spirito di adozione a figli, in virtù del quale gridiamo: ‘Abbà! Padre!'” Qui c’è abbastanza su cui meditare per mesi…e nutrire sempre la speranza! Un messaggio edificante per la fine di quest’anno ed un’auspicio per il prossimo anno che verrà.

Natale 2022

Natale disegno cartolino

Cari amici lettori di Cartusialover, intendo in questo articolo fare a tutti voi, i miei auguri di Buon Natale affinchè la luce dell’amore proveniente dalla nascita di Nostro Signore raggiunga voi oggi e sempre. 

Ai miei auguri si aggiungano, come di consueto, quelli della comunità certosina di Serra San Bruno….

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Voglio donarvi una sublime omelia di un padre Priore certosino rivolta alla sua comunità monastica nel Natale del 2000. Meditiamo su queste parole semplici ma profonde ed edificanti. Abbandoniamoci alla luce di Nostro Signore!

B U O N   N A T A L E

Ancora una volta, ritroviamo sul cammino della nostra vita la festa del Natale, la celebrazione dell’amore ineffabile del nostro Dio, che fa cose nuove. La luce di Betlemme – dolce e luminosa – risplende su di noi. Oggi la nostra celebrazione ha qualcosa che tocca i cuori in modo particolarmente consolante, perché possiamo ammirare, alla luce di Betlemme, l’onnipotenza divina posta al servizio di un amore infinito per noi uomini.

Celebriamo oggi il dono ineffabile di questo Salvatore, un dono che supera ogni aspettativa: non era necessario che l’onnipotenza si riducesse all’estrema impotenza di un neonato. Dio fatto figlio è un mistero d’amore che supera ogni immaginazione, ogni ragione. La nascita di Dio sulla terra esige da noi uno sguardo semplice e limpido, se vogliamo entrare nella luce di Betlemme con gioia e frutto spirituale.

Cosa ci rivela questa luce di Betlemme? Rivela che l’evento più sublime della storia dell’umanità si svolge in estrema semplicità. Dio aveva tanti altri modi di fare la propria volontà, ma no; sceglierà il più semplice possibile. Una semplicità stupenda, che confonde il nostro orgoglio.

È la luce di Betlemme che ci insegna a leggere lo sviluppo dei piani divini nella nostra vita. Abituati come siamo a cercare le novità e ad apprezzare le cose che fanno spettacolo, non sempre riusciamo a cogliere la preferenza di Dio per le cose semplici e umili. Dio usa il più semplice e ordinario, non il più comodo, né il più brillante.

Un’altra luce da Betlemme: silenzio e solitudine. Dio ha offerto a Maria e Giuseppe silenzio e solitudine, per quale motivo? Non c’era posto per loro nella locanda. Così Maria ha partorito nell’intimità, nella solitudine, come era giusto che Dio nascesse tra gli uomini. Possiamo immaginare Maria calma e serena nelle avversità e conforme ai disegni del Padre.

La povertà è un’altra luce di Betlemme. Trova una povera Madre, un uomo giusto, una coppia santa e ignorata. La luce di Betlemme insegna che il distacco dona serenità al cuore. Il confine tra il necessario e il superfluo non è violato continuamente anche nelle Certose? Non ne abbiamo mai abbastanza. Sempre nuove esigenze. Ma quando si possiedi molto e se ne gode, compaiono disillusione e disagio, ed allo stesso modo, la serenità e la gioia fuggono dal cuore. La luce di Betlemme può chiarire questa confusione che è dannosa per la vita spirituale.

Davanti alla grotta di Betlemme, possiamo e dobbiamo scoprire la bellezza del cammino di Dio verso di noi. In questa visione serena il cuore sarà calmo, l’anima troverà pace e l’intelligenza comprenderà – alla luce di Betlemme – il perché di tante cose che Dio fa o permette. Pace nel cuore, perché la luce di Betlemme insegna che la causa di ciò che non si comprende è sempre l’amore divino.

La serenità di Maria ci serva di conforto e di modello. Celebriamo la Natività del Signore nel silenzio, nel raccoglimento; e così la luce di Betlemme potrà irradiarsi nei nostri cuori. La luce di Betlemme illumini i nostri cuori, cari fratelli!

Gli eventi della vigilia di Natale – dolorosi per i cuori di Maria e Giuseppe – devono essere per noi uno stimolo ad adattarci generosamente ai disegni divini.

Auguro a ciascuno di voi qui presenti di essere sereno nella povertà di Betlemme, felice nell’obbedienza che ci unisce a Gesù, e incoraggiato nella castità che permette al cuore di dilatarsi e di avvicinarsi a Dio e di vivere nella sua intimità, come Maria e Giuseppe.

Indubbiamente è un programma esigente! La luce che emerge dal presepe ci rafforzi, ci consoli nella desolazione ed illumini il cammino.

Un consiglio per un regalo

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Carissimi amici di Cartusialover ormai ci siamo, con l’approssimarsi delle prossime festività natalizie noi tutti saremo impegnati a scegliere un regalo per i nostri parenti ed amici. Per dimostrare loro, il nostro amore attraverso una piccola attenzione, possa esservi utile questo mio consiglio, un libro, atto a sviluppare la propria essenza spirituale attraverso la miniera inesauribile del sapere offertoci dalla spiritualità certosina.

Questa volta voglio suggerirvi un libro dell’amato certosino Dom Jean-Baptiste Porion, dal titolo “Scritti spirituali Amore e silenzio. La Santissima Trinità e la vita soprannaturale“. Una raccolta di testi di Dom Porion, che sapranno insegnarci come il silenzio ci aiuti a metterci in contatto con Dio.

«Essere certosino, non significa fare cose straordinarie, come immagina a volte la gente, bensì vivere nell’umiltà e nella calma senza cercare, pretendere e rifiutare niente. Le giornate dei certosini possono essere molto monotone e insignificanti; ma devono essere così poiché la nostra vita in se stessa non è nulla».

Dom Jean Baptiste Porion

Ringrazio l’editore Rubbettino, e voi che vogliate ascoltare il mio consiglio.

La lettura di questo libro risulterà davvero edificante, siatene certi! Vi allego il link dove poterlo acquistare online.

Dalla prima di copertina:

Il volume riunisce gli scritti principali di D. Jean-Baptiste Porion (1899-1987), autore certosino noto soprattutto per la sua opera principale Amore e silenzio, pubblicata per la prima volta nel 1941 con il titolo originale di Introduction à la vie intérieure e ripubblicata con il titolo attuale nel 1951, breve scritto che ha avuto una grandissima diffusione, tanto da essere annoverato tra i testi principali della spiritualità monastica contemporanea. Il Card. Journet, introducendone la prima edizione, scriveva: «Sembra impossibile dire in termini più semplici cose altissime. C’è in queste pagine la limpidezza del Vangelo». A questo primo scritto, più volte pubblicato in italiano e sempre andato esaurito, si aggiunge un’altra opera meno conosciuta e oggi introvabile: La Santissima Trinità e la vita soprannaturale; in essa l’autore riprende i temi della sua spiritualità alla luce di una rigorosa analisi teologica e antropologica. Composte nel silenzio della Certosa, queste opere aiuteranno tutti coloro che oggi aspirano a conoscere meglio il valore del silenzio e dell’interiorità, cercando la risposta in una sempre più autentica relazione con Dio.

Riflessione sulla contemplazione

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Oggi voglio offrirvi una riflessione sulla contemplazione, un breve testo scritto da un certosino, vogliate leggerlo ed apprezzarlo.

La contemplazione non è altro che l’amorevole e costante guardare verso Dio. Forse la grande differenza per l’uomo comune, il cuore del contemplativo sa trovare Dio in tutte le cose, e a Lui rivolge tutta la sua attenzione.

Per essere contemplativi anche noi dobbiamo imparare l’abitudine di vedere Dio in ogni cosa. Le nostre occupazioni, le nostre attività non sono, non devono essere, fini in sé, ma ciò che sono veramente: mezzi. Dovremmo accettarle, approfittarne, sapendo che provengono da Dio, e che ci conducono anche a Lui. Dio ci dà quotidianamente i mezzi per santificarci, e soprattutto in coloro che sono contrari alla nostra natura e ai nostri gusti.

Contemplazione, dopotutto, è la disponibilità di essere nella nostra integralità tutti a Dio, di ricevere tutto da lui, permettendogli di agire in noi, superando tutte le difficoltà che lo opponiamo per la nostra azione.

La contemplazione è la pienezza con Dio nel momento presente. È vincere e avere la piena consapevolezza di ricevere, momento per momento, la totale azione di Dio nella nostra vita. Di un Dio che si dà continuamente.

Un certosino

Il Cuore di Gesù, la città dove trovare rifugio

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Il testo sul Sacro Cuore di Gesù che oggi voglio proporvi è di un certosino della certosa di Norimberga. Fu stampato nella cittadina tedesca da Kaspar Hochfeder nel 1480. Parole semplici su cui meditare con fervore.

Sei un luogo di rifugio, per farmi salvo: sii per me come una casa
Salmo 30,3

O Signore Gesù Cristo, sorgente inesauribile di amore e di grazia, mi lodo e Ti ringrazio per la ferita della tuo santissimo costato che hai ricevuto dopo la vostra morte; per allora, o Santo dei santi, era tuo lato destro così profondamente trafitto dalla lancia del soldato, che il punto del ferro penetrato attraverso il tuo petto anche a mezzo del Tuo cuore tenero, e da questa grande ferita cominciò a scorrere per noi il flusso di guarigione di sangue e di acqua che fertilizza la terra e salva il mondo. O spargimento benefico e meraviglioso di sangue dal costato di Gesù addormentato sulla Croce nel sonno della morte per la redenzione del genere umano! Flusso O più puro e dolce di acqua, proveniente dal seno del nostro Salvatore per lavare via tutte le nostre macchie!

Mosè, nel deserto, ha colpito la roccia, e ne uscì acqua fresca destinata solo per l’uso e le necessità del popolo di Israele e le loro greggi; ma quando il soldato Longino senza paura con la mano robusta ha colpito la roccia con la lancia, vale a dire che, quando si fendeva il diritto costato di Cristo, c’è venuto fuori, allora e sempre più, una misteriosa fonte d’acqua e di sangue da cui la nostra casta Madre, la santa Chiesa cattolica, disegna i suoi Sacramenti. Eva è stata chiamata la madre di tutti i viventi, e si è formata da una costola del marito, Adamo. La santa Chiesa militante è chiamata la madre di tutti coloro che vivono per fede, e lei è formata dal costato di Cristo suo Sposo.

O grande, preziosa e amorevole ferita del mio Salvatore, tu sei più profonda di tutti gli altri, e ha aperto così ampia che i fedeli possono entrare in Te !O ferita da cui sgorgano le benedizioni illimitate e senza fine, ferita del costato inflitto per ultimo, ma diventata comunque la più celebrata! Chiunque beve profondamente dalla fonte sacra e divina di questa ferita, o prende anche qualche goccia, si dimentica tutti i suoi mali, sarà liberato dalla sete di piaceri effimeri e vili, sarà infiammato con l’amore delle cose eterne e celesti , e riempito con la dolcezza indicibile dello Spirito Santo. Poi sarà portata nella sua anima “una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna” (Giovanni 4: 14).

Inserire, anima mia, entrare nel lato destro del Tuo crocifisso Signore. Inserisci attraverso questa ferita benedetta nel centro della amorevole Cuore di Gesù, trafitto per amore di te. Prendere tuo riposo nelle fessure delle rocce riparate dai tempeste del mondo. Entra nella tua Dio! Coperto con erba e fiori profumati, il cammino della vita è aperta davanti a te. Questo è il modo di salvezza, ponte che conduce al cielo.
Il Cuore di Gesù è la città di rifugio in cui siamo al sicuro dalla ricerca del nemico. E ‘la città di rifugio, che ci difende da l’ira di un giudice arrabbiato. Questo cuore è la fonte inesauribile l’olio della misericordia per i peccatori penitenti veramente. Questo Cuore è la sorgente del fiume divino spuntano in mezzo al Paradiso per irrigare la superficie della terra, per placare la sete del secco e arido cuore umano, per lavare via il peccato, per spegnere i fuochi empi della concupiscenza, alla regolare i voli della fantasia e di placare l’ardore della rabbia. Avvicinatevi poi e prendere la bozza di amore da questa fontana del Salvatore, in modo che tu possa più vivere a te stesso, ma in Colui che è stato crocifisso per te. Dare il tuo cuore a Lui, perché Egli ha aperto il suo cuore a te. Non dare il tuo cuore al mondo, ma a Cristo tuo Signore. Dategli non sapienza mondana invano, ma alla Sapienza eterna. Dove puoi tu riposare più serenamente, soffermarsi in modo più sicuro, o il sonno più dolce rispetto nelle piaghe di Cristo crocifisso per te?
O tutto glorioso e più amabile Gesù, Creatore del mondo misterioso e invisibile della grazia, ospite Tu dei cuori amorosi, ad esempio crocifisso di anime schiacciate sotto il peso della croce, Tu che contieni tutte le ricchezze e tutti i doni del Cielo; Gesù, nostro Re, Salvatore dei fedeli, che hai voluto che il tuo santo costato dovrebbe essere aperto dal punto di lancia spietata, umilmente e con fervore supplichiamo ad aprire per me le porte della tua misericordia, e mi soffre di entrare per la larga ferita di tuo fianco adorabile e santissima, nel tuo cuore infinitamente amorevole, in modo che il mio cuore può essere unito al Tuo cuore da un legame indissolubile di amore. Ferisci il mio cuore con il Tuo amore. Lasciate che lancia del soldato penetri il mio seno. Sia il mio cuore aperto a Te solo e chiuso al mondo ed al diavolo. Proteggi il mio cuore, e il braccio contro gli assalti dei suoi nemici per il segno della tua santa croce.

Amen.

Gratitudine al Cuore di Gesù

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Ecco per voi un testo su cui meditare, l’autore è Dom Giovanni Giusto Lanspergio certosino particolarmente devoto al Sacro Cuore di Gesù.

Io ti celebrerò, o Signore, con tutto il cuore.
Salmo 110,1

Tu, dolcissimo Gesù, sei il mio unico amore, la mia salvezza, e la mia consolazione. O più fedele amico degli uomini, il mio Creatore e mio Redentore, la luce del mio cuore, il riposo della mia mente, e il rimedio della mia anima, io ti adoro. Tu Divina Riconciliatore di uomini, sostenitore più amorevole dei peccatori, che dài conforto agli afflitti, sollievo a coloro che lavorano, e al solo la loro ricompensa, io ti adoro. O Gesù, Vittima gradito agli occhi del Signore, Vittima onnipotente con Dio, Tu sei la pace-offerta il cui odore di soavità ha misericordiosamente inclinato verso di noi Dio Padre, che abita nel più alto dei cieli. Tu che hai costretto a cercare su di noi con amorevole gentilezza e la pietà, per portarci in Suo favore, e per farci eredi del suo Regno. O più Gesù misericordioso, lodo Te, ti benedica, e darà gloria per la tua infinita misericordia, inesauribile e traboccante verso di noi. Non era sufficiente per Te di essere il nostro Signore, nostro Creatore e nostro Protettore, tu vuoi diventare anche il nostro Redentore, il nostro fratello e nostro compagno di esilio! Tu hai avuto il piacere di prendere la nostra natura umana, per condividere la nostra debolezza e la povertà, e anche a presentare alla legge della morte. Questo è il motivo per cui, durante trentatré anni, Ti sei affaticato e sofferto tanto per procurare la nostra salvezza. O più compassionevole di Gesù, quante volte è stata suddivisa la stanchezza in seguito ai tuoi viaggi! Quante volte hai sofferto da fonti di calore, il freddo, la sete, la fame e la povertà! Quante volte sei stato disprezzato, insultato o rimproverato! E – ciò che è più bello di tutti – Tu hai finalmente ceduto la tua anima alla morte più ignominiosa e amaro per noi che eravamo i tuoi nemici!

Eppure, tutti questi segni di amore, e le grandi benefici elargiti su di noi creature vili e ingrati, non soddisfacevano la Tua carità inconcepibile. Durante trentatré anni Tu eri caricato con sofferenze e ignominia; ma, per espiare pienamente al nostro posto, c’era ancora una cosa che tu vuoi fare, dopo la vostra morte, nel sottoporre ad un ultimo oltraggio, quando Tu hai permesso ad un soldato crudele e insolente di perforare il Tuo Cuore più tenero, già ferito con il dardo del Tuo amore. Ma perché hai desiderio Tuo Cuore da trafiggere in tal modo da una ferita terribile? Ah! è stato che potremmo vedere tutta la profondità e l’ampiezza del Tuo amore infinito, e imparare con ciò che hai sofferto la carità per il nostro bene. Tu vuoi insegnarci che tutte le tue azioni erano animate dalla carità più perfetta. Tuo santo corpo era stato rotto e lividi per noi, e tu avessi Si offerto a Dio come sacrificio vivente, puro ed accettabile ai Suoi occhi. E ‘stato difficile per te da dimostrare in modo più chiaro o più perfettamente il Tuo potente amore per noi. Tu vuoi comunque aprire il santuario dell’amore stesso, e divulgare la bara mistica che contiene questo tesoro, aprendo a noi il tuo cuore, in modo da permetterci di vedere con i nostri occhi da dove è venuto tutto ciò che tu avessi fatto per noi. Non riservando nulla per te stesso, nel dare a tutti noi, anche il tuo cuore, non ti sembra come se Tu volessi dire a ciascuno di noi, la nostra ingratitudine e la freddezza, ahimè! Tu sapevi: Ecco, o uomo, e vedere tutto quello che ho fatto, tutto quello che ho sofferto per la tua salvezza. Tu eri Il nostro nemico, e ti hanno restituito il favore di mio padre. Tu devi vagare a caso come una pecora smarrita; Ho cercato di te lungo, con molta difficoltà e fatica, e quando finalmente ti ho trovato, ti ho portato in braccio, e ti riportai all’ovile celeste. Ma chinai la mia testa che potrebbe essere coronata di spine. Ho tenuto le mie mani e piedi per essere trafitto con le unghie. Con pazienza ho sofferto il supplizio della flagellazione. Ho versato il mio sangue fino all’ultima goccia; E il mio cuore era così infiammato di amore per te, che mi è stato lacerato e ferito sia internamente che esternamente. Infine, ho rinunciato a morte della mia anima che mi è piaciuta, e quindi consumato, dalla Mia perfetta e completa obbedienza, il lavoro della tua salvezza. Dopo di che, cosa ci può essere ancora da fare? Non ho più nulla da offrire a te .Tu vedi bene che il mio amore per te era forte come la morte, e il mio amore fa che ti posso avvicinare a me e te unisco a Me con l’amore. Eppure tu andrai lontano, e che hai te stesso separato da me. Bambino di Adamo, l’anima insensibile, se tutto quello che ho già fatto non è sufficiente a sciogliere il tuo cuore congelato, e fare una profonda impressione su di te, accettare il mio cuore, oltre a tutto quello che ti ho dato, e capire che cosa è. Ricevere il sangue che ne deriva. Se potessi fare qualcosa di più e avevi il diritto di pretenderlo, dovrei essere molto disposti a offrire a te. Chiedi a Me, Che fai ancora richiedo? Fai notare a me quello che sarà in grado di muoversi, di convertire te decidere di te ad amarmi, e certamente non voglio rifiutare di concederla.

La Nube della non-conoscenza 75

NUBE

CAPITOLO 75

Alcuni segni attraverso i quali possiamo sapere con certezza se siamo chiamati da Dio al lavoro della contemplazione.

Non tutti quelli che leggono, o sentono leggere o parlare di questo libro, e che leggendolo o ascoltandone la lettura lo ritengono una cosa buona e piacevole, sono per ciò stesso chiamati da Dio a intraprendere il lavoro contemplativo, per il semplice fatto di provare dentro di sé una piacevole sensazione durante una lettura di tal genere. Può darsi benissimo che questo stimolo interiore provenga dalla curiosità dell’intelligenza naturale, piuttosto che da una chiamata della grazia. Ma se vogliono verificare l’origine di questo impulso, possono farlo a questo modo, se sono d’accordo. Per prima cosa facciano un serio esame, per vedere se in precedenza hanno fatto tutto il possibile per prepararsi convenientemente alla purificazione della loro coscienza, secondo il giudizio della santa chiesa e d’accordo con il proprio direttore spirituale. Se le cose stanno così, tanto meglio. Ma se vogliono conoscere con più esattezza le proprie disposizioni d’animo, osservino attentamente se quest’impulso richiama sempre più la loro attenzione, tanto da diventare più abituale di ogni altra devozione spirituale. E se giungono alla convinzione che non c’è cosa che essi facciano, materiale o spirituale, che riceva un’adeguata approvazione da parte della loro coscienza, senza che questo piccolo segreto slancio d’amore non stia a capo, in senso spirituale, di tutto il loro operato; se questa, dunque, è la loro sensazione, allora è segno che sono realmente chiamati da Dio alla contemplazione, altrimenti no. Non intendo dire che quest’impulso deve durare per sempre e riempire in continuazione la mente di quelli che son chiamati al lavoro contemplativo. No, non è affatto cosa. In un giovane contemplativo ancora alle prime armi, questa reale sensazione viene spesso a mancare per una serie di motivi. Talvolta questo si verifica perché egli non abbia ad assumere un atteggiamento di sufficienza, o a pensare che sia in gran parte in suo potere di avere questa grazia quando e come gli pare. Un pensiero di tal genere sarebbe segno di orgoglio. Ora, quando la sensazione della grazia viene a mancare, è sempre l’orgoglio la causa prima; non tanto l’orgoglio che effettivamente c’è, ma quello che potrebbe esserci, se non venisse meno la percezione della grazia. Ecco perché è facile trovare dei giovani stolti che ritengono Dio loro nemico, quando invece è lui il loro miglior amico. A volte la grazia della contemplazione viene meno a motivo della poca cura con cui gli uomini vi corrispondono: in tal caso essi sentono immediatamente una pena acutissima e straziante, che li divora come un cancro. Altre volte nostro Signore ritarda questa sensazione di grazia secondo un piano prestabilito, perché vuole, in tal modo, che essa cresca e venga apprezzata maggiormente: è quel che capita quando una cosa, da lungo tempo smarrita, viene infine ritrovata. Questo è uno dei segni più importanti e più sicuri che uno possa avere per conoscere se è chiamato o meno alla contemplazione: se sa che, dopo un ritardo di tal genere e una lunga inattività nel lavoro della contemplazione, improvvisamente quella sensazione ritorna, come di fatto avviene, senza far ricorso a nessun mezzo. Allora egli possiede dentro di sé un fervore ancor più intenso e una passione ancor più viva nei riguardi della contemplazione, di quanto non abbia mai avuto prima. A tal punto che spesso, io credo, la gioia per il ritrovamento di quello slancio d’amore è ancor più grande del dolore per la sua perdita. Se capita così, è senz’altro segno autentico e inconfondibile che Dio chiama a diventare contemplativi, quale che sia la propria vita presente o passata. Non è, infatti, quello che sei, né quello che sei stato, ciò che Dio vede con i suoi occhi misericordiosi, bensì ciò che tu potresti essere. E s. Gregorio afferma che «tutti i desideri santi crescono quando vengono dilazionati; ma se svaniscono in attesa della loro realizzazione, allora non erano nemmeno desideri santi». Chi sente sempre di meno la gioia di ritrovare o riscoprire, sotto forme nuove e impreviste, i vecchi desideri del cuore, può star certo che, anche se questi sono desideri naturali di bene, tuttavia desideri santi non lo sono mai stati. Di questo santo desiderio parla s. Agostino, quando dice che «tutta la vita di un buon cristiano non è altro che un santo desiderio». Addio, amico spirituale, ricevi la benedizione di Dio e la mia. E prego Dio onnipotente perché la vera pace, il buon consiglio, il conforto spirituale in Dio e l’abbondanza della sua grazia siano sempre con te e con tutti quelli che lo amano su questa terra. Amen.

Fine

A questo punto, cari amici lettori per meglio fissare quanto abbiamo letto o per chi volesse ascoltare anzichè leggere, ecco per voi un video riepilogativo dal capitolo 61 al 75. Nella sezione download, potrete trovare i sei video riepilogativi.