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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

146. Tu soffri perchè non ti obbediscono. O vergogna, dove sei? Dio ha forse creato l’uomo perchè sia sottomesso e obbedisca a te, o non piuttosto perchè sia sottomesso e obbedisca a lui?

147. Tu sei turbato perchè anche io lo sono. L’uomo furioso rimprovera il furioso. Quale vergogna! Che il sano derida lo storpio, o il bianco il nero! Per quanto mi riguarda, mi correggerò e non commetterò più un tale misfatto. E tu, che farai del tuo vizio? Non puoi guarirmi con esso, e neanche tu riesci a sopportarlo.

148. Tu ami in modo vergognoso la serva, cioè, la creatura; solo da ciò deriva il tuo tormento, poichè il suo Signore, che è poi il tuo Dio, fa di lei come meglio ritiene opportuno.

149. Tu ti attacchi a una sillaba del grande poema. Eccoti dunque nell’angoscia quando il sapientissimo Cantore prosegue la sua melodia, poichè ti è stata sottratta una sillaba, la sola che tu amavi, e le altre si sono succedute nel loro ordine. In effetti, egli non canta solo per te, nè secondo la tua volontà, ma secondo la sua. Le sillabe che seguono ti sono contrarie perchè spingono in avanti quella che tu amavi in modo disordinato.

150. Il tuo posto naturale è essere per gli uomini un compagno utile, un amico, non un maestro orgoglioso. Fa’ dunque tutto con fraterna carità, non con orgogliosa dominazione.

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“Meditationes”

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141. Le realtà terrene non siano la sorgente della tua pace; questa, infatti, sarà vile e fragile come lo sono loro. Questa pace è comune a quella delle bestie; la tua invece, sia come quella degli angeli, cioè quella che procede dalla Verità.

142. Non respingere gli uomini, ma allontana da loro ciò che a buon diritto ti offende: il vizio. Fa’ questo per amore nei loro confronti, come vorresti fosse fatto a te. Infatti, non è la natura umana in quanto tale che ti offende, ma i vizi che la deturpano. Perchè tocchi le piaghe sanguinanti dei tuoi simili, se non per guarirle’ Così, infatti, ti comporti con le tue. Non ciò che fanno gli altri deve preoccuparti, ma ciò che fai tu. Poichè utile a tutti è colui che è attento non a come agiscono gli altri, ma a come agisce lui stesso riguardo alle loro azioni buone o cattive. Dalle une o dalle altre puoi trarne un bene; anzi, in modo ancor più meraviglioso e straordinario da quelle malvagie. Se tu, però, intendi rigettare gli uomini cattivi, infatti, sono coloro di cui si serve il giusto per agire bene, rallegrandosi con gli uni e avendo compassione degli altri.

143. Il corpo, sopraffatto da forze più potenti, è respinto o attirato. Similmente accade per la volontà. Per quanto riguarda te, guardati da ciò che ti può turbare e vincere: non il corpo, ma il tuo spirito e la tua volontà.

144. Fa’ tutto per avere la pace, per giungere alla quale non c’è altra via se non la sola verità, e quest’ultima è il tuo avversario in questo cammino. O la sottometti a te, o tu devi assoggettarti a essa. Non c’è altra scelta.

145. Se non vuoi perdere pace e beatitudine, disprezza tutto ciò che avevi trattenuto e amato per possederle.

“Meditationes”

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136. Rifletti: se tutti gli uomini fossero sempre spinti dalla collera e dalla follia, che cosa dovresti fare? Dovresti forse affliggerti per questo? Perchè, dunque, sei turbato quando qualcuno perde la calma? Donagli un rimedio e non l’agitazione, Come potrebbe la follia essere curata con la follia?

137. Altra è la pace di colui che ha totalmente superato l’avversità e altra è quella di chi ha fuggito le contrarietà o crede di averlo fatto. Tu non esulti per aver vinto le difficoltà, ma per essere stato vinto, o quasi, da loro.

138. ” Non sono venuto per giudicare il mondo, ma per salvarlo” (Gv 12, 47). Questo significa: non sono venuto per eseguire sui colpevoli una meritata sentenza di condanna, ma per mostrare loro, con misericordia, come possono evitarla.

139. Perchè ami le sofferenze dei tuoi simili? Forse perchè in questo modo applichi la giustizia? Dunque anche le tue sofferenze sono gradite a Dio, perchè è giusto che sia così. Mediante questa sentenza sei condannato al fuoco eterno (MT 18, 8). Se un uomo che abbia ucciso una gallina è condannato a morte, a quale pena sarà oggetto chi uccide una persona?

140. Se operi solo per amore, se non sei spinto da altro motivo che dall’amore stesso, allora, rimprovera, castiga. Se lo fai per altri motivi, allora condanni te stesso. Agisci in tutto verso gli altri con gli stessi sentimenti con cui vuoi essere trattato da Dio (Mt 7, 12).

“Meditationes”

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131. Togliti tutti gli impiastri, i vestiti e tutto il resto: vedrai,allora, se tu sei veramente sano.

132. La beatitudine deve possedere sentimento e intelligenza. In questo modo colui che è felice potrà rendere grazie. In effetti, chi si impegnerà a piacere o a rendere grazie a un oggetto senza intelligenza?

133. Se siete incerti tra eleggere un padre o un medico, vi do un consiglio: scegliete colui che nè la malattia nè altro sia in grado di distogliere il suo animo da voi.

134. La sola cosa che desideri da Dio per te, cioè la benevolenza, mostrala a tutti gli uomini, sia con il castigo sia con la dolcezza.

135. Perchè insulti i ciechi e i malati, dal momento che sei come loro? O anche se tu sei differente da loro non lo sei nè per te stesso, nè da te stesso.

“Meditationes”

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126. Se non ci fossero le malattie, a che cosa servirebbe il medico? Se non ci fossero le avversità, a che gioverebbe essere forti e pazienti? Se no0n ci fossero i peccati, ci sarebbe ancora chi intercede? Se non ci fosse la pazzia, si avrebbe necessità del dottore? Se non ci fossero i poveri, vi sarebbero ancora coloro che li soccorrono? E tu, potresti curare qualcuno, se non ci fossero persone in necessità, cioè i malati? Soffriresti, se non ci fossero dolori? Faresti da intercessore, se non ci fossero persone per le quali farlo, cioè i colpevoli? Faresti l’insegnante, se non ci fossero persone da istruire? Potresti servire, se non ci fossero persone da soccorrere o indigenti? Quanto sei assurdo! E che ancora? Mangeresti, se non avessi fame? Berresti, se non avessi sete? Ti riscalderesti, se non avessi freddo? Andresti alla ricerca dell’Ombra, se non ci fosse la calura? Tutto è un controsenso!

127. Non puoi odiare nessuno, se non a causa della tua iniquità. Poichè desiderare il bene anche per i malvagi è proprio dei santi.

128. Bisogna amare solo la verità e la pace che da essa proviene.

129. E’ proprio delle anime grandi intercedere per coloro che si riconoscono colpevoli, affinchè siano perdonati. E’ proprio delle anime eccelse, invece, supplicare benignamente per quanti non riconoscono ancora la colpa, affinchè la confessino; e intercedere per quanti, per vergogna o perchè amano il loro peccato, non riconoscono la loro colpa, affinchè la riconoscano.

130. Quanto più sei vicino all’amore di questa vita e di tutto ciò che le appartiene, tanto più sei vicino all’iniquità.

“Meditationes”

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121. Se gli oggetti in cui confidi, o nei quali provi diletto, si comportassero in tal modo verso se stessi, o ti prenderesti gioco di loro, per la loro stoltezza, o ne piangeresti la perdizione. Se la follia di tutti giunge sino a questo punto, è bene che avvenga questo anche per te?

122. Se sopporti te stesso, così impuro, perchè non sopporti anche gli altri?

123. Il tuo animo è tanto soggetto al variare degli eventi, quanto lo sono le cose che ami.

124. All’inizio,costretto dalle sofferenze corporali, hai accolto il mondo. Ora, però, ti diletti delle sofferenze stesse, al fine di gustare il mondo e di goderne.

125. La verità è per noi più amara di tutte le avversità, poichè ogni contrarietà si oppone a una o più gioie; la verità, invece, le contrasta tutte insieme. Anche se potessi vedere tutti i colori e tutto ciò che gli occhi possono vedere, o gli altri sensi del corpo possono percepire, o se potessi raccontare o intendere tutte le novità, quale utilità ne avresti? In questo senso non vi è alcuna utilità in tutto ciò che hai sperimentato o udito.

Il silenzio…un cammino privilegiato.

copertina italiano

Ritorna in questo articolo odierno un estratto del libro del cardinale R. Sarah.

Alla domanda di Nicholas Diat così formulata: “Come imparano i monaci certosini a domare il silenzio, a superare il frastuono di fronte ad un silenzio che si fa impossibile e, in definitiva, a non averne paura?” seguirà la risposta di Dom Dysmas de Lassus, estratta dal libro “La forza del silenzio”.

Dom Dysmas de Lassus: Cominciando dall’ultima parte della sua domanda, io direi che chi teme il silenzio non rimarrà molto tempo con noi. L’inquietudine non nasce dal silenzio in sè, se non da quello che rivela. Chi si ritira in certosa per incontrarsi con Dio, si incontra con qualcuno di inaspettato: egli stesso. La sorpresa non è molto gradita.

Supponiamo che la propria stanza è alquanto oscura e che egli non è particolarmente appassionato all’ordine ed alla pulizia. Poichè si vede poco, la cosa non risulta troppo molesta. Improvvisamente un ospite ha la nefasta idea di accendere un fuoco molto vigoroso. Allora lo spettacolo che si vede risulta alquanto vergognoso…Quando un aspirante viene in ritiro, vengono alla luce molti ricordi. Erano da molto tempo dentro di se stessi, coperti dai rumori della vita. Quando si fermano questi movimenti, non si può scappare dai propri ricordi; e si comprende che il silenzio e la solitudine della cella, che potevano sembrare uno spazio di riposo, sono anche uno spazio di prova, laddove dover confrontarsi con il combattimento più difficile: la battaglia contro se stessi.

Si tratta di domare la casa delle bestie che abitano in noi se vogliamo che queste finiscano con il lasciarci qualche giorno in silenzio. Il silenzio esterno, quello della propria casa e delle labbra, fa parte del percorso. Si trova sancito nei nostri Statuti. La sola esperienza silenziosa suona una corda invisibile dentro di noi. Il fatto di stare in silenzio insieme contiene una dimensione molto ricca, l’espressione sensibile che tutti vogliamo preservare il dialogo con Dio. Devi rispettare il silenzio dell’altro. L’apprendimento di questo aspetto esteriore si effettua con il tempo. Apprendiamo a conferire significato al silenzio.

Senza dubbio, il più difficile è il silenzio interiore. I grandi rumori dell’anima possono scoppiare nella cella, nella orazione. I giochi mentali, i pensieri e le emozioni compaiono allegramente per distrarci dallla nostra orazione: il significato etimologico della parola allude ad un rumore che ci divide e ci separa. Quali sono queste distrazioni? Se le osserviamo da vicino ci accorgiamo che è sempre un dialogo immaginario. Parliamo con altre persone della tal cosa o di altro…

Il silenzio delle labbra esige la volontà; prestare una attenzione interna, nel silenzio, a ciò che abita in noi, richiede un grande sforzo, una vera domesticazione, per riprendere l’espressione che lei ha utilizzato nella domanda.

L’apprendimento del silenzio esige il permanere in presenza del Signore. Non consiste nel lottare contro i nostri pensieri interiori, ma nel tornare incessantemente a Dio. Le distrazioni sono temibili, perchè non le vediamo arrivare, e prima che ce ne rendiamo conto ci hanno trascinato con esse. Il movimento di ritorno a Dio in quanto constatiamo che ci siamo allontanati rivela che la nostra intenzione, di stare con Lui, non è cambiata.Vi è una componente nello sforzo che si ripete nel lasciarsi attrarre. Ma ciò che è essenziale è il Signore.

Noi lavoriamo una parte del giardino, ma i bocciuoli li da Dio.

Le parole di Isacco di Ninive sono molto eloquenti: ” Dio ha condotto il suo servo nel deserto per parlare al suo cuore; ma solo quando egli rimane all’ascolto nel silenzio percepirà il soffio della lieve brezza nella quale si manifesterà il Signore. Inizialmente bisogna sforzarsi per restare in silenzio; ma se siamo fedeli, dal nostro silenzio nasce qualcosa che poco a poco ci attrae verso un silenzio maggiore” Sappiamo che questo qualcosa, che non saprei definire, è Qualcuno che ci trascina ogni volta più vicino al suo mistero.

Quando il monaco si raccoglie nella profondità della solitudine, e il suo desiderio di stare con Dio è sufficientemente intenso, il silenzio si converte realmente in un cammino privilegiato.