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  • I.F.S.B.

Unione Divina (seconda parte)

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Non appena l’amato si innamora di Dio, cerca con ogni mezzo di conoscerlo meglio per perdersi più completamente in lui. Poiché lei è solo uno del Regno di Dio, ciò che ha trovato è così prezioso che è decisa a non scartarla a nessun prezzo. La conoscenza di Gesù ci rende assetati di una conoscenza più immensa, e il gusto del suo amore ci rende affamati di un amore più grande. Il coraggio aumenta con la consapevolezza del tesoro posseduto, che sarà rinviato, se necessario, in una lotta continua contro tutto.
La forma di Cristo deve finire nell’anima fino alla pienezza dell’età nuziale. L’apertura reciproca dei cuori crea un accordo inesauribile tra le volontà e i pensieri, tra le nature stesse. È una crescita che non cessa e non termina in questo mondo: continuiamo tutta la nostra vita a spogliarci dall’accidentale, secondo le ispirazioni della grazia, affinché l’amore essenziale diventi saldoin noi manon facciamo nulla che non tenda a Dio, la nostra volontà diventa sempre più pronta e il suo giusto cammino: l’obbedienza filiale ci lega sempre più intimamente alla vita del Padre, l’unico oggetto del nostro sforzo e unico supporto del nostro abbandono. “Una volta eri un’oscurità, ma ora sei luce nel Signore. Cammina come figli della luce “(Ef., V, 8).

Per quanto diverse possano essere le nostre occupazioni spirituali o materiali, i nostri atti hanno lo stesso valore profondo e lo stesso significato. Ciascuno dei nostri passi ci conduce dal Figlio al Padre: tutta la nostra esistenza è compresa nella serena vita della Trinità. In una comunione di fede e amore con la persona di Cristo, la cui opera è nostra, beviamo la vita divina nella Sua stessa fonte. “Sappiamo che siamo in lui ed è in noi: perché ci ha dato il suo Spirito” (I Giovanni, IV, 13).

L’energia soprannaturale brilla nell’anima con una spontaneità forte e gentile della Persona di Cristo: lo Spirito Santo è la fornace in cui il suo fervore è costantemente nutrito. Il marchio di questo amore è, come una firma, in tutti i suoi atti, in tutto il suo essere. “Ciò che ci conferma in Cristo con te e che ci ha unto, è Dio, che ha anche impresso il suo sigillo su di noi e ci ha dato il pegno dello Spirito Santo nei nostri cuori” (II Cor., I, 21-22).

Lo Spirito Santo, nell’unità dell’essenza con il Padre e il Figlio, vive nelle nostre anime, prega con noi e ci santifica. “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Il tempio di Dio è santo, che tu sei “(I Cor., III, 16-17). Il soffio del Padre e del Figlio, il dono infinito, la testimonianza della parola di Dio, il sigillo della Sua unicità, sono scesi su di noi per completare l’opera del Salvatore e coronarla di gloria. “Avevamo sperato in Cristo … in cui anche voi sperate, avendo ascoltato la parola di verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, tocchi contrassegnati con il sigillo dello Spirito Santo, che è stato promesso, che è il un pegno della nostra eredità, per la redenzione del popolo, acquisita a lode della sua gloria “(Efesini 1: 12-14).

Lo Spirito Santo, emanazione dell’amore eterno tra il Padre e il Figlio, trasmette questo amore alla creatura che Egli abita e assimila; vita abbondante, ci inonda di vita, pace e consolazione, gioia, forza e santità: l’eccesso di pienezza divina scaturisce ancora dai nostri cuori in onde di carità.Vivendo l’unità delle persone, ci viene dato lo Spirito perché, secondo la promessa della Parola, possiamo essere compresi in questa unità. “Ti ho dato la gloria che mi hai dato, affinché siano una cosa sola, proprio come lo siamo noi” (Giovanni, xvii, 22).

Nel dono reciproco del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo ci ispira il dono più perfetto di noi stessi, in cui si riassume tutta la bontà e ogni santità, poiché è il legame tra il Padre e il Figlio, ci mantiene prigionieri del suo amore e protetto dal suo abbraccio. L’anima si sente stupita e meravigliata delle ricchezze che il Paraclito trascorre ogni giorno su di lei, con il modo in cui è guidata in tutte le circostanze, in modo che tutto contribuisca al suo bene spirituale. Per quanto possa essere povero e difettoso, respira la vita della Trinità ora. “Ciò che ci ha formati proprio per questo era Dio, che ci ha dato il pegno dello Spirito” (II Cor., V, 5).

È necessario ripetere che il miracolo della grazia sfida le parole, poiché è una realtà divina e che i termini creati possono misurare solo oggetti finiti? Volere includere nella formula le libertà dell’amore è procedere come quel bambino di cui ci dice sant’Agostino, che stava giocando sulla spiaggia e pensava di poter svuotare l’oceano. Come le lingue degli uomini sono fredde, pesanti e goffe per parlare di queste grandezze! Solo il testo ispirato ha il tono di pienezza e ci annuncia ciò che Dio ha riservato per i suoi “, affinché possano abbondare nella speranza dello Spirito Santo” (Rm Xv, 13).

Il mondo sensibile non smetterà di bussare alla nostra porta e cercherà di disturbare la nostra anima fino all’ultimo minuto.Ma questo, sotto l’azione continua della grazia, sa come trasformare tutti gli ostacoli in mezzi, e anche in un’occasione fallita unirsi con più purezza alla volontà del Padre. “Sappiamo che tutte le cose lavorano insieme per il bene di coloro che amano a Dio “(Rom., VIII, 28).

Non ci sarà un momento di questa vita che si perde, se le imboscate e i colpi dell’avversario contribuiscono alla dolce vittoria del cuore, che è appunto quella di Dio. L’anima assapora questo amore con sempre maggiore gratitudine, poiché il linguaggio celeste diventa più familiare ad esso, e che gode più immediatamente della realtà divina. “Ascolterò ciò che il Signore dice in me” (Salmo LXXXIV, 9).

L’anima ha cominciato a vivere la sua vita eterna: il desiderio dell’unione perfetta lo fa trovare nel crogiolo dell’amore; è una fiamma nel cuore di Dio e l’unica cosa che fa è amare. “La mia anima è paragonata al suono della sua voce” (Song, V, 6).

E Dio irradia su di esso una gloria che nessuna creatura può concepire o sospettare. Quanto sei bello, amico mio! Quanto sei bello e gentile! “(Can., VII, 6)

Unione Divina (parte prima)

studiando in cella

Cari amici lettori, ecco un brano tratto per voi dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone del priore certosino che oggi vi offro ha il titolo “Unione divina ” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…cominciamo a leggere ed a meditare su questa prima tranche.

È a Dio stesso che l’uomo deve unirsi per compiere il suo destino.Se riusciamo a raggiungere il punto più alto dell’essere e la sua causa principale, perderemo tempo con piccoli desideri? Per raggiungere la nostra patria è necessario perdersi nel bene supremo: dirigiamo ora tutte le nostre azioni a Lui e lasciamo che la nostra anima respiri finalmente il suo elemento naturale. Quando riconosciamo la volontà di Dio in tutte le cose e ci abituiamo alla nostra volontà di acconsentire ad essa, vediamo che il bisogno di cose create diminuisce in noi, finché non siamo finalmente liberati.Una gioia essenziale, che risiede nelle profondità dell’anima, prende tutta l’attrazione per i beni accidentali.
Perché la verità, la luce divina, conferisce ad ogni oggetto il suo vero valore. Avendo trovato il suo centro divino, l’anima smette di oscillare tra desiderio e paura: ora conosce il puro equilibrio dell’amore. Sa che l’unione con Dio è inseparabile dalla calma e dal profondo silenzio della propria volontà; quindi stai attento a evitare sia la sollecitudine che la negligenza.
Non in commotione Dominus (III Re, XIX, 11).

La verità, accettata prima con umiltà e semplicità dalla fede e vissuta nella pazienza quotidiana, è ora evidente: l’anima può assaggiarla senza intermediari, nell’esperienza dell’amore. Gustate et videte quoniam suavis est Dominus.- “Assapora e guarda com’è dolce il Signore” (Salmo XXXIII, 9).

La sottomissione a ciò che Dio ci comanda ci eleva continuamente a Lui: l’umiltà ci esalta e ci permette di guardare liberamente, dal culmine delle prospettive di grazia, il piccolo mondo degli interessi umani. Qui il cuore si apre all’amore di tutti gli uomini e vorrebbe riversare su di essi fiumi di acqua viva da cui è allagato: cattolico nel pieno senso della parola, non ha alcun disprezzo per alcuna anima né accusa alcuna miseria. La preoccupazione di piacere sempre al Padre celeste conferisce un carattere soprannaturale a tutto ciò che l’uomo fa in questo stato di unione, anche nei più piccoli dettagli del suo comportamento. E Dio si sente più glorificato, ed è contento e riconosciuto in lui più che in tutta la sua creazione, le cui meraviglie proclamano, tuttavia, la sua saggezza e il suo potere. Una fiducia illimitata e assoluta, assicura l’anima interiore della sua unione con il Padre: sa che nessun potere del mondo o dell’inferno ha il potere di scuoterlo. Nulla di ciò che è stato creato ha potere su una volontà sinceramente abbandonata, poiché l’amore lo afferra per stabilirlo per sempre in Dio.

L’unione spirituale dà all’uomo la sua più alta dignità: dare un figlio al Padre nella persona del Figlio. Con questa filiazione divina l’anima ottiene la libertà – Ubi Spiritus, libertas ibi (colori II, III, 12); riceve potere che eserciterà sul cuore del Padre e in ogni regno dell’amore; e riceve la bellezza che irradia dalla conformità con Cristo. Si sente amata da Dio come se fosse l’unico oggetto dell’amore divino e ama Dio come l’unico oggetto del suo amore. Niente può trattenere il tuo affetto se non con Dio e in Dio l’unione diventa così pura che l’uomo si sente alienato da se stesso e non pensa più a tornare indietro nel suo volo interiore. “Dammi ali come le ali di una colomba, affinché io possa volare e riposare” (Salmo LIV, 7).

L’anima cessa di appartenere a se stessa se è in realtà un bene di Dio come lo è dell’anima: l’amore, purificandosi, lo porta a Lui in un movimento sempre più pronto e diretto. Amare Dio per se stesso è il frutto ultimo della grazia che eleva l’uomo all’ordine soprannaturale, gli dà le ricchezze dell’essenza e lo rende partecipe della vita di Dio. “Ti ho amato con amore eterno, quindi, compassionevole con te, mi attira a te” (Geremia 31: 3).

I poteri della fede sono ora germogliati e fioriscono nella pienezza della carità. Non c’è nulla che abbia il potere di unire come amore divino, e nessuna profondità è paragonabile a quella a cui attira coloro che si sono uniti per sempre. Tutto l’amore attrae e in un certo senso divora colui che ama, ma il nostro cuore non può assorbire Dio: e così questo amore ci coglie e ci assorbe nell’oggetto amato: “il mio amato è per me e Io per lui “(Can., II, 16).

La carità conduce così alla fusione dei cuori.Dio ci eleva infinitamente al di sopra della nostra natura per rendere possibile questo compimento. Alla fine del nostro lavoro e delle suppliche di un’umile preghiera, l’Amore ci fa attraversare uno spazio in sproporzione con il nostro sforzo e ci porta ad un punto che i nostri desideri non avevano neppure concepito.”Nessuno può venire da me se il Padre mio non lo attira” (Giovanni VI, 44).

Con sublime violenza, Dio si unisce, si assimila e trasforma in se stesso l’anima che vive con il vero amore. “Perché il nostro Dio è un fuoco divorante” (Ebr., XII, 29). E lo spirito guidato da Dio non trova nulla in Dio che lo fermerà: può liberamente sondare le sue profondità. È senza paura che ti arrendi al tuo elemento. “L’amore mi ha gettato nel fuoco”. L’obbedienza ai comandi di tutto il Dio conduce l’anima alla sua dimora eterna: si immerge, in questa vita, e una radice incrollabile può cominciare a crescere in pace in amore. Il progresso nella carità dà allo spirito una conoscenza più intima di Dio, e questa conoscenza, a sua volta, infiamma la volontà in una carità più intensa, da cui emana nuova luce. Il divino è così familiare a quest’anima che la sua realtà getta nell’ombra degli oggetti terreni: vede quest’ultimo con gli occhi del corpo come cose strane, mentre contempla direttamente la verità divina, misteriosamente legata alla sua sostanza da una costante comunione. L’amore di Dio poi domina l’intera vita dell’uomo e fa cessare rapidamente l’irrequietezza della mente e l’agitazione del cuore. Ordinavit in me charitatem. – “Ha ordinato la carità in me” (Can. II, 14).

Segue….

“Meditationes”

copertina

306. Vi sono sapori, come quello del miele, umori e calori, come quelli dei corpi. Rifletti su come ti senti, quando essi ti sono tolti o sono alterati.

307. Considera come la povertà e la miseria creino la solitudine in mezzo alle città, e come le ricchezze riempiano di folle i deserti.

308. La più grande utilità degli oggetti materiali è il loro uso in quanto segni. In effetti, si traggono da essi molto segni necessari alla nostra salvezza: così dall’aria derivano le parole, dal legno vengono le croci e l’acqua per il battesimo. Le anime conoscono i loro sentimenti reciproci solamente attraverso i segni del corpo.

309. Preparati a sottostare alla legge che avrai applicato agli altri. Sei infatti costretto a sottometterti alle leggi che tu stesso hai emanato. ” Con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7, 2) . Dà agli altri leggi buone, piene di misericordia, per timore che se esse sono cattive, Dio non voglia, diventino nocive per te, quando sarai soggetto a esse. Infatti, ” il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” ( Ge 2, 13) .

310. Il Signore ha mostrato quanto siano disprezzabili il potere e una lunga vita in questo mondo, allorchè ha donato a Ponzio Pilato il potere di uccidere il suo Figlio e a Nerone l’impero del mondo, e anche quando ha accordato alle cornacchie e ai cervi numerosi secoli di vita, cosa che concede raramente ai suoi santi. Quando, però, il Signore dona a un santo il potere sugli altri, non è a lui, ma a questi, che rivela la sua misericordia. Il santo, infatti, non ha bisogno di sudditi, sono piuttosto gli uomini che hanno bisogno di una buona guida.

“Meditationes”

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301. Vedi come ami questo corpo incomparabilmente più di quanto valga, poichè il tuo dolore non è proporzionato ai danni che esso subisce. Per esempio, una piccola ferita e il morso di una pulce causano in te un grande turbamento. Ma colui per il quale Dio è il solo bene assoluto, si affligge unicamente della sua perdita e di nient’altro. Non fu così, nell’inferno, per il ricco epulone (Lc 16, 22-24). Questi, infatti, tollerava tranquillamente di aver perduto Dio, poichè non domandava che gli fosse restituito Dio, ma sopportava male la privazione dell’acqua alla quale era abituato, perchè gli rinfrescasse la gola.

302. ” L’orecchio del signore ascolta le disposizioni del tuo cuore” (Sal 10, 17) , ma tu le ignori, al pari del beato Pietro che diceva : ” Sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte” (Lc 22, 33) . Non fare, dunque, troppo caso nè al tuo giudizio, nè a quello degli altri nei tuoi confronti, ma solo a quello di Dio.

303. Vedi fino a che punto ignori te stesso: non c’è paese tanto lontano e sconosciuto, a riguardo del quale credi così facilmente a colui che racconta menzogne.

304. Quanto più un evento è sconosciuto e verosimile, ed è autorevole chi lo racconta, tanto più facilmente gli si presta fede.

305. Ecco, legato a questo corpo mortale, eri già abbastanza infelice, poichè eri soggetto a tutte le sue alterazioni, fino al morso di una pulce o di un topo. Questo non ti è bastato. Ti sei legato ad altri oggetti come fossero altri corpi: l’opinione degli uomini, l’ammirazione, l’amore, l’onore, il timore e altri legami simili, le cui ferite ti causano dolore come quelle del corpo.

“Meditationes”

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296. Il sole rimedio per tutti i dolori e le sofferenze di questo genere è il disprezzo di ciò che è stato ferito, mediante la conversione dello spirito di Dio.

297. Quando togli a qualcuno ciò che possiede a torto,non gli sei veramente utile, ma lo sarai se, con una parola di esortazione o con il tuo esempio, ottieni che egli lo abbandoni spontaneamente. Il merito, in effetti, non è di essere privati di quel male, ma di privarsene.

298. L’uomo si coinvolge da se stesso nell’amore dei corpi e della vanità, ma, che lo voglia o no, è tormentato dal timore e dal dolore per la loro perdita, sia che gli si tolgano quelle cose, sia che le si critichi, poichè l’amore dei beni corruttibili è come una sorgente di timore inutile, di dolori e di ogni sorta di preoccupazioni. ” Il Signore libera, dunque, il povero dal potente”(Sal 71, 12), sciogliendo i legami dell’amore di questo mondo. In effetti, colui che non ama nulla di corruttibile, non offre alcun motivo per cui i potenti lo possano ferire. Colui che ama i soli beni inviolabili, come questi devono essere amati, diventa egli stesso del tutto inviolabile.

299. Se qualcuno taglia tutti i tuoi capelli, non ti potrà ferire, a meno che non te li strappi dalla radice. Allo stesso modo, nessuno ti potrà ferire se non tocca le radici degli attaccamenti fissate in te dalla concupiscenza: quanto più esse saranno numerose e amate, tanto più numerosi e violenti saranno i dolori generati da esse.

300. Nulla è sicuro per l’orgoglio, nulla è sublime davanti a Dio. Anche quando Dio ti tormenta per qualche cosa, non devi ricorrere ad alcun rimedio al di fuori di lui. Quanto spesso agisci come i giganti che costruirono la loro torre ( Gn 6, 4; 11, 4 ) per peccare in modo più sicuro! Gli uomini, in effetti, non si lamentano che per questo solo fatto: di non poter fare ciò che vogliono. Non si lamentano, infatti, di non volere ciò che è doveroso, nè di volere ciò che è dannoso. La loro sola pena e di non poter realizzare la loro volontà. Se questa volontà sia per loro un bene, non vi riflettono: come se in essa non si possa trovare nessun errore, nessun danno, mentre al contrario, solo in essa si trovano tutti i mali degli uomini.

“Meditationes”

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291. Chi gode perfettamente di una cosa, dimentico di sè, quasi abbandonandosi a essa e disprezzando se stesso, tende a quel bene e non fa attenzione a ciò che avviene in sè, ma a ciò che accade in essa è. Gli angeli disprezzano se stessi, più di quanto facciamo noi. Infatti, tendendo con tutta la forza a Dio, abbandonano dietro di sè, con tutta la volontà, se stessi e le altre creature, non si degnano neppure di guardarsi, tanto si stimano spregevoli, Senza dubbio, disprezzandosi completamente, dimentichi di sè, si gettano interamente in Dio e non si curano di sapere che cosa sono o chi sono, ma ciò che lui è. Quanto più si disprezzano, distogliendo da sè lo sguardo e dimenticando se stessi, tanto più simili a lui, e quindi migliori, diventano.

292. “In pace, in lui, mi addormenterò e mi riposerò” (Sal 4,9). In colui che immerge nel sonno l’armonia dei cieli (Gb 38, 37), al punto che svanisce ogni movimento, il cuore non conosce turbamento nè timore (Gn 14, 27). Questo è il vero sabato.

293. O il medico non ama il suo malato, oppure lo cura senza dolore, se può e se è certo che ciò gli farà bene.

294. A chi può essere detto in tutta verità. ” Che cos’hai che tu non abbia ricevuto?” (cior 4, 7), per cui si debba vantare in se stesso e non nel Signore( Cor 1,31; Cor 10, 17)? Come dice san Gregorio, egli deve essere tanto più umile nel suo servizio per il fatto che deve renderne conto. A chi è stato dato molto, molto sarà richiesto ( Lc 12, 48).

295. Quando si amano i corpi e ciò che conosce a essi, l’amore che è vita, luce, libertà e una certa immensità, muore, si ottenebra, è legato e oppresso. Come l’oro non si liquefa se non mischiato con l’argentino vivo, allo stesso modo il nostro spirito dimora inviolabile e invulnerabile sinchè non è mescolato con l’amore dei beni corruttibili e deperibili, che non possono non mutare: una volta che il nostro amore è mischiato con loro, esso diviene corruttibile alla stessa maniera, se non di più. Una piccola ferita del corpo, per esempio il morso di una pulce, causa nell’anima un forte dolore. Per il morso di una pulce sia la tua anima sia il tuo corpo sono feriti, l’una per il dolore, l’altro per la ferita. E tu credi che, una volta guarita la ferita del corpo, anche la tua anima sia tornata sana,; tuttavia, ancora dimora in essa quella debolezza che l’ha resa vittima del corpo ferito. Senza dubbio, in questa vita, la fragilità del corpo è irreversibile, e tende, anzi, a peggiorare. La sanità dell’anima, però, se non comincia su questa terra, non sarà acquisita nel mondo a venire.

Lo spirito nuovo

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Eccoci giunti ad un altro brano, tratto dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”

Il sermone che vi offro oggi si intitola “Lo spirito nuovo”

Quando siamo incorporati nel Figlio, una perfetta intimità con Lui è l’oggetto legittimo della nostra speranza, lo scopo dei nostri desideri e dei nostri sforzi. Cresce in noi e dilata il nostro essere, in modo da renderci sempre più capaci del divino.

L’uomo rinnovato per grazia toglie tutte le sue facoltà dalle abbondanti ricchezze della Parola, mentre si spoglia di se stesso per rivestirsi della santità di Cristo. L’incorporazione ci inonda di sempre nuovi doni: il potere dello Spirito Santo, il potere divinizzante della grazia, la gloria che questa vita di unione è già segretamente riempita. “Perciò, come il prescelto da Dio, santo e amato, mettiti nelle viscere della misericordia, della bontà, dell’umiltà, della modestia e della pazienza” (Col., III, 12). “Sebbene l’uomo esteriore sia distrutto in noi, tuttavia l’interno viene rinnovato di giorno in giorno” (II Cor., IV, 16).

La fusione dell’anima con Cristo opera alla radice stessa dell’essere e all’inizio dei tempi: i simboli tratti dall’unione di sostanze create non richiedono di tradurre questa unità incomparabile e sempre nuova forgiata dall’amore. “Che tutti possano essere uno, come tu, Padre, sei arte in me e io in te, affinché anch’essi siano uno in noi” (Giovanni, XXII, 21).

Dio non mette da parte ciò che ha iniziato; al contrario, non cessa mai di perfezionarlo nell’anima: vuole che Cristo cresca in noi fino alla piena armonia dell’età adulta. Il suo Spirito si avvicina costantemente al Padre per unirci più intimamente con Lui. “Per tutti coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio. Perché non hai ricevuto lo spirito di schiavitù di temere di nuovo, ma di ricevere lo spirito di adozione dei bambini, mediante il quale siamo chiamati, dicendo: Abba (Padre) “(Rom 8: 14-15).

Man mano che la conoscenza di Dio cresce in noi, la nostra fede nel Padre diventa più viva: più chiaro è per noi l’evidenza che Dio è carità, più pronta è la nostra anima a perdersi nel profondo di questo amore. Prendiamo l’amore del Padre attraverso il Figlio, ed è con Cristo che riposiamo nel seno del Padre: “Ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferito nel regno del Figlio del suo amore” (Col. I, 13). In questo modo, la vita condivisa con Cristo ci introduce nella patria della sua gloria eterna.

“Padre giusto, il mondo non ti conosceva, ma io ti conoscevo; e hanno saputo che tu mi hai mandato. Li ho fatti e li renderò noti a voi, così che l’amore con cui mi avete amato possa essere in loro, e io in loro “(Giovanni, XXVI, 25-26).

Tutti gli uomini possono vivere di questa inebriante verità se si lasciano liberare da essa, se, cessando di renderli gli oggetti del loro desiderio, li attraversano come passi fragili, come mezzi interamente ordinati per fini divini. “Conosciamo e crediamo nella carità che Dio ha per noi: Dio è carità” (I Giovanni, IV, 16).

Dio cerca di strapparci sempre più a fondo in modo che non viviamo più per noi stessi, ma per Lui e per Lui. La mia volontà, il mio cuore, il mio spirito sono stati sostituiti dalla volontà, dal cuore, dal spirito di Cristo; Io e io siamo uno nello spirito, e io sono identificato con Lui dall’amore: questa è l’esperienza e la gioia dei santi. “Non vivo più, è Gesù che vive in me!” (Galati II, 20).

Nulla incoraggia e rafforza il cuore come questa verità: “Tutte le cose sono tue, il mondo, la vita, la morte, il presente e il futuro; tutto è tuo; ma tu sei di Cristo e il Cristo di Dio “(I Cor., III, 22-23).

È questa, infatti, l’eredità di Cristo, l’opera che ha liberamente compiuto morendo per noi. “Ecco, voi siete purificati, santificati e giustificati nel nome di Gesù Cristo mediante lo Spirito di Dio” (I Cor. VI, 11).

Dobbiamo tutto alla grazia e siamo solo ciò che ci permette di essere, ma possiamo renderlo inefficace con le nostre infedeltà. Sorvegliare la sua crescita dentro di noi è l’oggetto degno del nostro sforzo. “La tua fatica non è vana nel Signore” (I Cor. Xv, 58). “Guardate, state saldi nella fede, e sii forte e forte” (I Cor., Xvi, 13).

Le debolezze terrene peseranno sempre su di noi finché vivremo in questo mondo. Gli eroi e i giganti della santità hanno sempre sospirato sotto la legge del peccato, che, come noi, non ha mai cessato di provare. “Insoddisfatto di me! Chi mi libererà da questo corpo di morte? “(Rom., VII, 24). Il rimedio per la nostra debolezza è il realismo della fede: uno sguardo franco alla nostra stessa miseria e alle ricchezze di Dio. Cristo ha operato in noi un’opera sublime, l’infusione di un’altra vita.

La fede ci illumina di una luce infinitamente più luminosa del giorno, la carità apre un orizzonte che la natura non può nemmeno sospettare. Il cristiano è un uomo nuovo e l’aria che respira interiormente non è di questo mondo; la sua esistenza fu riavviata secondo un piano divino. Sebbene continui a trascinare il peso del corpo e le sue inclinazioni inferiori, esso sei già diventato un membro di un’altra persona. “Metti via il vecchio con tutte le sue opere, e indossa il nuovo, colui che si rinnova continuamente nell’immagine di colui che lo ha creato, raggiunge la perfetta conoscenza. In questo rinnovamento non distingue tra schiavo e uomo libero, è Cristo che “è tutto in tutti” (Col., III, 9-11). “L’uomo che è in Cristo è una nuova creazione; le vecchie cose passarono; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. E tutto questo viene da Dio “(II Cor., V, 17). Il cuore è nuovo, lo spirito e la volontà sono nuovi; sì, l’uomo è nuovo dal momento in cui si è aperto completamente alla grazia. E ciò che Dio gli dà, la vita divina, non può essere sradicato da tutto ciò che è stato creato, se non acconsente ad esso. “Chi ci separa poi dall’amore di Cristo? La tribolazione? L’angoscia? La fame? La nudità? Il pericolo? L’inseguimento? La spada? Ma tra tutte queste cose siamo conquistatori per lui che ci ha amati. Perché sono persuaso che né la morte, né la vita, né gli angeli, né i principati, né le virtù, né le cose presenti, né le cose future, né la forza, né l’altezza, né la profondità, né qualsiasi altra una creatura può separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù nostro Signore “(Rom. 8: 35-39).