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In memoria di Padre Elia

Padre Elia E Wojtyla

5 ottobre 1984 Padre Elia e Papa Giovanni Paolo II

Cari amici lettori, oggi in occasione del trigesimo della dipartita di Padre Elia Catellani, voglio ricordarlo con un articolo nel quale vi propongo una sua recente intervista.

Come credo tutti sappiate, questo certosino speciale, fece la scelta lasciare la clausura della certosa, per andare a continuare la pratica eremitica nel deserto di Soreto, in una località sperduta del territorio di Dinami (VV) a pochi chilometri da Mileto in Calabria.

In questo luogo egli ha vissuto gli ultimi anni della sua esistenza terrena, ed il testo della intervista che segue, risale all’aprile del 2017.

L’intevista:
D. Padre Elia, lei è un certosino fuori della Certosa, che tipo di vocazione è la sua e come è pervenuto alla decisione di vivere da solo in questo luogo isolato?
R. Veramente non sono il primo, anche Padre Christian prima di me aveva fatto una scelta simile. Tempo fa il fondatore di questo eremo, andava alla ricerca di un monaco francescano a cui affidare la gestione di questo posto, ma non lo aveva mai trovato fino a quando non decise di bussare alla porta della Certosa. Dopo aver parlato con me personalmente, mi sono detto: “Perché non vado io?”. Così ho chiesto al Padre Priore Generale di poter fare un anno di prova. L’esperienza mi è molto piaciuta e ho deciso di continuare. Ogni tre anni devo rinnovare la richiesta. Qui ho trovato un’ospitalità veramente eccezionale. Dal 96 al 99 non avevo incarichi pastorali, poi il vescovo mi ha dato l’incarico di amministratore da svolgere a Monsoreto. Dopo sei anni ho raggiunto l’età della pensione. Il vescovo ha nominato un parroco a Monsoreto e mi ha dato l’incarico di viceparroco a Dinami. Poi la completa solitudine nel deserto di Soreto.
D. Mantiene i contatti con la Certosa di Serra oppure, dopo tanti anni, si sente ormai estraneo?
R. I primi anni andavo di tanto in tanto a fare qualche giorno di ritiro. Quando poi ho preso la parrocchia di Monsoreto andavo soltanto a fare qualche visita e non più a fare qualche giorno di ritiro. L’ultima volta sono andato quando è subentrato il nuovo Priore per conoscerlo e salutarlo. Sono poi tornato nel settembre scorso e dopo non più anche perché avevo sentito dire che la Certosa si era svuotata.
D. Come mai questo svuotamento per mancanza di vocazioni o per altro?
R. La Certosa di Serra viene considerata come una casa per monaci anziani, bisognosi di riposo. C’è stata una rifioritura col priore Dom Jacques Dupont, proveniente dalla Gran Certosa il quale da qualche anno è stato trasferito a Roma come procuratore generale per rappresentare l’Ordine presso la Santa Sede. I Novizi presso la Certosa di Serra c’erano già prima della venuta di Dupont.
D. Ha intenzione di far ritorno alla Certosa per riprendere la vita certosina?
R. Assolutamente no. Io ho intenzione di morire in questo luogo. Sotto un certo aspetto qui sono più solitario. In Certosa la notte, se non ti presenti in chiesa, ti vengono a cercare, mentre qui no. Se sono ammalato, per fortuna, ho il telefonino e posso chiamare. In certosa otto ore erano dedicate alla preghiera, otto ore di sonno spaccati in due per la veglia e otto ore per tutto il resto. Per poter vivere ci vuole anche un hobby per riempire la solitudine. Il mio è lo studio e la ricerca. Qui passano molti giorni e non si vede nessuno. La domenica dico la messa nella cappella e allora questo luogo è più frequentato. A volte vado nelle parrocchie vicine per confessare e vado alla Madonna dello Scoglio una volta al mese.
D. Non potrebbe fare la stessa vita diventando rettore del Santuario dell’eremo di Santa Maria del Bosco.
R. (Sorride) Non è la stessa cosa. Qualcuno questo me lo aveva proposto, ma non è la stessa cosa. Lì si darebbe l’impressione di non voler fare la vita solitaria. Quello è, infatti, un luogo frequentato dai turisti, mentre questo no.
D. Qual è la domanda più frequente che le rivolge la gente?
R. Mi chiedono: “Non ha paura di restare solo, così?” “No, sono abituato”, rispondo.
D. Se potesse tornare indietro sceglierebbe di fare il certosino o il parroco?
R. Di sicuro il certosino. Mi piace la solitudine. Qualcuno mi ha chiesto di poter rimanere una settimana in solitudine, ma dopo qualche giorno con una scusa ha interrotto ed è andato via. Stare in solitudine non è facile.

D. Padre Elia, ha mai avuto dubbi sulla fede?
R. Mai
D. Di tutte le cose che ha fatto quale non rifarebbe?
R. E’ una domanda che non mi sono mai posto.
D. Per quale motivo Padre Christian era considerato un monaco speciale?
R. Ad un certo punto è venuto fuori che aveva qualità che non erano più conformi con la vita certosina e lui stesso non conosceva questo aspetto della sua personalità. Però essendo stato incaricato di confessare gli esterni, ha scoperto di avere una vocazione a livello spirituale piuttosto apostolica e questo lo ha portato a scegliere di uscire.
D. Padre Christian si potrebbe definire un carismatico, un veggente o niente di tutto questo?
R. Non ho mai sentito questo dai certosini. Non aveva poteri diversi da quelli degli altri monaci.
D. E’ vero che lei per un periodo ha fatto l’esorcista in Certosa?
R. Si ho fatto esorcismi, ma pochi, due o tre. Io cercavo prima di mettere gli indemoniati in grazia di Dio perché avevo l’impressione che per la gente era come andare da un mago. Alla fine si guarisce per suggestione.
D. Fra cento anni che scelta farebbe per la sua tumulazione?
R. Questo lo dico sempre a tutti. Io vorrei morire qua perché questo è il luogo dove ho vissuto di più. Mi piacerebbe anche essere seppellito in questo luogo. Ai due lati dell’ingresso al santuario ci sono due rientranze, in uno si potrebbe ricavare il posto per il loculo. La gente potrebbe venire a pregare sulla mia tomba perché, quando la chiesa è chiusa, non ha dove pregare. In alternativa preferisco essere seppellito in Certosa.
D. Lei ha paura della morte
R. No, so che è un trapasso. Non ho paura della morte, ma della sofferenza che la precede. Vorrei morire con calma dopo una malattia breve e senza soffrire molto.

Cari amici, in rete ho trovato un’altra intervista, ma video! Pertanto ascoltiamo la voce di Padre Elia, per conoscerne meglio la sua emozione nel racconto che ci fa.

Buona visione, non dimenticando di rivolgere una prece all’anima di questo certosino particolare.

Ascoltate le sue parole, oggi per quello che è accaduto hanno un sapore profetico!

2 Risposte

  1. A me padre Elia ha colpito subito ! È lui che in quell’intervista credo di rai 3, mi ha attirato in Certosa e nel mondo certosino. Il suo parlare dolce, chiaro e sicuro…per me è stato un faro , e dopo ho cercato tutte le interviste che ho potuto…Mi ha fatto piacere sapere che anche da trapassato ha mantenuto il suo sorriso, e che ha donato gli organi…era tutto per tutti…
    Dio lo avrà accolto tra le Sue Braccia, comunque continuiamo a pregare per lui.

  2. Ho conosciuto p. Elia, è stato un dono incontrarlo.  Patrizia Rodi Morabito

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