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Memoria della Beata Vergine del Rosario

Apparizione della Vergine del Rosario ai certosini (Museo delle Belle Arti Granada)

Oggi 7 ottobre, voglio ricordarvi che oltre a celebrarsi la ricorrenza del santo certosino Artoldo, vescovo di Belley, al cui articolo biografico vi rimando, si celebra anche la memoria della Beata Vergine del Rosario.

Per questa occasione vi offro due preghiere concepite da Fratelli conversi e dedicate alla Vergine del Rosario.

Prendimi Maria

Prendimi, Maria teneramente

in tua presenza!

Sono il tuo bambino più piccolo

fidati di me completamente e ciecamente.

Maria, sei bellissima,

lascia che ti veda sempre.

Paradiso di Dio,

sei così dolce anche per me.

Perchè il tuo amore

è puro come un sole che

addolcisce tutto per

me, Maria ti saluto.

Fidati della Madre di

Dio, tu figlia, madre, sposa,

sei la più pura

beatitudine della Trinità.

AMEN

stelle sette x

Oh Maria!

Oh Maria vieni da me,

fammi tutt’uno con Dio.

Stendi il tuo manto,

proteggi me e la casa di Dio!

Proteggi dolcemente la tua

chiesa perchè in essa risplenda la tua

immagine: la tua purezza, il tuo amore,

la tua luce, il tuo volto di umiltà.

Sopra le paure, le preoccupazioni,

il dolore, Madre fa che il tuo largo manto

li trasformi in una rugiada celeste,

di indicibile spettacolo divino!

Nel centro più profondo della

stella c’è una luce: il nucleo

dell’essere.

Guardiamo insieme a Te

al trono di Dio, tuo figlio.

AMEN

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Dom Silvio Badolato

18 Dom Silvio Badolato

Il personaggio che oggi voglio farvi conoscere è un monaco certosino originario di una nobile famiglia. Egli nacque in una data imprecisata, intorno ai primi anni del 1500, a Monteleone, l’attuale Vibo Valentia. Egli fu battezzato con il nome di Scipione, e sin da piccolo si dedicò allo studio nella terra natìa, per poi da ragazzo trasferirsi a Roma per studiare il diritto civile e canonico. Il giovane Scipione, sembrava avviato verso una brillante carriera forense, ma poiché in diverse occasioni era solito fare visita ai suoi conterranei Dom Antonio e Dom Giovanni Mazza, gli illustri fratelli certosini ospiti della certosa napoletana di San Martino.
La frequentazione con questi due religiosi, fece nascere in Scipione l’ispirazione a diventare anch’egli monaco certosino. Fu così che la Provvidenza cambiò il corso della sua esistenza. Nel 1529, entrò nella certosa napoletana prendendo il nome di Silvio. Fin dal principio di questo nuovo percorso, egli si distinse per lo zelo e molteplici virtù, che non passarono inosservate ai suoi superiori. Ben presto egli divenne procuratore della certosa napoletana, per poi essere scelto come priore della certosa di Padula prima e poi di quella di Capri. A seguire divenne priore di Trisulti per ben due volte, di nuovo guidò la certosa di Padula, e due volte a capo della certosa di Serra, poi ancora a Roma, ed infine fu priore della certosa di Firenze e nominato Visitatore della provincia della Tuscia e del Regno.
In questa lunga e variegata “carriera” da priore, fu sempre ben voluto e tenuto in gran stima dalle comunità che diresse, sempre dedito all’osservanza della regola con notevole zelo. Fu dedito nei suoi mandati a dedicarsi con semplicità e rigore alla vita claustrale, mostrandosi sempre come esempio per tutti i confratelli.
Dom Silvio Badolato, nel suo secondo mandato da priore nella certosa di Serra San Bruno, che si svolse dal 1573 al 1577, fece costruire la sala capitolare ed il coro, nonché fece completare il chiostro. In quel periodo ebbe alcune controversie locali, che lo videro prevalere nel rivendicare giusti diritti per il proprio monastero. Ciò gli fece riscuotere enormi consensi tra il popolo, ma soprattutto dal Capitolo Generale dell’Ordine. Dom Silvio Badolato, con la sua saggezza dovette affrontare nel 1576 i pericoli derivanti da una tremenda epidemia di peste sviluppatasi a Messina, la quale arrecava rischio ai territori circostanti la Calabria e quindi della certosa. Ordinò pubbliche preghiere e processioni, per scongiurare il pericoloso morbo, inoltre realizzò una sorta di cordone sanitario sulle spiagge di sua pertinenza per arginare il pericolo. L’anno successivo, nel 1577 fu nuovamente inviato a Padula laddove si dedicò allo studio ed agli scritti, ormai convinto di aver completato il suo percorso e nel 1579 chiese misericordia e ritornò semplicemente a svolgere la vita monastica senza incarichi. Ma nel 1583, i Superiori dell’Ordine lo invitarono a recarsi alla certosa di Roma ad occuparsi come Visitatore della provincia certosina della Tuscia.
Durante questo periodo romano, l’allora pontefice Gregorio XIII, lo tenne in grande considerazione e spesso voleva essere in sua compagnia chiedendogli pareri e consigli. Trascorsero alcuni anni, e Dom Silvio ormai in età avanzata era intenzionato ad abbandonare definitivamente tutti gli incarichi per dedicarsi esclusivamente alla vita contemplativa da semplice monaco e di fare ritorno alla sua casa di professione.
Fu così, che fece ritorno a Napoli, dove in certosa potè dedicarsi esclusivamente alla preghiera ed agli studi. Scrisse alcuni opuscoli ed alcuni commenti sulle Epistole dell’Apostolo Paolo, che per sua estrema umiltà non volle fare stampare. Trascorrendo gli ultimi anni in una quiete assoluta, lentamente come una candela, la sua vita terrena si spense. Ho voluto celebrarlo oggi, poiché morì il 18 febbraio del 1587 dopo cinquantotto anni di vita monastica, ed il giorno 20 fu sepolto nel cimitero della sua certosa. Il Capitolo Generale dell’Ordine gli attribuì il titolo onorifico di “Laudabiliter Vixit” (vissuto lodevolmente /vita esemplare). Senza essere una sorta di canonizzazione, questo titolo è concesso dal Capitolo Generale, all’unanimità dei suoi partecipanti, ai religiosi e alle religiose che si sono particolarmente distinti per le loro virtù e la loro influenza.

Alla sua memoria vadano le nostre preghiere.

In memoria di Padre Elia

Padre Elia E Wojtyla

5 ottobre 1984 Padre Elia e Papa Giovanni Paolo II

Cari amici lettori, oggi in occasione del trigesimo della dipartita di Padre Elia Catellani, voglio ricordarlo con un articolo nel quale vi propongo una sua recente intervista.

Come credo tutti sappiate, questo certosino speciale, fece la scelta lasciare la clausura della certosa, per andare a continuare la pratica eremitica nel deserto di Soreto, in una località sperduta del territorio di Dinami (VV) a pochi chilometri da Mileto in Calabria.

In questo luogo egli ha vissuto gli ultimi anni della sua esistenza terrena, ed il testo della intervista che segue, risale all’aprile del 2017.

L’intevista:
D. Padre Elia, lei è un certosino fuori della Certosa, che tipo di vocazione è la sua e come è pervenuto alla decisione di vivere da solo in questo luogo isolato?
R. Veramente non sono il primo, anche Padre Christian prima di me aveva fatto una scelta simile. Tempo fa il fondatore di questo eremo, andava alla ricerca di un monaco francescano a cui affidare la gestione di questo posto, ma non lo aveva mai trovato fino a quando non decise di bussare alla porta della Certosa. Dopo aver parlato con me personalmente, mi sono detto: “Perché non vado io?”. Così ho chiesto al Padre Priore Generale di poter fare un anno di prova. L’esperienza mi è molto piaciuta e ho deciso di continuare. Ogni tre anni devo rinnovare la richiesta. Qui ho trovato un’ospitalità veramente eccezionale. Dal 96 al 99 non avevo incarichi pastorali, poi il vescovo mi ha dato l’incarico di amministratore da svolgere a Monsoreto. Dopo sei anni ho raggiunto l’età della pensione. Il vescovo ha nominato un parroco a Monsoreto e mi ha dato l’incarico di viceparroco a Dinami. Poi la completa solitudine nel deserto di Soreto.
D. Mantiene i contatti con la Certosa di Serra oppure, dopo tanti anni, si sente ormai estraneo?
R. I primi anni andavo di tanto in tanto a fare qualche giorno di ritiro. Quando poi ho preso la parrocchia di Monsoreto andavo soltanto a fare qualche visita e non più a fare qualche giorno di ritiro. L’ultima volta sono andato quando è subentrato il nuovo Priore per conoscerlo e salutarlo. Sono poi tornato nel settembre scorso e dopo non più anche perché avevo sentito dire che la Certosa si era svuotata.
D. Come mai questo svuotamento per mancanza di vocazioni o per altro?
R. La Certosa di Serra viene considerata come una casa per monaci anziani, bisognosi di riposo. C’è stata una rifioritura col priore Dom Jacques Dupont, proveniente dalla Gran Certosa il quale da qualche anno è stato trasferito a Roma come procuratore generale per rappresentare l’Ordine presso la Santa Sede. I Novizi presso la Certosa di Serra c’erano già prima della venuta di Dupont.
D. Ha intenzione di far ritorno alla Certosa per riprendere la vita certosina?
R. Assolutamente no. Io ho intenzione di morire in questo luogo. Sotto un certo aspetto qui sono più solitario. In Certosa la notte, se non ti presenti in chiesa, ti vengono a cercare, mentre qui no. Se sono ammalato, per fortuna, ho il telefonino e posso chiamare. In certosa otto ore erano dedicate alla preghiera, otto ore di sonno spaccati in due per la veglia e otto ore per tutto il resto. Per poter vivere ci vuole anche un hobby per riempire la solitudine. Il mio è lo studio e la ricerca. Qui passano molti giorni e non si vede nessuno. La domenica dico la messa nella cappella e allora questo luogo è più frequentato. A volte vado nelle parrocchie vicine per confessare e vado alla Madonna dello Scoglio una volta al mese.
D. Non potrebbe fare la stessa vita diventando rettore del Santuario dell’eremo di Santa Maria del Bosco.
R. (Sorride) Non è la stessa cosa. Qualcuno questo me lo aveva proposto, ma non è la stessa cosa. Lì si darebbe l’impressione di non voler fare la vita solitaria. Quello è, infatti, un luogo frequentato dai turisti, mentre questo no.
D. Qual è la domanda più frequente che le rivolge la gente?
R. Mi chiedono: “Non ha paura di restare solo, così?” “No, sono abituato”, rispondo.
D. Se potesse tornare indietro sceglierebbe di fare il certosino o il parroco?
R. Di sicuro il certosino. Mi piace la solitudine. Qualcuno mi ha chiesto di poter rimanere una settimana in solitudine, ma dopo qualche giorno con una scusa ha interrotto ed è andato via. Stare in solitudine non è facile.

D. Padre Elia, ha mai avuto dubbi sulla fede?
R. Mai
D. Di tutte le cose che ha fatto quale non rifarebbe?
R. E’ una domanda che non mi sono mai posto.
D. Per quale motivo Padre Christian era considerato un monaco speciale?
R. Ad un certo punto è venuto fuori che aveva qualità che non erano più conformi con la vita certosina e lui stesso non conosceva questo aspetto della sua personalità. Però essendo stato incaricato di confessare gli esterni, ha scoperto di avere una vocazione a livello spirituale piuttosto apostolica e questo lo ha portato a scegliere di uscire.
D. Padre Christian si potrebbe definire un carismatico, un veggente o niente di tutto questo?
R. Non ho mai sentito questo dai certosini. Non aveva poteri diversi da quelli degli altri monaci.
D. E’ vero che lei per un periodo ha fatto l’esorcista in Certosa?
R. Si ho fatto esorcismi, ma pochi, due o tre. Io cercavo prima di mettere gli indemoniati in grazia di Dio perché avevo l’impressione che per la gente era come andare da un mago. Alla fine si guarisce per suggestione.
D. Fra cento anni che scelta farebbe per la sua tumulazione?
R. Questo lo dico sempre a tutti. Io vorrei morire qua perché questo è il luogo dove ho vissuto di più. Mi piacerebbe anche essere seppellito in questo luogo. Ai due lati dell’ingresso al santuario ci sono due rientranze, in uno si potrebbe ricavare il posto per il loculo. La gente potrebbe venire a pregare sulla mia tomba perché, quando la chiesa è chiusa, non ha dove pregare. In alternativa preferisco essere seppellito in Certosa.
D. Lei ha paura della morte
R. No, so che è un trapasso. Non ho paura della morte, ma della sofferenza che la precede. Vorrei morire con calma dopo una malattia breve e senza soffrire molto.

Cari amici, in rete ho trovato un’altra intervista, ma video! Pertanto ascoltiamo la voce di Padre Elia, per conoscerne meglio la sua emozione nel racconto che ci fa.

Buona visione, non dimenticando di rivolgere una prece all’anima di questo certosino particolare.

Ascoltate le sue parole, oggi per quello che è accaduto hanno un sapore profetico!

Dom Pacomio Lessus l’intrepido certosino “refrattario”

 

Dom Lessus

Dom Lessus

In questo articolo odierno, cari amici, voglio parlarvi nuovamente degli accadimenti avvenuti a seguito della Rivoluzione francese e dalla persecuzione subita dai cattolici francesi. Già vi ho descritto, in precedenti articoli a cui vi rimando, diverse pagine di storia che hanno coinvolto monaci certosini perseguitati e martirizzati. Oggi vi parlerò di un altro certosino cosiddetto “refrattario” e delle sue peripezie durante quel triste periodo. Il personaggio in questione è Jean Ignace Lessus, egli nacque a Bonnétage (Doubs) il 14 aprile 1766, suo padre era un umile maestro aveva tre fratelli che morirono da bambini, così come la madre che si spense quando Jean Ignace aveva solo cinque anni. Sin da piccolo egli si fece notare per la sua pietà e le sue capacità intellettuali. Il parroco lo aiutò negli studi e lo guidò verso la vita sacerdotale inviandolo dapprima al collegio di Besancon nel 1786 per poi passare al Seminario. Ma alla vigilia del suo suddiaconato, nel settembre 1788, partì per la Certosa di Montmerle(dipart. dell’Ain), dove, il primo novembre del 1789, fece la professione solenne e ricevette il nome sotto il quale sarà ormai conosciuto e col quale noi lo chiameremo: Pacomio. Fu poi ammesso, a intervalli regolari, ai vari ordini sacri ed il priore, Guillaume ARMÉLY, che era stato avvocato al Parlamento di Bordeaux, lo volle come suo segretario particolare. La Rivoluzione francese avrebbe messo termine a questa prima parte della sua vita. Conformemente alle disposizioni dell’Assemblea Costituente, cominciarono le perquisizioni nelle case religiose. La prima visita dei commissari alla Certosa di Montmerle ebbe luogo l’8 dicembre 1791. Interrogati per sapere se avevano intenzione di perseverare nella loro vocazione, venti religiosi su ventidue risposero affermativamente. Dopo questo primo sopruso, la vita della comunità religiosa potè tuttavia continuare fino al settembre 1792, quando si ebbe la dispersione forzata dei suoi membri. Al contrario dei suoi confratelli che si diressero verso le certose in Svizzera o Italia, Dom Pacomio non volle lasciare la Francia, entrando in clandestinità. Non si arrese mai con uno zelo più ansioso che discreto e saggio, lasciando la certosa dove, interamente dedito ai santi esercizi di pietà e vita cenobitica, dovette impegnarsi per la vita attiva del santo ministero sacerdotale con devozione. Decise di difendere la fede in pericolo e di difendere i credenti contro lo stato rivoluzionario ed anticlericale. Restò a disposizione dei fedeli, aggirandosi per la regione come un proscritto, imbattendosi in tutti quegli ostacoli e rischi che son ben noti ai cultori della storia di questa persecuzione. Dom Pacomio svolgeva il suo apostolato principalmente nei pressi della città di Pontarlier (dipart. del Doubs). Fu sancito nel 1792 che tutti i preti “refrattari” sarebbero stati deportati e condannati a 10 anni di detenzione. Ciononostante egli con zelo e tenacia svolse segretamente la sua attività. Ecco un aneddoto che ci chiarisce i rischi che corse per la fede e la assistenza dei fedeli.

Dom Lessus

Un giorno arrivarono per dirgli che una persona era pericolosamente malata nel villaggio di Cerneux-Monnot, nella casa di Monsieur Chat gli fu anche detto che questa casa era attentamente sorvegliata, giorno e notte, poichè sapendo che si trattava di una famiglia molto credente, non avrebbero lasciato morire qualcuno a casa senza fornire loro l’aiuto della religione, e che questa circostanza offriva una buona opportunità per poter arrestare un prete.

Dom Lessus, profondamente toccato dalla situazione di questo paziente, si impegnò ad andare in suo aiuto, ma raggiungerlo furtivamente era impossibile, quindi decise di andarci pubblicamente e in pieno giorno. A tal fine Dom Pacomio escogitò di indossare un cappotto da mendicante, si mise una cartella sulla spalla, in cui mise alcuni pezzi di pane, e così mascherato, partì per Cerneux Monnot. Era una domenica passò davanti a un gran numero di persone che conosceva ne riconobbe diversi, ma nessuno lo riconobbe con quei panni logori, Dio lo coprì con un velo protettivo! Avvicinandosi alla casa di Monsieur Chat, il quale come abitudine riceveva gruppi di straccioni per donare caritatevolmente una zuppa calda, Dom Pacomio si mimetizzò tra essi ma contrariamente agli altri si fece notare per una timidezza nel non chiedere carità. Questa differenza rispetto agli altri fu notata da una servitrice, che sorpresa decise di farlo entrare in casa per offrirgli zuppa calda pane e della frutta. A tal punto Dom Lessus ottenuto il suo scopo, rivelò la sua identità e svelò il motivo della sua presenza. Che gioia questa dichiarazione si diffuse nell’anima di questa brava signorina! Lei indicò rapidamente al prete come arrivare al paziente. All’inizio credeva di aver ricevuto solo un uomo povero e in effetti aveva ricevuto un inviato da Dio. Il conforto e l’assistenza al moribondo furono assicurati dal certosino con grande amore. Si narra che un altra volta riuscì ad ingannare le guardie del carcere di Ornans , dove era rinchiuso un suo amico a cui volle dare assistenza religiosa. Si presentò ai carcerieri travestito con un cappotto da gendarme, portando una spada e vistosi baffi. L’umile certosino costretto ad inventarsi espedienti per difendere la propria fede con coraggio e zelo unici. Omnibus omnia factus sum. Mi sono fatto tutto per tutti, diceva San Paolo.

Come esprimere, il desiderio di donarsi al Signore e alla sua Chiesa, meglio di questa frase?

Gli agenti del Terrore lo sorvegliavano già da molto tempo, ma fu solo al riaccendersi della violenza che lo arrestarono, in un mulino a Chaffois, in cui il proprietario, Bartolomeo Javaux, lo aveva accolto e nascosto. Il 25 aprile 1794 comparve davanti al Tribunale rivoluzionario del Doubs che lo condannò a morte e lo fece giustiziare insieme al suo favoreggiatore il mugnaio Bartolomeo Javaux. Si trattò di una seduta del Tribunale rivoluzionario particolarmente odiosa, durante la quale, come ci hanno tramandato i testimoni, Dom Pacomio mostrò una calma e una dignità imperturbabili, che non potevano derivare se non dalla grazia di cui era pervaso. Furono ghigliottinati il 25 ed il 26 aprile 1794 in Place de Saint-Benigne a Pontarlier. Alla folla accalcatasi presso il patibolo Dom Pacomio gridò: “Addio, miei cari amici. Non piangete su di me. Lascio questa terra di esilio per andare nella mia vera patria. Ci incontreremo lì un giorno. Lavorate costantemente per meritare questa felicità. Ricordate che le cose di questo mondo non sono nulla e che i mali che possiamo far soffrire, per quanto grandi possano sembrare, sono dolci e piacevoli quando li soffriamo per Dio. Siate fermi nella fede. Chi persevererà fino alla fine sarà salvato. Ricordatevi di me Non vi ti dimenticherò mai”. I resti mortali lasciati esposti dai carnefici a monito, furono raccolti da due pie donne che ne assicurarono una degna sepoltura. Furono sepolti entrambi nei pressi della torre della chiesa, dove fu innalzato una lapide sepolcrale. Si spense a soli 28 anni l’esistenza di questo giovane che voleva dedicare la sua vita a Dio in una certosa, ma che riuscì nel suo intento in un apostolato pieno di pericoli e conclusosi tragicamente. La tomba di Dom Lessus diventa luogo di pellegrinaggio, ed è ancora coperta di fiori, i fedeli hanno l’abitudine di prelevare un pò di terra ed accendono candele per ricevere grazie e guarigioni, come testimoniano gli ex voto presenti sul sepolcro. La gente viene a pregare per questo martire ed il suo ricordo nella zona è ancora vivo.

Nel 1909 è iniziata la prima informativa in ordine al processo di beatificazione per la volontà dell’arcivescovo di Besancon, Fulberto Petit. I suoi successori, Leone Gauthey e Luigi Humbrecht hanno proseguito l’istruzione della causa. Quest’ultimo, il 9 febbraio 1920, dichiarò chiuso il processo antipreparatorio. Il fascicolo fu portato a Roma il 20 febbraio successivo. L’apertura del processo ordinario sul martirio ha avuto luogo il 21 luglio 1926, la sua chiusura è seguita il 27 novembre 1950. Il processo di non culto è stato aperto il 21 febbraio 1952, la sua chiusura è seguita il 27 ottobre 1954. Da allora la causa non ha più fatto progressi. Vi ho raccontato questa storia per non far cadere nell’oblio una pagina di storia che ha visto i credenti perseguitati con violenza e odio feroce.

monumento tombale

Iscrizione: Epitaffio sulla stele: JOHANNES IGNATIUS LESSUS / ORDINIS CARTHUSIANI / BARTHOLOMEUM JAVAUX / HOSPES EIUS / PO FIDE OCCUEUERUNT XXV ET XXVI APRIL / MDCCXCIV / UORUM IMITAMINI FIDEM / AD HEBR XIII ; su una placca più recente, in basso: ICI REPOSENT / DOM JEAN IGNACE LESSUS CHARTREUX / BARTHELEMY JAVAUX MEUNIER / GUILLOTINES LES 25 ET 26 AVRIL 1794

 

In memoria del beato Bonifacio di Savoia

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Medaglione di Bonifacio di Savoia a Westminster

Cari amici se non è già capitato a qualcuno di voi di rimanere meravigliati, potrebbe accadere allorquando visiterete a Londra la stupenda Cattedrale di Westminster. Ma per che cosa vi starete chiedendo. Ebbene per uno dei medaglioni in marmo che sono presenti come decorazione sulla facciata della nota cattedrale inglese. Ma per quale motivo tra questi vi è il beato certosino Bonifacio di Savoia?

Egli dopo essere stato certosino, venne nominato dapprima vescovo di Belley poi arcivescovo di Canterbury. In questa scultura marmorea viene raffigurato con il globo crucigero in mano, ad indicare un breve periodo di reggenza del regno d’Inghiltera, e con un cappuccio sul capo a memoria del suo trascorso da certosino. Ma perchè proprio sulla facciata della cattedrale di Westminster? Vi svelo il motivo di questo omaggio a questo insigne personaggio che ebbe contrasti frequenti con il re d’Inghilterra Enrico III, e che vide l’apice di questi dissidi nel Natale del 1252 allorquando proprio nella Cattedrale di Westminster, esattamente nella Cappella di Santa Caterina, intimò la scomunica al re ed a chiunque altro avesse idea di violare la Magna Charta Libertatum, pilastro delle libertà degli inglesi. Bonifacio per quasi venticinque anni svolse la sua attività episcopale nel tentativo di riformare la Chiesa liberandola dalla attività politica. La Provvidenza intervenne sulla sua volontà, egli pur appartenendo alla casa Savoia preferì la casa di Dio ed il nascondimento tra le mura della certosa, voleva vivere ignorato ma così non fu. Diventato vescovo ed Arcivescovo mostrò sempre grande zelo per il suo gregge. Nel giorno in cui ricorre la sua memoria, preghiamo:

Preghiera
Signore, che hai fatto del beato Bonifacio un esempio di pastorale
zelo e di amore. Concedici con il suo aiuto, nella nostra solitudine
di contribuire alla salvezza delle anime.

beato Bonifacio (medaglioni Scriva-

Ricordando Padre Christian

Cari amici, voglio offrirvi oggi il testo di una lettera scritta dal compianto Dom Christian Thomas, il “piccolo grande” certosino, meglio noto come Padre Christian. Lo scritto che segue mi è stato inviato da un amico, Enzo Frontera, a lui molto vicino, che lo ha assistito fino ai suoi ultimo giorni di vita terrena, e che è impegnato a tener vivo il ricordo di questo pio certosino.

Non cerchiamo ricchezze terrene è Gesù il nostro unico salvatore

Dappertutto risuona questo grido. Non c’è famiglia senza sofferenza. Noi però, pensiamo spesso che una famiglia è felice perché ricca. Non è vero. La ricchezza non è tutto. Ricordiamo il giovane che non ebbe il coraggio di lasciare le sue ricchezze per seguire Gesù. E quando Gesù sentì il suo rifiuto, disse: “Quanto è difficile per coloro che possiedono ricchezze di entrare nel regno dei cieli. E’ più facile a un cammello di passare per la cruna di un ago che a un ricco di entrare nel regno di Dio”. Quelli che ascoltarono domandarono: “Allora chi potrà essere salvato? E Gesù rispose: ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio”. Gesù, infatti, ripeteva sempre che: “…tutto è possibile a Dio”. E aggiungeva: “…perché vi preoccupate delle cose terrene quando avete un Padre nel Cielo che sa dei vostri bisogni? Cercate prima il Regno dei Cieli, il Paradiso e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”. Abbandoniamo la via della ricchezza e andiamo, dunque, con Fiducia al trono della Misericordia, cioè a Gesù nato nella mangiatoia. Al Gesù che fu poverissimo durante la sua vita terrena. Gesù diceva infatti:” il figlio dell’uomo non ha una pietra dove riposare il capo”. Gesù parlava così per dirci che non dobbiamo cercare le ricchezze terrene, ma quelle celesti. Andiamo da Gesù. Egli, morendo sulla Croce, disse: “Dio mio perché mi hai abbandonato?” Gesù, in realtà, è morto proprio per mostrarci che Dio non abbandona mai nessuno, ma che dobbiamo cercare la Vera Vita, quella del Cielo, la Vita Eterna. Gesù, nel suo infinito gesto d’amore per noi, ci ha dato la propria Madre. Infatti, indicando Giovanni disse: “donna ecco tuo figlio” . E a Giovanni disse: “ecco tua Madre”. Quindi esclamò: “perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Infine aggiunge: “ho sete”. Gesù ha espresso, sino all’ultimo, la Sua “sete” di salvare tutti noi e ha confermato questo volere, questo desiderio con le parole: “oggi tu sarai con me nel mio Regno, nel Paradiso”. Gesù ha fatto pienamente la volontà del Padre suo Celeste, che vuole la nostra salvezza. Allora “tutto è compiuto” perché ci ha offerto la salvezza ad ognuno di noi. Non restò a Gesù che dire al Padre suo: “rimetto nelle tue mani il mio spirito cioè l’anima mia, il mio corpo, tutto il mio essere”. Perciò, senza esitare, seguiamo Gesù, il nostro unico e vero salvatore. Per seguire Gesù, tuttavia, dobbiamo andare alla S. Messa ogni settimana (domenica o sabato sera) perché ha detto Gesù: “chi non mangia il mio corpo non avrà la vita (la vita dell’anima e la vita del corpo)”. Succede, purtroppo, che non avendo la vita, perché non riceviamo il corpo di Cristo attraverso la comunione e non assistiamo alla S. Messa, si moltiplicano le malattie “tumori, infarti, ictus, incidenti stradali, depressioni” e altre malattie strane (sataniche) che il medico non può guarire. Queste malattie, come diceva Papa Giovanni Paolo II, si guariscono di più con la preghiera che con le medicine. Oltre alla preghiera sono medicine efficaci sia l’acqua sia l’olio, entrambi esorcizzati, se usati con fede. Infatti, parecchi sono guariti bevendo l’acqua santa; altri ancora facendo il segno della croce con l’olio santo sulle parti doloranti o sulla fronte, ogni giorno. Ascoltiamo, dunque, Gesù che dice ad ognuno di noi: “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e vi ristorerò, io vi darò sollievo. Portate il mio giogo e imparate da me che sono mite ed umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime, poiché il mio giogo è soave. E leggero è il mio peso”. Ritorniamo prima possibile da Gesù. Gesù ci aspetta con tanto amore. Gesù è morto per ognuno di noi. Forse direte: “non sono degno di essere ricevuto da lui”. Nessuno, infatti, è degno di essere ricevuto da lui. Lo diceva Gesù stesso: “se aspettate di essere degni per ricevere la comunione, non la riceverete mai”. E San Paolo aggiungeva: “siamo tutti peccatori e io sono il primo”. Nessuno è giusto, solo Gesù è giusto e lo dice pure il “Gloria nell’alto dei cieli, perché tu solo il Signore, tu solo il Santo, tu solo l’Altissimo nella Gloria di Dio Padre con lo Spirito Santo”. Gesù, però, sottolineava che: “non sono venuto per quelli che si credono giusti, ma per i peccatori”. Gridiamo allora come il ladro sulla Croce, accanto a Gesù: “ricordati di me quando tu sarai nel tuo regno”, e Gesù ti risponderà: “Oggi tu sarai con me nel Paradiso”.

Amen

Padre Christian

In memoria di Padre Christian

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Sono ormai trascorsi quattro anni da quel 3 aprile del 2013, allorquando l’anima santa del “piccolo grande” certosino Padre Christian è ascesa al cielo. Dopo avervi recentemente proposto un omaggio speciale con un documentario video, da voi molto apprezzato, in questa ricorrenza mi piace rinverdire la sua memoria, proponendovi una sua preghiera. Egli aveva l’abitudine di annotarle su lembi di carta, che donava ai suoi figli spirituali bisognosi di conforto. Nel testo che segue, possiamo percepire una sorta di appello salvifico esternato al Signore e rivolto al genere umano. Una vera perla!

Vieni Signore Gesù vieni.

Vieni ad asciugare tante lacrime

Vieni per impedire il massacro di tanti innocenti

Tu sei la nostra unica speranza in questa valle di pianto

Un fiume di sangue copre la terra: aborti, guerre, assassini, incidenti stradali

Il sangue del tuo fratello grida verso me

Chi può liberare la terra da tanti mali se non Tu

Unico salvatore del mondo.

Chi può ridare alla terra la pace se non Tu.

Principe della Pace che hai detto “vi lascio la pace

vi do la mia pace non quella che vi da il mondo”.

Tutto il mondo ha sete di pace, ma gli uomini senza di Te non possono trovarla

Perchè la pace divina è una pace che viene dall’Amore infinito.

Vieni Signore in ogni cuore per renderlo mite e umile come il tuo cuore

Perchè senza umiltà e mitezza non c’è amore.

Gesù ti darà la sua Vita nella misura che tu riceverai il suo corpo

chi mangia il mio corpo avrà la vita dice il Signore

Il mondo sta morendo perché non ha ascoltato il suo Signore!

Che Dio ti abbia in Gloria Padre Christian

biglietti-p-christian