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La certosa di Vedana rivive!

Vedana rivive

Cari amici di Cartusialover, vi parlerò in questo articolo ancora una volta  della certosa di Vedana, stavolta per una lieta notizia. Dopo la chiusura, avvenuta tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015, a causa della veneranda età delle ultime monache certosine rimaste, il complesso monastico è rimasto in attesa di una sistemazione definitiva. Ebbene, finalmente lo scorso sabato 9 giugno, in una giornata che si può definire storica, si è svolta una cerimonia che ha visto l’insediamento delle suore dell’ordine delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento. La solenne celebrazione ha avuto inizio con una processione che è partita dalla vicina chiesa di San Gottardo, e si è diretta verso la certosa. Dietro alla croce, si apriva una numerosa schiera di persone, tra queste una nutrito gruppo di monache, una trentina di sacerdoti, Dom Jacques Dupont il procuratore generale dell’ordine certosino, ed i due vescovi:mons. José Carballo, segretario della Congregazione dei religiosi, e il vescovo Renato. Dietro di loro una folla proveniente da Sospirolo e dai paesi limitrofi. Il corteo al canto delle litanie dei santi, è giunto in certosa dove nella chiesa, si è svolta la funzione religiosa. In questa occasione era anche prevista l’accettazione della professione monastica di due novizie: Anna e Marina.

Sono gioiose, tenere e visibilmente emozionate: Anna viene dal Messico, Marina dalla Croazia. Da oggi, si chiameranno con nuovi nomi: Maria Cecilia del preziosissimo sangue, la prima; Maria Noemi Cristo Re la seconda.

L’ aspetto comunitario e, insieme, solitario della comunità, sono questi i tratti comuni con lo spirito dei certosini, che hanno abitato Vedana in precedenza. Questo concetto è stato affermato da Dom Jacques Dupont, il quale dopo aver con un gesto simbolico effettuato un passaggio di consegne del complesso monastico, donando alle suore le chiavi della certosa, si è così espresso:

«Oggi, per grande gioia dell’ordine, la certosa rimette alle Adoratrici l’eredità di molti monaci, che sarà da loro raccolta ed arricchita», ha affermato il procuratore, prima di parlare di «carisma differente, ma con comune spirito di vocazione continua, due facce dello stesso diamante».

Dopo l’omelia, anche papa Francesco, attraverso il segretario generale Pietro Parolin, ha espresso gioia e partecipazione alla comunità, parlando di «vivo compiacimento per la felice circostanza» e augurando un «fecondo cammino ecclesiale».

Le novizie hanno ricevuto lo scapolare rosso e il velo, a seguire il canto ed il battimani da parte della folla dei fedeli che ha seguito tutta la celebrazione, prima snodandosi nella processione, poi riempiendo ogni angolo davanti alla cappella. Una cerimonia molto suggestiva, che ha visto una nutrita partecipazione di fedeli, come potrete vedere dal video e dalle immagini che seguiranno. Grazie a queste monache la certosa di Vedana rivive!

Si ringrazia Telebelluno per il video ed il Corriere delle Alpi per le foto

La certosa

 

La processione

Dupont consegna le chiavi

Dom Jacques Dupont consegna le chiavi della certosa

Gli ambienti monastici (interni)

La Diocesi, rende noto che la chiesa esterna della Certosa, sarà aperta ai fedeli che desiderano partecipare ai momenti di preghiera, nei giorni feriali per le lodi (alle 6.50), per la messa seguita dall’Ora Terza (alle 7.30), per l’ora Sesta (alle 12.45), per l’ora Nona (alle 15.45), per i vespri al tramonto.

Cartusiae vintage: Vedana

Cartusiae vintage

Vedana

panorama

Oggi per la rubrica Cartusiae vintage vi propongo immagini antiche della certosa di Vedana. Essa di recente, e dopo varie peripezie, è stata affidata  ad una comunità monastica femminile appartenenti all’ordine delle Adoratrici Perpetue del SS Sacramento.  Ha dunque fatto ritorno la vita monastica. Godiamoci insieme queste suggestive cartoline e foto scolorite che ci riportano ai tempi in cui i monaci certosini la abitavano.

Dai diari di un priore ad un film: “Bianco come il nero”

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Alla fine di settembre del 2015 vi annunciavo da questo blog la riapertura della certosa di Vedana seppur per girarvi un film. Ebbene la scorsa estate al termine delle riprese, il lungometraggio è stato presentato al pubblico. Il suo titolo “Bianco come il nero”, sintetizza la storia che si svolge nello scenario della Grande Guerra, nel 1917, “l’anno della fame”, tra l’assedio dei soldati e lo spettro della carestia, la popolazione di montagna cerca di resistere alla tragedia in atto vivendo in semplicità, con l’aiuto dei monaci della vicina Certosa.

Il giovanissimo regista Lorenzo Cassol spiega la genesi del suo lavoro in un’intervista : «Siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di quattro diari, datati 1917, scritti a mano e in francese dall’allora priore della Certosa di Vedana, Dom Boniface Pennet. Da questi abbiamo trovato numerosi spunti per la storia». Protagonisti di “Bianco come il nero” (titolo che sta a indicare la presenza, in ogni anima, di una parte più pura e di un’altra più oscura) una giovane donna con la sua bambina e uno strano personaggio, coinvolti in vicende in cui vita, dolore e passione si intrecciano, con un epilogo del tutto inaspettato. Ringrazio la Fare Cinema Production, ed il regista Lorenzo Cassol che hanno voluto omaggiare la certosa di Vedana ed i suoi monaci, che in quel cupo anno vollero essere vicini alla popolazione donando loro conforto ed assistenza.

A seguire il trailer del film, ed immagine tratte dal set.

Buona visione.

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Riapre la certosa di Vedana, ma per girare un film

Riapre la certosa di Vedana, ma per girare un film

Certosa Vedana.

Riapre la certosa di San Marco, situata nel comune di Sospirolo a Vedana, che recentemente era stata chiusa. La comunità monastica femminile certosina difatti dalla fine del 2014 ha interrotto la vita monastica a causa della veneranda età delle ultime consorelle rimaste. La notizia della riapertura è da ricondursi all’utilizzo temporaneo degli ambienti monastici come set cinematografico. Dopo una lunga trattativa tra l’Ordine certosino, ancora proprietario del monastero ora inattivo, e la casa cinematografica bellunese Dual Frame Production che ne ha  richiesto l’uso per la realizzazione di un lungometraggio, il permesso è stato accordato Le riprese avverranno tra quest’estate e quest’autunno, e porteranno alla realizzazione di un film, ambientato nel periodo della Grande Guerra. La cornice della certosa di Vedana sarà utile per raccontare molto probabilmente i fatti storici accaduti in quel periodo all’interno della certosa. La gente del posto dovette subire l’invasione austroungarica dei propri territori, e affrontò con enormi difficoltà questa intrusione nemica, dal novembre 1917 al novembre del 1918. Un anno intero, meglio noto come ”an de la fan”, ovvero l’anno della fame poichè la penuria di cibo fu drastica e mietè molte vittime.

La gente si trovò di fronte ad emergenze inaspettate: fame, freddo, violenza delle truppe nemiche, morte, distruzione, spesso abbandono forzato delle case.

 Nella zona del Sospirolese, lo spettro della carestia venne lenito dal caritatevole aiuto dei monaci certosini di Vedana, i quali per attenuare le sofferenze della popolazione somministravano la  rinomata “minestra dei frati”. I certosini di Vedana , pur essendo chiusi nel convento come ordine contemplativo obbligato alla clausura, si impegnarono fin dall’inizio della loro presenza in quei territori, nell’assistenza  di poveri e pellegrini. Dal 1882 i certosini avevano ripreso possesso della certosa, distinguendosi, specialmente agli inizi del secolo, per l’opera a favore dei più bisognosi.

Ci sono ancora oggi, quelli che ricordano il piatto di minestra dato ai poveri che salivano alla certosa e ai viandanti che scendevano dalla valle del Mis, e quei monaci dall’aspetto angelico.

certosini a Vedana

Anche nel dopoguerra molti poveri sostavano a mezzogiorno fuori le mura del convento in attesa di ricevere l’agognato piatto della famigerata minestra. I frati, poi, mettevano a disposizione una carrozza per il trasporto degli ammalati e dei morti. Dentro le mura la vita pullulava di attività. Tra il convento e l’esterno vi era uno scambio continuo di prodotti e di conoscenze; furono i monaci i primi a dotarsi di un’incubatrice per la nascita dei pulcini. Ben diciassette specie di uva crescevano entro il convento e un numero cospicuo di mucche, fino a venti, veniva allevato assieme ad una grande quantità e varietà di animali da cortile. Dieci lavoratori erano poi occupati nel disbrigo delle faccende agricole.

La proverbiale saggezza dei frati sollecitava molti a rivolgersi a loro nei momenti di difficoltà per riceverne un consiglio.

Verrà nel film quindi sottolineato l’impegno monastico in quel momento di difficoltà, ma anche l’importanza dei rapporti della popolazione con i monaci, i quali divennero  il tessuto connettivo di quel territorio.

Risulta evidente che l’aiuto dei monaci e la certosa faranno da sfondo ad una storia che tratterà la tragicità degli uomini di montagna durante l’evento bellico ed alla realtà migratoria dei primi decenni del Novecento.

Riparleremo di questa pellicola, dopo la sua uscita nelle sale cinematografiche prevista per l’inizio del 2016, quando avremo l’opportunità di ammirare gli ambienti monastici certosini, nelle scene del film. Grazie alla Dual Frame Production, che solleverà, anche se per poco tempo, il complesso monastico dall’oblio.

cartolina

Quando a Vedana c’erano i monaci

Quando a Vedana c’erano i monaci

Vedana vintage

Tutti noi conosciamo la certosa di Vedana in provincia di Belluno, una delle due comunità certosine femminili in Italia. Ma va ricordato, ed il documento filmato seguente ce ne da lo spunto, che essa nasce per ospitare una comunità certosina maschile, che dimorerà in essa fino al 1977. Il documentario che vedrete, fu realizzato nel 1974 dalla RAI, – Radio Televisione Italiana -, in esso possiamo notare la presenza come priore di un giovane Dom Elia Catellani, di cui spesso vi ho parlato, che sbalordì tutti facendo entrare per la prima volta in assoluto delle telecamere all’interno della clausura certosina per riprenderne le principali attività monastiche. Egli fa da guida al reporter che riprende gli ambienti monastici ed esplica ai telespettatori il senso della spiritualità certosina. Il fascino delle immagini in bianco e nero contribuisce a far si che questo video rappresenti una testimonianza preziosa.

Dom Giovanni Battista Simoni e la spiritualità sacerdotale

Dom Giovanni Battista Simoni e la spiritualità sacerdotale

(Rovigo α1887- Firenze Ω1942)

Oggi, ricorre il settantesimo anniversario della morte di questo monaco certosino del quale vorrei rispolverarne la memoria, ricordando il suo impegno come fautore di una spiritualità sacerdotale  profusa profondamente nei suoi testi.

Luigi Simoni nacque a Rovigo l’8 dicembre 1887, crebbe studiando a Padova e ricevette un educazione cattolica, che lo portò ad essere ordinato sacerdote il 27 luglio del 1911. Poco tempo dopo, trascorso qualche mese, decise di abbracciare la vita monastica, scegliendo di diventare certosino. Scelse di entrare nella certosa di San Marco di Vedana presso Belluno, laddove fece la professione semplice l’8 settembre del 1913. Purtroppo gli eventi bellici di quegli anni, condizionarono e turbarono un po’ l’inizio della sua vita monastica. Luigi fu chiamato alle armi il 9 novembre 1911, prestò servizio di leva fino al 7 settembre 1912, data in cui tornò in noviziato. Mobilitato nuovamente il 6 ottobre 1915, tornò in certosa al termine della guerra, il 19 aprile 1919. Tutto ciò portò a fargli fare la professione solenne solo il 19 marzo del 1921, momento dal quale sarà meglio noto con il nuovo nome Giovanni Battista. Nella certosa di Vedana egli fu a lungo coadiutore per poi diventare priore della certosa di Calci nel 1933, dove vi rimase fino al 1938. Nello stesso anno Dom Simoni, passò alla vicina certosa di san Lorenzo al Galluzzo, presso Firenze dove però visse altri pochi anni, poiché in seguito ad una malattia morì il 14 novembre del 1942. Egli svolse una notevole attività letteraria rivolta ai sacerdoti, e volta a promuoverne la santificazione attraverso la pratica della devozione al Sacro Cuore. «Il mio più vivo desiderio, la mia unica ambizione, il grande ideale della mia povera vita, (fu) condurre i sacerdoti al S. Cuore» La propaganda di questa devozione avvenne inizialmente attraverso la diffusione di vari opuscoli anonimi, ma in seguito G. B. Simoni, scrisse e pubblicò nel 1924 un libro, che rimane quello maggiormente conosciuto e diffuso: “Manete in dilectione mea”.

Nel giro di dieci anni, nell’epoca dei due conflitti mondiali questo testo permeò in 56 nazioni, forte di essere stato tradotto in una trentina di lingue!!!

Sulla scia di questo primo testo Dom Simoni pubblicò altri scritti, che consolidarono la relazione tra l’attività sacerdotale ed il Cuore di Gesù Cristo, tra questi : Oportet illum regnare, nel 1928, Monita Salutis del 1929, Resurget frater tuus anch’esso del 1929, Non praevalebunt, del 1931 e Si scires donum Dei del 1935.

Nei suoi scritti si evince l’identificazione di una spiritualità sacerdotale, una visione di prete come vicarius Amoris (espressione di Sant’Ambrogio) nel quale possa identificarsi con Gesù, ed individuando come strumento perraggiungere tale fineun totale abbandono alla devozione del Cuore di Cristo.

“Viviamo in Lui come il tralcio nella vite, ed amarlo senza misura sia la misura del nostro amore, fondere progressivamente la nostra volontà con la sua sia la ragione e la forma della nostra santità (….) allora la nostra vita sarà una messa continua, fatto ciascuno di noi (…) sacerdote e vittima insieme con lui, che è Vittima per eccellenza e Pontefice eterno (…) la nostra vita identificata con la sua vita, diverrà un amen perpetuo ed un perenne alleluja

Attraverso la riproposizione di alcune sue affermazioni, ho voluto rinverdirne l’efficacia che esse hanno avuto per intere generazioni di sacerdoti, con la speranza che ritornino ad essere un monito da seguire, o semplicemente uno stimolo per tutti coloro che vorranno approfondire questi sublimi concetti. Vi lascio con queste sue splendide parole:

È necessario lasciarci condurre da Gesù, lasciarlo lavorare in noi – tutte le ore del giorno, tutti i giorni dell’anno, tutti gli anni della vita -, lasciarci inebriare dalla follia della Croce.

Dossier certose attive: Vedana ( chiusa dal 2015)

Dossier certose attive: Vedana

In questo mese di settembre, inizierò a trattare le certose italiane, cominciando con quelle femminili. La prima del nostro approfondimento è la certosa di San Marco, situata in località Vedana nel comune di Sospirolo in provincia di Belluno. Fin dal 1155 esisteva l’Ospizio di San Marco di Vedana, trasformato in certosa nel 1456, ed ampliata negli anni per le esigenze della comunità. La vita monastica scorse via nei secoli senza grossi problemi, eccezion fatta per un incendio scoppiato fortuitamente, nella cella del procuratore, nel febbraio del 1695 che danneggiò parzialmente le strutture in legno. Poi nel 1768, con i decreti della Serenissima che prevedevano la chiusura dei conventi poco popolati, la certosa venne dismessa, dall’ l’8 settembre del 1769, cessò a Vedana l’attività monastica certosina  ed i monaci si spostarono nella certosa del Montello. Gli edifici  i beni terrieri vennero venduti ai privati, che trasformarono il convento in fattoria, affidandolo alla famiglia Segato. Non posso non riferirvi un singolare episodio accaduto nel periodo in cui non vi erano i monaci, ovvero che nella ex cella del procuratore, già teatro dell’incendio citato, il 13 giugno 1792, nacque Girolamo Segato, divenuto poi cartografo naturalista ed insigne egittologo. Dal 1882, la certosa fu quindi recuperata dall’Ordine e nel 1886 la chiesa venne nuovamente consacrata e venne istituito un importante noviziato. Nonostante la posizione geograficamente strategica, e le insidie derivanti dalle due guerre mondiali del novecento, la Provvidenza  salvaguardò la quiete monastica da eventi tragici pur non risparmiando i monaci da apprensioni e minacce continue.

L’architettura della struttura risulta essenziale ed in linea alla severa regola certosina, eccezion fatta per la monumentale scala d’onore e la soprastante galleria realizzata in pietra di Trento, ed il cui disegno è stato attribuito al Palladio. Dal punto di vista artistico, va segnalata la presenza di due tele di Sebastiano Ricci, “Il battesimo di Gesù” e “Madonna col Bambino tra San Bruno e San Ugo”, opere di notevole valore e armoniosa composizione, poste sugli altari nella chiesa.

Mi piace inoltre ricordare, in occasione della ricorrenza del centesimo anniversario della nascita del pontefice Giovanni Paolo I, ovvero Albino Luciani, il suo forte legame con i certosini di Vedana tra i quali aveva scelto il suo confessore. Si narra che da vescovo spesso vi si recava per trascorrere alcune ore nella quiete del chiostro, per ritemprarsi l’animo.

Va precisato che dalla sua fondazione e fino al 1977 la certosa di Vedana ha ospitato una comunità di monaci certosini, allontanatisi per consentire al convento lavori di ristrutturazione. Nell’ottobre del 1977, alcune monache della certosa di San Francesco presso Giaveno in provincia di Torino, nell’attesa che fosse costruita a Dego una nuova certosa si insediarono a Vedana rimanendovi fino al marzo del 1994, dando avvio alla presenza femminile nel complesso monastico. Successivamente il 7 maggio del 1998, dodici monache certosine provenienti da Riva di Pinerolo trovarono in questa affascinante certosa bellunese la loro collocazione definitiva. Tuttora in questo luogo caratterizzato da un paesaggio incantevole, tra vette altissime, asperità rocciose e natura incontaminata, che si confà all’austera vita eremitica si eleva il soave canto liturgico delle dodici monache certosine, che sembra superare le cime dolomitiche alla ricerca dell’infinito. Alle immagini che seguono la facoltà di sedurci. Tra la fine del 2014 e l’nizio del 2015, a causa della veneranda età delle ultime consorelle rimaste, è stata purtroppo decisa la chiusura di questa certosa.

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BUONA VISIONE