“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitoloXVII°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo XVII: I Santi di Dio

A che altezza si sono innalzati i Santi! Non tutti, senza dubbio, hanno compiuto quaggiù il lavoro completo della loro purificazione. In certuni può esser rimasta qualche parte da compiere in purgatorio. Ma parecchi raggiunsero fin da questa vita l’ultima vetta e sono entrati in cielo fin dall’istante della loro morte. E quanto a quelli nei quali restava da compiersi ancora una piccola parte del lavoro, essi avevano tuttavia percorso il cammino nella sua maggiore estensione. Non occorre dire ch’essi avevano attuato per intero la prima parte della vita cristiana: Dio il primo, e che erano già molto innanzi anche nella seconda: Dio solo. E’ per questo ch’essi sono così grandi!

Sono così grandi! Essi ebbero la fede ed ebbero la ragione, e vissero secondo la loro ragione e secondo la loro fede. Furono uomini sinceri che seppero rinunciare alla menzogna. Furono uomini forti e non consentirono a patteggiare con la viltà. Non c’è menzogna nella loro vita, perché la loro condotta non menti mai ai loro principii. Non c’è codardia, perché, se ebbero le loro debolezze, non si trascinarono affatto nello scoraggiamento e nel languore. Seppero camminare, senza lasciarsi abbattere dalle infermità della carne e dagli incidenti del cammino.

Furono uomini come te, con le stesse passioni e la stessa natura, nonché con la stessa ragione e la identica fede. E seppero passare al di sopra delle loro passioni, per vivere secondo la loro ragione e secondo la loro fede. Furono uomini!… Pilato, mostrando Gesù Cristo al popolo, diceva: Ecco l’uomo. E la Chiesa mostrando al mondo i suoi Santi, dice: Ecco gli uomini!…

E tu sarai un uomo?… un cristiano?… un Santo?… Hai la fede?… la ragione?… Rispondi.

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XVI°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo XVI: Riassunto filosofico

Ma perché faccio appello alla tua fede? Per convincertene, non basterebbe far appello alla tua ragione? Ammetti che Dio è il tuo Signore e il tuo Dio? La tua ragione non ti permette di dubitarne un istante. Se è il tuo Signore, tu devi a lui in tutto il primo posto; se è il tuo Dio, è il tuo tutto. Che cosa sarebbe un Signore, se la sua creatura potesse relegarlo dove gli pare e piace? Che cosa sarebbe un Dio che non fosse tutto per la sua creatura? Prova soltanto a fartene un’idea. Un Signore che vien messo sotto i piedi!… un Dio che non è se non una metà, o un quarto, o meno ancora! Questo capovolge ogni idea d’ordine e di buon senso.

Dunque, tutte le volte che non dai al tuo Signore il primo posto, tu sragioni; finché il tuo Dio non è il tuo unico tutto, tu sragioni. Ti accade spesso, no? di sragionare!… Sei già stato una volta in vita tua completamente ragionevole? Completamente ragionevole è solo il Santo giunto veramente alla sommità. Se almeno tu fossi ragionevole nella misura in cui ti è possibile essere tale!… Se facessi quanto ti è possibile per rendere ogni giorno al tuo Signore il posto che gli è dovuto, e dare al tuo Dio la parte che gli tocca!

Oh no! non è bene mentire a se stesso, mentire alla propria ragione, e mentire alla propria fede. O tutto o niente. Poiché non sarai mai un ateo, sii un cristiano, un cristiano conseguente sino alla fine con i principii della propria ragione e della propria fede.

Sì, la tua ragione stessa ti dice che, dal momento che Dio è il tuo Signore, tu devi conoscerlo, amarlo e servirlo, per primo, e per il solo motivo che è il tuo Signore, cioè, il tuo padrone. Sì, la ragione stessa ti dice che, dal momento che Dio è il tuo Dio, devi conoscere, amare e servire lui solo, e pel solo motivo che è il tuo Dio, cioè, il tuo tutto. Dio il primo; Dio solo: la ragione lo proclama, la ragione lo vuole. E quando alla ragione s’aggiunge tutto quello che dice la fede, che aspetti ancora per divenire una buona volta cristiano, uomo di ragione e uomo di fede?

Non ti lasciar arrestare dai tremiti paurosi della natura che esagera le difficoltà, e non conosce le dolcezze. Dio è Dio, vale a dire, è il sommo bene, e la tua vita è in lui, e la tua felicità è in lui. Non aver timore: il malato teme forse la salute? il viaggiatore ha forse paura della patria? Del resto vedrai più innanzi quanto sia dolce la guarigione, quanto sia agevole il viaggio. Oh! certamente, questi principii ti sembrano duri. Tutti i principii sono duri per se stessi, duri per i capricci dell’uomo, ch’essi spezzano; duri per le passioni, ch’essi contrariano. Ma se tu sapessi che proprio li sta la salvezza! se sapessi come diventa soave questa durezza e quanta forza comunica questo rigore! Oh! te ne scongiuro, sii un uomo di principii, è il solo mezzo per essere qualcuno e per far qualcosa.

Il fascino della cella

Il fascino della cella

Sembra scontato l’argomento che oggi voglio trattare, ma invece è bene conoscere nel dettaglio la funzione, la struttura, l’arredo di una cella di una certosa, ed il suo indiscutibile fascino. Come premessa va detto che proprio in virtù della regola certosina, ogni cella che è situata lungo il perimetro del Chiostro Grande, alias “Galilea Maior”, è di dimensioni generose rispetto alle celle benedettine e cistercensi. Ciò è dovuto al fatto che i Padri del Chiostro, che abitano queste vere e piccole casette, in esse vivono per l’intera giornata fatta eccezione per le sole tre volte che si recano in chiesa. E’ quindi la cella il luogo dove il certosino trascorre la maggior parte della sua esistenza, e rappresenta una cosiddetta clausura nella clausura, essendo isolata rispetto al resto del complesso monastico. Una doppia clausura, anche perchè oltre alle mura perimetrali del monastero certosino, ogni cella  è isolata dall’altra, da invalicabili pareti che le separano. Tutte le attività quotidiane vengono svolte al suo interno, compreso il mangiare. Infatti, salvo il pasto comune nel Refettorio, riservato ai soli giorni di festa, i certosini consumano il pranzo di mezzogiorno e la cena frugale, (ricordando che quest’ultima, durante la grande quaresima monastica dall’Esaltazione della Croce (14 settembre) fino a Pasqua manca del tutto) nella propria cella.Il fratello converso “dispensiere” che si dedicherà alla distribuzione del cibo nelle celle, provvederà ad introdurre il pasto dal piccolo sportellino posto su di un lato del portoncino d’ingresso. Questo sportello è in realtà doppio, e concepito in maniera tale che non è possibile incontrare nemmeno lo sguardo del fratello converso che deposita il cibo.  Gli sportellini, non devono mai essere aperti contemporaneamente al fine di conservare l’intimità e la solitudine della cella. Ogni padre può anche fare richiesta di ciò di cui ha bisogno ponendovi un biglietto con il riferimento della sua cella, solitamente una lettera dell’alfabeto, e presto verrà esaudito. A tal proposito occorre citare come per i certosini ciò ricorda quel corvo, inviato da Dio, che portava ogni giorno un tozzo di pane a San Paolo, pare – dicono – che venga ancora oggi al nostro sportello per compiere la stessa funzione.

Gli ambienti che compongono strutturalmente una cella sono essenzialmente due, e di solito sviluppati su due livelli. Nel piano inferiore vi è solitamente un piccolo laboratorio con un tornio ed  una legnaia che serve per alimentare la stufa a legna. Essi danno su di un piccolo orto, coltivato secondo le esigenze di ogni singolo monaco, e curato con meticolosità. Al piano superiore vi è la cosiddetta “Ave Maria”, ovvero l’ambiente dove vi è l’immagine della Madonna alla quale il certosino rivolge la sua preghiera sistematicamentinginocchiandosi alla sua vista.

Da questo luogo si procede verso il cuore pulsante della cella, ovvero il cubiculum, vero nucleo essenziale per lo svolgimento delle varie attività. Esso è costituito da una struttura che comprende un letto spartano, un tavolino per il pasto e per lo studio, ed un “oratorio” composto da un inginocchiatoio dove il monaco può  recitare le sue orazioni.

La stufa a legna utilizzabile per riscaldarsi dal rigore del freddo, è come abbiamo visto alimentata dalla legna che il Padre taglierà nella apposita legnaia. Il pasto viene solitamente consumato lentamente, volgendo lo sguardo verso la finestra che da sul giardino  per ammirare le bellezze della natura, mentre lo studio, il lavoro nell’orto o quello al tornio a pedale sono fondamentali per non essere assaliti dal nemico peggiore, l’ozio. Il lavoro manuale, indispensabile per mantenere la forma fisica sarà intervallato idoneamente dallo studio e dalla meditazione volta all’ascesi.

Poi,  come per magia al risuonare della campana, ogni singolo monaco nel proprio stallo all’interno della propria cella, ed anche se separati innalzano contemporaneamente verso il cielo le loro lodi e le loro preghiere. Cosi come quando all’unisono, al suono della campana per il Mattutino, per la messa conventuale e per i Vespri, le celle si aprono e d i loro abitanti percorrono silenziosamente il chiostro per raggiungere la chiesa per la celebrazione comunitaria. Salvo rare eccezioni, concesse dal priore, come il recarsi in biblioteca, o per una visita al padre spirituale il monaco predilige la quiete ed il silenzio del proprio eremo dove consapevolmente vive attendendo l’incontro con Dio, nella solitudine, la beata solitudine, Negli statuti dell’Ordine, viene ampiamente illustrato il valore della cella per un monaco, e l’utilità della sua permanenza silenziosa in essa secondo quanto affermavano i padri del deserto:

 «Resta seduto nella tua cella, essa ti insegnerà ogni cosa»

(Abbà Mosè, 6).

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XV°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo XV: Il Purgatorio

Ma che? è assolutamente obbligatorio giungere fino al vertice di questa scala?

- Potrei risponderti che sulla scala di Giacobbe, Dio era appoggiato veramente alla sommità e che lo stesso succede qui. Ma è bene distinguere qui ancora fra le due operazioni della purificazione e della glorificazione.

La purificazione dev’essere la medesima per tutti, cioè a dire, assoluta; poiché sai che nulla di macchiato può entrare in cielo. Fintantoché nell’anima resta la più impercettibile traccia d’imperfezione da purificare, le è assolutamente impossibile entrare in cielo. Ecco perché nelle anime in cui la purificazione essenziale del peccato mortale sarà stata almeno cominciata in questo mondo, il purgatorio compirà fino all’ultimo quello che resta ancora da fare. Come? mio Dio!… tutto?… tutto?… tutto?… fino all’ultimo?… in purgatorio?… Che cos’è dunque il purgatorio?… – Si, senza nessuna remissione né eccezione; la purificazione dev’essere assoluta; quello che non sarà stato fatto in questa vita sarà terminato là. In tal modo puoi comprendere quante poche anime entrino direttamente in cielo all’uscire da questo mondo, e perché la Chiesa con tanta istanza e così a lungo fa pregare pei morti.

Ma la glorificazione non sarà uguale per tutti. Ciascuno serberà nell’eternità il grado di sviluppo, che avrà acquistato nella sua vita mortale. Dove sarà trovato alla sua morte, là resterà. Poiché l’opera di glorificazione, di dilatazione dell’anima e d’acquisto di meriti non continua più di là dalla tomba, ma finisce con la vita. Per conseguenza il purgatorio non è che una pura purificazione, senz’altro vantaggio all’infuori di questa medesima purificazione. Vedi di quale importanza è per te lavorare quanto più è possibile in questo mondo, poiché quaggiù le due operazioni vanno sempre di pari passo. A misura che ti purifichi, ti ingrandisci. E codesto ingrandimento è eterno, cioè rappresenta per tutta l’eternità una maggior capacità di gloria e conseguente una maggior lode a Dio ed una maggior felicità per te. Suvvia! dimmi, credi in Dio? credi alla tua religione? hai fede?… È tempo di mostrarla nelle tue opere.


“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XIV°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

CapitoloXIV: Purificazione e glorificazione

Sta’ ben attento a questo. Nell’interminabile cammino della vita cristiana, che si estende dagli inizi della fuga del peccato mortale fino all’ultimo termine della consumazione in Dio, il lavoro è sempre duplice. Vi è un lavoro di purificazione, che caccia il male; ed un lavoro di glorificazione – che dilata e nobilita l’anima. Senza il peccato non ci sarebbe stato che un solo lavoro, quello della glorificazione. Tutte le energie vitali che sono in noi, e tutte quelle che ci vengono da Dio, sarebbero state concentrate su quest’unico punto della dilatazione della nostra vita. Ed allora che vita!…

Adesso molte di queste energie sono assorbite dal peccato; perché ogni volta che tu commetti una colpa, questa dissipa una parte più o meno considerevole della tua energia vitale. E per uscire da questa colpa, si richiede ancora un dato quantitativo d’energia. Di modo che la caduta consuma qualche cosa della tua vita, e il rialzamento ne consuma un’altra parte. Se non fossi caduto, avresti potuto procedere molto lontano, con la stessa quantità d’energia. Vedi adunque quanto è deplorevole distruggere così la propria vita.

Ora, giura a Dio di non mai lasciarti trascinare un gradino più in basso di quello tu cui ora ti trovi. Senza dubbio hai già da fare abbastanza per risalire dal punto in cui ti trovi. Son già abbastanza enormi le purificazioni che si devono compiere, in te. Perché voler aumentarne il numero? Poiché senti in te il bisogno di vivere, non soffocare la tua vita, specialmente quando vedi spalancato dinanzi a te un orizzonte infinito.

Osserva ancora una cosa. I successivi gradi del tuo sviluppo cristiano si misurano, non già dal lato positivo della glorificazione, ma dal lato negativo della purificazione. Infatti sarebbe a me impossibile il dirti, e a te impossibile il sapere, fino a che grado di merito e di gloria tu devi arrivare. A che punto ti trovi? Che progresso hai fatto? Dove devi ancor giungere, per corrispondere al piano universale di Dio ed alla capacità assoluta del tuo essere? Dio solo lo sa, lui solo le misura; perché lui solo conosce il piano completo della tua vita e del vero posto che ti destina nel corpo dei suoi eletti. Adora il suo segreto e lasciati condurre da lui fino all’altezza a cui ti chiama.

Ma dal lato negativo della purificazione, tu puoi molto bene calcolare i tuoi progressi; e se ben osservi, è da questo lato ch’io cerco di mostrarti le ascensioni della vita interiore. Osserva infatti come si opera successivamente il lavoro di purificazione mediante la fuga del peccato mortale, del peccato veniale e dell’imperfezione, come ti mostrai nella prima parte. Vengono poi le purificazioni superiori, di cui t’ho parlato in questa seconda parte, cioè, lo spogliamento esteriore e quello interiore.

Cosicché tu vedi la tua purificazione assoluta compiersi in cinque gradi. Sotto questo rapporto, tu sai esattamente fin dove devi andare. e non ti è troppo difficile sapere a che punto ti trovi, quello che hai fatto e quello che ti resta da fare, i gradi percorsi e quelli da percorrere.

Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Lanspergio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Abbiamo avuto modo di “assaggiare” questo eminente scrittore certosino, poichè vi ho proposto, di recente, un suo testo in occasione della festività della Immacolata Concezione della beata Vergine Maria, dello scorso 8 dicembre. Oggi voglio farvi conoscere la sua vita e le sue opere principali, dalle quali avrò modo di proporvi, in successivi articoli, alcuni estratti da suoi testi fondamentali

Cominciamo col dire che il suo nome preciso era Giovanni Gerecht (Justus), nativo di Landsberg (Lanspergius) in Alta Baviera nel 1488, ma meglio noto come Lanspergio. Fin da giovanissimo per continuare meglio i suoi impegni per l’apprendimento, egli si trasferisce a Colonia per poter studiare filosofia. Nel 1509 terminati gli studi, per rispondere ad una forte vocazione decide di diventare certosino entrando nella certosa di santa Barbara di Colonia. Lanspergio viene accolto appena ventenne, in questa certosa che all’epoca aveva come priore Dom Pietro Blomenvenna (α 1466 Ω1536), una grande figura mistica  morto in odore di santità, con il quale ebbe la grazia di convivere circa venti anni, diventandone discepolo ed assorbendo valenti insegnamenti. Dopo la solenne professione, avvenuta nel 1510, Lanspergio ha trascorso una vita monastica esemplare, fatta di preghiera e studio che lo ha condotto nel 1523 a ricevere l’incarico dapprima di Vicario, e successivamente di Maestro dei novizi. Nel 1530 egli fu poi nominato convisitatore della Provincia del Reno e priore della certosa di Vogelsang, dove ebbe una breve esperienza, poiché a causa delle condizioni insalubri di quel monastero, e per sopraggiunti motivi di salute, Lanspergio dovette ritornare alla certosa di Colonia, dove fu priore ed ancora giovane morì santamente l’11 agosto del 1539. Come nella tradizione certosina, Lanspergio dedicò molto tempo alla meditazione ed alla preghiera, ed il frutto di ciò veniva regolarmente manoscritto, dando vita ai suoi testi di alto contenuto spirituale. I suoi scritti vennero poi raccolti in una opera omnia, dal titolo: D. Joannis Justi Lanspergii Cartusiani Opera omnia in quinque tomos distribuita juxta exemplar coloniense anni 1693.editio nova et emendata, Typis Cartusiae Sanctae Mariae de Pratis, Monsterolii 1888‑1890; Giovanni di Landsberg, E’ questa un’opera costituita da cinque volumi, laddove i primi tre contengono i sermoni, gli ultimi due gli opuscoli spirituali e le lettere di direzione, cioè la parte teologicamente più rilevante della produzione di Lanspergio.  Sono testi  scritti in latino ed in tedesco, di carattere essenzialmente spirituale ed ascetico, nonché apertamente critici verso la Riforma di Lutero. Buona parte dei suoi sermoni celebrano le festività della Vergine: la Concezione, Purificazione, Annunciazione, Visitazione, Assunzione, Natività e Presentazione al tempio. Nell’opuscolo Speculum christianae perfectionis, l’asceta certosino esorta i fedeli a progredire nel percorso verso la perfezione della vita cristiana, ovvero“specchiarsi” per poter scorgere la vera immagine di sé, ossia quella voluta per noi da Dio, la vera essenza. Va ricordato sullo stesso argomento anche Enchiridion christianae militiate, oltre all’ originale Alloquia Jesu Christi ad quamvis animam fidelem, noto anche come Una lettera di Gesù Cristo. Quest’ultimo libro, di gran successo, fu scritto in maniera estremamente originale come un discorso rivolto da Gesù all’anima! Lanspergio ci esorta ad accettare l’invito formulatoci da Gesù in questa lettera « Con un cuore perfettamente semplice e nudo, aderisci a me e offriti a me perché io ti possegga; resta con me in quell’ unico istante che forma la mia eternità, dove non vi è né passato né futuro ».

Va inoltre ricordata la Pharetra divini amoris, una ricca raccolta di preghiere e di aspirazioni da usare nelle diverse occasioni per facilitare la vita spirituale, da cui è tratto questo delizioso brano: « Ogni anima innamorata di Dio deve sforzarsi di trasformare tutta la sua vita e ogni sua azione in una  preghiera continua e costante » (Praefatio).

Concludo questo breve excursus tra questi capolavori di ascetica,  promettendovi di offrirvene prossimamente degli estratti, che potranno arricchire il nostro spirito.

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XIII°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte Parte: Dio  è il solo

Capitolo XIII: Lo spogliamento interno

Ecco il grande lavoro. Poiché se è cosa grande e difficile rinunciare alle cose esterne, è cosa anche più ardua rinunciare a se stesso. Per quanto tu sia distaccato dalle cose esterne, non lo sei ancora interamente da te stesso. La compiacenza nelle tue facoltà e nelle tue azioni è lungi dall’essere distrutta. Ora non è in te, ma in Dio che tu devi compiacerti, poiché Dio dev’essere il tuo unico tutto.

Bisogna dunque che Dio strappi dai tuoi sensi, dalla tua mente e dal tuo cuore ogni compiacenza in te stesso; tu comprendi benissimo che codesti ritorni egoistici su di te non sono per lui. Perciò ecco le nuove operazioni che si rendono necessarie da parte di Dio.

Egli comincia con la purificazione dei sensi; e per distaccarti completamente, li scuote con orribili tempeste d’orgoglio, di collera, d’impurità, di gelosia ed altre, affinché ne esca l’ultimo lievito del male.

Poi si rivolge alla tua mente e l’agita in tenebre indicibili, nelle angosce del dubbio e delle incertezze, finché sia come morta a se stessa, ne sia bandita ogni cognizione egoistica, e l’occupi la sola volontà di Dio.

Poi è la volta della volontà. Dio le toglie anzitutto ogni potere di azione; l’anima non conserva che una sola energia, quella del soffrire: essa soffre ed accetta la sua sofferenza. Presto non avrà più nemmeno quest’energia di accettare, non avrà nulla, nessuna forza, nessun movimento da se stessa. Ed allora ogni movimento separato ed egoista del cuore sarà soppresso; niente più resta che non sia unito a Dio; la purificazione dell’anima è completa, è la perfezione della vita cristiana: l’individuo è tutto di Dio, tutto in Dio, tutto per Dio.

Se un giorno o l’altro avrai la felice occasione di leggere Vite di Santi ben fatte, ti raccomando soprattutto le Vite dei Santi scritte da loro stessi; tu vi troverai la serie di siffatte operazioni, e ne vedrai la terrificante lunghezza. Oh!, quanto è viziata la nostra povera natura! e che lavoro ci vuole per restituirle la sua rettitudine e la sua integrità primitiva!

Adesso capisci cosa significano quelle parole del catechismo: l’uomo è creato per conoscere, amare e servire Dio? Comprendi l’estensione del comandamento che ti dice: amerai il Signore Dio tuo con tutta la tua mente, con tutto il tuo cuore e con tutte le tue forze? Ecco fin dove giunge quel comandamento, che è il primo e il più grande di tutti. Dio esige tutto e tu non gli avrai accordato questo tutto, se non nel momento in cui raggiungerai l’ultima vetta. Oh! le parole hanno pure un significato profondo, quando si ha volontà di misurarlo! E quando Dio parla all’uomo, dà alle sue espressioni tutta la pienezza di cui sono suscettibili.

Sì, sì, medita, medita il gran comandamento: Amerai… cioè, cercherai il bene… Il bene di chi? il bene di Dio, cioè, la sua gloria; è cosi che l’amerai… Amerai il Signore Dio tuo… L’amerai, perché anzitutto è il tuo Signore, cioè, il tuo padrone; e perciò devi metterlo al primo posto. Poi l’amerai, perché è il tuo Dio, cioè il tuo tutto; e perciò devi spogliarti di tutto e conservar lui solo… Amerai il Signore Dio tuo… come l’amerai? Con tutta la tua mente… le tue facoltà conoscitive devono essere tutte di lui, per conoscerlo… Con tutto il tuo cuore… le tue facoltà volitive devono essere di lui, per amarlo… Con tutte le tue forze… le tue facoltà operative devono essere tutte di lui per servirlo. Tu sei stato creato, e sei stato creato unicamente per conoscere, amare e servire Dio.

Dossier certose attive: La Grande Chartreuse

Dossier certose attive:

La Grande Chartreuse

Con l’inizio del nuovo anno, ho pensato di offrirvi un piccolo viaggio che vi porti a conoscere più da vicino le certose attualmente attive.  Sono queste 23, dislocate in 12 paesi, disseminate su tre continenti, ed è mia intenzione farvele conoscere essenzialmente attraverso le immagini. La mia proposta prevede di trattare due certose al mese, in questo dossier che durerà per tutto il 2012. Allora siete pronti per partire?

Il primo paese che tratteremo sarà la Francia, dove vi sono ben 6 certose, di cui 4 maschili:

        • Grande Certosa
        • Certosa di Portes
        • Certosa di Montrieux
        • Certosa di Sélignac

e 2 femminili:

  • Certosa di Nonenque
  • Certosa Notre Dame

La Grande Chartreuse

Per informazioni e contatti

Cominceremo dalla casa madre dell’Ordine certosino, ovvero la prima certosa ad essere fondata da San Bruno nel 1084, nel Delfinato, vicino all’attuale città di Grenoble. Per conoscerne la storia vi rimando alle informazioni edite su Cartusialover sito. Come vi anticipavo, in questo excursus privilegerò le immagini forniteci da foto o video, che imprimeranno nella nostra memoria questi luoghi meravigliosi, oasi di pace e serenità.La Grande Certosa abbiamo potuto apprezzarla e conoscere assistendo al film    “Il Grande silenzio”, girato appunto all’interno di questo splendido complesso monastico. Vi riporto alcuni dati che riassumono la sua imponenza, a cominciare dalle 36 celle che fanno da contorno al Chiostro Grande, il quale misura 215 metri di lunghezza risultando essere il più grande di Francia. Ogni porta della cella è sormontata da un frontespizio su cui è incisa una lettera dell’alfabeto. Sulla porta vi è scritta una frase delle Sacre Scritture o dalla liturgia certosina. Un lungo corridoio con 113 finestre divide il chiostro in due parti, ciò è il risultato dei diversi rimaneggiamenti avuti nel corso dei secoli.  Nelle immagini che seguiranno potremo vedere i vari ambienti, tra cui la elegante Cappella di San Luigi, le cui decorazioni furono volute da Luigi XIII. Vedremo una rara immagine del Cimitero con le croci in pietra, prerogativa riservata ai Ministri Generali dell’Ordine, che sono gli unici monaci ad avere il privilegio di una croce col proprio nome. Eccezionale l’immagine della grande sala del Capitolo Generale, con i dipinti di tutti i priori  Generali succedutisi, laddove ogni due anni si riuniscono i priori di tutte le certose. Inoltre potremmo ammirare suggestive immagini delle due cappelle situate nei paraggi della certosa : N.Dame de Casalibus,  e la Cappella di San Bruno. Nelle foto e nei video che seguono, ho provato a selezionare per voi gli scorci più suggestivi, alcuni presi da antiche cartoline. Vi ricordo che per non disturbare la quiete monastica è possibile visitare nei paraggi del monastero l’ interessante Museo della Grande Chartreuse.

Buona visione

Questa presentazione richiede JavaScript.

Video

Video del 1964

“Cristianesimo vissuto” di F. Pollien capitolo XII°seconda parte

”Cristianesimo vissuto”

Consigli fondamentali dedicati alle anime serie

Seconda parte : Dio  è il solo

Capitolo XII: Lo spogliamento esteriore

Bisogna dunque che ti spogli di tutto ciò che ti arresta e t’impedisce d’andare a Dio. Ora vi sono due spogliamenti: quello esterno e quello interno. Il primo ti libera dalla tirannia delle cose esteriori, il secondo dalla tirannia di te stesso.

Vuoi imparare come si fanno questi due spogliamenti?

Quello esterno, anzitutto.

Tu sai di essere mente, cuore e sensi. Lo spogliamento deve farsi successivamente in questi tre ordini di facoltà, cominciando dalle facoltà inferiori. In primo luogo bisogna liberare i sensi.

Per liberare i sensi dalle seduzioni esterne, Dio ti manda consolazioni sensibili, il cui scopo è di distaccare progressivamente la parte sensibile del tuo essere e sottrarla all’influsso dei piaceri esterni, per ricondurla verso di lui. Queste consolazioni durano quanto occorre, perché il piacere esterno sia vinto e i tuoi sensi siano attaccati a Dio. Ma bada bene: questa consolazione non è Dio, ma è solo il veicolo di Dio. Se ti attaccassi ad essa, sconcerteresti ed ostacoleresti l’operazione di Dio. Poiché egli te la dà perché ti unisca a lui, e non ad essa. Devi sapertene servire, e non cercare di goderne in modo da riposarti in essa. Per cui quando i tuoi sensi sono sufficientemente distaccati dall’esterno e il veicolo parte, ogni consolazione sensibile si dilegua. Sarai allora in preda all’aridità, e in quel momento per l’appunto potrai vedere fin a qual segno i tuoi sensi sono attaccati a Dio e scevri dal piacere sensibile.

All’aridità succederanno i grandi lumi, le visioni profonde della fede, la cognizione dei misteri, che sono potenti illuminazioni destinate a conquistare la tua intelligenza, a staccarla dagli oggetti esterni, per fissarla in Dio. Comprendi benissimo che si tratta d’un nuovo veicolo di Dio, quello col quale egli viene alla tua mente. Ma non è altro che un veicolo; bisogna che anche di questo te ne sappia servire senza attaccarvi il cuore. Questi lumi dureranno finché avranno conquistato la tua mente; poi scompariranno, e tu cadrai nelle tenebre. Perché queste tenebre? Perché tu ti possa render ben conto di quello a cui la tua mente si è attaccata, se a Dio o al suo veicolo.

Il periodo delle tenebre sarà seguito da un periodo di grandi fervori. Il tuo cuore si sentirà infiammato d’immensi desideri di virtù e di sacrificio, avrà tali slanci di generosità, che si sentirà capace di sacrificare il mondo intero, per darsi tutto all’amor di Dio. Intendi che cosa sono codesti slanci? Sono il terzo veicolo di Dio, quello che viene a cercare il tuo cuore; esso sarà a tua disposizione finché il tuo cuore sarà completamente conquistato da Dio. Ma dovrà alla sua volta scomparire e il tuo cuore nuovamente si troverà freddo e come impotente. Tale freddezza sarà la prova, con la quale potrai verificare se veramente il tuo cuore è attaccato a DIO.

Ecco i tre gradi dello spogliamento esterno. Le loro operazioni sono lunghe e molteplici; perché molti sono gli oggetti esterni, da cui occorre distaccare i sensi, la mente e il cuore!… Ma ritieni questo: siffatte operazioni saranno tanto più pronte, quanto meglio saprai servirti delle consolazioni, dei lumi e degli ardori e quanto meno ti attaccherai ad essi. Servirtene e non attaccarviti, ecco la regola fondamentale, ed ecco la condizioni del progresso e dell’avanzamento.

Dopo queste operazioni l’anima diventa indifferente al piacere, non è più dominata che dal dovere. Quello ch’ella fa d’ora innanzi, non lo fa più per allettamento del piacere, ma per attrattiva del dovere. È l’idea del dovere, l’idea della gloria di Dio da promuovere, che la domina, la possiede e la conduce in tutto. Per cui ha una facilità prodigiosa per compiere tutto ciò che può contribuire all’onore di Dio. Ecco il segreto della potenza d’azione esercitata dai santi. La nostra nullità proviene dal nostro orgoglio. Vogliamo godere e ci rendiamo inutili in siffatta ricerca di noi stessi. e inutile rendiamo tutto quello che gettiamo in questa voragine del godimento egoistico. Oh! la potenza di un’anima che non ricerca nulla per sé, ma tutto per Dio!


L’aneddoto del bezoario

L’aneddoto del bezoario

L’aneddoto che oggi voglio raccontarvi, suggella la nota fama attribuita ai monaci certosini di grandi conoscitori delle erbe medicamentose, e di elisir di lunga vita. E’ risaputo, infatti che all’interno delle spezierie delle certose, si effettuavano ricerche e studi per realizzare preparati terapeutici, idonei per ogni sorta di malanno. Premesso ciò, vi parlerò dell’episodio che ha per protagonista Armand du Plessis, meglio noto come il cardinale Richelieu. All’epoca del fatto, nel 1611, l’allora vescovo  Richelieu versava in condizioni fisiche molto precarie, era infatti tormentato da una febbre violenta che perdurava da alcuni mesi che lo fiaccava. Era terrorizzato, poiché una “febbre perniciosa” lo aveva lasciato orfano di padre a soli cinque anni. Era disperato, avendo provato svariate terapie, proposte da illustri medici, che però non raggiunsero nessun effetto positivo, fu così che si rivolse ai certosini della certosa di Vauvert presso Parigi. Il priore parigino, fece giungere a Richelieu due piccoli rimedi, che sortirono l’effetto sperato guarendo prodigiosamente dalla invalidante febbre alta l’illustre prelato !!!

Ma quali furono questi portentosi medicamenti?

Come si evince dalla lettera di ringraziamento, che Richelieu inviò ai certosini di Vauvert ed il cui testo vi allego in calce, essi furono un crocifisso, ed un bezoario. Ma cos’è quest’ultimo? Ebbene proverò a spiegarvelo. Il bezoario era una sorta di talismano per combattere ogni sorta di male, costituito da una sorte di corpo estraneo presente nelle vie digerenti di animali, ritenuto una vera panacea. Il vescovo Richelieu accolse i doni offerti dai sapienti certosini, apprezzandoli di buon grado, difatti, indossò una borsetta con un sacchetto contenente il bezoario, e poi coerentemente alla dignità vescovile il crocifisso al collo. Dopo qualche settimana, prodigiosamente sopraggiunse la guarigione che spinse Armand du Plessis a scrivere una lettera di ringraziamento al priore certosino nella quale esprime il suo ringraziamento, sottolineando la simbologia dei due doni.

“Vi do mille ringraziamenti per la Croce che mi avete mandato, io la conserverò caramente e mi servirà per poter avere sempre davanti agli occhi l’immagine dell’uomo che l’ha portata. E grazie anche per il vostro buon bezoario che è venuto giusto in tempo per farmi uscire da una fastidiosa malattia .Voi avete voluto coniugare i rimedi spirituali e corporali, al fine di procurare la salute della mia anima, e cercare di rendere al mio corpo una buona condizione che mi manca da circa un anno”. Grazie a questa guarigione Richelieu, ritempratosi continuò la sua illustre carriera ecclesiastica e politica, che lo vide consacrato cardinale nel 1622 e successivamente primo ministro dal re Luigi XIII di Francia.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox.