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“Parole dal silenzio” sesta puntata

“Parole dal silenzio” sesta puntata

(Trasmissione radiofonica)

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Benvenuti al sesto appuntamento di “Parole dal silenzio”, la trasmissione radiofonica emessa dalle  frequenze di Radio Serra per celebrare il cinquecentenario della canonizzazione di san Bruno. In questa puntata andata in onda lo scorso 31 agosto si è parlato dell’ecumenismo. In studio il presidente nazionale della Chiesa Evangelica Giovanni Traettino,  ed a seguire la registrazione dell’intervista al Priore della Certosa di Serra San Bruno.

Buon ascolto

 

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXXIII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXXIII°

 

AFFIDARSI A DIO QUANDO SPUNTANO PAROLE CHE FERISCONO

O figlio, sta saldo e fermo, e spera in me. Che altro sono, le parole, se non parole?: volano al vento, ma non intaccano la pietra. Se sei in colpa, pensa ad emendarti di buona voglia; se ti senti innocente, considera di doverle sopportare lietamente per amor di Dio. Non è gran cosa che tu sopporti talvolta almeno delle parole, tu che non sei capace ancora di sopportare forti staffilate. E perché mai cose tanto da nulla ti feriscono nell’animo, se non perché tu ragioni ancora secondo la carne e dai agli uomini più importanza di quanto sia giusto? Solo per questo, perché hai paura che ti disprezzino, non vuoi che ti rimproverino dei tuoi falli e cerchi di nasconderti dietro qualche scusa. Se guardi più a fondo in te stesso, riconoscerai che il mondo e il vano desiderio di piacere agli uomini sono ancora vivi dentro in te. Se rifuggi dall’esser poco considerato e dall’esser rimproverato per i tuoi difetti, segno è che non sei sinceramente umile né veramente morto al mondo, e che il mondo è per te crocefisso.

Ascolta, invece la mia parola e non farai conto neppure di diecimila parole umane. Ecco, anche se molte cose si potessero inventare e dire, con malizia grande, contro di te, che male ti potrebbero fare esse, se tu le lasciassi del tutto passare, non considerandole più che una pagliuzza? Ti potrebbero forse strappare anche un solo capello? Chi non ha spirito di interiorità e non tiene Iddio dinanzi ai suoi occhi, questi si lascia scuotere facilmente da una parola offensiva. Chi invece, senza ricercare il proprio giudizio, si affida a me, questi sarà libero dal timore degli uomini. Sono io, infatti, il giudice, cui sono palesi tutti i segreti; io so come è andata la cosa; io conosco, sia colui che offende sia colui che patisce l’offesa.

Quella parola è uscita da me; quel che è avvenuto, è avvenuto perché io l’ho permesso, “affinché fossero rivelati gli intimi pensieri di tutti” (Lc2,35). Sono io che giudicherò il colpevole e l’innocente; ma voglio che prima siano saggiati, e l’uno e l’altro, al mio arcano giudizio.

La testimonianza degli uomini sbaglia frequentemente. Il mio giudizio, invece, è veritiero; resterà e non muterà. Nascosto, per lo più, o aperto via via a pochi, esso non sbaglia né può sbagliare, anche se può sembrare ingiusto agli occhi di chi non ha la sapienza. A me dunque si ricorra per ogni giudizio e non ci si fidi del proprio criterio. Il giusto, infatti non resterà turbato, “qualunque cosa gli venga” da Dio (Pro 12,21). Qualunque cosa sia stata ingiustamente portata contro di lui, non se ne darà molto pensiero; così come non si esalterà vanamente, se, a buon diritto, sarà scagionato da altri. Il giusto considera, infatti, che “sono io colui che scruta i cuori e le reni” (Ap 2,23); io, che non giudico secondo superficiale apparenza umana. Invero, sovente ai miei occhi apparirà condannabile ciò che, secondo il giudizio umano, passa degno di lode. O Signore Dio, “giudice giusto, forte e misericordioso” (Sal 7,12), tu che conosci la fragilità e la cattiveria degli uomini, sii la mia forza e tutta la mia fiducia, ché non mi basta la mia buona coscienza. Tu sai quello che io non so; per questo avrei dovuto umiliarmi dinanzi ad ogni rimprovero e sopportarlo con mansuetudine. Per tutte le volte che mi comportai in tal modo, perdonami, nella tua benevolenza, e dammi di nuovo la grazia di una più grande sopportazione. In verità, a conseguire il perdono, la tua grande misericordia mi giova di più che non mi giovi una mia supposta santità a difesa della mia segreta coscienza. Ché, “pur quando non sentissi di dovermi nulla rimproverare”, non potrei per questo ritenermi giusto (1 Cor 4,4); perché, se non fosse per la tua misericordia, “nessun vivente sarebbe giusto, al tuo cospetto” (Sal 142,2).

Quando a Vedana c’erano i monaci

Quando a Vedana c’erano i monaci

Vedana vintage

Tutti noi conosciamo la certosa di Vedana in provincia di Belluno, una delle due comunità certosine femminili in Italia. Ma va ricordato, ed il documento filmato seguente ce ne da lo spunto, che essa nasce per ospitare una comunità certosina maschile, che dimorerà in essa fino al 1977. Il documentario che vedrete, fu realizzato nel 1974 dalla RAI, – Radio Televisione Italiana -, in esso possiamo notare la presenza come priore di un giovane Dom Elia Catellani, di cui spesso vi ho parlato, che sbalordì tutti facendo entrare per la prima volta in assoluto delle telecamere all’interno della clausura certosina per riprenderne le principali attività monastiche. Egli fa da guida al reporter che riprende gli ambienti monastici ed esplica ai telespettatori il senso della spiritualità certosina. Il fascino delle immagini in bianco e nero contribuisce a far si che questo video rappresenti una testimonianza preziosa.

Quel silenzio che parla…

Quel silenzio che parla…

Nell’articolo di oggi, ecco un autorevole testimonianza dell’Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani, che anni fa ebbe l’opportunità di vivere per qualche giorno all’interno delle mura di una certosa.

Vi lascio al suo racconto, denso di particolari ed emozioni incancellabili.

“La caratteristica dei suoi monaci è la solitudine e la continua preghiera. Curioso di conoscere la loro vita e farne esperienza, quando ero direttore spirituale del Seminario Romano, chiesi di trascorrere quindici giorni da loro. E’ proibito dalle loro Costituzioni ammettere chiunque all’interno del chiostro e del coro ma miracolosamente mi fu concesso, trovando come scusa che, essendo direttore spirituale di un seminario mi sarei potuto trovare nella situazione di discernere qualche vocazione certosina.
Fui accolto alla Certosa di Serra S. Bruno, in Calabria, dal Priore, Dom Pierre Marie Anquez: mi anticipò che nessun ospite aveva mai retto più di tre giorni. La presi come una sfida. Fui condotto nella cella, una casetta di più stanze, e dopo aver rovistato tutto e messo in ordine la mie cose il tempo non passava mai. Venne a trovarmi un Padre, il mio Angelo custode, Dom Basilio Caminada, un gigante, malato di sclerosi a placche, camminava come Frankenstein. Si mise a disposizione per qualsiasi necessità. I primi tre giorni da solo furono molto duri, non sapevo come sarebbe finita e mi tornavano alla mente le parole del priore. Ad un certo punto capitò qualcosa. Sentii di non essere solo ma solitario. In cella c’era un Altro con me: il Signore. Da quel momento la cella si trasformò in cielo, “sicut Caelum”, i giorni e le notti volarono tra lo studio, la preghiera personale e il coro con i monaci. Era un vero Paradiso. Giunto al quattordicesimo giorno, il Padre Priore venne e trovarmi e a complimentarsi con me. Mi chiese addirittura se avessi una vocazione certosina. Rimane quella una delle esperienze fondanti della mia vita. Imparai il messaggio della Certosa: la solitudine è l’abitazione di Dio. Per indicare qualche Padre di forte spessore spirituale dicevano “uomo di grande solitudine e deserto”. Dio si incontra lì. Ovviamente non soltanto lì, ma la solitudine e il silenzio sono gli spazi privilegiati in cui rivela la sua Presenza. Il Papa, visitando domenica scorsa(9/6/2011) la Certosa, ha detto: “Ritirandosi nel silenzio e nella solitudine, l’uomo, per così dire, si “espone” al reale nella sua nudità, si espone a quell’apparente “vuoto” per sperimentare invece la Pienezza, la presenza di Dio, della Realtà più reale che ci sia, e che sta oltre la dimensione sensibile. E’ una presenza percepibile in ogni creatura: nell’aria che respiriamo, nella luce che vediamo e che ci scalda”.
Penso a tutti i certosini sparsi nella diocesi e in particolare nelle nostre città. Quante persone sole vivono giorno e notte nelle loro case sempre in attesa di qualcuno. Se scoprono che la loro solitudine è abitata e la Presenza del Signore attende di essere scoperta nella fede, tutto si trasformerà in una anticamera del Paradiso. Penso ad anche alcuni sacerdoti vissuti per anni nelle carceri comuniste e che sono usciti luminosi e pieni della Presenza. La solitudine fa paura. Ecco perché la gente tiene sempre la televisione o la radio accesa. Bruno ci ricorda che “ la solitudine è un faticoso combattimento. Dio dona ai suoi atleti la ricompensa, cioè la pace che il mondo ignora e la gioia dello Spirito santo”. La fatica del combattimento richiede “uomini coraggiosi” e “atleti”. “Rientrare in se stessi” o “dimorare con se stessi” è indispensabile per gli uomini che devono assumere delle responsabilità”.

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXXII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXXII°

 

NON FARE AFFIDAMENTO SU ALCUNO: LE PAROLE FACILMENTE INGANNANO

“Aiutami, o Signore, nella tribolazione, perché è vana la salvezza che viene dagli uomini” (Sal 59,13). Quante volte non trovai affatto fedeltà, proprio là dove avevo creduto di poterla avere; e quante volte, invece, la trovai là dove meno avevo creduto. Vana è, dunque, la speranza negli uomini, mentre in te, o Dio, sta la salvezza dei giusti. Sii benedetto, o Signore mio Dio, in tutto quanto ci accade. Deboli siamo, e malfermi; facilmente ci inganniamo e siamo mutevoli. Quale uomo è tanto prudente e tanto attento da saper sempre custodire se stesso, così da non cadere mai in qualche delusione e incertezza? Ma non cadrà così facilmente colui che confida in te, o Signore, e ti cerca con semplicità di cuore. Che se incontrerà una tribolazione, in qualunque modo sia oppresso, subitamente ne sarà strappato da te, o sarà da te consolato, poiché tu non abbandoni chi spera in te, fino all’ultimo.

Cosa rara è un amico sicuro, che resti tale in tutte le angustie dell’amico. Ma tu, o Signore, tu solo sei sempre pienamente fedele: non c’è amico siffatto, fuori di te.

Quale profonda saggezza ci fu in quell’anima santa che poté dire: il mio spirito è saldo, e fondato su Cristo! Se così fosse anche per me, non sarei tanto facilmente agitato da timori umani, né mi sentirei ferito dalle parole. Chi può mai prevedere ogni cosa e cautelarsi dai mali futuri? Se, spesso, anche ciò che era previsto riesce dannoso, con quanta durezza ci colpirà ciò che è imprevisto? Perché non ho meglio provveduto a me misero?; e perché mi sono affidato tanto leggermente ad altri? Siamo uomini, nient’altro che fragili uomini, anche se molti ci ritengono e ci dicono angeli. Oh, Signore, a chi crederò; a chi, se non a te? Tu sei la verità che non inganna e non può essere ingannata; mentre “l’uomo è sempre bugiardo” (Sal 115,11), debole, insicuro e mutevole, specie nelle parole, tanto che a stento ci si può fidare subito di quello che, in apparenza, pur ci sembra buono. Con quanta sapienza tu già ci avevi ammonito che ci dobbiamo guardare dagli uomini; che “nemici dell’uomo sono i suoi più vicini” (Mt 10,36); che non si deve credere se uno dice: “ecco qua, ecco là!” (Mt 24,23; Mc 13,21)! Ho imparato a mie spese, e voglia il cielo che ciò mi serva per acquistare maggiore prudenza e non ricadere nella stoltezza. Bada, mi dice taluno, bada bene, e serba per te quel che ti dico.

Ma, mentre io sto zitto zitto, credendo che la cosa resti segreta, neppure lui riesce a tacere ciò per cui mi aveva chiesto il silenzio: improvvisamente mi tradisce, tradendo anche se stesso; e se ne va. Oh, Signore, difendimi da siffatte fandonie e dalla gente stolta, cosicché io non cada nelle loro mani, e mai non commetta simili cose. Da’ alla mia bocca una parola vera e sicura, e lontana da me il linguaggio dell’inganno. Che io mi guardi in ogni modo da ciò che non vorrei dover sopportare da altri.

Quanta bellezza e quanta pace, fare silenzio intorno agli altri; non credere pari pari ad ogni cosa, né andare ripetendola; rivelare sé stesso soltanto a pochi; cercare sempre te, che scruti i cuori, senza lasciarsi portare di qua e di là da ogni vuoto discorso; volere che ogni cosa interiore ed esterna, si compia secondo la tua volontà! Quale tranquillità, fuggire le apparenze umane, per conservare la grazia celeste; non ambire a ciò che sembri assicurare ammirazione all’esterno, e inseguire invece, con ogni sollecitudine, ciò che assicura emendazione di vita e fervore! Di quanto danno fu, per molti, una virtù a tutti nota e troppo presto lodata. Di quanto vantaggio fu, invece, una grazia conservata nel silenzio, durante questa nostra fragile vita, della quale si dice a ragione che è tutta una tentazione e una lotta!

Da Évora Messa solenne per san Bruno

Da Évora Messa solenne per san Bruno

san Bruno statua lignea a Evora

In questo anno speciale per l’Ordine certosino, come vi ho proposto, si susseguono le iniziative per celebrare il Cinquecentenario della canonizzazione di san Bruno. Oggi vi offro un eccezionale documento filmato, che ci testimonia come lo scorso 19 luglio, anche nella certosa portoghese di Évora, si sia celebrata una Messa commemorativa per tale ricorrenza. Le immagini del filmato ci mostrano la comunità monastica riunita per la concelebrazione. Un altro contributo per glorificare il santo fondatore dell’Ordine certosino.

 

Lode a san Bruno

Un triste anniversario: Farneta 1944 – 2014

Un triste anniversario:

Farneta 1944 – 2014

Monaci nel chiostro dei procuratori alla certosa di Farneta

Esattamente settanta anni fa, nella notte tra il 1 ed il 2 settembre del 1944, veniva commessa la Strage di Farneta. Quando pensai di rispolverare quella vecchia pagina di storia impolverata, ed offrirla ai lettori di Cartusialover era il 2010, da allora molti hanno ricordato quel triste evento, con libri, articoli ed approfondimenti.

Mi sembra doveroso, in occasione di questa cupa ricorrenza, di continuarne a parlare per provare a rendere omaggio a quelle dodici vittime innocenti mietute all’interno della quiete della certosa.

L’elenco che vi riporto, con le immagini dei loro volti, ha in questa occasione l’intento di rievocarne la memoria, anche attraverso la sola lettura dei loro nomi, con la speranza che vogliate loro rivolgere una preghiera speciale.

MARTIRI

  • Gabriele-Maria Costa, nato Antonio Alberto Luigi Costa (Massa Lombarda, 16 settembre 1898 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Bernardo Salvatore Montes de Oca, nato André Salvatore Montes de Oca (Carosa, Venezuela, 21 ottobre 1895 – Pendici del Montemagno, 7 settembre 1944)
  • Martino Binz (Fillistorf, Svizzera, 10 ottobre 1878 – Pendici del Montemagno, 7 settembre 1944)
  • Pio-Maria Egger, nato Frank Joan Egger (Tablat, Svizzera, 21 maggio 1905 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Benedetto-Maria Lapuente, nato Pierre Paul Lapuente (Murieta, Spagna, 18 ottobre 1874 – Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Adriano Compagnon, nato Henri Joseph Marie Compagnon (Versailles, 23 gennaio 1874 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Alberto Rosbach, nato Emile Rosbach (Neidt, Germania, 12 ottobre 1870 – Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Adriano Clerc, nato Antoine Henri Adrien Clerc (Estavayer-le-Gibloux, Svizzera, 19 giugno 1870 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Michele Nota, nato Michele Maurizio Nota (Lusernetta, 12 gennaio 1888 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Giorgio Maritano(Casalette, 12 dicembre 1882 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)
  • Bruno D’Amico, nato Alessandro D’Amico (Palermo, 22 maggio 1884 – Strada per Torano, 10 settembre 1944)
  • Raffaele Cantero, nato Angelo Cantero (Saragozza, 1 marzo 1897 – Strada per Ponte Forno, 10 settembre 1944)

candela votiva

Riposino in pace e che Dio li abbia in Gloria.

Amen

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