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Buone vacanze estive

Buone vacanze estive

Spaziamento dei certosini di Serra San Bruno

Cari amici lettori ci siamo, anche quest’anno mi concederò un periodo di vacanze. Spero che anche voi tutti possiate godere di un periodo di riposo, nel quale poter ritemprare il fisico e soprattutto lo spirito. Nel congedarmi voglio offrirvi le immagini della manifestazione svoltasi, come annunciatovi, nella notte tra il 5 ed il 6 luglio scorsi da pellegrini che hanno ripercorso i sentieri che da Grenoble conducono alla Grande Chartreuse. Più di duecento persone hanno aderito alla splendida e suggestiva iniziativa, che si è conclusa la mattina seguente ovvero la domenica mattina. Si è quindi svolta alla presenza di migliaia di pellegrini sopraggiunti una celebrazione eucaristica, alla presenza di Dom François Marie Velut  e presieduta dal Vescovo Kerimel della Diocesi di Grenoble-Vienne. Il tutto si è svolto in un atmosfera mistica che ha ripostato i partecipanti a vivere la spiritualità certosina. Vi allego alcune foto e la registrazione audio dell’omelia di Monsigor  Kerimel, in lingua francese.

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                                                                              Buon ascolto e… buone vacanze

Omelia

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L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXVIII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXVIII°

 

IL DISPREZZO DI OGNI ONORE DI QUESTO MONDO

Figlio, non crucciarti se vedi che altri sono onorati ed innalzati, mentre tu sei disprezzato ed umiliato. Drizza il tuo animo a me, nel cielo; così non ti rattristerà il disprezzo degli uomini, su questa terra. O Signore, noi siamo come ciechi e facilmente ci lasciamo sedurre dall’apparenza. Ma se esamino seriamente me stesso, non c’è cosa che possa essermi fatta da alcuna creatura che sia un torto nei miei confronti: dunque non avrei motivo di lamentarmi con te. E’, appunto, perché spesso e gravemente ho peccato al tuo cospetto, che qualsiasi creatura si può muovere a ragione contro di me. A me, dunque, è giusto che si dia vergogna e disprezzo; a te invece, lode, onore e gloria. E se non mi sarò ben predisposto a desiderare di essere disprezzato da ogni creatura, ad essere buttato in un canto e ad essere considerato proprio un nulla, non potrò trovare pace e serenità interiore; non potrò essere spiritualmente illuminato e pienamente a te unito

Da “Una lettera di Gesù Cristo” Dom Giovanni Giusto Lanspergio

Da “Una lettera di Gesù Cristo”

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Dom Giovanni Giusto Lanspergio

 Lanspegio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Lanspergio effigiato nella certosa di Garegnano da Daniele Crespi, 1629

Oggi  vi offro un testo estratto dall’ “Alloquia Jesu Christi ad quamvis animam fidelem”, noto anche come “Una lettera di Gesù Cristo”, di Dom Giovanni Giusto Lanspergio. Questo libro, molto diffuso, fu scritto in maniera estremamente originale come un discorso rivolto da Gesù all’anima!

 

«Devi sape­re, o figlia – così Gesù parla all’anima – che la mia Passione si può meditare in tre modi. In pri­mo luogo considera in me i dolori stessi, cioè tutto quello che ho sofferto, come se lo soffrissi attual­mente: la mia povertà, l’inedia, la fame, il freddo, il caldo, la fatica, la stanchezza, le persecuzioni, gli oltraggi, le ingiurie, le afflizioni, la croce e la morte. E questo consideralo per intenerire il tuo cuore e muoverti a compassione del tuo amante fedele che soffre per te, cioè per il tuo bene.

Considera poi in me la maniera di vivere e soffrire, cioè l’umiltà, la pazienza, la mansuetu­dine, la semplicità, l’amore: e ciò per imitarmi.

In terzo lungo, il motivo per cui ho abbrac­ciato la sofferenza: cioè l’immensa carità con la quale ti ho amata e ti ho lavata nel mio sangue. Giacchè fui colpito per i tuoi peccati, calpestato per i tuoi delitti, per ridonarti la salute con le mie piaghe. Il Padre pose sopra le mie spalle i peccati di tutti ed io spontaneamente li accettai… affinchè, commossa da un sì grande amore e fe­deltà, tu avessi a ricambiarmi l’amore ».

 

“Parole dal silenzio” quarta puntata

“Parole dal silenzio” quarta puntata

(Trasmissione radiofonica)

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Cari amici, eccoci giunti alla quarta puntata di “Parole dal Silenzio”, andata in onda il 29 giugno scorso. La trasmissione radiofonica, dedica al rapporto di San Bruno con la Chiesa, l’approfondimento di questa puntata. Ascolteremo la registrazione dell’intervista al Padre Priore, Dom Jacques Dupont, e le parole di Sua Ecc.za Rev.ma Padre Bruno Forte. In studio lo storico Tonino Ceravolo per la rubrica sui “Titoli funebri”.

Buon ascolto a tutti voi.

Parole dal silenzio Quarta Puntata 29-06-2014 by "On The News Reloaded" on Mixcloud

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXVII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXVII°

 

NULLA DI BUONO HA L’UOMO DA SÉ E DI NULLA PUÒ VANTARSI

“O Signore, che cosa è l’uomo, che tu abbia a ricordarti di lui? Che cosa è il figlio dell’uomo, che tu venga a lui?” (Sal 8,5). Quali meriti ha mai l’uomo, perché tu gli dia la tua grazia? O Signore, di che posso lamentarmi se mi abbandoni; che cosa posso, a buon diritto, addurre se tu non mi concedi quello che chiedo? Soltanto questo, in verità, posso dire, con certezza, in cuor mio: Signore, nulla io sono, nulla posso, nulla di buono io ho da me stesso; anzi fallisco in ogni cosa, tendendo sempre al nulla. Se non vengo aiutato da te e plasmato interiormente, mi infiacchisco totalmente e mi abbandono. “Invece tu, o Signore, sei sempre te stesso e tale resti in eterno” (Sal 101, 28.31), immutabilmente buono, giusto, santo, talché fai e disponi ogni cosa con sapienza. Io, invece, essendo più pronto a regredire che ad avanzare, non mi mantengo sempre nella stessa condizione; che anzi “sette tempi diversi passano sopra di me” (Dn 4, 13.20.22); anche se il mio stato può, d’un tratto, mutarsi in meglio, non appena tu lo vuoi, e mi porgi la mano soccorritrice. Da te solo, infatti, non già dall’uomo soccorso, mi può venire l’aiuto e il dono della fermezza, cosicché la mia faccia non muti continuamente, e il mio cuore si volga solo a te, e in te trovi pace. Dunque, se io fossi capace di disprezzare ogni consolazione degli uomini – sia per conseguire maggior fervore, sia per rispondere al bisogno di cercare te, in mancanza di chi mi possa confortare – allora potrei fondatamente sperare nella tua grazia ed esultare del dono di una rinnovata consolazione.

Siano rese grazie a te; a te dal quale tutto discende, se qualcosa di buono mi accade. Ché io non sono altro che vanità, “anzi un nulla, al tuo cospetto” (Sal 38, 6), un uomo incostante e debole. Di che cosa posso io vantarmi; come posso pretendere di essere stimato? Forse per quel nulla che io sono? Sarebbe vanità sempre più grande. O veramente vuota vanteria, peste infame, massima presunzione, che distoglie dalla vera gloria, privandoci della grazia del cielo. Giacché mentre si compiace di se stesso, l’uomo dispiace a te; mentre ambisce ad essere lodato dagli altri, si spoglia della vera virtù. Vera gloria, invece, e gaudio santo, è gloriarci in te, non in noi; trovare compiacimento nel tuo nome, non nella nostra virtù; non cercare diletto in alcuna creatura, se non per te. Sia lodato il tuo nome, non il mio; siano esaltate le tue opere, non le mie; sia benedetto il tuo nome santo, e a me non sia data lode alcuna da parte degli uomini. Tu sei la mia gloria e la gioia del mio cuore; in te esulterò e mi glorierò sempre: “per nulla invece in me, se non nella mia debolezza” (“Cor 12,5). Lasciando ai Farisei il cercare gloria gli uni dagli altri, io cercherò quella gloria che viene solo da Dio. A confronto della tua gloria eterna, è vanità e stoltezza ogni lode che viene dagli uomini, ogni onore di quaggiù, ogni mondana grandezza. O mia verità e mia misericordia, mio Dio, Trinità beata, a te solo sia lode, onore, virtù e gloria, per gli infiniti secoli dei secoli!

Il padre Bernardo prega nella certosa di Portes

Il padre Bernardo prega nella certosa di Portes

Il padre Bernardo prega nella certosa di Portes

Il dipinto di Carducho che oggi analizzeremo, ci porta alla conoscenza di un monaco certosino della certosa di Portes. Il soggetto in questione è Bernardo di Portes, appartenuto ad una importante famiglia del luogo, di lui si sa che divenne certosino nel 1125. Strinse una forte amicizia con Bernardo di Chiaravalle, con il quale mantenne un rapporto epistolare. Nel 1136, per le sue doti fu eletto vescovo della città di Belley, durante il suo episcopato mantenne nel cuore la vita certosina. Fu dimissionario nel 1146, e pochi anni dopo, esattamente il 16 dicembre del 1152 morì in fama di santità.

Per questo motivo, Carducho raffigura al centro della scena il certosino Bernardo, genuflesso davanti ad un altare con il crocefisso nella certosa di Portes. Egli con le mani giunte e con espressione estatica sembra chiedere protezione per il mandato di vescovo, che lo raggiunse mentre svolgeva la vita claustrale con estrema devozione. Sullo sfondo, notiamo invece la rappresentazione degli episodi che avvennero dopo la sua morte. Un gruppo di pellegrini, mendicanti, storpi e donne con bambini che chiedono l’intercessione del santo certosino per una guarigione. Sulla sua tomba accorrevano in tanti per ricevere grazie, essendosi diffusa la fama della sua santità. Anche in questo caso sembra che il pittore voglia far rilevare il contrasto dei due momenti, raffigurati sapientemente, ovvero il donarsi al Signore per poi poter donare grazie.

 

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L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXVI°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXVI°

 

NESSUN AFFANNO NEL NOSTRO AGIRE

O figlio, ogni tua faccenda affidala a me; al tempo giusto disporrò sempre io per il meglio. Attieniti al mio comando e ne sentirai vantaggio. O Signore, di gran cuore affido a te ogni cosa; poco infatti potranno giovare i miei piani. Volesse il cielo che io non fossi tanto preso da ciò che potrà accadere in futuro, e mi offrissi, invece, senza esitare alla tua volontà.

O figlio, capita spesso che l’uomo persegua con ardore alcunché di cui sente la mancanza; e poi, quando l’ha raggiunto, cominci a giudicare diversamente, perché i nostri amori non restano fermi intorno a uno stesso punto, e ci spingono invece da una cosa all’altra. Non è una questione da nulla rinunciare a se stessi, anche in cose di poco conto. Il vero progresso dell’uomo consiste nell’abnegazione di sé. Pienamente libero e sereno è appunto soltanto chi rinnega se stesso. Ecco, però, che l’antico avversario, il quale si pone contro tutti coloro che amano il bene, non tralascia la sua opera di tentazione; anzi, giorno e notte, prepara gravi insidie, se mai gli riesca di far cadere nel laccio dell’inganno qualcuno che sia poco guardingo. “Vegliate e pregate, dice i Signore, per non entrare in tentazione” (Mt 26,41).

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