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Vite esemplari: San Bruno

copertina fumetto

In questo mese di ottobre quasi interamente dedicato a san Bruno, voglio proporvi questa gustosa chicca editoriale che pochi di voi conosceranno. Trattasi del numero 239 della serie di fumetti pubblicati dalla casa editrice messicana Novaro, dal titolo “Vidas Ejemplares”. Queste pubblicazioni in forma di fumetti riguardarono le biografie dei principali santi della religione Cristiana. Un progetto ambizioso, che voleva avvicinare i giovani alla conoscenza delle gesta dei santi. Il 15 febbraio del 1967, fu pubblicato il numero 239 dedicato alla vita di san Bruno. I testi del giornalino sono in lingua spagnola, ma di facile ed intuitiva comprensione. Spero abbiate gradito questa curiosa sorpresa.

Vi lascio alla lettura ed alle vignette del giornalino, che potrete comodamente sfogliare!

 

SFOGLIA IL GIORNALINO

fotofumetto

 

News dalla Grande Chartreuse: Il Priore Generale si dimette

News

dalla Grande Chartreuse:

Il Priore Generale si dimette

Dom François-Marie Velut

La notizia è di qualche giorno fa, il Reverendo Padre Dom François-Marie Velut, ovvero il Superiore Generale dell’Ordine dei certosini e Priore della Grande Chartreuse, a causa di una grave malattia si è visto costretto a richiedere “misericordia”.  Questa richiesta di dimissioni è stata accettata dal Pontefice Francesco, e confermata lo scorso 13 ottobre. Vi ricordo che soltanto due anni  orsono, il 21 sttembre del 2012,  Dom Velut aveva sostituito Dom Marcellin alla guida dell’ Ordine. Ora come consuetudini iniziano i preparativi per realizzare un Capitolo Generale straordinario per consentire l’elezione di un nuovo Priore Generale.  L’elezione del Superiore Generale e il priore della Grande Chartreuse è prevista per il giorno 3 Novembre 2014. nell’attesa invito tutti voi miei cari amici lettori a pregare sia per la salute di Dom Velut, sia per tutti i Priori che si riuniranno per la scelta del successore, La Provvidenza e san Bruno  assisterà loro.

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXXVIII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXXVIII°

 

DEDICARSI A COSE PIÙ UMILI QUANDO SI VIENE MENO NELLE PIÙ ALTE

Tu non riesci, o figlio, a persistere in un fervoroso desiderio di virtù e restare in un alto grado di contemplazione. Talora, a causa della colpa che è all’origine dell’umanità, devi scendere più in basso e portare il peso di questa vita corruttibile, pur contro voglia e con disgusto; disgusto e pesantezza di spirito, che sentirai fino a che vestirai questo corpo mortale. Nella carne, dunque, e sotto il peso della carne devi spesso patire, poiché non sei capace di stare interamente e continuamente in occupazioni spirituali e nella contemplazione di Dio. Allora devi rifugiarti in occupazioni umili e materiali e fortificarti con azioni degne; devi attendere, con ferma fiducia, che io venga dall’alto e mi manifesti a te; devi sopportare con pazienza il tuo esilio e la tua aridità di spirito, fino a che io non venga di nuovo a te, liberandoti da tutte le angosce. Invero ti farò dimenticare le tue fatiche, nel godimento della pace interiore; ti aprirò dinanzi il campo delle Scritture, nel quale potrai cominciare a correre con animo sollevato “la via dei mie comandamenti” (Sal 118,32). Allora dirai: “i patimenti di questo mondo non sono nulla in confronto alla futura gloria, che si rivelerà in noi” (R>m 8,18).

“Parole dal silenzio” settima puntata

“Parole dal silenzio” settima puntata

(Trasmissione radiofonica)

500cornice

Nel settimo appuntamento della trasmissione radiofonica  “Parole dal Silenzio”, andata in onda domenica 28 settembre scorso, l’emittente radiofonica Radio Serra 98 ha trattato l’argomento dello “spaziamento”. In un precedente articolo, al quale vi rimando, è spiegato nei minimi dettagli, il significato di tale pratica dei monaci certosini. Nella trasmissione che potrete ascoltare si farà riferimento al rapporto particolare dei monaci con la natura incontaminata, ed a parlare di questo vi sarà come ospite Francesco Bevilacqua, lo scrittore, giornalista e fotografo naturalista attento osservatore e amante dei boschi, ci parlerà del suo rapporto con la natura in un’intervista esclusiva. Oltre al solito intervento di Dom Jacques Dupont, che ci relazionerà sull’argomento della puntata.

Ma vi lascio all’ascolto di questa interessante puntata.

 

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

La fonte miracolosa dalla tomba di san Bruno

Il pittore Vicente Carducho, dipinge in questo splendido dipinto quel che avvenne sulla tomba di Bruno dopo la sua sepoltura. Si narra che il corpo del fondatore dell’ordine certosino, dopo la sua dipartita fu traslato dalla chiesa di Santa Maria a quella di santo Stefano del Bosco in una data che resta incerta. Secondo un antica leggenda tramandata dai monaci certosini, testimoni dell’evento, si narra che dal sepolcro di Bruno incominciò a scaturire un liquido somigliante all’acqua. Appena diffusasi questa notizia, come ci testimonia Carducho nella tela che propongoalla vostra attenzione, cominciò un pellegrinaggio di infermi, storpi, mamme con bambini malati che si accalcarono per raccogliere l’acqua dai poteri miracolosi. Il rapporto di san Bruno con l’acqua ha origini lontane, basti ricordare la fonte che egli fece scaturire dalla roccia nel deserto di Chartreuse, oppure le penitenze che il santo faceva pregando inginocchiato nelle acque gelide dei ruscelli nei boschi in Calabria. Non a caso, il famoso laghetto di Serra riprende questa notoria inclinazione di Bruno, come ci ricorda la statua costruita all’interno del suggestivo specchio d’acqua. D’altronde il potere taumaturgico di san Bruno è notorio, come vi ho segnalato in un precedente articolo.

Nel dipinto, vorrei che osservaste con attenzione lo sfondo del dipinto, nel quale si vedono viandanti, carrozze, e pellegrini in prossimità del sacro sepolcro. Eccellente la raffigurazione dei più prossimi alla prodigiosa sorgente, bevono e raccolgono con pia devozione il liquido che zampilla copioso, una vera “Fons Brunonis”.

Puzzle

 

preview49 pieceLa fonte miracolosa della tomba di san Bruno

L’Imitazione di Cristo Capitolo LXXXVII°

L’Imitazione di Cristo

Libro III

Capitolo LXXXVII°

 

CHI E’ NELLA DESOLAZIONE DEVE METTERSI NELLE MANI DI DIO

Signore Dio, Padre santo, che tu sia, ora e sempre, benedetto, perché come tu vuoi così è stato fatto, e quello che fai è buono. Che in te si allieti il tuo servo, non in se stesso o in alcunché d’altro. Tu solo sei letizia vera; tu la mia speranza e il mio premio; tu, o Signore, la mia gioia e la mia gloria. Che cosa ha il tuo servo , se non quello che, pur senza suo merito, ha ricevuto da te? Quello che hai dato e hai fatto a me, tutto è tuo.

“Povero io sono, e tribolato, fin dagli anni della mia giovinezza” (Sal 87,16); talvolta l’anima mia è triste fino alle lacrime, talvolta si turba in se stessa sotto l’incombere delle passioni. Desidero il gaudio della pace; domando la pace dei tuoi figli, da te nutriti nello splendore della consolazione. Se tu doni questa pace, se tu infondi questa santa letizia, l’anima del tuo servo sarà tutta un canto nel dar lode a te, devotamente. Se, invece, tu ti ritrai, come fai talvolta, il tuo servo non potrà percorrere lesto la “via dei tuoi comandamenti” (Sal 118,32). Di più, gli si piegheranno le ginocchia, fino a toccargli il petto; per lui non sarà più come prima, ieri o ier l’altro, quando il tuo lume gli splendeva sul capo e l’ombra delle tue ali lo proteggeva dall’irrompere delle tentazioni.

Padre giusto e degno di perpetua lode, giunga l’ora in cui il tuo servo deve essere provato. Padre degno di amore, è giusto che in questo momento il tuo servo patisca un poco per te. Padre degno di eterna venerazione, giunge l’ora, che da sempre sapevi sarebbe venuta, l’ora in cui il tuo servo – pur se interiormente sempre vivo in te – deve essere sopraffatto da cose esteriori, vilipeso anche ed umiliato, scomparendo dinanzi agli uomini , afflitto dalle passioni e dalla tiepidezza; e ciò per risorgere di nuovo con te, in una aurora di nuova luce, nello splendore dei cieli. Padre santo, così hai disposto, così hai voluto; e come hai voluto è stato fatto. Giacché questo è il dono che tu fai all’amico tuo, di patire e di essere tribolato in questo mondo, per amor tuo; e ciò quante volte e da chiunque permetterai che sia fatto. Nulla accade quaggiù senza che tu lo abbia provvidenzialmente disposto, e senza una ragione. “Cosa buona è per me, che tu mi abbia umiliato, per farmi conoscere la tua giustizia” (Sal 118,71) e per far sì che io abbandoni ogni orgoglio interiore e ogni temerarietà. Cosa per me vantaggiosa, che la vergogna abbia ricoperto il mio volto, così che, per essere consolato, io abbia a cercare te, piuttosto che gli uomini. In tal modo imparo a temere l’imperscrutabile tuo giudizio, con il quale tu colpisci il giusto insieme con l’empio, ma sempre con imparziale giustizia. Siano rese grazie a te, che non sei stato indulgente verso i miei peccati e mi hai invece scorticato con duri colpi, infliggendomi dolori e dandomi angustie, esterne ed interiori. Nessuno, tra tutti coloro che stanno sotto il cielo, quaggiù, mi può dare consolazione; tu solo lo puoi, o Signore mio Dio, celeste medico delle anime, che colpisci e risani, “cacci all’inferno e da esso ritogli” (Tb 13,2). La rigida tua regola stia sopra di me; essa mi ammaestrerà.

Padre diletto, ecco, io sono nelle tue mani; mi curvo sotto la verga, che mi corregge. Percuotimi il dorso e il collo, affinché io indirizzi la mia vita tortuosa secondo la tua volontà. Come tu suoli, e con giustizia, fa’ di me un devoto e umile discepolo, pronto a camminare a ogni tuo cenno. A te affido me stesso, e tutto ciò che è mio, per la necessaria correzione. E’ preferibile essere aspramente rimproverato quaggiù, che nella vita futura. Tu conosci tutte le cose, nel loro insieme e una per una; nulla rimane a te nascosto dell’animo umano. Tu conosci le cose che devono venire, prima che esse siano, e non hai bisogno che alcuno ti indichi o ti rammenti quello che accade su questa terra. Tu conosci ciò che mi aiuta a progredire, e sai quanto giova la tribolazione per togliere la ruggine dei vizi. Fa’ di me quello che ti piace, e che io, appunto, desidero; e non voler giudicare severamente la mia vita di peccato, che nessuno conosce più perfettamente e chiaramente di te. Fa’ che io comprenda ciò che è da comprendere; che io ami ciò che è da amare; fa’ che io approvi ciò che sommamente piace a te; che io apprezzi ciò che a te pare prezioso; fa’ che io disprezzi ciò che è abietto ai tuoi occhi. Non permettere che io giudichi “secondo la veduta degli occhi materiali; che io non mi pronunzi secondo quel che si sente dire” da gente profana (Is 11,3). Fa’ che io, invece, discerna le cose esteriori e le cose spirituali in spirito di verità; fa’ che, sopra ogni cosa, io vada sempre ricercando il tuo volere. Se il giudizio umano, basato sui sensi, sovente trae in inganno, si ingannano anche coloro che sono attaccati alle cose del mondo, amando soltanto le cose visibili. Forse che uno è migliore perché è considerato qualcosa di più, nel giudizio di un altro? Quando questi lo esalta, è un uomo fallace che inganna un uomo fallace, un essere vano che inganna un essere vano, un cieco che inganna un cieco, un miserabile che inganna un miserabile; quando lo elogia a vuoto, realmente lo fa vergognare ancor più. Invero, secondo il detto dell’umile san Francesco, quanto ciascuno è ai tuoi occhi, tanto egli è; e nulla di più.

Un pranzo frugalissimo

Un pranzo frugalissimo

5 ottobre 1984

Dopo aver ricevuto una richiesta esplicita di una amica lettrice del blog, sono riuscito ad esaudire la sua richiesta circa il pranzo a cui volle partecipare S.S. Giovanni Paolo II recatosi in visita alla certosa di Serra san Bruno. Grazie al contributo di alcuni testimoni di quell’evento si è potuto ricostruire quanto accadde trenta anni fa. Venerdi 5 ottobre 1984. il Pontefice, dopo essere stato accolto dalla comunità monastica certosina, al momento del pranzo fu fatto accomodare nel Refettorio. Per l’occasione, ritenuta un giorno di festa, la comunità mangiò assieme, seguendo la prassi comune della regola. Ma seguiamo ora la preziosa testimonianza: Tra i presenti, invitato dal Padre Priore quale parroco di Spinetto, nel cui territorio è Santa Maria, è don Vincenzo Regio, protagonista di un piccolo episodio quanto mai edificante. A lui dobbiamo il resoconto di quel che è avvenuto nella Certosa.

“Usciti dalla Chiesa s’è udito il Papa mormorare: “Quanto vorrei ritornare in questo luogo!” Dalla Chiesa al refettorio. Dice Don Regio: “La mensa era preparata: per i padri e i fratelli, come al solito, nei giorni festivi: non piatti, ma i bricchi d’alluminio; per gli ospiti invece i piatti. All’inizio del pranzo, il lettore Dom Elia Catellani accennava a leggere come al solito, dall’ambone del refettorio, ma il Papa batté con la posata sulla bottiglia e disse: “Vediamo se questi monaci hanno perduto l’uso della parola”. Allora Dom Elia scese dal pulpito, e si sedette a tavola unendosi ai confratelli, nell’unica volta in 50 anni di vita monastica in cui fu dispensato dal silenzio. Si poteva dunque parlare, ma s’è notato che i padri e i fratelli, non abituati a tanto, non osavano scambiarsi tra loro e con noi ospiti molte parole. Il pranzo è servito da due fratelli.

Un menù frugalissimo:

  • un antipasto a base di pesce,
  • funghetti, spicchi di uova sode e sottaceti;
  • per primo piatto una minestrina, (“..buona ma un pò piccante!”esclamò Woytila)
  • per secondo pesce (offerto dai pescatori di Vibo Marina)
  • infine formaggio certosino,
  • un pezzetto di dolce (crostata fatta in certosa)
  • frutta e vino.

Un particolare momento viene ricordato dal priore Dom Anquez, il quale a questo punto della lieta giornata si venne a trovare in forte disagio, come colto in fallo, per un imprevisto di scarso valore, ma che in quel momento sembrò avere il peso di un macigno: aveva notato il Papa stare come in attesa di qualcosa, consultava con rapide occhiate l’orologio, poi finalmente, con un sorrisetto di divertimento, esprimere il desiderio di avere una cosa che tardava ad arrivare sull’orario previsto per la partenza, e che addirittura non sarebbe arrivato per niente: “Qualcuno mi farebbe la carità di portarmi una tazzina di caffè?“. Oh, Madonna! E adesso, che si fa, visto che della bevanda, deliziosa specie dopo il pranzo, in Certosa non si fa uso? Negarla anche all’illustre ospite? Un inserviente venne gentilmente inviato con tutta urgenza a chiedere alla famiglia abitante a un centinaio di metri di là della strada l’occorrente e Papa Giovanni Paolo II, senza nemmeno sospettare il dramma che aveva provocato con l’innocente richiesta, pochi minuti dopo ebbe la sospirata tazzina ‘e caffè. Il pranzo è durato 40 minuti.

“Don Vincenzino” – gli chiediamo- qual è stato per voi il momento bello ed esaltante?”

“Che cosa io personalmente ho provato in questa esperienza non è facile comunicarlo. Mi sembrava di sognare! Vicino a me il Papa! Quando ho avuto modo di rivolgermi a lui e gli ho detto: “Santità, siamo coetanei e siamo stati ordinati nel medesimo anno, 1946″ egli mi ha guardato negli occhi e poi mi ha baciato in fronte. Quanta gioia! Che stupenda esperienza!”

Alle ore 15,30 il portone della Certosa si riapre: la papamobile “Land-Rover” bianca riporta Papa Giovanni Paolo II al campo sportivo fra due ali di folla osannanti. Dieci minuti dopo sul cielo di Serra San Bruno volteggiava l’elicottero che subito si rivolge verso il, Nord, dov’è Paola, terza tappa del viaggio pastorale pontificio in Calabria.

La grande giornata del popolo serrese è conclusa, ma nel chiuso della propria anima resta in ognuno la riflessione e la valutazione del significato di questa visita sia sul piano personale che su quello più generale, che investe la Calabria tutta.

A noi pare che una frase del Pontefice pronunciata a Serra San Bruno possa essere fatta propria non solo dalla Chiesa, ma anche e soprattutto dalla classe politica: “Non avrei dovuto far passare tanto tempo per venire in Calabria!” il che equivale ad un invito a svegliarsi del torpore, a passare dal dolce, passivo ozio all’azione fattiva e costruttrice,sia sul piano dello spirito che sul piano della realtà sociale così drammaticamente triste.

 

 

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