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Dionigi di Rijkel per l’Immacolata

BRUNO E IMMACOLATA

Eccoci giunti al giorno in cui si celebra la Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Ho scelto per voi, una sublime preghiera di Dionigi di Rijkel, estratta dalla sua opera De Præconio B. V. Mariæ. Vi lascio a questa dolce orazione, frutto di una devozione speciale.

Ho una parola da dirti, o Maria incomparabile e deiforme, Maria, Madre dolcissima e più bella di tutte le donne: spanderò, come fosse acqua, il mio cuore alla tua presenza, mia Signora. Ti loderò e ti esalterò, gentile fanciulla. innalzerò il tuo nome, colomba purissima e castissima; mi rallegrerò ed esulterò in te, singolare e celebratissima sposa di Dio; Sarò abbagliato a contemplarti, onestissima Maria; Tu sei gentile e sempre desiderabile con me, o Maria traboccante di bontà, che non mi hai sottratto il tuo aiuto fin dall’inizio della mia vita, e che mi hai fatto dono del tuo affetto e del tuo nome quando, mentre ero ancora un adolescente, non sapevo ancora distinguere il bene dal male. Tu sei degna d’amore, o Signora, che Dio ha amato e della cui figura si è innamorato; in cui non posso trovare altro che gentilezza e dolcezza, misericordia e mansuetudine, carità e onestà; sei tutta bella e non c’è macchia né sulla tua anima né sul tuo corpo; ornamento e gloria delle donne, onore e gioia degli uomini, nostra speranza e avvocata: tu superi la purezza degli spiriti angelici, che superi in santità; tu sei colei che ha più pietà dei miseri, un amante ardente, forte ed una protettrice fedelissima”

“Degnati di accogliere le mie lodi, o Vergine Santa e Maria Santissima!”

A M E N

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       Cappella dell’Immacolata (certosa di Trisulti)

Celebrando San Bruno

 

San Bruno..

Carissimi amici lettori di questo blog, eccoci giunti al 6 ottobre giorno del dies natalis del nostro amato San Bruno. Per questa lieta ricorrenza, voglio omaggiarvi di un piccolo dono. Da oggi vi proporrò estratti di in testo molto singolare concepito in maniera alquanto originale da “un certosino“, il quale ha voluto porre delle domande al Fondatore dell’Ordine certosino. Si, avete compreso bene… la fantasia di questo certosino l’ha spinto ad immaginare di essere un sorta di giornalista che pone domande a San Bruno, in un’intervista impossibile. Ecco per voi l’introduzione, che ci aiuta a comprendere le motivazioni che hanno spinto l’autore di questo testo geniale.

Nell’articolo odierno leggeremo la presentazione e la prima domanda.

Buona Festività di San Bruno a tutti!!!

6 dialogo

DIALOGO CON SAN BRUNO

Presentazione

Il 1984 ha portato un grande evento al mondo certosino. Così grande che si celebra solo ogni cento anni e, quindi, non tutti i certosini hanno l’opportunità di celebrarlo.

È vero. Nel 1984 l’Ordine Certosino ha celebrato il IX centenario della sua vita nella Chiesa. Il Capitolo generale del 1983 aveva già avvertito che la commemorazione di tale evento doveva essere certosina, cioè non rivolta all’esterno, ma all’interno. Pertanto, se avessimo intenzione di realizzare qualcosa in questo Centenario, ciò che realizzassimo dovrebbe essere per un aumento della nostra consegna al Signore e un aumento della comprensione e dell’esperienza della vocazione che abbiamo ereditato dal nostro Fondatore. Sarebbe il miglior ringraziamento per i 900 anni di vita che Dio ci ha donato, al servizio della sua Chiesa.

Infatti, come partecipanti allo stesso carisma e vocazione di san Bruno, era necessario come cosa naturale e dovere filiale, il desiderio di conoscere meglio quel carisma e questa vocazione. E, naturalmente, questo richiedeva un contatto personale, intimo, segreto – nella “cella” del cuore e non solo nella cella materiale della clausura – con il nostro Padre e Fondatore. Non per nulla egli è il “canale” della grazia per tutti i suoi figli. E solo avvicinandoci a questo “canale” che Dio ci dona, potremo bere senza sosta l’acqua vivificante che ci giunge attraverso di essa.

Nei piani di Dio “tutto è grazia”; non poteva non esserlo anche la celebrazione di quel IX Centenario certosino. Tutti i figli di San Bruno sono stati invitati a celebrarlo con il massimo fervore e devozione.

E accadde l’imprevedibile: che un certosino della Certosa “X“ non avesse altro da fare, che diventare “giornalista” in quello stesso Centenario. Disposto, quindi, a svolgere questo “ufficio”, non aveva altro che il ricordo di “intervistare” suo padre, San Bruno.

Se quello che si celebra è il IX Centenario della fondazione dell’Ordine Certosino, diceva a se stesso, non c’è niente di meglio che proporre al Padre di questa Famiglia certe domande che aleggiavano nel suo spirito e sulle quali vorrebbe avere una risposta autorizzata. Quindi, ovviamente, per questo non c’è niente di meglio di un “intervista” nello stile di quelli che si fanno in questo mondo.

Non è il caso di riferirsi alle peripezie che tale avventura ha comportato, per esempio, per raggiungere il cielo; per superare la negazione del “portiere celeste”, basato sull’idea che un certosino vivente non poteva né entrare in paradiso né San Bruno poteva andarsene; per ottenere che il “colloquio” desiderato avvenisse nel vestibolo, per non mancare di rispetto alle procedure celesti; e, infine, per far accettare a San Bruno, che in questo mondo era così poco amico di parlare delle sue cose, accettasse di parlare con un certosino del XX secolo, ora che è fuori tempo…

Si dice che i giornalisti ottengano tutto. Non so se è vero; Quel che è certo è che il nostro certosino, potenziale giornalista, è stato fortunato e ha fatto a modo suo: ha realizzato la prevista intervista al suo Fondatore. Gli serve per qualcosa essere un Padre.

Fortunatamente per noi, si è anche ricordato di scriverla. Dieci anni dopo quel Centenario, la scrittura è caduta nelle mie mani e ho avuto l’idea di tradurla in portoghese.

Questo è ciò che, in queste pagine, presento e offro nella speranza che sia utile.

L’autore ci dice che non ha scritto tutto quello che ha visto e sentito e non tutto quello che avrebbe voluto scrivere dopo quella singolare “intervista”. Tuttavia, il testo corrisponde alla verità di quanto discusso; l’autore si scusa abbondantemente se, nelle idee trascritte, qualcosa è meno chiaro. Ma confessa che è molto difficile scrivere tutto ciò di cui si discute in un’intervista con un cittadino del cielo.

Per finire, si tenga presente che non era un “giornalista” professionista ma solo “occasionale”; amatoriale, come si dice ora.

Fatto questo avvertimento, che ho ritenuto necessario, mi limito a tradurre il testo originale.

La mia intenzione? Solo questo: che sia umile memoria del passato IX Centenario della fondazione del nostro Ordine e che, a Dio piacendo, quando avverrà la commemorazione del X Centenario, un altro figlio di San Bruno che l’abbia letto sia incoraggiato a ripetere l’avventura del certosino che ci ha lasciato questo lavoro e che si avventuri ad intervistare ancora il nostro Padre e Fondatore, o meglio, a continuare l’intervista qui descritta. “Audaces fortuna juvat” ovvero “La fortuna aiuta gli audaci”.

INTERVISTA A NOSTRO PADRE SAN BRUNO

Cos’è essere certosino?

Dopo la necessaria presentazione del giornalista improvvisato, che San Pietro, come Portiere del Cielo, la fece gentilmente.; dopo la non meno necessaria spiegazione della presenza di un certosino all’ingresso del Paradiso; e, naturalmente, dopo alcuni abbracci commossi, il nostro “giornalista”, pieno di fiducia filiale e senza alcun timore, perché la paura non esiste in quella dimensione, si è espresso così:

Certosino Giornalista (d’ora in poi CG):

Caro padre S. Bruno, perdonami se sono venuto a distrarre la tua contemplazione celeste. Ma guarda, come ti ha spiegato San Pietro, stiamo per celebrare il IX Centenario della nostra Famiglia; Mi sono quindi sentito spinto a fare questa “visita straordinaria”.

Succede che a noi, uomini terreni, ci dicono che eri – e sei! − un mare di bontà; che hai avuto una bontà meravigliosa, come riflesso della bontà divina che tanto avevi sperimentato; e che nessuno si allontanava dalla tua presenza sconsolato e triste.

Questo ricordo mi ha dato le ali per venire a trattare con te delle domande sulla vita certosina, che hai iniziato 900 anni fa e che ci hai lasciato in eredità. E, prima che mi dimentichi, infinitamente ti ringraziamo per averci lasciato questa eredità! Vi preghiamo di trasmettere questa gratitudine al nostro buon Dio “che ci ha scelti e ci ha condotti nella solitudine per unirci a Sé, per intimo amore”.

Inoltre, scusami se non ti lascio parlare, ci viene insegnato, da quando siamo entrati nel deserto certosino, che siamo una Famiglia, di cui tu sei Padre e Fondatore e che, come tale, sei presente in mezzo a noi.

Sì. Ci viene detto che sei presente, non solo perché viviamo la vita che ci hai comunicato; non solo perché partecipiamo alla tua vocazione ed ereditiamo il carisma che hai ricevuto dallo Spirito per tuoi figli; ma anche perché, continuando ad essere nostro Padre, tu sei il “canale” scelto da Dio per comunicarci incessantemente qualcosa della tua vita. Immagino per comunicarci qualcosa della tua santità, dei tuoi esempi, del tuo amore, della tua mentalità e della tua guida.

Se non fosse troppo audace, si direbbe che, come Padre, in un certo senso ti “incarni” nella vita dei tuoi figli. È evidente che con questo non vogliamo pensare alle chimeriche “reincarnazioni” che alcuni mondani immaginano.

Inoltre, ci ricordiamo, e lo sai benissimo, che dobbiamo “assomigliare” a te. E ci viene assicurato che anche i genitori in Cielo nutrono un affetto speciale per quei figli che, in ordine di grazia, sono più simili a loro.

E soprattutto, non possiamo nemmeno dubitarne.

Dico questo perché il Vaticano II − di cui suppongo tu sia ben informato − ha invitato ed esortato tutti i religiosi a sistemare la nostra attenzione e il nostro sguardo spirituale sui nostri rispettivi Fondatori. Il Concilio, infatti, ci dice che «il vostro carisma non ha origine in una mentalità “conforme al mondo presente”, ma è frutto dallo Spirito Santo, che opera costantemente nella Chiesa” (ET 11).

In verità, Padre, questo ci riempie di gioia e di contentezza, perché possiamo considerarti come il “canale di Dio” attraverso il quale ci arriva il dono della vocazione, la grazia per viverla, le grazie per conservarla e gli opportuni ausili per trasmetterla, pura e incontaminata, alle generazioni future.

Perdonami, Padre, queste spiegazioni precedenti, ma ho pensato che fossero opportune per “giustificare” la nostra intervista e la mia comparsa davanti a te, così…

S. Bruno (d’ora in poi SB)… “inaspettata ed audace”.

CG – Quindi, se me lo permetti, ti farò alcune domande sulla nostra vita. Lo farò con filiale fiducia e spero che mi risponda con la tua paterna benevolenza. D’accordo?

SB – Sì. E se qualche domanda è avventata, cosa propria dei mondani, rimarrà senza risposta.

CG – Perfettamente! Veniamo a ciò che conta. Come ti dicevo, abbiamo ricevuto per tua mediazione la grazia di essere certosini. Vuoi dirmi cos’è per te essere certosino?

6 copertina tonda

 

Cosa risponderà il Nostro amato San Bruno a questo insolito intervistatore?

Lo scopriremo in un prossimo articolo…

Celebrando l’Assunzione della Vergine Maria

_Église_Saint-Bruno-lès-Chartreux_Assomption_vierge

L’Assunzione della Vergine Maria al cielo è il dogma della Chiesa, stando al quale la Vergine Maria, madre di Gesù, terminata la vita in terra, raggiunse il paradiso non solo nell’anima ma anche nel corpo. Per celebrare questa solenne festività, vi propongo un testo di un certosino, dal titolo eloquente: “Camminiamo insieme” che stigmatizza la fervente devozione certosina verso la Vergine Maria.

Nell’Assunzione di Maria,

mia Madre e la mia migliore Amica.

CAMMINIAMO INSIEME

Non ho ragione a camminare senza meta, l’oscurità mi avvolge e mi disorienta. Non ci sarà una mano amica sulla strada per raggiungere la riva in sicurezza? Cavalcando la notte e le stelle vado a cercare la stella del mattino; Voglio restare aggrappato alla luce che lampeggiano per evitare il mare in tempesta. Era la stella che si accendeva nel mio petto? Era la sua luce che inebriava il mio desiderio? O era la mano che ho cercato con paura e riempito il mio petto aperto di calore? Era senza dubbio la Regina e il Maestro, la Madre, l’Amica e la Compagna: mi teneva così stretta con la sua mano destra che non ho paura di camminare, mi calma. La contemplavo con Giovanni nella Scrittura “vestita di sole, stelle e luna”, come potevo io, che sono spazzatura, stringermi alla sua mano casta e pura? Sono un messaggero di notti tranquille, per arrivare presto al Grande Banchetto, la festa della vita è adornata e la sala eterna già risplende. Beata la mattina che ti porta l’annuncio che sarai la Madre del nostro Redentore e benedetto è l’angelo e il saluto celeste e “benedetto è il frutto del tuo seno”: Mio Signore! La tua risata è come la pioggia che l’alba ha riversato e il tuo petto la fucina in cui l’anima si riscalda; le tue mani che accarezzano e impastano teneramente il Pane che condividiamo e il Vino che si innamora. Mi porti un carico pieno di dolcezza e un giglio ardente di luce tra le mie mani, una lieve cadenza si mescola alla nebbia quando senza meritarlo, ti chiamo da lontano. Cantando con l’alba sei venuta alla mia porta portandomi le risate del tuo mattino in fiore, come anelli di bambini che giocano allegramente, come uno squarcio di secoli che il dolore ha interrotto. Oggi le vostre piante provano con il loro carro di fuoco il sublime concerto che Dio l’ha acceso; stai bevendo la rugiada che il tempo ti ha lasciato quando la stella canta la sua ultima preghiera. Come il canto del grano che si trebbia nei secoli e come l’acciaio duro che rompe la selce, così sei, Amico mio, come un mare senza rive, come i fiori che ridono mentre passano aperti. Come un lungo percorso che avanza nella vita e di notte guardi con il tuo ardente amore, così di giorno mi parli mentre cammino di fretta e mi lavi le macchie quando appare il sole. Le tue mani spogliate saranno una ciotola di fuoco per illuminare i miei passi quando arriverà il dolore; pellegrino di desideri salgo in vetta per spiegare le mie ali che tremano di emozione. Sei come la brezza che accarezza i miei sogni, come una rosa d’autunno che mostra il suo candore, come una candela al vento che accende la mia stella, come una notte tranquilla che si è addormentata teneramente. Oggi voglio un sorriso del tuo bianco mattino e che le tue labbra dicano una lunga preghiera; Possa Dio essere trasparente nel tuo sguardo casto ed essere come l’acqua che canta la sua canzone. Possa la tua presenza risplendere all’alba del sogno e accendere le mille lampade con un bagliore vivo che illumini i tuoi passi che mitemente arrivano e l’arpa della vita che danza intorno a te. Come i raccolti dei prati che tremano per la brezza, come le risate fragorose che esplodono con il sole, come lo sbattere degli uccelli che si precipitano indietro cercando i loro pulcini per riscaldarli. La tua canzone è la barca che mi conduce al porto in questo mare selvaggio che attraversa il mio essere, l’ombra dell’estate mi culla con i suoi sogni affinché io possa viaggiare felice a quest’alba. Come tremano le mie mani quando suono l’arpa pura, sgorgano le note armoniose del mio amore; come tremano i miei occhi leggendo nelle stelle volendo vedere in loro, i tuoi nomi, il meglio: “Stella del mattino!” “! Stella della sera!”, “Stella della mia vita!” “Stella del mio amore!” “Dal mare, stella pura!” … “Stella della mia luce!” “Stella Polare” della mia esistenza, del mio essere, del mio dolore. La tua vita mi dà la vita. Il tuo amore riempie il mio amore. Il tuo dolore calma le mie voglie e alimenta il fuoco del fervore. E, alla fine della mia vita, c’è ancora la viva speranza di vedere il tuo bel viso, di stringere la tua mano pura, di ricevere l’atteso e forte abbraccio delle tue braccia e di riposare nel tuo grembo materno, calmo con il tuo bacio, estasiato con il tuo amore, felice di averti amato e donato il mio amore, il mio agire, il mio cuore … E dalle braccia di tua madre, salta con un colpo tra le braccia di mio Padre: chi mi ama, chi mi chiama, chi mi aspetta, che mi aspetta per farmi riposare con Lui, immerso nella sua eternità. E sembra che mi dica con la realtà attuale: “Il tuo soggiorno è pronto” (Gv 14,2), “il tuo ingresso è ben pagato con il Sangue di Gesù!” (1 Piet 6. 18) Anche ben levigata è “la tua pietra bianca” (Ap. 2. 17), la più preziosa della tua vita, quella che il tuo amore attende e canta; “Con il tuo nome ben inciso” (ibid.) Per il mio carissimo Amore, con il fuoco del mio “Dito” che nessuno può cancellare, né alcun ladro può rubare, perché da Me sigillato “. “Dai, vieni, ti aspetto per calmare, per sempre, la tua infinita voglia di amare!” E poi gli dirò: “Finalmente, Padre, sono arrivato. Io sono con te per sempre Sono felice: ti amerò per sempre! “Mettimi nel petto di tuo padre, misteriosa casa per i bambini, venuti da questo mondo così ordinato, disfatto da tanto e difficile da lottare” 

Un certosino

certosino e Vergine

Quello che il Cuore di Gesù contiene

sacro cuore

Seppure la festa del Sacro Cuore, che oggi si celebra, fu celebrata per la prima volta in Francia probabilmente nel 1672 e divenne universale per tutta la Chiesa cattolica solo nel 1856, autori certosini ne avevano diffuso la devozione da tempo. Ho scelto oggi per voi, un’ antico scritto di un certosino tedesco del XV° secolo, tradotto in latino da Dom Lorenzo Surio.

“Si io ti ho amato di un amore eterno”
            Geremia 31: 3

Affinché la vostra anima possa essere infiammato con il fuoco dell’amore divino, io ti darò tre carboni ardenti, che accenderà in voi questa fiamma molto desiderabile.

Queste sono le tre meditazioni che si dovrebbe fare: La prima è su ciò che Gesù Cristo è a voi come Dio e l’uomo, vale a dire, sommamente degno del tuo amore. La seconda è su ciò che Gesù Cristo è per voi, se si considera ciò che Egli ha fatto per il tuo bene; per in tutti i suoi atti troviamo prove di un amore incomprensibile. La terza è su ciò che il Cuore di Gesù si sente per voi; e che è un amore che è trascendente e infinito. Non abbiamo in alcun modo meritato l’amore che Gesù, il nostro più affettuoso amico ci dà così liberamente. Questo amore è incomprensibilmente grande. È del tutto senza limiti. Che la vostra anima sia sempre più piena di fuoco dell’amore divino, sapere che il Sacro Cuore, la gara Cuore di Gesù, è riempito per voi con così immenso, così eccessivo, così incomprensibile un amore, umana e divina, che che supera di molto tutto ciò che gli uomini e gli angeli possano desiderare o anche immaginare, poiché,  lo ripeto, questo amore è davvero immenso, essendo senza limiti e senza fine. L’amore di tutte le mamme per un figlio unico, rispetto a quello del Cuore di Gesù, non è che una piccola scintilla accanto a un grande fuoco. L’amore nato dai vincoli della natura, della famiglia o della grazia, che si trova riversato nei cuori di tutti gli uomini, di tutti gli angeli e di tutti i santi, raccoglilo e mettilo nel cuore di una madre, per il suo unico figlio e questo amore non può in alcun modo essere paragonato all’amore che il nostro Dio ha per noi. È certo che niente, in cielo e in terra, è migliore, più perfetto, più piacevole, più dolce, più amabile dell’amore fedelissimo di Gesù Cristo: non è dunque una cosa sorprendente e degna di lacrime amare, vedi che incontriamo così raramente e così poco, anche nel cuore di molti buoni cristiani, l’amore di Nostro Signore Gesù Cristo. Nella paura che anche tu, caro lettore, vittima di una così infelice e pericolosa seduzione, non hai mai conosciuto la felicità e la dolce gioia che provano gli amici di Dio, anche qui, concludo, fratello mio, pregandoti di ricordare le numerose e mirabili prove che il tuo Creatore e il tuo Redentore ti ha dato del suo amore. Vi prego di notare che il suo cuore tenerissimo e gentilissimo ardeva, di conseguenza, per voi, di un amore così gratuito e così generoso che si può davvero dire come San Crisostomo “plus quam amore tui ebrius et amens“. Gesù è inebriato d’amore, è pazzo, più pazzo dell’amore delle anime! Ah! Se per impossibile il tuo cuore, da questa vita, ha ricevuto per amare Gesù, un po’ niente dell’amore con cui arde per te il Cuore di Gesù, il tuo Cuore non potrebbe contenerlo, ma improvvisamente incendiato da una fornace così calda, ci vorrebbe una fiamma, si farebbe a pezzi, si frantumerebbe. Ti supplico, medita incessantemente e approfondisci con la massima cura ciò che ti ho appena insegnato.

Un certosino di Treviri (XV° secolo)

Celebrando San Giuseppe

Cappella San Giuseppe (certosa San Martino)

Cari amici, oggi celebriamo la festività dedicata a San Giuseppe. Quest’anno è un pò speciale, poichè il Santo Padre, ha dedicato il 2021 allo sposo della beata Vergine Maria. Il Papa, infatti, lo scorso 8 dicembre ha indetto l’Anno di San Giuseppe, asserendo che: “Il mondo ha bisogno di padri

Per ben celebrarlo, voglio offrirvi una splendida omelia di Dom Pierre Marie Anquez, il Priore certosino che volle offrirla alla sua comunità il 19 marzo del 2001.

Su San Giuseppe

omelia di Dom Pierre Anquez

Carissimi Fratelli,

In questo tempo di Quaresima, quando siamo tutti impegnati a rivedere il nostro percorso spirituale in preparazione alla Santa Pasqua, non c’è niente di meglio che cercare um esempio de vita per completare la nostra preparazione.

Su questa strada troviamo oggi il grande San Giuseppe, il Padre adottivo del Verbo incarnato, compagno amorevole e delicato della Madre di Dio. Il suo esempio può aiutarci, mostrandoci come deve essere la nostra azione davanti a Dio, in considerazione ed adempimento della nostra totale consacrazione a Dio.

Non so se avete notato che, tre volte, sulla stessa pagina del suo Vangelo (fine del primo capitolo e inizio del secondo), San Matteo scrive: “Giuseppe destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva ordinato”.

Mt 1,24: “destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva ordinato”.

Mt 2, 14: “Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”.

Mt 2,21: “Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele”.

Perciò, San Giuseppe è sempre stato considerato un esempio di obbedienza, un uomo obbediente.

Dio ha voluto un uomo perfettamente obediente per dargli la dignità di prendere il posto del Padre celeste nella vita umana del suo Figlio incarnato. Grande dignità, basata su grande umiltà e obbedienza. Dio, nella sua bontà, ha formato il cuore di Giuseppe per il ruolo di figura umana del Padre celeste accanto a Gesù.

Dio chiede obbedienza a Giuseppe:

– una prima volta, dopo l’Annunciazione, per dirgli di prendere Maria per sua moglie;

– una seconda volta, per fuggire dall’Egitto;

– e una terza volta, per tornare in Israele.

Nella seconda volta, l’angelo gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò”. Le ultime parole ci offrono un dettaglio importante: non c’è spazio minimo per Giuseppe fare la sua volontà e decidere cosa fare; l’angelo è molto chiaro: “finché non ti avvertirò”.

Non c’è spazio per la volontà dell’obbediente: “finché non ti avvertirò “. È così che Dio tratta i suoi amati figli: fammi anche avere il tuo discernimento, la tua azione e lascia a me la decisione.

Detto questo, mi sembra che l’obbedienza sia un aspetto della figura spirituale di San Giuseppe. Appena conosce la volontà del Padre, si conforma senza discutere, senza riflettere, senza preoccuparsi delle difficoltà che dovrà affrontare: Dio è con lui. Fa quello che Dio vuole.

Cari fratelli, lasciamoci guidare dall’esempio di San Giuseppe, per vedere cosa esige dalla nostra obbedienza la nostra vocazione monastica. Gli Statuti, infatti, hanno tutta una dottrina secolare sull’obbedienza; secolare, perché ci viene da San Bruno (nella sua Lettera) e da Dom Guigo, a 25 anni dalla morte del Fondatore. Dom Guigo, in ‘Costumes’, si esprime così: “Se chiunque decide di vivere sotto una regola deve praticare l’obbedienza con grande cura, dobbiamo praticarla con tanta devozione e sollecitudine quanto più rigoroso e austero è lo scopo che abbracciamo; se mancasse l’obbedienza – che Dio non voglia – tanti lavori sarebbero infruttuosi. Da qui la parola di Samuele: “L’obbedienza vale più delle vittime; la docilità è più preziosa che offrire il grasso delle pecore ”(statuti 10.11).

Il pensiero è chiaro: abbiamo deciso di vivere sotto una regola molto esigente e severa. Tocca a noi essere coerenti. Siamo impegnati, per scelta di Dio e anche nostra, su un cammino dove l’obbedienza è seguita con grande rigore. E l’intenzione ispiratrice di quel testo è nelle sue ultime parole: senza l’obbedienza tutti i nostri sforzi sono inutili, sarebbero privi di frutto.

Quindi siamo attenti a capire il suo significato spirituale, perché riguarda la nostra vita. È la nostra vita che è in gioco. Se non sappiamo obbedire, perdiamo tempo qui, nonostante tutti i nostri sforzi.

Ma perché un tale requisito? Risponde San Bruno nella sua lettera: “Perché la vera obbedienza è il compimento della volontà di Dio”. Ogni obbedienza ha sempre l’obiettivo e lo scopo di unirsi a Dio, oltre ai suoi intermediari e mediazioni; obbedire è adempiere quella che sappiamo essere la volontà del Padre nei cieli. E Gesù insegna: per seguirmi, rinuncia a te stesso, cioè alla tua volontà.

Per oggi basta convincerci e rinnovare la nostra convinzione che obbedire è ricevere – attraverso una guida umana – ricevere, ripeto, la tenerezza del Padre celeste che ci genera nella sua vita divina, come ha fatto con Gesù e per Gesù… “Alla ricerca di un atteggiamento di volontaria sottomissione”, che ci unisce a Gesù e al Padre.

L’obbedienza ci mette in contatto con Dio, contatto filiale che ci rende fecondi e ravviva ciò che facciamo: senza quella fecondità, c’è solo sterilità. “Senza obbedienza, non possiamo aspettarci alcun profitto” (Statuti 7.8).

L’obbedienza che promettiamo ci porta a imitare San Giuseppe: “Alzati e resta là finché non ti avvertirò”. Non sarà sempre facile, perché i nostri cuori sono ancora duri. Non sappiamo ascoltare l’angelo che parla così, attraverso il Priore, l’angelo che è Gesù stesso: il Priore agisce come Gesù.

Abbiamo anche, invece di uno, tre angeli che ci trasmettono ciò che Dio vuole da noi: gli statuti, la comunità, il Priore!

La nostra obbedienza finirà sempre per essere dolorosa, prima o poi. Giuseppe, in fuga in Egitto con il bambino e sua madre, com’è stata? E quella di Gesù, com’è stata? Obbedire è rinunciare a se stesso. Siamo ben consapevoli che l’obbedienza che Dio vuole da noi è quella di Gesù, che ha scelto per sé un’obbedienza dolorosa, che dovrebbe diventare la salvezza di tutti noi ed essere coronata nella sua risurrezione. Questa dolorosa obbedienza ci conduce, come Gesù, a una più grande unione con il Padre.

Se fai tutte le tue volontà prima di obbedire, dov’è l’obbedienza?

Se obbediamo quando tutte le circostanze sono favorevoli e abbiamo tempo per farlo, il lavoro sarà fatto, sì, ma non per obbedienza. Offriamo a Dio un’obbedienza senza bellezza che non interessa a nessuno … né a Dio.

Giuseppe si alzò durante la notte e partì per l’Egitto.

Chiediamo al nostro buon Padre San Giuseppe la sua filiale obbedienza. Chiediamola anche a Gesù e Maria.

In preghiera con Dionigi di Rijkel

Dionysius_Carthusiensis_Doctor_Ecstaticus

In occasione del giorno in cui si celebra la memoria del beato Dionigi di Rijkel, voglio proporvi un testo ed una breve preghiera da lui concepita. Egli ci indica la strada per raggiungere la quiete dell’anima. Preghiamo e meditiamo.

Sbarazzati dell’effimero

Dio tiene nelle sue mani la luce della contemplazione.
A volte lo apre
e lascia che questa luce gloriosa
fluisca nell’anima purificata.
Allora l’anima non può più reggersi
e trabocca d’amore.
È trascinata
dalla luce incommensurabile che vede
e dimentica se stessa,
tutti i suoi poteri e sensi
svaniscono
e sprofonda nell’abisso
della luce non creata,
nel mare della beatitudine
e viene consumata dal fuoco dell’amore.
Tuttavia, non può restare a lungo
in questa contemplazione,
perché Dio ritrae la luce.
Dopo un po’, Dio lascia
che
ritorni all’anima
con maggiore luminosità di prima.
Quando l’anima
si stacca da ogni attaccamento al transitorio
e non desidera altro che Dio,
può
ascendere a Dio ogni giorno di più
e si vede immersa
nell’amore eterno.

(Dionigi il Certosino, De fonte lucis ac semitis vitae, XVI, Opera omnia, 41,115-116)

O anima mia, non pensare a niente e non fissarti su nulla”:

O anima mia, stai soffrendo molto perché pensi a molte cose. Lascia lì queste tante cose e pensa solo all’Uno e così non ti affaticherai più per molte cose. E anche, se vuoi, e se puoi, non pensare a nulla di creato e non faticherai affatto, ma sarai ozioso, riposando, con Dio in questo silenzio interiore che Gli piace più di tutto il tuo dolore e tutti i tuoi esercizi . Quindi scegli quello che vuoi, perché piace a Dio che tu rimanga ozioso, nudo, puro e libero da ogni vizio e da ogni immaginazione, e che non pensi a niente e che non ti fissi su nulla”.

Amen.

Beatrice d’Ornacieux, un fiore umile

beata Beatrice d'Ornacieux

Oggi 13 febbario l’Ordine certosino celebra la beata Beatrice d’Ornacieux, da questo blog vi ho già narrato la sua biografia ed alcuni episodi prodigiosi accorsi nella sua santa esistenza. Questi episodi sono giunti a noi, grazie alla sua maestra Novizia, la beata Margherita d’Oingt che ne scrisse una biografia in lingua francoprovenzale “Li via Seiti Biatrix Virgina de Ornaciu”. Da questa opera, vi offro un breve estratto che ci delinea il carattere della beata Beatrice.

Un fiore umile

Per l’onore di Dio e la gloria del suo santo nome, in riconoscimento della sua grande misericordia e in gratitudine per il dono glorioso della sua bontà, e per servire il nostro Signore Gesù Cristo e la sua gloriosa Vergine Madre con più fervore, voglio scrivere umilmente e devotamente per la vostra edificazione qualcosa della vita pura, santa e umile che questa sposa di Gesù Cristo ha condotto sulla terra tra le sorelle del suo monastero.

Abbiamo appreso che, fin dall’adolescenza, è decisa a lasciare risolutamente e con tutto il cuore le cose del mondo, per amore del dolce Gesù, e ha mantenuto fedelmente il suo scopo. Era molto umile e modesta, molto caritatevole e pia, sempre disponibile a servire umilmente tutte le necessità dei suoi confratelli. Praticava severi digiuni e astinenza, per quanto la sua fragile salute glielo consentiva; Era molto obbediente in tutto, così devota e con un così grande spirito di preghiera che spesso rischiava gli occhi per le tante lacrime che versava in preghiera. Nella sua conversazione era dolce, umile ed edificante, molto attenta e diligente nel mettere tutta la sua applicazione nel fare, nel dire, nel vedere e nell’ascoltare tutto ciò che sembrava poter cambiare nell’edificazione della sua anima e di quella del prossimo.

Margarita D’Oyngt. “Li via Seiti Biatrix, virgina de Ornaciu”

Preghiera

Santa Beatrice, hai tanto amato Gesù che il tuo compito era seguirlo nel deserto e nella povertà.

Donaci il tuo amore per Gesù e per la povertà.

Amen

Statua di Beatrice nella chappelle a Eymeux

Celebriamo San Bruno

BRUNO e ANTAO

Al termine della Novena al nostro amato San Bruno, eccoci giunti oggi al giorno del suo dies natalis. In occasione di questo 6 ottobre voglio offrirvi il testo dell’ultimo sermone capitolare che Dom Antao Lopes, volle concepire lo scorso anno per la sua comunità che si sarebbe sciolta per la chiusura della certosa di Scala Coeli.

Il testo, un pò lungo ma molto ricco, ed edificante per tutti noi.

Ave Maria, fratelli.

Quando ero ancora molto piccolo era il momento in cui la televisione ha debuttato in Spagna. Era un apparato di TV. immenso dei primi ad arrivare in barca con le navi dagli USA. Là tutti i ragazzi del quartiere grassi e magri per vedere i film, alcuni cowboy o i meravigliosi cartoni animati di Disney … beh, per chiudere il programma … c’era un programma che si intitolava:… e, alla fine, Speranza; a che un prete ha rivolto alcune pie parole agli spettatori …. che tempi quelli!

Oggi sarebbe impensabile. Quello che voglio condividere con te è che nel mio cuore quel titolo mi ha colpito da bambino: e, alla fine, Speranza. Che mistero racchiudeva quella frase! …ma io la capivo, a modo mio, non so come, ma io capìi e mi affascinò: la speranza era oltre ogni progetto umano, realizzato o troncato …

Che bell’atteggiamento è questo per l’esperienza che ora viviamo come i certosini qui a Scala Coeli: Cosa proviamo in questo finale? tristezza? Malinconia? disincanto? Tentazione alla delusione? Paura di futuro? No, fratelli! … ALLA FINE, SPERANZA.

Una profonda e radicale esperienza di SPERANZA.Prendo ora in prestito le parole di un poeta, che ci dice:”Quanto sono belli gli inverni per coloro che hanno nel loro cuore la primavera”.

Senza dubbio, fratelli, chi ha il suo cuore pieno di primavera, anche gli addii sono pieni di significato, di bellezza e, soprattutto, di speranza. Chi ha il calore nel cuore possiede il privilegio di godersi sempre il bel tempo nella propria anima. E questo significa anche che può vivere come una festa sia gli incontri che gli addii; la vicinanza come la distanza, il successo come il fallimento.

E quell’atteggiamento, fratelli, è puro vangelo. L’hai notato dei momenti culminanti dei vangeli è la Cena. Dov’è istituita l’Eucaristia? … e questo ha tutto gran parte di una santa celebrazione dell’addio. “Non Lascio gli orfani… tornerò ”; “Il mio momento è arrivato … ma berremo di nuovo vino insieme in paradiso ”.La novità cristiana arriva lì, fratelli. In una società plurale come quella attuale, dove coesistono tutti i tipi sociali, intellettuale, politico, religioso … Siamo chiamati e sollecitati a testimoniare: la sapienza del Vangelo; quello che ci fa definire l’uomo come un essere di incontri. Sì, incontro: con Dio, con altri uomini, con la Natura, con se stesso. E questo è possibile solo perché il Dio cristiano è Stesso INCONTRO dei Tre Persone divine. Così Dio ci ha incontrato in Cristo. Se non portiamo questa capacità di incontro alla società attuale, stiamo deludendo qualcosa Umanità. Fratelli, sì, Dio è venuto ad incontrarci e ci ha insegnato e permesso di affrontare la vita in un atteggiamento perenne di incontro. Il cristiano vive incontri. Pertanto, quel dono dell’incontro che è il La grazia è ciò che ci abilita e rivela anche il pieno significato dei nostri addii …Non c’è dubbio che un cuore pieno di sorgenti sarà sempre un po ‘pazzo agli occhi del mondo. E, Questo è precisamente il cuore cristiano, perché ha sempre una primavera perenne per contribuire al mondo, una Buona Novella, un Vangelo … anche in Arrivederci. C’è qualcosa di più umano dell’addio? Perché cose, oggetti sono distanziati l’uno dall’altro; e il gli animali si allontanano dai loro congeneri, ma solo l’essere umano vive l’addio … Perché? perché prima Aveva quella realizzazione personale che chiamiamo incontro.La Certosa Scala Coeli è stata per secoli luogo di incontro privilegiato tra le persone Misticismo contemplativo portoghese e cristiano come la certosa vive. Ha portato molti frutti di fervore e santità anonima, silenziosa nei suoi chiostri sia qui a Évora così come nella Certosa di Lisbona. E allo stesso tempo, silenziosamente irradiava una spiritualità i cui frutti sono ormai palpabili le espressioni di affetto e gratitudine da parte di questa amata diocesi e città, i suoi abitanti e le istituzioni, i nostri amici e lavoratori … La verità è da cui sono commosso, ma anche quasi umiliato dì questo. Perché?

Beh, sto parlando di questo lusso umano che è l’esperienza cristiana di arrivederci nientemeno che in Portogallo … che piace tutto il mondo sa è riuscito a fare da lontano, da addio, assenza, un’arte !: fratelli, la saudade fa già parte della tua anima, è un elemento configurativo dei vostri cuori incardinati in questo Mondo portoghese. Come certosini possiamo valorizzare e apprezzare pienamente quella sensazione, quel modo di essere così completamente umano; Ebbene, il cristiano contemplativo lo è quella persona che alberga sempre nel suo cuore saudades di Dio; saudades del Regno. È Gesù stesso che ce lo ricorda nel Vangelo di Giovanni: “ d’ora in poi non mi vedrai … ma tornerò e ti riempirai di gioia”. È già la salvezza … ma ancora dentro pellegrinaggio, è il Maranatha. Gesù stesso l’ha seminata saudade essenziale nel nostro cuore. Ha vissuto così a lungo addio che ne ha fatto un sacramento. In quel modo ci ha insegnato anche a vivere i nostri addii.

Sappiamo tutti per esperienza che le nostre vite sono pieno di saluti … ecco perché possiamo farlo anche noi oggi sacramento del nostro addio. Vale a dire, celebriamo la Speranza che contiene ogni addio veramente umano. Nel mondo di oggi dove tutto è transitorio, in cui nulla dura, in cui tutto è vive veloce e sussulta addio, questa potrebbe essere la nostra testimonianza di più genuinamente evangelico: rivelare la SPERANZA con lettera maiuscola che germina in ogni addio. Così la saudade diventa molto più che una nostalgia per cosa assente o persa per essere l’esperienza già iniziata del promettere.

Confesso che mi sarebbe piaciuto venire oggi a reinaugurare o promuovere questa Certosa di Scala Coeli …riempirla di nuovo con monaci certosini innamorati di Dio nella sua bella vocazione solitaria faccia a faccia con Lui … Ma io Era il momento di venire all’addio, al ruolo di portiere di chiudere a chiave la porta … triste? Certo, la Certosa è stata incarnato a lungo a Évora e con la gente portoghese! Questo ci ha configurato reciprocamente; ma, come dice Gesù “… la tua tristezza diventerà Allegría ”, è di più: ci fa vivere ADESSO con quella rara Allegría con cui il cristiano vive tutte le sue circostanze vita: si tratta di SPERANZA , che è l’aspetto più emozionante dell’AMORE.

Sapete bene, fratelli, che i primi certosini i compagni di San Bruno hanno vissuto un’esperienza simile alla nostra di adesso. Passati pochissimi anni dalla fondazione di La Chartreuse; e Papa Urbano II, chiamò Bruno a Roma per aiutarlo a riformare la Chiesa … E Bruno gli obbedì, e Bruno se ne andò dalla sua amata solitudine, e Bruno salutò, quel piccolo gruppo di fratelli dei primi certosini e la amata solitudine della sua montagna … Il colpo fu tremendo per tutti, tant’è che decisero che senza Bruno non volevano continuare quell’avventura un po’ folle contemplativa …

La cosa divertente è quella, che contro ogni previsione, solo con quella e da quel doloroso addio, la certosa si alzò, divenne più forte, e si diffuse tempo. Fratelli, l’addio cristiano è sempre pieno di Futuro, di Promessa, sempre il potere del Domani… Ovviamente, come è successo ai primi Certosini, quasi mai corrisponde alle nostre aspettative e criteri puramente umani e terreni … Saremo anche noi siamo capaci di vivere così speriamo questa esperienza di addio?

Si spera !!!, quello che so è che si tratta di un’ESPERIENZA DI GRAZIA ,un’esperienza del DONO DI DIO, un privilegiato Kairos per tutti noi. Chiediamo alla Vergine di farlo di accompagnarci e aiutarci a viverla pienamente, come Lei per tutta la vita ha avuto una tale cagliata di addii … e, quindi delle risurrezioni! da allora è iniziale e rischioso: “Sia fatto di me … secondo la tua Parola”. Si tratta di questo, fratelli, come vi ho detto nell’aneddoto della mia infanzia televisiva; che assumiamo con gioia nei nostri cuori che … alla fine, Spero, spero sempre! Da lì, tutto l’addio per il cristiano è un inizio. Tu, caro Antao, Isidoro, José María, Antonio e anche tutti e tutti coloro che sono in qualche modo integrati e hai contribuito a dare forma a questa bellissima comunità di Scala Coeli … sai, perdonami, ma mi piace vederti triste; sì, non sono un sadico ma perché questo indica quanto apprezzi questa comunità che hai in mezzo tutto configurato. La tua tristezza indica che l’hai fatto ed hai creato qualcosa insieme, che senti di essere parte di qualcosa, che sei riuscito a creare una comunità. E questo è un vero lusso. Quindi ora hai un compito, a vocazione preziosa e importante: le tante esperienze da Certosino di cui hai fatto tesoro qui devi portarlo dove vai: Montealegre, Miraflores, altri destinazioni, lavori … Hai una missione, perché non parti vuoto ma carico di esperienza certosina, pieno di convivenza comunitaria di cui siete portatori privilegiato per arricchire altre comunità ad altre situazioni. Abbiamo bisogno di te pieno di vita e, quindi, vivificante ovunque tu vada. E vi ringrazio per la vostra disponibilità dalla quale partiremo tanti tutti! vincente. Grazie. Fammi finire con una poesia che parla di questo, di ciò che gli altri contribuiscono al nostro viaggio, del Dono che sono i fratelli, gli amici, il privilegio che hanno gli incontri … e quindi anche gli addii. fiduciosamente

Mi piace.

Corpus Domini in certosa

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In questo giorno speciale, nel quale viene celebrata la festività del Corpus Domini, nella quale si celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’ Ultima Cena. La festa, lo ricordo, venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Cornillon. Poi, due anni dopo, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità dopo il miracolo eucaristico di Bolsena nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue a testimonianza della reale presenza del Corpo di Cristo.

Ma come si vive all’interno di una certosa oggi, e come si viveva un tempo?

Essendo una delle festività più solenni, in certosa si svolge una Processione. Essa, come vedrete nelle immagini che seguono, prende avvio dalla Chiesa conventuale e, procedendo per il percorso rituale intorno al chiostro, rientra nella Chiesa dove si svolge la celebrazione eucaristica. La processione è aperta da un certosino che regge la Croce astile, accanto due certosini reggono i ceri. Immediatamente dietro il Priore con l’ostensorio, seguono altri certosini in fila. Le immagini che ho inserito in questo articolo si riferiscono alla certosa di Serra San Bruno e sono di qualche anno fà. Da questo blog vi ho in passato mostrato un video proveniente dalla certosa spagnola di Montalegre, ed un’altro relativo alla certosa di Santa Maria di Scala Coeli, di Evora in Portogallo.

Circa le testimonianze di ciò che accadeva nelle certose in passato, vi offro una testimonianza, tratta da un testo redatto da un parroco, riguardante la certosa di Pavia.

Ecco alcune parti del manoscritto concernenti il Settecento. “1782 – Il giorno dei Corpus Domini ho spantegato li fiori vestito da angiolo”. Una delle feste più solenni dei Certosini è il giorno del Corpus Domini. Viene organizzata una processione che si snoda dal chiostro piccolo al grande, fino al pergolato, per ritornare quindi in chiesa. Alla funzione partecipano tutti gli abitanti dei dintorni ed i bambini, vestiti da angeli ed adornati di fiori, vengono fatti trotterellare di fianco al preziosissimo baldacchino. Nel 1782 si tenne l’ultima processione del secolo XVIII, con la solita pompa.

Per meglio calarci nella suggestiva atmosfera di questa solenne Processione, ecco per voi il cantico di S. Ambrogio e S, Agostino “Hymne Pange Lingua”. Estratto audio dal film “Il Grande silenzio”,

 

Millecinquecentesimo articolo

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Da quel lontano nove settembre del 2009, quando pubblicai il primo articolo dopo aver concepito questo blog, per dare seguito al precedente sito, ad oggi ho scritto ben millecinquecento volte. Tutti questi articoli destinati ad un pubblico sempre in crescita esponenziale, con 520 “seguaci” (cartusiafollowers) iscritti per ricevere sulla propria posta elettronica ogni nuovo articolo. A questi si aggiungono quanti, da ogni angolo del pianeta hanno consultano e visitato Cartusialover. Credo che dobbiamo ringraziarci reciprocamente, poichè dopo oltre dieci anni e millecinquecento articoli, il nostro rapporto continua piacevolmente. Mi sono imbattuto virtualmente, ma non solo, in tantissime persone affascinanti, con le quali si è instaurato un rapporto interattivo, ho ricevuto consigli e ne ho dati a chi me li ha chiesti. Sono lieto di aver aiutato ad indirizzare il cammino vocazionale di giovani attratti dalla vita certosina, ma che non ne conoscevano a sufficienza la millenaria storia, che spero aver illustrato. In tanti mi avete espresso quanto vi conforta leggere testi, meditare sermoni o ascoltare i canti certosini, vero balsamo per l’anima. Ho imparato tanto mentre studiavo e lavoravo per offrirvi articoli attendibili ed attraenti, volti a catturare la vostra attenzione. Ho provato ad illustrarvi ed a chiarire i vari aspetti della vita monastica certosina, ed a nutrire me e tutti voi, con la profonda spiritualità dei testi che vi ho proposto. Sono soddisfatto di essere riuscito a diffondere e divulgare la conoscenza di quello che da sempre ho definito “universo certosino”. Grazie!!!

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